Vade retro, scrittore!

Facendo un giro di ricognizione sui siti delle case editrici si fanno alcune scoperte interessanti.
La prima è che le case editrici adorano i lettori. In ogni sito ci sono pagine dedicate agli incontri, alle nuove uscite, foto di copertine e lanci editoriali. Poi ci sono interi uffici stampa che aspettano solo di essere interpellati e bellissimi form per porre qualsiasi quesito, domanda, proposta e perfino preghiera voi abbiate in mente. Ma i lettori non hanno molte domande da fare alle case editrici che li adorano; le domande le avrebbero coloro che scrivono i libri che i lettori leggono e comprano. Però nei siti spesso non c’è una pagina, un breve discorso, nemmeno una frase, dedicata agli scrittori esordienti.
C’è però il catalogo – che i lettori non consultano, perché se vogliono vedere la copertina di un libro e leggerne alcune note, non desiderano conoscere i titoli di altre 328 opere. Ma certo!, il catalogo è riservato agli autori: in ogni decalogo dell’aspirante scrittore è scritto che prima di inviare un testo a una casa editrice bisogna assolutamente sapere cosa la suddetta casa pubblichi, per farsi un’idea della linea editoriale e non inviare quindi un testo che potrebbe essere non adatto alla casa editrice in questione.
Ma inviare i testi sembra un problema di non facile soluzione: quasi nessun sito ha in evidenza una voce, un link, una pagina “Invia il tuo manoscritto”. Se ce l’ha è nascosto in mezzo ad altre pagine e ci devi incappare per caso o per perseveranza, qualità che non manca allo scrittore esordiente – un essere che ha la caponaggine di scrivere un romanzo di 472 cartelle sulla sospetta ulcera duodenale di Marco Antonio, ulcera che non gli impediva di godere dei favori della bella Cleopatra, non si lascerà sconfiggere da una ricerca sul web – e che infine lo farà approdare in quell’ambita pagina dove ci sono le indicazioni per l’invio dei manoscritti.
Qui viene il bello: si va da “non inviate manoscritti se non espressamente richiesti”, che uno si domanda come fanno a sapere chi sta scrivendo un romanzo e chi in quel momento è impegnato nello studio dei coleotteri bombardieri, a richieste perentorie – caratteri color sangue, corpo ventiquattro, grassetto – tipo: “Seguite attentamente le istruzioni. Chi non le seguirà verrà immediatamente cestinato”. A questo punto, lo scrittore esordiente si fa prendere dall’ansia e pensa che non ce la farà mai a rispettare le richieste (diverse in ogni casa editrice) e sarà irrimediabilmente cestinato ancora prima di essere letto, pena insopportabile per chiunque scriva.
Inizia così il pellegrinaggio da un sito all’altro per raccogliere le informazioni atte a non farsi cestinare prima del tempo, e cioè della lettura. Una casa editrice vuole il testo completo, un’altra il primo capitolo e la sinossi, una il piano dell’opera e un estratto (non più di 30 cartelle massimo 2000 caratteri ognuna, mi raccomando), un’altra ancora desidera il file e il piano dell’opera. Una si raccomanda di non usare nessun tipo di rilegatura, non punti metallici, no graffette, onde favorire un sano e veloce riciclaggio, cosa che da una parte rincuora il nostro scrittore e gli fa capire che l’editore è attento al benessere del pianeta e dall’altra lo demolisce facendogli intuire che il manoscritto (quel lavoro costato mesi di impegno e la perdita della fidanzata) è destinato al cestino.
Il nostro eroe inizia a pensare che sarà un’impresa ancora più difficile del previsto e anche piuttosto dispendiosa, visto che in copisteria servono trenta euro circa per stampare ogni copia e in posta ne vorranno almeno cinque per la spedizione (posta ordinaria si raccomandano quasi tutti, ma c’è anche chi chiede una raccomandata e in questo caso gli euro saliranno ad almeno dieci). Per spedire a dieci case editrici lo scrittore esordiente dovrà sborsare dai trecento ai quattrocento euro; inizia a pentirsi di ogni singola descrizione inserita nel testo e si domanda se tanti dialoghi siano davvero necessari. Prende in considerazione, quindi, la possibilità di inviare il testo via mail, magari il primo capitolo per una valutazione e l’eventuale richiesta del file completo, ma le case editrici che accettano il file per posta elettronica sono poche e quindi la scelta si restringe ancora.
Alla fine, però, il nostro scrittore farà le sue scelte e spedirà il suo prezioso lavoro; non gli resta che aspettare i soliti sei mesi, ma anche tutta la vita considerato che molte case editrici scrivono che: “Gli autori verranno contattati direttamente (solo) nel caso il testo sia risultato interessante. Se dopo sei mesi non avete ricevuto nulla significa che il vostro testo non rientra nelle nostre linee editoriali (o non ci è piaciuto per nulla)”.
L’autore rimane così con il pensiero che forse il suo romanzo non sia mai arrivato a destinazione ma dovrà tenersi i suoi dubbi e non dovrà, in nessun caso, telefonare o farsi sentire in altro modo, com’è scritto chiaro in quasi tutti i siti di case editrici: “Vi preghiamo di non telefonare per accertarvi che il materiale sia giunto a destinazione né per avere informazioni circa la valutazione dei vostri lavori”.
Già lo detestano, povero scrittore, se poi inizia anche a rompere…

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28 pensieri su “Vade retro, scrittore!

