Punti di vista

In rete si possono trovare tante opportunità di lettura: brevi pezzi, articoli, mini saggi e tanti racconti. A volte si trovano racconti veramente belli e spesso sarebbe interessante soffermarsi anche sui commenti.
Se il blogger è noto ha un suo seguito che si complimenta a gran voce, apprezza il genere noir anche se scivola nel pulp, ammira le storie ironiche e viene pungolato dal sarcasmo dell’autore. Insomma, se il blogger è noto, può scrivere racconti di ogni genere, storie con eroi ma anche con antieroi; può perfino scrivere cose poche chiare, che verranno comunque lodate replicando con un generico “Molto bello. Come scrivi tu non ce n’è un altro”, che funziona sempre.
Se invece, come nel caso del gioco “Racconti a quattro mani” svoltosi nel blog di Remo Bassini, troviamo un nutrito gruppo di storie e, cosa da non disprezzare, non sappiamo chi siano gli autori dei racconti, i commentatori diventano tutti critici letterari e sottilizzano sull’uso degli aggettivi e dei complementi oggetto, disquisiscono su accenti e virgole e si fanno venire l’orticaria per una punteggiatura leggermente anarchica.
In queste circostanze, i racconti che vanno per la maggiore, quelli che riscuotono più consensi, sono sempre quelli con buoni sentimenti e storie lacrimevoli. Non che la vita non ne sia piena (di lacrime. Di sentimenti buoni un po’ meno), ma a tutti piace dimostrare solidarietà, almeno nella lettura, e quindi siamo pronti ad applaudire le storie buone o buoniste e i personaggi vincenti, con un carattere politically correct come vuole la morale comune. Ci piace far vedere che siamo ‘bravi’.
In queste gare vanno sempre molto bene anche i racconti eruditi, quelli che tengono il naso sollevato e le labbra strette. Vanno bene perché al lettore piace mostrare che sa, che è dentro a certi argomenti e che conosce gli autori che contano ed è quindi in grado di apprezzare riferimenti e citazioni.
Non piacciono molto, invece, i racconti ironici, i racconti che si prendono in giro e i racconti che fanno il verso alla società in cui viviamo e che siamo pronti a negare leggendo. Allora ci si stupisce: “Ma come, il protagonista ha tradito la partner? Buuu… non si fa.”. Una signora accenna un sorriso vedendo un vicino di casa in difficoltà? Tutti a dire: “Non è possibile. Non si reagisce così”, dimenticando che l’umanità è varia e ogni persona ha sue reazioni. Il fatto che siano diverse da quelle che avremmo noi (che pensiamo di avere noi. Le reazioni si conoscono solo al momento) non significa che non possano esistere. Perbacco, al mondo c’è gente che butta i neonati nei cassonetti e ci sono madri (madri!) che vendono i figli a persone che li violentano e noi ci stupiamo se un personaggio sorride di una difficoltà altrui?
Viene da pensare che il lettore viva in un mondo tutto suo: non sa di tradimenti, di corna, di colleghi che scavalcano e pestano per arrivare alla promozione, non sa di persone che ammazzano. Forse il lettore non vede mai il Tg e non legge i quotidiani, quindi si meraviglia se questi atteggiamenti e questi fatti vengono narrati in un racconto.
Forse il lettore vede solo gli spot del MulinoBianco di buona memoria e abita una casa (il mulino, appunto) nei boschi, sorride sempre e non si ammala mai. È però molto preciso nell’evidenziare cosa non va nei racconti (degli altri) ed è molto adattabile a seguire le idee esposte da altri lettori, a schierarsi e a scagliarsi.
Poi c’è lo scrittore e spesso è peggio dei suoi lettori. Lo scrittore è pronto a proteggere la sua creatura contro chiunque. Difende le sue scelte stilistiche e le sue parole con un affetto e una tenacia ammirevole. D’altronde, è comprensibile: ogni parola gli è costata fatica, sudore e sangue.
Quando la difesa del testo si mantiene nei limiti del ragionamento e spiega i motivi delle scelte stilistiche fatte [non che uno scrittore debba spiegare ciò che ha scritto], la cosa è comprensibile.
Spesso, però, la supponenza espressa da certi scrittori – che abbiano pubblicato oppure no – che credono di possedere il Verbo e di essere unti dal Signore, diventa insostenibile. Sono pronti a denigrare chiunque non apprezzi il loro testo, dimenticando che il lettore è colui che decide di ciò che gli piace e di cosa non gli garba. Ed è un suo diritto assoluto.
Dire: “chi legge e non apprezza, non capisce nulla”, mette chi lo afferma nel luogo che lui stesso ha indicato.
Uno scrittore, come ogni altra persona, dovrebbe mostrare un atteggiamento più terreno. Dovrebbe ricordarsi che scrivere, o tentare di, non lo rende migliore degli altri e che il Valore più alto di una persona è l’Umanità, non la sua scrittura, anche se la scrittura fosse eccellente, cosa che spesso non è.
Lo scrittore si crede immune dalla bassezza e tende a ignorare gli altri mettendosi in una posizione da cui ne vede solo la testa, dimenticando che da quella posizione, gli altri vedono di lui solo la parte che meglio li indica, quella in mezzo alle gambe. 

