Il romanzo breve è un racconto lungo?

Ho imparato qualcosa (è sempre buon  segno quando s’impara qualcosa), ma forse sarebbe meglio dire che ho avuto delle conferme.
Quali?
Primo: che qualsiasi testo si faccia leggere, si troveranno sempre persone felici della lettura e altre che la trovano noiosa (quando va bene).
Ho sempre pensato che proporre un testo a un editore sia come indovinare un terno al lotto e infatti ora ne ho la conferma. Ho partecipato al torneo letterario della GeMS e ho ricevuto le valutazioni di quello che io chiamo ‘romanzino’ (romanzo breve o racconto lungo? Io sarei forse per ‘racconto lungo’. Voi cosa ne pensate? Quale definizione vi garba di più, per un testo che conta 135.000 caratteri?).
Le valutazioni che ho ricevuto vanno dal 3 al 9, ad indicare che una valutazione positiva prescinde dal testo ed è influenzata dal gusto personale, come già intuivo.
Ma il punto non è questo. Il punto è che, appena spedito il romanzino, mi sono creata un blog con il nome del medesimo e che ora lo metterò in rete, perché non mi va di tenere un testo nel cassetto. Inoltre mi piacerebbe che il mio racconto lungo venisse letto e commentato.

Presto saprete di più. Intanto, se vi chiedete il motivo dell’immagine che ho inserito nel post…

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10 pensieri su “Il romanzo breve è un racconto lungo?

  1. 135 mila, 75 pagine…un confine stretto. Forse romanzo breve è azzardato e racconto lungo si addice di più.
    In realtà conta la storia. Volendo si può scrivere un racconto di mille pagine e un romanzo di dieci.
    L’immagine del post’ Confettura con le arance di Ischia?

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    1. e bravo pani.
      hai beccato le pagine. si vede che sei esperto. e sei andato vicino al motivo dell’immagine. ma lì hai giocato sul fatto che ho pubblicato nel post precedente le foto di ischia… 😉

      in realtà conta la storia, dici.
      forse hai ragione. dirò la mia nel nuovo blog (credo)

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    1. Potrei sicuramente gonfiare la storia e arrivare alle 100 pagine, anche perché nel finale (forse) si potrebbe ampliare un poco. Questo racconto lungo l’ho scritto appositamente per il torneo, perché il romanzone a cui sto lavorando non era ancora terminato e poi deve ancora passare le fasi di riscrittura e non volevo buttarlo via presentandolo di corsa.
      Sono convinta che questo mio testo sia “leggero” come argomento. Ho puntato tutto sulla scrittura (che credevo fosse ‘buona’), ma mi sono accorta che è un errore.
      La maggior parte dei lettori guarda a una storia succosa. Io, invece, prediligo una buona scrittura.
      Non mi piace usare effetti eclatanti e situazioni strane solo per fare audience.
      Scrivo ciò che sento, le storie che mi vengono in mente e che mi piacciono.
      Certo che da 3 a 9 c’è un abisso…

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  2. riecchime.
    sono d accordo con Pani, l importante è la storia. al di là delle definizioni in cui cerchiamo di andarla a collocare.

    il come viene giudicato un testo è argomento delicato. davvero si può farlo a prescindere dal gusto personale?
    io personalmente, lo ammetto, no. se non mi piace lo stile non riesco a leggere la trama.
    se non mi piace la trama non riesco a godermi lo stile.
    credo però, che chi i giudizi è chiamato a darli “per mestiere” dovrebbe imparare a prescindere e ricercare obiettività.

    senti maaaa… se te ne avanza un cucchiaino di quella cosina lassù, io non mi offendo eh…

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    1. Io ho cercato di ‘giudicare’ i testi assegnati senza farmi condizionare dalle mie preferenze. Avevo infatti una storia fantasy, genere che non amo molto, e due romanzi storici, genere che non amo per nulla, ma mi sono imposta di leggerli fino in fondo e ho dato la mia valutazione puntando sulla scrittura e sullo stile.
      se la scrittura è tirata via, incomprensibile, brodosa, può essere anche una bella storia, ma per me diventa illeggibile.

      per gustare quella cosa lassù aspetteremo di avere il blog pronto (sto aspettando l’immagine per la testata) 😉

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  3. “Ho puntato tutto sulla scrittura (che credevo fosse ‘buona’), ma mi sono accorta che è un errore.
    La maggior parte dei lettori guarda a una storia succosa. Io, invece, prediligo una buona scrittura.”

    La storia è a fondamento di un racconto così come se è a fondamento di un romanzo. Se è una storia banale, che non incuriosisce puoi anche avere un “bello stile”, ma risulterai noiosa. Non si chiamerebbe NARRATIVA. La narrazione è punto focale, non qualcosa a margine.
    Poi chiaramente devi avere gli strumenti per portare il lettore a scoprire pian piano la tua storia. A “fargli voltare pagina”. Una scrittura sciatta non è funzionale alla storia. Servono entrambe allo stesso modo.
    Conosco gente che scrive benissimo, ma non sa “narrare storie”, e gente che non sa scrivere bene, ma ha molte storie da raccontare. Dovrebbero incontrarsi e scrivere a “4 mani”
    Di stili originali, in giro ce ne sono pochi. La mediocrità è imperante, troppi immeritevoli vengono pubblicati da presunte case editrici (quasi tutte a pagamento).
    Le case editrici non sono più riferimenti culturali ma “tipografie”. Prima, una qualche selezione la si faceva. Ora pubblica chiunque.

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  4. Dimenticavo, 135 mila caratteri sono in genere un romanzo breve. La differenza è solo sulla lunghezza, perchè ogni storia ha un inizio, uno sviluppo e una fine (anche un racconto breve), quindi il segno distintivo non può essere “lo sviluppo della storia”.

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