  1. Salve.
    Grazie a Dio, non ho dovuo soportare simili angherie. Io avevo deciso di far leggere i miei scritti solo agli amici (fra questi, casualmente, ce n’era uno che aveva da poco deciso di fare l’editore…).
    Ma è tutto vero quello che scrive Morena

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  2. mitica! fa male tutto ciò che ho letto, però mi sento sollevata, ché tutte ‘ste cose non le sapevo, ma se impazzissi ora sono preparata. e godo del mio non essere scrittrice 🙂
    ciao, morena, un abbraccio.
    simy

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  3. immensamente e terribilmente vero. Qualche volta manderò una bella composizione di candelotti di dinamite a un paio di case editrici, giusto per vedere l’effetto che fa… e far capire loro che rispondere”No grazie” non è poi una cosa terribile
    XD

    s.

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  4. Com’è vero… Personalmente credo che tutte le regole, prassi, procedure, difficoltà, condizioni che le case editrici pongono alla lettura dei manoscritti inviati non sollecitati siano solo uno schermo, una giustificazione alla sistematica mancata lettura degli stessi e alla relativa mancata risposta agli aspiranti autore. Credo che i meccanismi di pubblicazione siano per lo più altri: si arriva ad essere considerati solo se si ha la possibilità di utilizzare canali preferenziali, come amici e conoscenti o potenziali soci in affari (critici, giornalisti, registi, professori universitari, scrittori già affermati, etc.) oppure se si ha già una visibilità pubblica in un altro campo. Ricordo solo una casa editrice che sollecitava l’invio di dattiloscritti: era la Apogeo, quando era ancora autonoma e con voglia di crescere, prima che finisse inglobata dalla Feltrinelli; per la maggior parte però erano testi di informatica, non propriamente creativi, in cui non si guardava tanto il pedigree di chi scriveva, ma la pura validità tecnica di quanto scritto. Tutto questo è molto triste per chi è fuori del giro, ma molto comodo e conveniente per chi ci sta.

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  5. Il problema?
    Siamo troppi a voler scrivere… e troppo pochi quelli che vogliono leggere qualcosa che non sia “forzatamente best-seller”…
    Una storia uguale con poche differenze!
    Come Roberto dice è importante avere i giusti appoggi, poi puoi scrivere qualsiasi idiozia e riesci comunque a vendere.
    E’ una questione di scelta. C’è chi scrive per il puro piacere di farlo… una sorta di esorcizzazione, ecco.
    Nel mio piccolo mondo, cerco di trasmettere valori d’altro tipo… anche se forse i miei veri fan sono i miei due bimbi!
    Serenità :-)claudine

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  6. Ringrazio tutti per la partecipazione e i commenti.
    Le mie considerazioni sono solo pensieri su cui riflettere. Mi sono domandata come farei io un sito di una casa editrice e come vorrei ricevere i testi.
    Ma ne parlerò in un altro post.

    @Claudine: si può (anzi, è così) scrivere per il piacere di farlo [meglio ancora, per la spinta interna che vuole fare uscire una storia], ma ognuno che scriva un romanzo, con il lavoro che comporta e il tempo speso ma soprattutto con il desiderio di condivisione che ne scaturisce, non scrive per sé ma per essere letto.
    Ricercare la pubblicazione è la mossa naturale che ne consegue. Una pubblicazione onesta che ti consenta di arrivare ai tuoi lettori e ti faccia capire che hai lavorato bene, che hai scritto una storia che affascina e ‘prende’.
    Questa è la mia idea.
    Approfondirò e proseguirò il discorso, anche quello delle case editrici.

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  7. ciao! è vero quello che hai scritto, ed è il “calvario” che sto facendo pure io..comunque, scrivere è importante e bello, creativo, appagante.
    Prima o poi verrà il momento in cui i nostri lavori verranno apprezzati; ciò sarà quando sapremo trovare la via…
    un salutone:-) Claudio

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  8. Si proprio vero, io sono al terzo mese dei sei mesi.. e se non è arrivato? chiamo? ahahhaha
    Mi è piaciuto il tuo post. Io scrivo per me, fortunatamente, ma una risposta anche negativa la gradierei, visto che mi sono sforzato a spedire e leggere le istruzioni sul loro sito!
    ciao
    Max

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  9. Fantastico questo post!
    Credo che la frase “non inviate manoscritti se non espressamente richiesti”, sott’intende: pubblichiamo solo autori già noti che cercheremo di accaparrarci proponendoci personalmente a lui, per non correre rischi con esordienti del tutto sconosciuti ed ottenere un successo (= guadagno) maggiore.

