Sinossi: chi era costei?

Scrivere una sinossi non è affatto facile. Non si tratta di fare un semplice riassunto: la sinossi deve anche interessare chi legge e spingerlo alla lettura del testo completo, oltre a fornire indicazioni sulla storia.
Ora scriverò tre sinossi e, se vorrete, potrete indicare quella che vi sembra più interessante: la sinossi di cui vorreste leggere il libro.

1. “Chicca è appena tornata da un viaggio e, mentre si riappropria della sua città, percorrendone le vie e respirandone l’atmosfera, l’immagine di Lupo s’insinua nei suoi pensieri. Mentre fa colazione e poi mentre va all’appuntamento con un amico, Lupo pensa a Chicca e al tempo passato insieme. Lei gli manca. I loro pensieri s’inseguono durante tutta la giornata, rincorrendosi per una Bologna immersa nel caldo afoso di un giorno di maggio. Era amicizia la loro? Esiste l’amicizia tra due persone di sesso opposto? E se sì, dove si trova il confine da non oltrepassare? Chi lo mette quel confine, si domanda Lupo, mentre viaggia nei ricordi delle serate trascorse insieme a Chicca. Quando Carlotta, la coinquilina di Chicca, avvisa Lupo del ritorno della ragazza, lui va subito a casa di lei. E qui troverà… In questo romanzo, dai toni delicati e ironici, i sentimenti sono protagonisti e la storia è raccontata con flashback che ci trascinano nel tempo e ci fanno vivere le emozioni di un’amicizia intensa, semplice e complessa a un tempo, tra familiarità immediata e profonda, paura, e, nello stesso tempo, desiderio di viverla come amore.”
 
2. “Francesca, laureata al Dams, sezione teatro, è appena tornata da un viaggio in Bolivia dove ha frequentato un corso di teatro con César Brie al Teatro de Los Andes. La lontananza di Francesca è durata sei mesi. Cosa l’ha spinta a partire e a stare tanto tempo lontana dalla sua città, Bologna, e dalla famiglia?
Lupo è un musicista, uno di quelli che stanno su alla notte per scrivere canzoni. Di giorno lavora part time in un negozio e sogna perdendosi nella sua musica e nei pensieri.
Tra i due c’era una forte amicizia e forse c’è stato anche qualcosa di più. Lupo ha voglia di rivedere Francesca e quando Carlotta lo chiama per dirle che lei è tornata, lui si precipita a casa sua. Un evento drammatico gli fa capire quanto tiene a lei e quanto sarà problematico convincerla di ciò. Ma la notte è lunga e Lupo userà tutte le sue armi per convincere Francesca a regalargli del tempo. Tutto ciò accadrà davanti a un vasetto di marmellata d’arance, marmellata che assumerà un forte e profondo significato.”

3. “La storia di Chicca e di Lupo era una storia di amicizia profonda finché tra i due non c’è stata una notte di sesso. Quella notte ha cambiato tutto e ha creato tra loro una frattura. Chicca ha deciso improvvisamente di andarsene da Bologna e di fare quel viaggio in Bolivia che rimandava da tempo. Ora, dopo sei mesi di lontananza dalla sua città, Chicca è tornata a casa e sta riscoprendo di nuovo le strade e le persone con cui aveva familiarità.
Mentre vaga per una Bologna accaldata e viva, ricorda i giorni della sua amicizia con Lupo e rivive il rapporto che li legava.
Anche Lupo sta rivivendo i ricordi: da quando si è alzato ha in mente solo lei, Francesca. Si interroga sul loro rapporto e pensa a quando la rivedrà.
Scoprire che Francesca è tornata gli fa sperare che sia a causa sua. Va subito da lei e la trova a terra svenuta. La paura di perderla, stavolta per sempre, gli fa capire quanto lei sia importante e lo fa decidere. Abbandona tutti i timori e decide di dirle ciò che prova e di non privarsi di ciò che è davvero importante.
Lei gli darà ascolto? Una notte intera per parlare e per spiegarsi, fino al mattino,quando, di fronte alla colazione e a un vasetto di marmellata d’arance i due capiscono che nella vita ci sono mescolanze irrinunciabili.”

