Giudicare un testo dall’incipit

È possibile farlo? Si può giudicare un testo dalle prime pagine?
Io penso che sia possibile, anche se potrebbe accadere che un buon testo abbia avuto una cattiva partenza e si riscatti poi nel seguito.
In questo caso si trattava di valutare un incipit abbastanza corposo, dai 20.000 ai 30.000 caratteri. Il mio era composto dai primi quattro frammenti, quelli che ho postato fino ad ora su Marmellata d’arance. Ho avuto dodici valutazioni, alquanto diverse tra loro, come possiamo vedere qui sotto.
Anch’io ho letto e valutato dodici incipit, e l’ho fatto cercando di essere obiettiva e di non farmi condizionare dal racconto in sé, anche se molti testi non erano letture che avrei scelto (intendo come genere, visto che alcuni erano romanzi storici e uno era fantascienza o fantasy, generi che non amo molto). Ho letto fino in fondo, senza basarmi sulla sinossi [della sinossi parlerò in un prossimo post. La mia l’ho scritta in modo errato, ma l’ho capito solo dopo].
Ho dato le mie valutazioni basandomi sulla scrittura, ma ho capito che molti hanno valutato la storia.
Anche questo è un punto su cui ragionare: il mio racconto si basa su una storia molto semplice. Il motivo per cui ho scelto una storia ‘semplice’ è nel poco tempo che avevo a disposizione per completare il testo. La storia si svolge tutta nell’arco di una giornata e ha solo due protagonisti. La struttura è, quindi, lineare e facilmente comprensibile. Ho perciò giocato sulla scrittura per rendere interessante la mia storia. Il racconto è basato sui flashback e sui tempi, a parte qualche sorpresa nel finale. Infatti non lo credo un romanzo, ma un racconto lungo. Non ha perciò le stesse potenzialità di un romanzo vero, uno strutturato e compiuto, con una storia più complessa, più personaggi e maggiore svolgimento.
Su qualche frase scritta nei giudizi sono d’accordo, su altre no. Li pubblico per dimostrare che chi ci legge può avere pareri molto discordanti tra loro e che, quindi, spedire un romanzo a un editore e ricevere una risposta positiva può essere anche questione di fortuna.
Chi vuole scrivere il suo parere è benvenuto.
Ecco i giudizi:

  • Storia giovanile. Genere intimistico. Coinvolgimento moderato del lettore. Leggibilità media. Chiarezza sufficiente. Punto di vista terzo. Stile abbastanza pulito. Forma scorrevole, semplice. Contenuto chiaro ma a volte scontato, qualche spunto sporadico. Diretta a lettori giovani, sesso prevalentemente femminile. Non mi ha coinvolta, ma non mi ha ostacolato la lettura.  5 
  • Il tratteggio dei due personaggi base nell’ambito, pur ristretto, dell’incipit, è di livello accettabile. Rilevo però una certa tendenza allo stereotipo. La trama potrebbe comunque riuscire a catturare un lettore di età compresa tra i 14 e 17 anni, per quanto lo stile presenti frequenti cali di tensione. 5 
  • La lettura e’ piacevole e molto scorrevole. Il genere non particolarmente ricercato lascia il lettore sereno e in attesa di conosceere gli sviluppi. Non rimane che vedere cosa accadrà nella prosecuzione dell’opera. 8 
  • una pletora di banalità quaotidiane che sembrano non voler finire più: storie personali elargite con l’intensità emotiva di un curriculum-vitae, autobus che quel giorno sono stranamente mezzi vuoti, descrizione da “Cioè” di ragazzine carucce che però risentono del loro nanismo. anche l’argomento di base (è possibile l’amicizia tra uomo e donna?) sembra promettere malissimo. così piatto e inconcludente che prima o poi verrà sicuramente pubblicato da qc… 4 
  • Bello lo stile di scrittura, anche se in alcuni passi, troppi a dire il vero, si guarda un po’ troppo allo specchio. Mi spiego: alcune frasi sono belle da leggere, molto belle, suonano bene, ma poi se le rileggi non ne capisci bene il senso. La musicalità talvolta supera il senso, e questo a lungo andare rischia di stufare il lettore. Bella anche l’entrata in medias res: gli incipit che non parlano di nulla non mi piacciono. Questo invece va subito al sodo: benvenga. 7 
  • Un racconto adolescenziale, delicato, che però non riesce a decollare e a descrivere compiutamente un’età. La critica fondamentale verte sui tempi della trama, confusa da troppi flashback e da stacchi temporali non gestiti bene. I dialoghi interiori peccano di finzione. In generale non si presagisce nulla di realmente originale nello sviluppo della storia. 5 
  • Pagina dopo pagina ci si trascina sperando nella svolta, nello scarto improvviso…macché. Troppe pagine per poter sperare ancora in un improbabile recupero: è tutto troppo piatto e la storia risulta piuttosto noiosa. 5 
  • Una scrittura troppo poetica, senza però la musicalità, il ritmo del linguaggio poetico. Le descrizioni sono eccessivamente particolareggiate, ma non riescono comunque a “mostrarci” i luoghi, i personaggi, le vicende. Quando non c’è la pretesa di fare poesia, l’autore scivola in espressioni da “verbale di pubblica sicurezza”. Molte descrizioni sono davvero inutili. La vicenda non crea attesa, niente ci coinvolge e noi non partecipiamo. 3 
  • Accattivante, lo si divorerebbe.A chi conosce Bologna, sembra di accompagnare Francesca E Lupo nelle vie della città, alla scoperta del loro amore o amicizia. Interessante l’idea dei flash-back. Affascinante, come tutti i musicisti, la figura di Lupo. 9 
  • Storia banale e prevedibile: fin dalle prime righe so già come andrà a finire! 4
  • SI, vale la pena di leggerlo fino in fondo. Forse la trama non sarà (almeno da come si presenta l’inizio), un frenetico susseguirsi di eventi più o meno emozionanti. In fondo la vita a Bologna non deve essere molto emozionante. E si tratta della vita di tutti i giorni, di me, di voi. Quella che è fatta di piccolecose, e si di piccole grandi amicizie. La conosco questa amicizia, è difficile che non si trasformi in qualcosa di più. Chissà che succederà ai nostri italianissimi “Harry” e “Sally” ? Quelli ci hanno messo almeno 20 anni per mettersi insieme, e questi due? 8 
  • Opera di buon livello, che evidenzia una buona padronanza linguistica ed una discreta analisi psicologica dei personaggi. La storia è verosimile e coinvolgente. 8
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6 pensieri su “Giudicare un testo dall’incipit