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  10. Mia cara Morena, se la tematica del post non fosse così vera, sarebbe da “scompisciarsi” dalle risate…ihihihihihihih….e devo dire che me le sono fatte…alla faccia degli editori & co.,
    della loro spocchia, dei loro oscuri interessi e pure dei loro lettori. TZE’!
    Sono curiosa della tua seconda puntata.
    Baci

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  11. Pur trovandomi dalla parte di chi scrive, devo dire che, secondo me, la verità è al solito nel mezzo: c’è l’editore scaltro e maleducato, ma esiste anche lo scrittore rompi…
    L’editore è essenzialmente un bottegaio che, viste le richieste, cerca di fronteggiare l’assalto.
    E’ vero, il più delle volte i manoscritti non vengono nemmeno letti se l’autore non è “suggerito” da qualcuno, ma per fortuna esistono molte piccole case editrici che oltre a fare bene il proprio lavoro (leggendo tutto quanto arriva), combattono la vergognosa piaga dell’editoria a pagamento che non fa onore né all’editore né a chi scrive.
    Ciao Morena, un saluto a tutti.

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  12. Condivido tutto – con un pizzico di tristezza. Esiste una sproporzione tra le attese, le speranze di uno scrittore, e la noia e la sufficienza con la quale le case editrici ricevono i manoscritti. Penso sia normale – la crudele legge della domanda e dell’offerta – ma raccontato da te assume toni quasi divertenti.. Teniamo duro, e non molliamo!
    Un abbraccio,
    Paolo

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  13. Il brano mi è piaciuto molto – nel senso che mi ha fatto ridere. Però forse è “molto facile”, cioè mette in luce aspetti non dico ovvi ma comprensibili dell’attività delle case editrici. Che l’aspirante scrittore viva in una dimensione da teatro dell’assurdo (a causa delle assurdità delle aziende cui vorrebbe rivolgersi) può far piacere ai protagonisti (incompresi, negletti disprezzati eccetera) ma forse non corrisponde pienamente alla realtà.

    Che un esordiente passi direttamente dall’anonimato all’Einaudi, è un sogno sognato da molti – ma forse bisognerebbe avere più realismo.
    Esistono passaggi intermedi qui sopra nemmeno citati – mi pare:
    1. la pubblicazione su rivista;
    2. il quotidiano locale;
    3. la casa editrice locale.

    Non voglio aprire stupide polemiche, né scrivo queste righe per spirito di provocazione. Ho trovato semplicemente molto bello il pezzo qui sopra, e mi ha stupito la ripetizione di luoghi che per un certo verso sono infondati.

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    1. Grazie Karl. Non so che esperienza di case editrici tu abbia, ma ti assicuro che ciò che ho scritto è vero. Ho usato una chiave ironico-grottesca ma è tutto vero.
      E preciso che non l’ho scritto per lamentarmi ma perché colpita da questi aspetti.

      Venendo alle tue proposte:
      1. su rivista non è possibile in quanto trattasi di un ‘romanzone’ di circa 390 cartelle (sob)
      2. sul quotidiano locale, stessa cosa. ho già pubblicato su giornali e riviste ma si trattava di articoli o interviste. di queste pubblicazioni è possibile trovarne: basta che ti proponi gratis e trovi chi accetta.
      3. la casa editrice locale. ok, ma si deve sempre seguire le regole che ho elencato nel mio post.

      Io non sono ‘malata di pubblicazione ad ogni costo’. Mi metto nei panni di chi lavora molti mesi su un testo e poi si sente snobbato dagli editori. E mica sono andata nel sito di Einaudi.
      Tutto ciò fuor di polemica. Il post l’ho scritto per ridere (anche).

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  14. Hai perfettamente ragione.
    Quando mi sono permesso di evidenziare altre vie, non l’ho fatto in relazione al tuo caso specifico, ma in termini generali (come fa un esordiente a farsi conoscere eccetera).
    Un bel libro su questo argomento, e mi sembra in linea con il tuo proposito – scrivere su questi problemi ma insomma, cerchiamo di trarne piacere e non solo di lamentarci – mi pare “Lettere a nessuno” di Moresco.
    In cui non si salva proprio nessuno – della nostra editoria, se non alcuni della Boringhieri forse.
    Ciao

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  15. Non lo so, forse bisogna essere amici dell’editore e ad avere sesso opposto per essere letti. Nel mio caso servirebbe un’amica editrice…
    Ma io non vado chiedendo ad amici o amiche editori di leggere il mio testo, anche perché uno a cui l’ho mandato non ha manco per sbaglio detto “non va, sai?”. E poi non ne conosco. Se lo vogliono me lo chiedono. E forse lo mando, forse. Lo scrittore bene fa a tenersi le cose che scrive per sé e magari farle leggere agli amici blogger, un po’ come avveniva nell’antichità, solo che all’epoca non esistevano i blog. Sono talmente disgustato dall’editoria che questo tuo post è stato divertentissimo. 🙂

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  16. Bel post, mi è piaciuto molto nella sua crudezza e ironia. Tutto vero, purtroppo. Condivido anche l’amarezza che trapela… Eppure cosa sarebbe un editore senza gli scrittori?
    Colgo l’occasione x farti anche i miei complimenti x il mio blog.

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