Annunci

16 pensieri su “Sinossi: chi era costei?

  1. Il terzo sa troppo di specifico e “già sentito”, il primo è forse il più interessante ma al tempo stesso suona troppo vago… il secondo è una buona mediazione, e mi intriga la “ragione misteriosa” del viaggio in Bolivia, al di là dello stage teatrale. Quindi penso sceglierei il secondo.

    Mi piace

  2. L’utilità del Blog, ovvero, indagini di mercato a costo zero. ; )

    Contribuisco comunque alla tua indagine, io preferisco la terza, è più diretta a mio parere. E poi conferma il fatto che ognuno ha la sua sinossi, il commento precedente al mio diceva più o meno il contrario.

    Buona scrittura,
    luciano

    Mi piace

    1. Grazie anche a te, Luciano. Mi fa piacere che tu abbia un’opinione diversa da Marta. La divergenza d’opinioni crea discussioni proficue di solito (fuorché in certi blog, dove per una divergenza d’idee si tirano coltellate, ma non è questo il nostro caso).

      È vero che il blog permette di fare indagini di mercato, ma io purtroppo stavolta sono in ritardo perché la sinossi l’ho già mandata.
      La ragione del post è, appunto, di riflettere su come sia più opportuno scrivere una sinossi mirata e magari anche ‘furba’, che spinga alla lettura.

      Mi piace

  3. Carissima Morena, tu hai il dono della preveggenza oltre che della saggezza.
    Il tuo post capita a “fagiolo” poichè proprio qualche giorno fa dovevo fare una sinossi per un racconto da me presentato e facendo un giro sul web, ho scoperto il suo senso.
    Personalmente preferisco la prima sinossi per il taglio frizzante della sintesi, anche se l’ultima rimane più istituzionale nella descrizione.
    Rimarrò sintonizzata sulla frequenza, perchè desidero sapere qualcosa in più sull’argomento. Grazie ancora.

    Mi piace

    1. Grazie Carlotta. La sinossi è molto importante e io l’ho scoperto a mie spese. Questo è il motivo per cui ho scritto questo post: riflettere su come sia meglio scriverla.
      Per chi vuole spedire un testo e farsi leggere è importante.
      Tu preferisci la prima? È quella che ho inviato io, anche se a rileggerla dopo credo non sia quella ‘giusta’.
      Le altre due le ho scritte di getto ieri mentre preparavo il post.
      Ma parliamone ancora.

      Mi piace

      1. Da scrittrice dilettante preferisco la prima in quanto è più naturale, meno conformata ai dettami dell’editing, forse è un pò di pancia (nel senso che spiega la fabula in maniera emozionale) ma la preferisco poichè non dice e non spiega tutta la trama e mette il lettore in curiosità.
        La terza è più conforme alle forme dell’editing, c’è più attenzione alla ricerca delle parole e del relativo interesse nel lettore, c’è una maggiora spiegazione dei legami tra i protagonisti del racconto. Se vogliamo essere e divenire futuri scrittori, allora la terza sinossi è quella che più si confà allo scopo.

        Mi piace

  4. uhm.
    il primo mi piace meno di tutti. mi dà la sensazione di “confusione”.

    il secondo svela in qualche modo il finale, e “regala” già un idea sull evento drammatico che potrebbe non essere poi così drammatico alla fine se la fase successiva si sviluppa davanti ad un vasetto di marmellata.

    tra i tre preferisco il terzo.

    che però dà comunque un idea vaga della trama e una buona indicazione diretta sul finale…

    lo so… sono una rompipalle, perdonami, non so come si faccia una sinossi e per capire cos era quando me ne hai parlato ho cercato su wikipedia (ça va sans dire), ma devono necessariamente essere così rivelatrici?

