Come nasce un racconto (6)

Nella quinta puntata abbiamo scoperto il titolo del nostro racconto.
Il titolo ha molta importanza, può condizionare la storia, le scelte linguistiche e perfino lo stile. Noi eravamo già verso la fine e quindi avevamo già fatto le nostre scelte. Il titolo è arrivato quando stavamo per approdare al prodotto finito. Ma.

Ma naturalmente, quel titolo, con quel personaggio, ha stimolato la mia fantasia e mi ha fatto cambiare qualche frase, soprattutto la frase finale che tanto non è piaciuta. 

***** 

Strategie di mercato

Speriamo almeno mi capiti la dottoressa, che tra donne ci si capisce.
La signora lì ci sta mettendo un tempo memorabile. Dai, su che io ho fretta.
E poi il dottore è mezzo sordo, mi toccherebbe ripetere più volte, alzando sempre di più la voce, e a quel punto tutti si girerebbero a guardarmi.
E’ già abbastanza imbarazzante… che poi, è una cosa normale, no? Io sono una donna, è del tutto normale che io possa… ma chiedere un test di gravidanza significa, per me, ammettere di avere un dubbio.
Ma no, che vado a pensare, sono solo apprensiva e metto i miei ormoni sottosopra: per questo ho un ritardo. Abbiamo preso precauzioni no? Sono sicura, siamo stati attenti, non devo preoccuparmi.
Adesso respiro e mi calmo.
Invece no! Non mi calmo per nulla! Io non dovrei essere qui. Io dovrei essere in ufficio, a preparare il breafing per la discussione delle nuove strategie di marketing.
Ho gli ultimi dati da verificare e la presentazione da sistemare; domani il Consiglio di Amministrazione si aspetta di avere dati certi. Ordinati e precisi, come solo io so fare. Ordine e metodo.
Non sarei arrivata a questo livello alla mia età se non avessi pianificato ogni singolo passo della mia carriera, della mia vita.
Così funziona: niente distrazioni, niente tempo perso in ciance inutili e sogni ad occhi aperti. La vita va vissuta con idee concrete, occhi fissi sugli obiettivi e testa bassa.
Io alle prese con pannolini e biberon?
Ma andiamo, è ridicolo! Ho quarant’anni, le mie abitudini, le mie esigenze: otto ore e mezza di sonno e la colazione dopo almeno mezz’ora di yoga. Pensa alle notti in bianco…
Io non posso, non ci riuscirei mai.
Dio mi manca l’aria. Ma quanto ci mette ancora?
E poi con Fabrizio nemmeno ne abbiamo mai parlato. Stiamo insieme da quanto? Un anno, e ancora ci riesce difficile organizzare un fine settimana, figuriamoci gestire una gravidanza improvvisa.
Comunque io non lo so come si alleva un figlio. Io so organizzare una campagna pubblicitaria, so convincere le persone a scegliere ciò che io gli propongo lasciandogli credere di aver deciso autonomamente, ma un bambino?
Però, guarda quella pubblicità: quel bambino dolce e sorridente con le manine paffute e quel bel visetto: fa venire voglia di prenderlo in braccio. Oddio, ma cosa sto pensando? Deve essere il caldo.
Io con il pancione e i piedi gonfi. Impensabile.
Oh finalmente il mio turno.

***
Stasera glielo dirò Sono stanco di fingere, non ce la faccio più. Lei nemmeno se ne sarà accorta dei miei silenzi, dei miei sguardi, così presa dai suoi impegni e dalle sue riunioni. Sono stanco di passare le sere ad aspettare che lei si liberi e poi mi spedisca a casa perché deve dormire le sue otto ore senza seccature. Ma lei queste cose non le sa: è un anno che stiamo insieme e quando mai ne abbiamo parlato? Ora che ci penso, quando abbiamo mai parlato davvero lei ed io?
Io voglio una casa, una famiglia e dei bambini. E voglio una donna che mi ami e che non pensi solo al lavoro. Voglio Michela e i bambini che avremo insieme.
Un figlio… Sarei disposto a cambiare lavoro, se necessario, per occuparmi di lui, Voglio essere un padre presente e non come tanti che non ci sono mai e poi sanno nemmeno chi hanno allevato.
Dio! Mi sento spaventato e euforico nello stesso tempo.
Stasera le dirò tutto, anche non sarà facile. Spero solo che mi capisca. O che si sforzi di farlo.
Ora la chiamo e le dico che dobbiamo parlare.
***

Il test è negativo. Niente pancione, nausee e via dicendo.
Mi stavo quasi abituando all’idea, forse è pure bello avere un bambino, un pupattolo con cui giocare dopo che qualcuno l’ha lavato, accudito e gli ha dato da mangiare. Quei dieci minuti prima di andare a letto. Che lui vada a letto.
Magari ne potremmo parlare con Fabrizio. Iniziare il discorso. In fin dei conti alla nostra età non c’è molto tempo da perdere… bisogna pianificare.
Glielo dirò chiaro: Caro Fabrizio, se vuoi un bambino, ti devi impegnare anche tu. Sono finiti i tempi in cui pensava a tutto la donna e l’uomo a malapena sapeva che il bambino aveva un sederino. Ora l’uomo fa le stesse cose della donna, può prendersi il congedo per paternità e stare a casa. Io ho un lavoro di responsabilità e non posso mollare: arriverebbe subito una, senza figli, a farmi le scarpe. Quindi, se vuoi un bambino, devi occupartene tu. Così gli dirò. Questa è la strategia giusta.
E adesso, che vestito mi metto per stasera?

