Come nasce un racconto (4)

Dal file precedente ho eliminato alcune parti, rifinito i dialoghi e i personaggi. A questo punto, per sapere dove andare, ho desiderato un titiolo: il titolo aiuta molto, certe volte ti mostra la direzione verso cui andare.

Queste sono le mie prime idee:

Fuori tempo
Fuori fase
Sconosciuti
Organizzazione

Gestire la gestazione (questo è uno scherzo. un bisticcio di parole)

Ho mandato tutto a Sonia e le ho scritto di dirmi la sua idea.
Intanto leggiamo il nuovo file:

*****

Oddio, speriamo mi capiti la dottoressa, che almeno tra donne ci si capisce.
La signora lì ci sta mettendo un tempo memorabile. Dai, su che io ho fretta.
E poi il dottore è mezzo sordo, mi toccherebbe ripetere più volte, alzando sempre di più la voce, e a quel punto tutti si girerebbero a guardarmi.
E’ già abbastanza imbarazzante… che poi, è una cosa normale, no? Io sono una donna, sono maggiorenne ed è del tutto normale che io possa… però chiedere un test di gravidanza significa ammettere di avere un dubbio.
Ma no, che vado a pensare, sono solo apprensiva e metto i miei ormoni sottosopra: per questo ho un ritardo. Abbiamo preso precauzioni no? Sono sicura che siamo stati attenti, che non devo preoccuparmi.
Adesso respiro e mi calmo. Invece no! Io non dovrei essere qui. A quest’ora dovrei essere in ufficio, a preparare il breafing per l’approvazione delle nuove strategie di marketing. Ecco cosa dovrei fare.
Ho gli ultimi dati da verificare e la presentazione da sistemare, domani il Consiglio di Amministrazione si aspetta di avere dati certi. Ordinati e precisi, come sempre quando sono io ad effettuare una presentazione. Ordine e metodo. Non sarei arrivata a questo livello alla mia età se non avessi pianificato ogni singolo passo della mia carriera, della mia vita.
Così funziona: niente distrazioni, niente tempo perso in ciance inutili e sogni ad occhi aperti. La vita va vissuta con idee concrete, occhi fissi sugli obiettivi e testa bassa.
Posso pensare a me stessa alle prese con pannolini e biberon?
Ma andiamo, è ridicolo! Ho quarant’anni, le mie abitudini, le mie esigenze: otto ore e mezza di sonno e la colazione dopo almeno mezz’ora di yoga.
Io non posso, non ci riuscirei mai.
Dio mi manca l’aria. Ma quanto ci mette ancora?
E poi con Fabrizio nemmeno ne abbiamo mai parlato. Stiamo insieme da quanto? sei mesi, e ancora ci riesce difficile organizzare un fine settimana, figuriamoci gestire una gravidanza improvvisa. Io ho già i miei problemi, non posso certo pensare a cosa significano i suoi silenzi e capire cosa gli passa per la testa.
Comunque io non lo so come si alleva un figlio. Io so organizzare una campagna pubblicitaria, so convincere le persone a scegliere ciò che io gli propongo lasciandogli credere di aver deciso autonomamente, ma un bambino?
È un impegno così… impegnativo! Però, guarda quella pubblicità: quel bambino dolce e sorridente con le manine paffute e quel bel visetto: fa venire voglia di prenderlo in braccio. Oddio, ma cosa sto pensando? Deve essere il caldo.
Io con pancione e piedi gonfi dentro le mie Prada. Mi terrorizza solo l’idea.
Oh finalmente il mio turno.

