Senza motivo

La prima volta che lo vidi era fatto di birra e in piena crisi; dormiva scomposto su lenzuola grigie e strapazzate, dopo una notte da schifo, una settimana da schifo e una vita come sopra.
Lo guardai mentre si svegliava, l’ombra dell’uomo che non era mai stato, sguardo opaco e capelli ancor più spenti, annodati e più lunghi dei miei. Molto più lunghi dei miei, che si fermavano dietro le orecchie, in ricci ordinati come avevo allora, e che ho ancora. Lui sollevò la testa, mi vide guardarlo e sorrise.
Lo amai da subito, per quel suo sorriso e per quel sapere che non aveva nulla di cui sorridere.
Questo era tre anni fa.
Da allora lui non ha mai smesso di bere, ha saltato appuntamenti perché era troppo fatto per alzarsi, ha mancato telefonate perché non aveva i soldi per comprare la ricarica, ha pianto al telefono chiedendomi se l’amavo, se gli volevo bene, e io gliene voglio, certo che gli voglio bene.
Per mesi poi non ci sentiamo, spariti l’uno all’altra e sparsi per il mondo, poi un nome urlato in metropolitana, una bottiglia di birra che rotola sull’asfalto, una musica che esce da un’auto – uno di quei rock demenziali e strattonati che lui ama – e mi ricordo di chiamarlo: dove sei?… a Barcellona? ma non eri a Berlino?… certo che ti voglio bene. lo sai che te ne voglio… sì, certo. chiamami quando torni… sì, lo sai. sì… sì…
È ancora strafatto di birra e vino scadente, l’unico che può permettersi di comprare, e di rabbia. La rabbia è la sua grande amica, è sempre incazzato con tutti e con tutto e non mi chiamerà al suo ritorno.
Non so cosa fare di lui e della sua rabbia e della sua birra e del suo cane sporco. Non so neanche come governare la mia, di rabbia.
È una fortuna che non mi chiami. È un perdente e farebbe solo caos nella mia vita.
Non mi chiamerà al suo ritorno, lo so, perché sarà fuso e strafatto e incazzato. Meglio così. I suoi capelli sono lunghi, sempre più dei miei, e annodati e sporchi e la maglia è sformata come la sua vita. Mi ha appena mandato una foto scattata con il telefono e… cazzo! ha ancora quel fottutissimo sorriso temerario e immotivato e io lo amerò sempre.

(24 giugno 2008)

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6 pensieri su “Senza motivo

  1. Quando leggendo quattro righe improvvisamente ci si ritrova buttati dentro al racconto, le parole mutano e diventano immagini e volti, e sorrisi, e atmosfere e si sentono suoni ed odori, beh, allora chi scrive sa decisamente scrivere. Ho immaginato anche particolari che non hai descritto.

    D&R

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