Le mille facce della morte

Le mille facce della morte
Enrico Gregori

Edizioni Historica, 2010
pp. 152, euro 13,00

 

 

Questo terzo romanzo di Enrico Gregori ci porta nella Roma del 1920 e ci racconta una storia ben diretta e ben interpretata da personaggi che scopriamo con piacere essere già presenti nei nostri pensieri – alcuni anche nel nostro cuore -, perché sono personaggi reali che proprio in quegli anni sono nati o hanno vissuto nella Capitale.
La romanità di Gregori è un punto importante di questo romanzo: il suo “essere romano” e l’affetto con cui ci regala una città dal sapore nostrano e genuino, come certi cibi di cui abbiamo perso memoria e che rimpiangiamo.
Le mille facce della morte si presenta come una storia di delitti, il classico intreccio che richiede un bravo investigatore per arrivare alla conclusione. L’ambasciatore inglese a Roma, Sir George Buchanan, convoca, perciò, Jeffrey Gornick, la cui fama di risolutore di misteri è conosciuta ovunque.
Durante le indagini Gornick s’imbatte [in un mercato di Campo de’ Fiori caciarone e sguaiato, descritto ad arte] in un giovanissimo Aldo Fabrizi che ci fa sorridere e ci accompagna nel racconto. Parteciperà poi ai festeggiamenti per la nascita di un pupo di nome Alberto [Sordi] e s’imbatterà in Fregoli e in Girolimoni.
È indubbio che queste partecipazioni al racconto – quasi come fosse un film e gli intervenuti recitassero se stessi in tanti camei – rendono il romanzo di Gregori ancora più affascinante. La mente abituata a sintetizzare e cogliere i punti essenziali delle vicende aiuta l’autore a scegliere le inquadrature e le modalità di svolgimento.
Si arriva in fondo alla storia con grande curiosità e si rimane legati alle pagine con il desiderio di proseguire la lettura. Con questo romanzo Gregori si conferma narratore di grande classe offrendoci una fabula ben congegnata. Molto bella anche la citazione del quotidiano “Il Messaggero”, giornale in cui Enrico Gregori lavora dal 1989.
Bilong, il mostro che uccide e lascia messaggi sfidando le autorità, riempie di angoscia le forze dell’ordine, l’ambasciatore Buchanan e il nostro Gornick, ma dimostra tale e tanta intelligenza e maestria che ad un certo punto, si arriva perfino a provare “rispetto” per questo individuo che va in giro a seminare morte e dolore. Anche in questo romanzo Gregori ci mostra come il Male non sia mai una faccia con un solo colore e come i fatti si mescolino creando nuove chiavi di lettura e di comprensione, fino a maturare rispetto per la mente dell’assassino: “Se un tale genio fosse applicato al bene potrebbe essere un vantaggio per l’umanità”. [Gornick] “Siamo quasi all’ammirazione” [Frani] “Non ammirazione – corresse Sir Jeffrey – ma alla grande considerazione delle sue capacità. Questa sì, è doverosa”.
La scrittura di Gregori è ben rifinita e asciutta. Mai banale. La sua proprietà linguistica lo spinge a giocare con le parole adattandole ai suoi pensieri e modellandole sulle situazioni. Ciò fa di lui uno scrittore da leggere con attenzione.
Per lui si possono usare le parole che il prefetto Frani usa per rispondere a Gornick: “Siamo quasi all’ammirazione”.
Incontrovertibilmente.

Morena Fanti
14 giugno 2010

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4 pensieri su “Le mille facce della morte

  1. Recensione efficace e veritiera, Morena. La romanità dell’autore, da te giustamente messa in rilievo, duetta con il punto di vista ‘altro’, quello di Gornick. Aggiungo solo un dettaglio che non mi è affatto spiaciuto: l’incursione nel mondo esoterico, eseguita con garbo e correttezza filologica (d’obbligo la citazione di Meyrink).

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  2. cara Morena e amici, vi ricordo che a metà settembre partirà il nuovo corso di Poesia, presso Casa Carducci.
    Viste le molte richieste, sono aperte le preiscrizioni.
    Il giorno sarà sempre giovedì, ore 17,30/19 per 6 incontri.
    Sarò più precisa sulla data di inizio appena possibile
    Chi fosse interessato può contattarmi sul blog.
    un abbraccio

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