Del Re e di altre cose

Ieri mattina, in libreria, ho notato il nuov(issim)o libro di Stephen King Notte buia, niente stelle. La prima cosa che mi ha colpito è stata il nome del traduttore: Wu Ming 1. Siccome ho un debole per Tullio Dobner e nel periodo in cui lui aveva smesso di tradurre King per occuparsi di scritture proprie l’avevo un poco rimpianto, mi ha incuriosito questo nuovo passaggio di testimone.
Ho aperto il libro e letto l’incipit, come se da poche righe si potesse capire la diversità del traduttore. Prima dell’incipit c’è la dedica: “A Tabby. Ancora”. Ho sorriso leggendola. Sono contenta di sapere Stevie nel Maine con la sua Tabhita, mi rassicura sapere che il Re è felice. Io amo molto quell’uomo.
Ma torniamo al libro. Appena tornata a casa, mi capita sott’occhio un link all’intervista che Loredana Lipperini ha fatto a King in occasione dell’uscita del libro (Che colpaccio. Son soddisfazioni. Brava Lipperini). Tanto per dire come si intrecciano le cose e come le idee viaggino veloci.
Dai commenti al post dell’intervista si scopre anche che c’è una polemica su questa traduzione [prima che il libro uscisse], ma non ci si deve meravigliare troppo. La polemica sul web è come la polvere sui mobili: sempre presente e molto fastidiosa.
Nei commenti c’è anche chi nega il valore letterario di King, scrittore che io considero un Maestro, nonostante non mi piacciano tutti i suoi libri e nonostante non abbia una passione per horror e per le “strane entità” che sono presenti in tanti suoi libri.
Di Stephen King si potrà discutere sulle storie – con una produzione simile è impensabile che possano piacere tutte e che tutte siano al massimo livello. Nessuno scrittore mantiene sempre l’eccellenza se scrive tanto e forse non la mantiene mai, sempre che l’abbia – ma, a mio parere, King ci ha dato delle pagine di ottima scrittura e dei personaggi indimenticabili.
Vorrei citare Dolores Claiborne ma non lo farò; ormai l’ho già detto in tutti i miei blog e in tutti i modi… ma come posso esimermi dal farlo, quando Dolores è uno dei personaggi che amo di più e anche uno dei più riusciti. In Dolores Claiborne abbiamo tutto, la storia e la scrittura, ogni cosa è perfetta e i personaggi sono così vivi da entrarti dentro. Uno dei pochi libri che ho ri-letto più volte. Straordinario.
Tornando al nuovo libro di King penso ai Wu Ming, uno tra i primi collettivi a praticare la scrittura a più mani, cosa che mi affascina sempre. A suo tempo intervistai i Kai Zen e me la ricordo come una bella intervista; bello anche il libro La strategia dell’ariete. I Kai Zen hanno da poco pubblicato un nuovo romanzo Delta Blues, uscito per Verdenero – Edizioni Ambiente.
Di Wu Ming, invece, non ho mai letto niente e quindi non posso dire nulla.
Spesso i romanzi scritti a più mani hanno come base una storia ‘storica’, una storia che ha le fondamenta nel passato e che vede tanti personaggi intrecciare anche storie secondarie che fanno da contorno alla storia principale.
Anche il romanzo a cento mani al quale ho partecipato e che sta arrivando alla fine della stesura, ha una storia che affonda negli anni della guerra e del primo dopoguerra, storia che ha richiesto ricerche e studi. Ammetto che non amo particolarmente i romanzi storici e per le mie ‘fasi di scrittura’ in questo progetto ho sempre cercato di scegliere schede che non puntassero troppo sull’aspetto storico ma sull’aspetto psicologico che è quello che preferisco (qui uno dei post che riguarda il GRAS)
Certo, da Stephen King sono finita al romanzo storico… come avrò fatto?
E, soprattutto, come farò a concludere?
Il dito sul mouse, il puntatore è su ‘pubblica’. Clic.

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3 pensieri su “Del Re e di altre cose

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