Come nasce un racconto (5)

 Nella quarta puntata mi domandavo che titolo dovessimo dare alla nostra creatura e ho scritto qualche idea a Sonia.
Nei giorni seguenti mi stavo affezionando al titolo Fuori tempo. Mi sembrava indicasse il senso del racconto: quando Simona inizia ad accarezzare l’idea di famiglia, scopre che lui è già andato oltre.
Ma Sonia ha fatto un’altra proposta ed è quella che leggete sotto.

*****

Strategie di mercato

Speriamo almeno mi capiti la dottoressa, che almeno tra donne ci si capisce.
La signora lì ci sta mettendo un tempo memorabile. Dai, su che io ho fretta.
E poi il dottore è mezzo sordo, mi toccherebbe ripetere più volte, alzando sempre di più la voce, e a quel punto tutti si girerebbero a guardarmi.
E’ già abbastanza imbarazzante… che poi, è una cosa normale, no? Io sono una donna, è del tutto normale che io possa… ma chiedere un test di gravidanza significa, per me, ammettere di avere un dubbio.
Ma no, che vado a pensare, sono solo apprensiva e metto i miei ormoni sottosopra: per questo ho un ritardo. Abbiamo preso precauzioni no? Sono sicura, siamo stati attenti, non devo preoccuparmi.
Adesso respiro e mi calmo.
Invece no! Non mi calmo per nulla!
Io non dovrei essere qui. Io dovrei essere in ufficio, a preparare il breafing per l’approvazione delle nuove strategie di marketing.
Ho gli ultimi dati da verificare e la presentazione da sistemare; domani il Consiglio di Amministrazione si aspetta di avere dati certi. Ordinati e precisi, come solo io so fare. Ordine e metodo.
Non sarei arrivata a questo livello alla mia età se non avessi pianificato ogni singolo passo della mia carriera, della mia vita.
Così funziona: niente distrazioni, niente tempo perso in ciance inutili e sogni ad occhi aperti. La vita va vissuta con idee concrete, occhi fissi sugli obiettivi e testa bassa.
Io alle prese con pannolini e biberon?
Ma andiamo, è ridicolo! Ho quarant’anni, le mie abitudini, le mie esigenze tipo: otto ore e mezza di sonno e la colazione dopo almeno mezz’ora di yoga. Pensa alle notti in bianco…
Io non posso, non ci riuscirei mai.
Dio mi manca l’aria. Ma quanto ci mette ancora?
E poi con Fabrizio nemmeno ne abbiamo mai parlato. Stiamo insieme da quanto? Un anno, e ancora ci riesce difficile organizzare un fine settimana visti i miei impegni, figuriamoci gestire una gravidanza improvvisa.
Comunque io non lo so come si alleva un figlio. Io so organizzare una campagna pubblicitaria, so convincere le persone a scegliere ciò che io gli propongo lasciandogli credere di aver deciso autonomamente, ma un bambino?
È un impegno così… impegnativo!
Però, guarda quella pubblicità: quel bambino dolce e sorridente con le manine paffute e quel bel visetto: fa venire voglia di prenderlo in braccio. Oddio, ma cosa sto pensando? Deve essere il caldo.
Io con pancione e piedi gonfi dentro le mie Prada. Impensabile.
Oh finalmente il mio turno.

***
Stasera glielo dirò Sono stanco di fingere, non ce la faccio più. Lei nemmeno se ne sarà accorta dei miei silenzi, dei miei sguardi, così presa dai suoi impegni dalle sue riunioni del giorno dopo. Sono stanco di passare le sere ad aspettare che lei si liberi e poi mi spedisca a casa perché lei deve dormire le sue otto ore e poi lo yoga prima colazione.
Io voglio una casa, voglio una famiglia e dei bambini, è un anno che stiamo insieme e quando mai ne abbiamo parlato? Ora che ci penso, quando abbiamo mai parlato davvero lei ed io?
Io desidero un figlio, e desidero una donna che mi ami e che non pensi solo al lavoro.
Ora lo so, Io ti voglio Michela, voglio pensare a costruire un nido con te, far crescere lui e la nostra famiglia. Pensare al futuro ma su basi concrete. Sarei disposto a cambiare lavoro, se necessario, mi occuperò di lui, io voglio essere un padre presente e non come tanti che non ci sono mai e poi sanno nemmeno chi hanno allevato.
Dio! Mi sento spaventato e euforico nello stesso tempo.
Sì, stasera le dirò tutto, e non sarà facile, non so nemmeno se capirà le mie esigenze ma queste sono e io non posso più ignorarle.
Spero solo che mi capisca. O che si sforzi di farlo.
Ora la chiamo e le dico che dobbiamo parlare.
***

Il test è negativo. Niente pancione, nausee e via dicendo.
Mi stavo quasi abituando all’idea, forse è pure bello avere un bambino, un pupattolo con cui giocare dopo che qualcuno l’ha lavato, accudito e gli ha dato da mangiare. Quei dieci minuti prima di andare a letto. Che lui vada a letto.
Magari ne potremmo parlare con Fabrizio. Iniziare il discorso. In fin dei conti alla nostra età non c’è molto tempo da perdere…
Glielo dirò chiaro: Caro Fabrizio, se vuoi un bambino, ti devi impegnare anche tu. Sono finiti i tempi in cui pensava a tutto la donna e l’uomo a malapena sapeva che il bambino aveva un sederino. Ora l’uomo fa le stesse cose della donna e anche di più e poi può prendersi il congedo per paternità e stare a casa. Io ho un lavoro di responsabilità e non posso mollare: arriverebbe subito una, senza figli, a farmi le scarpe. Quindi, se vuoi un bambino, devi occupartene tu. Così gli dirò.
E adesso che vestito mi metto per stasera?

***

“Ecco, ti ho detto tutto. Per fortuna il test è risultato negativo. Meglio così, no? Un bambino crea disordine e scompiglia la mente. Io sono sempre così precisa e puntuale, non posso permettermi contrattempi. Immagino che anche tu sia sollevato”.
“No, ti sbagli. Senti è un po’ che ci penso: io per mio figlio sono disposto a stare a casa. Mi prenderò il tempo che è necessario e riprenderò il lavoro dopo che sarà andato al nido”.
“Cosa?”
“Ti ho chiamato stasera per parlarti di questo. Per dirti che io mi sento pronto a creare una famiglia, diventare padre”.
“Io non credevo…”
“L’ho sempre desiderato. Sono per la famiglia tradizionale, per i figli e per costruire un futuro di coppia, ho provato diverse volte a dirtelo…”.
“Boh probabilmente non stavo ascoltando… Comunque, se ci tieni tanto possiamo parlarne, ma è bene mettere in chiaro da subito che se vuoi in bambino ti devi impeg…”.
“Mi sono già impegnato. Ho conosciuto Michela qualche mese fa, beh, lo so che è pazzesco ma lei mi ascoltava e mi ascolta mentre parlo. E condivide con me più di un week end e qualche ora tra una riunione e l’altra. Vogliamo le stesse cose. Ci sposeremo tra un paio di mesi, giusto il tempo di organizzare. Altrimenti non entrerà nel vestito…
Spero tu capisca Simona. In fondo sei una brava persona.”

*****

Il titolo mi ha spinta verso un’altra strada. Il fatto che lei per lavoro si occupasse di marketing mi ha fatto abbinare la sua storia personale al suo metodo lavorativo e mi ha suggerito alcune modifiche e una frase finale che ha fatto molto discutere.
Quale? Lo saprete presto.

Annunci

3 pensieri su “Come nasce un racconto (5)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...