***

“Ecco, ti ho detto tutto. Per fortuna il test è risultato negativo. Meglio così, no? Un bambino crea disordine e scompiglia la mente. Io sono sempre così precisa e puntuale, non posso permettermi contrattempi. Immagino che anche tu sia sollevato”.
“No, ti sbagli. Senti è un po’ che ci penso: io per un figlio sono disposto a stare a casa. Mi prenderò il tempo che è necessario e riprenderò il lavoro dopo che sarà andato al nido”.
“Cosa?”
“Ti ho chiamato stasera per parlarti di questo. Per dirti che io mi sento pronto a creare una famiglia, diventare padre”.
“Io non credevo…”
“L’ho sempre desiderato. Sono per la famiglia tradizionale, per i figli e per costruire un futuro di coppia, ho provato diverse volte a dirtelo…”.
“Probabilmente non stavo ascoltando… avevo altro da fare. Comunque, se ci tieni tanto possiamo parlarne, ma è bene mettere in chiaro da subito che se vuoi in bambino ti devi impeg…”.
“Mi sono già impegnato. Ho conosciuto Michela qualche mese fa, lo so che è pazzesco, ma lei mi ascolta mentre parlo e condivide con me più di un week end e qualche ora tra una riunione e l’altra. Vogliamo le stesse cose. Ci sposeremo tra un paio di mesi, giusto il tempo di organizzare. Altrimenti non entrerà nel vestito… Spero tu capisca Simona“.
“Ah, quindi hai pianificato tutto. Beh, io non avrò problemi. Preparerò un grafico, farò uno studio completo delle possibilità, studierò il target giusto. In un attimo, zac! Sarò di nuovo sul mercato”.

*****

Quando Sonia ha letto la nuova versione ha manifestato perplessità, ma io ho insistito (mi prendo le mie responsabilità) e l’ho convinta a lasciare quell’ultima frase. Lei ha lavorato di nuovo al file – per scrivere a quattro mani e non mostrare la differenza tra le due penne, i due autori devono rileggere e editare il testo ogni volta. Solo così (a mio parere) si riesce a limare le differenze – e me l’ha rispedito (ma solo dopo avere accettato la visione di Simona che io le avevo prospettato).

Ho sbagliato? Non ho sbagliato? Chi può dirlo? Per noi e per noi in quel momento andava bene così.
La prossima volta vedremo che modifiche ha fatto Sonia.

4 pensieri su “Come nasce un racconto (6)

  1. Un parere (anche se non richiesto)? Leggendolo mi sono calato nei panni di Fabrizio. E se un’ipotetica Simona, ad una rivelazione a sorpresa come quella che le ho appena esposto, avesse risposto in tal modo, molto probabilmente l’avrei stesa con una testata… Cacchio, l’ho l’ho tradita con un altra e ci ho fatto anche un figlio.. glielo spiattello e quella prepara un grafico? Studia il target?? Passi il veleno nel caffè o un mamba nel cassetto della biancheria, ma un grafico!!!
    Simona, dammi retta, ammazzalo… ^_^

  2. Grazie D&R, i pareri qui sono sempre ben accetti.
    Sto ridendo moltissimo comunque, te lo dico perché farmi ridere in giorni così non è facile.
    Rido perché la tua reazione è esattamente quella della mia socia; anche a lei non andava il modo con cui Simona reagisce alla dichiarazione di Fabrizio.

    A me, invece, dopo molte settimane e tante critiche, piace ancora. Potevamo chiudere diversamente, ma questo è ciò che mi è venuto in mente (calcando la mano sul personaggio, certo. ispirandomi a ciò che dice in precedenza e al titolo).
    Non dimentichiamo che Fabrizio ha cercato di parlarle e lei non l’ascoltava, lei pensava al suo lavoro e al suo (di lei) benessere.
    Non meravigliamoci tanto se Fabrizio ha trovato Michela. Io non lo vedo tanto strano.
    Mi pare che il mondo sia pieno di Simone e di Fabrizi. O no?

    Detto questo, mica lo so se ho fatto bene a proporre quella frase finale a Sonia. Di sicuro so che se avessimo scelto un’altra chiusa avremmo ottenuto più consensi, ma siccome il nostro obiettivo non era quello, ma era scrivere una cosa che ci piacesse e di cui essere convinte…
    Naturalmente il rischio di scrivere in due è che una delle due coppie di mani si lasci convincere dall’altra e un po’ di rimorso ce l’ho…
    ma ormai è andata 😉

  3. ah ecco.
    in effetti è tuttta tttttuuutttaa colpa tua… tzè…
    se non fosse per te il mio racconto sarebbe stato il meglio di tutti, avrei avuto un sacco di voti.. quasi quasi chiedo di farlo togliere dall ebook….

    SCHERZO.
    ma che rimorsi e rimorsi… mica mi hai costretta! e non è che non vincere quattro mani mi abbia creato degli scompensi emotivi.
    Io credo che il personaggio di simona è un po’ macchietta e conclude il suo discorso da macchietta.
    riassume in sè l esempio della persona (non necessariamente donna) egoista arrogante sacente e stronza.
    il finale è paradossale un po’ come tutto il suo atteggiamento ma il bello era proprio questo.
    mi hanno fatto ridere i commenti di chi, donna in carriera si è sentita profondamente offesa da questo testo, al punto di esserne indignata.
    io mi indigno quando vedo donne scodinzolare alla corte di gheddafi… quello è raccapricciante!
    non un racconto nato per puro divertimento (ma questa mi pare di averla già scritta allo sfinimento vero?)

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