    Mi piace

    1. anche a me la prima fa confusione, quindi concordo con te, Sonia.
      Ma quando ho spedito il racconto mi è venuta così e, devo essere sincera, non credevo avesse l’importanza di cui mi sono resa conto a fine lavori.

      Io credo che la sinossi debba essere abbastanza rivelatrice: deve dire di cosa ci siamo occupati scrivendo (la maledetta storia, direbbe King), altrimenti chi deve leggere non sa valutare se potrebbe interessare alla casa editrice per cui lavora o di cui è responsabile.
      Bisogna spiegare di cosa stiamo parlando. Ma, e questa è una mia idea, non si deve dire proprio tutto. Una parte misteriosa attira la lettura.
      Insomma, ‘sta benedetta sinossi dev’essere confezionata ad arte.
      Come? Parliamone 😉

      Mi piace

  5. Mi piace la terza: da subito sei partecipe dei fatti, le parole sembrano meno limate, un po’ più dirette, così come lo stile. I periodi sono più brevi. L’impatto visivo è diverso. E’ una specie di tuffo.

    Mi piace

  6. grazie anche a cioccolove e a cristina.

    Le sinossi sono tutte dello stesso racconto. Le ho scritte per stimolare il confronto e indicare che una diversa presentazione può rendere più appetibile il nostro testo.
    La prima, che è quella che ho mandato, si è rivelata non appetibile, la meno interessante.
    Sono riflessioni che ho fatto a posteriori. Perciò le ho volute dividere con voi.
    Chi deve scrivere una sinossi è avvisato 😉

    Mi piace

  7. Entro con entrambi i piedi nel piatto e ti chiedo scusa fin d’ora. Mi sembra che sia proprio l’aggettivo ‘appetibile’ a portarci fuori strada, o comunque a portare sui sentieri di una narrativa di consumo. Se ho una certezza, questa riguarda i presupposti di ricerca rigorosa (oltre che, uso una parolaccia, di onestà intellettuale) sui quali si fonda il tuo processo di scrittura. Tutte e tre le sinossi non sono impeccabili – la prima presenta aggettivi che indicano un giudizio di valore, fuori posto in una sinossi, la seconda ha un attacco da curriculum vitae, la terza è eccessivamente didascalica -, ma tra le tre avrei comunque preferito la prima, che ha il pregio di porre in rilievo, sotto forma di quesiti, il tema centrale del romanzo.
    Perdona la solita brontolona non di rado insopportabile inattuale, tua affezionatissima
    Anna Maria

    Mi piace

    1. Con ‘appetibile’ intendo dire che una sinossi deve comunque rivestire il ruolo di presentare il nostro testo, ma anche quello di attirare chi dovrà leggerlo. Non credo che questo significhi mistificare (nel caso della sinossi).
      Lo crederei se affermassi che durante la scrittura del mio romanzo cerco di renderlo appetibile. Quello non mi viene neppure in mente e, se mi venisse, è un’idea che scarterei.
      Non credo nella letteratura confezionata. Non credo nel ‘prodotto libro’ durante l’atto della scrittura. Ci potrei credere durante l’atto di vestizione del libro che, deve, comunque, diventare anche un ‘oggetto’ in grado di catturare l’attenzione e quindi, avere una bella copertina, un titolo adeguato (si spera scelto dall’autore o almeno con l’autore, ma non tutto si può avere forse) e il resto.

      Ma inizio a credere nella ‘confezione’ della sinossi. Dopo l’esperienza fatta con questo torneo mi pare che scriverla in un modo piuttosto che in un altro possa fare la differenza.
      Comunque concordo sull’analisi fatta da te sulle tre sinossi. La prima ha delle pecche. Le altre due le ho scritte all’istante. Credo ne serva una quarta.
      Grazie Anna Maria

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...