***

Stasera glielo dirò. Sono stanco di fingere. Devo dirle tutto. Sarà dura ma deve capire che io ho altre cose in mente. Sono stanco di passare le sere ad aspettare che finisca il lavoro, tutte le sue presentazioni e i suoi breafing, e che poi crolli sul divano perché è stanca e io devo tornarmene a casa perché lei deve dormire otto ore e alla mattina deve fare yoga.
Che si fotta lei e lo yoga.
Io voglio una casa, una famiglia e dei bambini. E voglio una donna che mi ami e che non pensi solo al lavoro. Voglio Michela e i bambini che avremo insieme. Mio figlio. Non vedo l’ora di stringerlo tra le braccia. Sarà bello pensare a lui, creargli un nido, farlo crescere, pensare a dargli un futuro.
Cambierò il lavoro, se necessario. Mi occuperò del bambino e sarò un padre presente, non come tanti che non ci sono mai e poi non conoscono i figli e non sanno con chi escono e cosa fanno.
Staserà le dirò tutto. Si meraviglierà. Dirà che non immaginava, non pensava, non credeva.
E poi dirà che lei deve pensare alla sua carriera e che non è pronta e che abbiamo una vita davanti. Certo, si dice sempre così fino a quando si capisce che la vita se n’è andata e che non si può ritornare indietro.
Ora la chiamo e le dico che stasera dobbiamo parlare.

***

Il test è negativo. Non sarò mamma. E Fabrizio non sarà padre.
Mi stavo anche abituando all’idea, forse è pure bello avere un bambino, un pupattolo dolce con cui giocare dopo che qualcuno l’ha lavato, accudito e gli ha dato da mangiare. Quei dieci minuti prima di andare a letto. Che lui vada a letto.
Magari ne potremmo parlare con Fabrizio. Iniziare il discorso. In fin dei conti alla nostra età non c’è molto tempo da perdere…
Glielo dirò chiaro: Caro Fabrizio, se vuoi un bambino, ti devi impegnare anche tu. Sono finiti i tempi in cui pensava a tutto la donna e l’uomo a malapena sapeva che il bambino aveva un sederino. Ora l’uomo fa le stesse cose della donna e anche di più e poi può prendersi il congedo per paternità e stare a casa. Io ho un lavoro di responsabilità e non posso mollare: arriverebbe subito una, senza figli, a farmi le scarpe. Quindi, se vuoi un bambino, devi occupartene tu.
Ma che ore sono? Mi devo vestire, fra pochi minuti sarà qui.

***

“Ecco, ti ho detto tutto. Per fortuna il test è risultato negativo. Meglio così, no? Un bambino crea disordine e scompiglia la mente. Io sono sempre così precisa e puntuale, non posso permettermi contrattempi. Immagino che anche tu sia sollevato”.
“No, ti sbagli. Proprio oggi ho pensato che per mio figlio sono disposto a stare a casa. Mi prenderò il tempo che è necessario e riprenderò il lavoro dopo che sarà andato al nido”.
“Oh… non mi aspettavo…”.
“Ti ho chiamato stasera per parlarti di questo. Per dirti che sono pronto a diventare padre”.
“Non credevo…”
“L’ho sempre desiderato. Sono per la famiglia tradizionale, per i figli e per costruire un futuro di coppia”.
“Non immaginavo… Comunque, se ci tieni tanto possiamo parlarne, ma è bene mettere in chiaro da subito che se vuoi in bambino ti devi impeg…”.
“Mi sono già impegnato. Ho già detto tutto a Michela e lei è d’accordo con me. Ci sposeremo fra due mesi, giusto il tempo di organizzare. Altrimenti non entrerà nel vestito… Grazie, Simona. Sei stata molto comprensiva. In fondo, sei una brava persona”.

*****

I titoli che ho pensato indicavano una certa strada. Sonia avrà seguito quella strada o ne avrà indicata una nuova?

Alla prossima 😉

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8 pensieri su “Come nasce un racconto (4)

  1. Potrei sbagliare, ma credo che Sonia ne abbia scelto un altro. O no? Se mi permettete…mi piacerebbe insinuare un titolo.
    “Nel momento sbagliato, nel posto sbagliato ovvero i tragici scherzi di un destino”.
    Però mi piacerebbe sapere il vero titolo. A prestissimo Morena e Sonia.

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  2. eh…
    io invece lavoro con 7 uomini, tutti agenti di commercio (particolare non trascurabile) e non ho college donne.
    e che ci piglia?
    che loro per intortare devono sprecare parole su parole, però quando ascoltano me se divago a mo di comare mi tagliano i pensieri con il macete… quindi sto imparando il dono della sintesi.
    (l ho presa molto larga vero?… evvabbè se non mi sfogo qui dove altro???)

    Ciao Carlotta! 🙂

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