7 pensieri su “Punti di vista

  1. ben fatto, e ben detto. E questo vale per tutte le arti. Del resto, se andiamo a leggere la vita dei grandi della letteratura o della musica, non si può certo dire che siano stati dei santi.

  2. MORENA!!! MA CHE MI SCRIVI???

    “bello questo post”. mi pareva quasi di vederti mentre lo scrivevi, alla faccia del “picchiettare” sulla tastiera.
    Hai fatto un analisi così completa che è difficile aggiungere altro.

  3. I commenti durante il gioco organizzato da Remo sono stati a volte esagerati in un senso e nell’altro e molto di cio’ che hai scritto e’ condivisibile. Pero’ mi pare di ricordare che la tipa che sorride non lo fa sulla difficolta’ di un vicino, ma alla notizia che il vicino si e’ suicidato. Ora, io che vivo a strettissimo contatto con la cronaca, soprattutto quella nera, posso assicurare che di tante cose si puo’ sorridere, ma una persona che se la ride del vicino che si e’ suicidato ha buone possibilita’ di essere la prossima protagonista di un noir nelle vesti del killer 🙂

    1. È vero, Laura. Però potrebbe essere una reazione dovuta al passato della persona, magari una reazione nervosa di chi non sa come reagire alle brutte notizie.
      Oppure potrebbe essere davvero il killer di un prossimo romanzo tuo e di Lory 😉
      Grazie del contributo.

  4. Qualcosa che posso aggiungere c è.
    che volevo farlo da ieri e poi mi distraggo…

    quel gatto lassù è da prendere a strafugni & morsetti!!!

    ps.
    l animo umano è talmente vasto e imprevedibile (e fin qui pare una banalità) che è difficile prevedere come una persona reagirà davanti ad un certo fatto. poi esiste un linguaggio non verbale, che è quello del corpo, del tutto inconscio e che va contestualizzato… insomma… non serve citare il sorriso della Monna Lisa per arrendersi al fatto che l ovvietà non è sempre così “ovvia”.

  5. L’analisi che intraprendi, Morena, descrive aspetti rilevanti del fenomeno preso in esame ed è allo stesso tempo prova di uno sguardo, il tuo, attento ed esperto, sicuramente non animoso (non può non essere imparziale). Conosco e frequento dalla sua seconda edizione l’iniziativa promossa da Remo Bassini e proprio pensando ai commenti come parte integrante ancorché talvolta folcloristica, se non da bar dello sport, della stessa, l’ho definita ‘osservatorio-laboratorio’. Mi piacerebbe che, oltre alla sospensione dell’incredulità, patto tacito tra scrittore e lettore, ci fosse anche la sospensione dell’aggressività gratuita tra i commentatori. Ma allora, forse, i commenti ai “Racconti a quattro mani” smetterebbero di essere osservatorio completo. Allora, buonismo no, sorriso anche auto-ironico sì. Confesso: anche quest’anno qualche grassa risata me la sono fatta leggendo i commenti. In questo tempo di vacche magre, non è poca cosa.

    1. Cara Anna Maria, qualche sorriso l’ho fatto io pure, anche perché riesco a mantenere la mia idea di partecipazione al gioco senza dimenticarmi che è, appunto, un gioco.
      Mi interessa l’aspetto collaborativo con le altre due mani e mi piace leggere gli altri racconti e notarne i particolari.
      Devo dire, comunque, che i commenti sono molto istruttivi. E non sto scherzando.

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