Come nasce un racconto (1)

All’inizio c’è l’idea, un’immagine che ci colpisce e inizia a lavorare dentro di noi. Forse una frase sentita in autobus, un discorso carpito al bar, una notizia letta sul giornale. Tutto può essere spunto per un racconto.
In questo caso, nel caso di questo racconto a quattro mani, l’idea è nata dalla fervida mente di Sonia. Ci siamo dette: scriviamo di ciò che ci viene in mente. Io ho lasciato la palla a lei e questo è il primo file che lei mi ha mandato.

*****

Oddio, speriamo mi capiti la dottoressa, che almeno tra donne ci si capisce.
Anche se la signora lì ci sta mettendo un tempo memorabile.
Ma per chiedere un aspirina deve proprio raccontarle la storia della sua vita? Dai, su che ho fretta…
E poi il dottore lo conosco, c ho già parlato, è mezzo sordo, mi toccherebbe ripetere più volte, alzando sempre di più la voce e a quel punto si girerebbero tutti i presenti in farmacia a guardarmi.
E’ già abbastanza imbarazzante… che poi, dovrei vederla come una cosa normale, no? Io sono una donna, sono maggiorenne ed è del tutto normale che io possa… eppure… eppure ci sono quelle cose che devi chiedere in una farmacia e ti imbarazzi tantissimo, perché è come svelare un segreto o rendere partecipe un emerito sconosciuto di una parte di te così intima.
E poi, in questo caso non è solo imbarazzante, non è come chiedere una pomata per le emorroidi, che se non ricordi il nome della marca e devi specificare il concetto la voce ti si strozza in gola e diventi paonazza… Chiedere un test di gravidanza, dirlo per la prima volta a voce alta significa ammettere di avere un dubbio. Chiamare la cosa con il proprio nome.
Ma no, che vado a pensare, poi sarò io che sono apprensiva come il mio solito e agitandomi metto i miei ormoni sottosopra e allora ecco che sono in ritardo. Dovrei aver imparato a controllarli ormai. E poi abbiamo preso precauzioni no?
Ho ripercorso quella sera mentalmente un sacco di volte, ogni volta da una prospettiva differente e sono sicura che siamo stati attenti, che non devo preoccuparmi di nulla. Adesso respiro e mi calmo. Respiro a fondo e mi calmo.
Invece no, no mi calmo per nulla!
Io non dovrei essere qui.
A quest’ora dovrei essere in ufficio, a preparare il breafing per l’approvazione delle nuove strategie di marketing.
Ecco cosa dovrei fare.
Ho gli ultimi dati da verificare e la presentazione on line da sistemare, domani il Consiglio di Amministrazione si aspetta di avere darti certi.
Ordinati e precisi. Come sempre quando sono io ad effettuare una presentazione.
Ordinata e precisa.
Ordine e metodo. Non sarei arrivata a questo livello alla mia età se non avessi controllato e pianificato ogni singolo passo della mia carriera, della mia vita.
Così funziona.
Niente distrazioni, niente tempo perso in ciance inutili e sogni ad occhi aperti. La vita va vissuta con idee concrete, occhi fissi sugli obiettivi e testa bassa.
Ma posso pensare a me stessa alle prese con pannolini e biberon?
Ma andiamo, è ridicolo! Ho quarant’anni, ho le mie abitudini, le mie esigenze: le mie 8 ore e mezza di sonno necessarie a farmi rimettere in piedi ogni mattina. La colazione dopo al meno mezz’ora di yoga…
Io non posso, non ci riuscirei mai.
Dio mi manca l’aria. Ma quanto ci mette ancora, andiamo…
E poi con Fabrizio nemmeno ne abbiamo mai parlato, stiamo insieme da quanto? 3 anni e nemmeno c è mai passato per la testa di andare a vivere insieme figuriamoci un figlio.
Anche se… anche a vederlo giocare con Michela al mare l’estate scorsa avrei detto di avere visto una bella luce nei suoi occhi.
Lui adora sua nipote, è devo ammettere che è uno zio meraviglioso.
Ma essere zio non significa essere padre. Ma soprattutto io non lo so come si alleva un figlio. Come si educa?
Io so organizzare una campagna pubblicitaria, so convincere qualsiasi persona a scegliere ciò che io gli propongo lasciandogli credere di aver deciso autonomamente, ma un bambino?
È un impegno così… impegnativo!
Mi manca l’aria. Ma non funziona l’aria condizionata qui dentro?
E quella pubblicità della Chicco, guardala. Con quel neonato avvolta nella spugna bianca, è perfetta: dal taglio della fotografia preciso, l’innocenza di quel viso paffuto, alla morbidezza della spugna, lo slogan, poi, è semplice e coglie nel segno.
E quelle manine? Mi ricordo che Michela stringeva i pugnetti nello stesso modo quando Fabrizio le faceva il solletico e scalciava con le gambette paffute. Era bello vederli insieme così, in quel momento sembrava esistessero solo loro due al mondo. Un immagine così dolce da cancellare tutto il resto.
Oddio, ma cosa sto pensando?
Io non ci so fare con i bambini, non c ho mai pensato, non l ho pianificato, non ci sono tagliata… me lo sento, mi terrorizza solo l’idea di vedermi con il pancione… e poi come faccio a…
Oh finalmente il mio turno.

****

Scrivere un racconto a quattro mani implica anche il doversi accodare a un’idea altrui, il non sapere dove mettere le mani perché non hai la minima idea di dove l’altra persona volesse andare a parare (noi abbiamo scelto questa strada. Ce ne sono molte altre e gli anni scorsi ne ho parlato).
Ho quindi letto il file e l’ho lasciato da parte per un giorno o due, dopo di che ho iniziato a scrivere con una certa idea in mente (idea che leggerete nel prossimo step di questo resoconto). Intanto, chi vuole, può divertirsi a immaginare un possibile proseguimento della storia.

Annunci

2 pensieri su “Come nasce un racconto (1)

  1. uh!
    in questa versione gli apostrofi erano ancora in piena anarchia!
    e non sapevo ancora che la voce narrante fosse Simona… che mostrava qui il suo lato umano e spaventato di Donna che non si sente pronta ma, insomma… un po’ ci pensa… ma ero lontana dalla Simona che sarebbe diventata…

    La partenza è stata: 6000 battute uguale qualcosa di breve, pensieri veloci.
    Tipo i pensieri e i ragionamenti su qualcosa durante la coda al supermercato o in farmacia come in questo caso.
    Perché la gravidanza? Perché avevo letto che i test di gravidanza impiegano mediamente 3 minuti per dare una risposta e mi pareva che 3 minuti di Tempesta di Pensieri e 6000 battute potessero andare di pari passo… da qui…

    (scusa eh… mi sono intrufolata dicendo la mia…)

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...