I poeti hanno unghie luride

I poeti hanno unghie luride
Ketti Martino

Boopen LED editore, 2010
Pag.120, euro 12,00

 

 

Ogni poeta, ogni persona che si interessi di scrittura, che la pratichi, ha una sua visione della poesia e conia la sua personale definizione: c’è chi la sente amica e chi la sente ostile, chi ne scopre il potere catartico e chi ci nuota dentro soffocandosi nelle sue stesse parole.
I poeti, scrive Ketti Martino, “Pensano poche cose/ ma le pensano davvero/ perché credono alla magia della parola ferma/ e al miele sul pane caldo la mattina.”
La poesia [la parola ferma] diventa, quindi, una certezza, un sostegno su cui posare la mano e si mescola alle cose semplici [il miele sul pane caldo la mattina] di ogni giorno.
Il poeta vero, e Ketti Martino lo è, sa che non servono grandi avvenimenti e che la bellezza della parola si può cogliere anche nelle piccole cose, in quelle che molti non notano.
Ho sempre pensato che I poeti hanno unghie luride; ne ero convinta. Ora che ho letto le poesie di questa raccolta comprendo meglio questa sensazione.

I poeti hanno unghie luride
e occhi fissi
guardano come lupi
l’altro che siede accanto
e non si voltano a cercare gesti.
[…]
I poeti hanno unghie luride
perché si grattano la pancia
mentre guardano le stelle
invocando il dio dei disperati
ché legga i loro versi empi.

Non si può far poesia senza soffrire, afferma Martino, ben sapendo che non esiste poesia senza emozione, senza quello sguardo particolare che buca l’anima e la rivolta sulla pagina.
Scrivere è anche dolore, ma la poetessa non vuole rinunciare a questa esplorazione del sé: “Vorrei far poesia/ fino all’ultimo dei giorni/ anche con gli occhi chiusi/ il cuore in ombra/ e i fianchi che svettano sul tempo.”
Eppure, questa entità chiamata ‘poesia’, con quest’anima dura che spinge e pungola, arriva ad assumere sembianze umane; la Poesia diventa una persona completa di ossa e carne da digerire e ingoiare: “Della poesia voglio le ossa/ le trasparenze scorticate e monde/ per agguantare la sostanza dura,/ fino all’anima spugnosa/ e sentirla trasudare da ogni poro.”

Ketti Martino ama la parola scritta, ama i versi da cui le parole sono formate, le composizioni che ne escono, ma questo amore prende le distanze da una certa visione, quella che definisce i “Poeti” come “rigorosi/ meticolosi/ minuziosi/ nell’enumerare/ sillabare/ ordinare” e afferma: “Chiamatemi poeta/ se questo vuol dire/ affondare la vanga/ nell’alveo putrefatto del dolore/ sfidarlo ogni giorno impaurita/ aspettando la notte/ per ricominciare, con mano più stanca,/ a ghermire di nuovo la vita.”
A tratti, in questo tormentarsi, nasce un timore, l’ansia di essere sola a formulare certi pensieri, di essere sola a comporre parole cercandone la giusta direzione. Questo è uno dei timori di chi scrive, perché scrivere è comunicare, è la ricerca dell’altro in quel filo che lega l’autore a chi legge.

Ditemi.
Ditemi di nuovo.
Ditemi che non sono sola
in questo margine di vita
precipitata da cieli inaspettati
mentre galleggiano le ore
e altre giungono senza farsi pietra lavica.
[…]
Ditemi che non sono sola
ad innaffiare l’orto
crescere i miei figli
levigare il marmo.

Le immagini che Ketti Martino ci ha offerto, in questa bella raccolta I poeti hanno unghie luride, ci rivelano una poesia vera e profonda in cui rotolarsi, sporcarsi. Una poesia che è donna e amica, tanto da arrivare a mostrarci le ossa e lasciarsi ingoiare.
Chiudo con i versi di Scivola la voce che, credo, rappresenti l’essenza, la centralità della sua scrittura e non solo di quella. Il Poeta non è mai diviso dalla persona che è, e in questi versi, che sono pieni di vita e d’amore, così musicali da diventare quasi una danza, possiamo trovare l’anima della nostra Poetessa.

Scivola la voce nel dire, nel non dire
di vocali e consonanti.
Accarezza soggetti e desinenze
romanzando sinonimi essenziali
aggiunge verbi sopprime articoli
e accantona aggettivi nello sgabuzzino
striglia i congiuntivi arrotolati sulle dita.
Rimescola avverbi con pronomi in un tango
che sa d’amore e sale.
Scorre sulla lingua il tempo
fa luce il desiderio
ripiega l’ombra
ed è concetto, idea
soluzione ultima,
esaltazione.
È poesia.

