Paziente attesa

Dopo avere spedito il romanzo, allo scrittore non resta che attendere, così ho scritto.
Fosse facile.
Dopo avere vissuto dieci mesi (una cifra a caso. In verità sono molti di più) con i suoi personaggi, lo scrittore fatica a staccarsene; si è affezionato a quei tizi che giravano per casa in mutande e usavano la sua doccia e gli dispiace non sapere che fanno e, soprattutto, gli dispiace che debbano cavarsela da soli. Lui vorrebbe ancora tenerli per mano e accompagnarli da ogni editore: “Ha visto? Solo loro. Belli, vero?”.
Invece no, li ha lasciati andare e ora se ne deve disinteressare.
È anche una liberazione, possiamo dirlo: era una bella responsabilità occuparsi di quei tizi e soddisfarne i bisogni, primari o meno.
L’attesa, però, è snervante; allo scrittore piacerebbe sapere se il suo testo è stato letto, se viene apprezzato (non dico pubblicato) e se i suoi personaggi suscitano le stesse emozioni che hanno suscitato in lui. In poche parole, lo scrittore – essere molto bisognoso, come afferma anche Stephen King – ha bisogno del riscontro, del feedback, del ritorno. Le emozioni che ha investito nella scrittura le rivuole indietro da chi legge: questo è il motivo per cui scrive.
Ma dovrà ancora tenersi le sue ansie. Dovrà pazientare.
E, quando riceverà notizie, cosa accadrà?

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11 pensieri su “Paziente attesa

  1. Spero che l’attesa non sia troppo lunga, Morena cara, e che la risposta, poi, sia un un fuoco d’artifico, un’esplosione, un Sììììì!!!! Lo vogliamo il tuo romanzo!!!!
    Ti capisco molto bene, per quel vuoto di cui parli, di quel senso di abbandono…
    Però sarà così bello quando i tuoi amati personaggi saranno amati anche da tante altre persone…
    Ciao, Morena. Un abbraccio e a presto.

    Milvia

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  2. La settimana scorsa, un tizio ben dentro nella cultura, ha risposto ai miei discorsi (che nella sostanza erano simili ai tuoi) in questo modo:
    “è naturale! Se paghi ti pubblicano” e mi ha citato il caso di un personaggio che ha speso 25 mila euro per pubblicare con mondadori.
    Ora, si sa come va il mondo dell’editoria in italia. Già siamo sfigati: se parlassimo inglese o spagnolo avremmo un bacino di lettori più ampio. Invece, qui molti scrivono e nessuno legge. Inoltre, tanti si illudono che scrivere porti ricchezza economica quando invece, a parte i soliti quattro, lo scrittore vive di ben altro.
    In definitiva, sto pensando che qualsiasi editore non a pagamento, anche il più sconosciuto, sia un editore valido.

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    1. oh, beh, quindi anche Mondadori è una ‘casa editrice a pagamento’.
      niente di strano. devono pur campare, no? e se lui voleva per forza essere pubblicato, qualcuno doveva sobbarcarsi l’onere.

      è vero che qui tutti scrivono e nessuno legge ed è vero che la scrittura non rende ricchi (salvo i pochi casi che tutti possiamo intuire), ma questo non spiega ancora certi comportamenti.
      gli editori ‘sconosciuti’ sono validi. non credo sia questo che fa la differenza quanto la serietà che mettono nel lavoro.
      e vorrei aggiungere che, come per chi scrive, anche l’editore deve essere sorretto da una grande passione per ciò che fa.

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  3. Molto interessante il passo dove spieghi il lato affettivo dello scrittore nei confronti dei personaggi. Davvero così.
    Mi resta un’altra domanda impigliata, che esula un poco da quanto tu scrivi: se noi immaginati scrittori, amici, colleghi di sventura e sogno non siamo a nostra volta capaci di regalare un poco di tempo nella lettura d’altri, cosa mai dovremmo sperare in chi ci tiene distanti quasi fossimo nemici all’assalto delle mura dell’editore?
    Più mi guardo intorno e più mi rendo conto che tutti amano scrivere, ma pochi leggere. Abbiamo una troppa alta considerazione del nostro tempo, ogni tanto sarebbe il caso di tornare accanto alle spalle simili alle nostre. Spalle forti di cuore, deboli di forza quando sole.
    Grazie anche per questo brano, ti seguo.
    clelia

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    1. Grazie Clelia. Questa tua domanda è la stessa che mi pongo da anni; tante volte ho letto scrittori che si parlano addosso e che si compiaciono delle proprie parole senza dedicare niente alle parole altrui.
      Ne ho anche parlato ogni tanto: è una questione che mi prende e mi fa pensare.

      Ti seguo anch’io 😉

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  4. Anche se per realizzare un sogno o un desiderio l’attesa è quasi sempre lunga, l’importante è aver costruito le basi per un ottimo sogno,
    e da quello che leggo le tue basi sono più che buone. Per cui attendi solo buone notizie!

    In bocca al lupo!

    Flavia Altomonte di Una Valigia di Caffè

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