  1. “sembra facile fare il caffè…” direbbe mia mamma.
    nel senso che la risposta sembra semplice ma il tema è complicato perché coinvolge un ampio raggio di parametri.
    come lettrice che entra in liberia sì, io giudico un libro dalle prime pagine.
    incosciamente poi già la copertina fa una sorta di preselezione naturale, ma questa è altra storia.
    ad ogni modo. se le prime pagine non mi catturano il libro ritorna al suo posto.
    è questa è una situazione.

    altra cosa è fare parte di una “giuria” che deve selezionare testi per una pubblicazione. Bisognerebbe si desse un indicazione dei parametri di giudizio. si giudica la storia? la scrittura? lo stile? l uso dell italiano e della sintassi?

    e ancora: se la giuria è formata dagli stessi personaggi che a loro volta devono essere giudicati. ossia ogni partecipante al concorso giudica un altro partecipante, come mi pare aver capito succedeva qui, credo che non ci sia obiettività. anzi… crisi da sindrome da matita rossoblu a go-go proprio.
    ci saranno sempre coloro che, non potendo autovotarsi, cercheranno di sterminare gli avversari a colpi di 3 e 4.
    come il lord del quarto giudizio a cui inciderei la sinossi di Guerra e Pace sulla carrozzeria dell’auto.
    Così.
    Per simpatia.

    l ultimo giudizio pare ben fatto. e non perché ti dà 8 Morena (anch io posso essere giudicata di parte) ma perchè mi sembra “freddo” distaccato… potrebbe pure non essergli piaciuto, o non essergli piaciuto eccessivamente ma ha fatto un analisi del testo.

    E qui mi fermo… sentivi la mancanza dei miei pippolozzi no? …

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  2. Quando devo comprarmi un libro leggo sempre la prima pagina e l’ultima, non per farmi un’idea del libro quanto, piuttosto dell’autore. L’inizio e la fine di una storia, per come la vedo io, sono infatti le parti più difficili da comporre per uno scrittore.
    Un saluto.

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    1. Ma leggendo l’inizio e la fine non rischi di rovinarti la sorpresa? Io adoro leggere perchè adoro scoprire passo passo ciò che l’autore ha immaginato quale storia. Che gusto c’è a leggere le ultime pagine ad esempio se sai già come finisce?

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  3. Sorriderai, Morena, perché le mie considerazioni risentono della mia realtà professionale. Capisco che – salda e consapevole nel tuo seguire, come del resto capita spesso a me, la legge di Pollyanna – tu voglia ricercare in questi commenti spunti utili per la tua evoluzione personale nella scrittura. Saggio e sacrosanto, direi, la tua disponibilità all’ascolto della critica costruttiva. Eppure c’è qualcosa che non va taciuto riguardo alla cornice in cui sono stati prodotti e pubblicati i commenti all’incipit. Sono commenti che risentono della rapsodicità e della soggettività – cosa che non esclude a priori la presenza di intuizioni geniali – di chi le scrive, esattamente come avviene su diversi blog, collettivi e non, da qualche anno a questa parte. Sono difformi nella focalizzazione degli elementi: abbondano, per fare un esempio, i soliti commenti ‘liquidatori’ che si limitano a stracciare con sufficienza un solo elemento (per esempio, la trama, che, ça va sans dire, si può solo intuire dall’incipit) ostentando una sconfinata conoscenza del mondo di trame e stilemi. Prevale l’indiscriminata mescolanza di osservazioni su dati oggettivi e di giudizi soggettivi e non argomentati.
    Mi chiedo e ti chiedo: i progettatori di questa ‘gioiosa macchina da guerra’ hanno pensato a elaborare griglie comuni di valutazione – aiuto, ecco la prof che pontifica ;-)! -, si sono preoccupati di dare una cornice solida e condivisa ai ‘commentatori allo sbaraglio’ in questa novella corrida?
    P.S. In ogni caso, il dato oggettivo della ‘cura’ del tuo scrivere non è sfuggito a più di uno sguardo attento

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