Morena Fanti
20 ottobre 2010

*Ketti Martino è nata a Napoli. Laureata in filosofia, ha insegnato nella scuola pubblica e si è occupata di promozione teatrale e musicale. Fa parte della compagnia di scrittura Homo Scrivens e ha pubblicato diversi testi poetici, tutti raccolti in questo volume. È fra i compilatori dell’Enciclopedia degli scrittori inesistenti, a cura di G. Marino e A. Putignano (Boopen Led, 2009). È impegnata nel sociale riguardo a problematiche giovanili e familiari.

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22 pensieri su “I poeti hanno unghie luride

  1. questa è la poesia che mi accompagna ultimamente!! 🙂 in realtà è una canzone… ma credo che un testo cosi sia una poesia a tutti gli effetti!!
    signora luna, di vinicio capossela:

    Persa nel cielo
    lungo la notte del mio cammino
    sono due luci
    che mi accompagnan
    dovunque sto
    una nel sole
    per quando il sole
    mi copre d’oro
    una nel nero
    per quando il gelo
    mi vuole a se

    signora luna che mi accompagni
    per tutto il mondo
    puoi tu spiegarmi
    dov’è la strada che porta a me
    forse nel sole
    forse nell’ombra
    cosi par esser
    ombra nel sole
    luce nell’ombra
    sempre per me

    perse nel cielo
    lungo la notte
    del mio cammino
    sono due luci che brillan sempre
    dovunque sto
    brillano alte
    brillano intense
    finchè par essere
    che siano gli occhi
    di chi ho già perduto
    che veglian per me

    signora luna che mi accompagni
    per tutto il mondo
    puoi tu spiegarmi dov’è la strada
    che porta a lei
    non se ne adombri
    signora luna se non ho amato
    diglielo a ella
    che solo ella
    veglia per me

    non se ne adombri signora luna
    se non ho amato
    solo negli occhi
    di chi è già stato
    veglia per me

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  2. Ketti, grazie perchè le tue meravigliose poesie mi hanno ispirato sensazioni forti e dolorose, lontane nel tempo, il senso della perdita.. ma anche il senso di un nuovo inizio, figure che escono dall’ombra, nuovi quadri, un nuovo modo di dipingere… sensazioni di gioia matura ed esplosiva… la possibilità di ricominciare daccapo…
    sono stata sveglia due notti per bere avidamente il tuo libro… perchè non potevo separarmi da quelle sensazioni…

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    1. Sono onorata, Manuela, di essere stata inconsapevole stimolo, anche se, conoscendo la tua spendida vulcanica arte, non credo di dovermi prendere chissà quale merito.
      Felicissima di averti tenuta sveglia… 🙂

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  3. belle poesie, le sento vicine.
    Cara Ketti, non avere paura di essere sola, è solo che non ci si conosce.
    La scrittura può servire anche a questo, a restituire la parte che ci manca,
    quella parte che è dentro agli altri e che prende forma mentre leggono.
    ” Nessuna delle cose che scrivo è vera
    finchè non viene letta”
    Scusa se mi sono autocitato, non lo faccio quasi mai 🙂
    ma spesso non riesco a spiegare appieno i concetti che vorrei dire
    e uso queste mezze frasi come aiuto.
    Grazie per queste poesie e ancora complimenti,
    infine, grazie agli altri intervenuti e a Morena che ci offre queste opportunità di conoscenza e condivisione.
    vincenzo

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    1. Ciao Vincenzo.
      Condivido appieno il tuo pensiero. La scrittura serve anche a questo: rendere presenza l’assenza dando forma e voce perfino all’inesprimibile.
      La tua autocitazione (e non te ne scusare, è bellissima!) rende alla perfezione un concetto che mi appartiene, perché penso sia la parola a rendere reale la realtà e non viceversa.
      Grazie per i complimenti e la vicinanza 🙂

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  4. Gli artisti sono persone che osservano la vita da angolature che altri non percepiscono, e si stupiscono per particolari che a quegli altri sfuggono. Ketti scrive poesie, io credo, perchè “sente” la vita, ne avverte il dolore senza per questo soccombere, dedicandole, anzi, i suoi versi struggenti. Sensibilità e delicatezza la contraddistinguono, ed è per questo che le voglio bene.

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