Una sera con Luigi Bernardi – Scrivendo 9

La presentazione di un libro può essere un’occasione di confronto, oltre ad essere un momento di piacere e di condivisione della bellezza, cosa che accade quando il libro è un romanzo come Senza luce.
Ieri alla mediateca di San Lazzaro, abbiamo ascoltato con grande interesse le parole di Luigi Bernardi. Ho pensato che ciò che ci ha raccontato, sulla nascita dell’idea del libro, sui personaggi e sul loro mostrarsi, fosse una lezione di scrittura.
Io l’ho vissuta come tale, anche se nel tono di Bernardi non c’era nulla di saccente o di accademico.
Ho ascoltato il percorso del romanzo e il modo con cui Bernardi si è raffrontato con i suoi personaggi e ho sorriso notando le similitudini che solo chi scrive (o tenta di) può apprezzare in pieno.
Ho trovato molto interessante il racconto che Bernardi ci ha letto in apertura dell’incontro: un racconto scritto da un punto di vista esterno ai fatti presenti nel romanzo. Questo mi ha riportata alla mente una discussione che si faceva giorni fa sulla ‘scelta’ dello scrittore di mostrare alcune cose piuttosto di altre. Scelta che è fondamentale ai fini della storia e della costruzione del racconto.
Ogni romanzo potrebbe essere molto altro se questa scelta non fosse così personale, così indicativa del pensiero e dello stile dello scrittore.
Questa è una cosa su cui dobbiamo sempre riflettere quando ci accingiamo alla scrittura. Abbiamo a disposizione vari elementi e dobbiamo puntare lo sguardo su quelli che vogliamo evidenziare tralasciando (lasciando in ombra, cioè senza luce) gli altri.
Potrebbe essere un esercizio interessante scegliere un nostro racconto e scriverne una versione diversa cambiando ad esempio la prospettiva, la voce narrante o il momento raccontato.
Bernardi ha anche detto che un suo personaggio, Mario, gli ha creato dei problemi finché non gli ha fatto capire che voleva muoversi a modo suo. Solo quando l’ha lasciato libero, Mario è riuscito ad esprimersi nel modo ‘giusto’ e allora Bernardi ha dovuto riscrivere tutte le parti in cui il personaggio era presente.
Chi non ha mai scritto ride ascoltando queste affermazioni.
Chi scrive, invece, sorride e annuisce.

Advertisements

3 pensieri su “Una sera con Luigi Bernardi – Scrivendo 9

  1. Cara Morena, è un po’ che non ci si sente, o, meglio, legge. Ogni tanto passo di qui, leggo, penso, rifletto e poi riparto. Spesso qui, come altrove, leggo di personaggi che devono liberarsi dei propri autori, ovvero, di autori che devono lasciare libero il proprio personaggio. Nell’ultimo film di Salvatores i personaggi spesso si rivolgono al loro autore e protestano o annuiscono, commentano e poi tornano disciplinatamente a recitare la propria parte. Perché? Lo scrivere in prosa, lo scrivere racconti presuppone certo un riuscire ad essere altro che non se stesso, ma questo dialogo portato all’esterno, denunciato, fatto materia di racconto esso stesso non è solo un segno di debolezza, di vena creativa dolente, di inquietudine, di indecisione. Sentimenti, stati che meritano certo di essere raccontati come tutti gli altri, ma, mi chiedo, perché non raccontando di un personaggio indeciso, invece che di un autore indeciso? Non c’è autocompiacimento doloroso? Se non si sa come andare avanti, non è meglio tacere? O c’è dell’altro che non so, che non capisco? Io non sto ridendo delle affermazioni del signor Bernardi, ma anzi ne provo simpatia. Mi chiedo solo se uno scrittore in quei momenti non avrebbe solo il dovere di tacere? Bisogna comunque parlare? Scrivere? Non si può semplicemente aspettare che la marea ritorni, piena, forte e ricopra la spiaggia e renda di nuovo tutto umido e vitale? Con questo non voglio dire che ci sia qualcosa di vergognoso o di inopportuno nel parlare di questi stati di dubbio degli scrittori (e dei poeti, e dei pittori), ma che stante che sono così comuni, frequenti, ben noti a chiunque cerchi di esprimersi (esprimere se stesso anche attraverso voci altrui) non so quale sia il contributo nel parlarne ancora. mi chiedo, ma forse, come dicevo, qualcosa mi sfugge. ciao Sandro ps: i tuo dialogo mi manca. ariciao

    Mi piace

  2. Caro Sandro, iniziavi a mancare.
    Grazie di questo bel commento che ci porta ad affrontare il discorso da un altro punto di vista. Io credo (così ho interpretato, ma potrei anche sbagliare) che Bernardi volesse dire che nel suo personaggio c’era un’incoerenza e che lui volesse dirigerlo a fare certe cose, quando invece ciò che si vedeva del personaggio era altro.
    Ho capito questo (e ho sorriso rapportandolo alla mia esperienza con un personaggio in particolare del mio romanzone) perché anche a me è successa una cosa simile.
    All’inizio ho dato una certa direzione al mio personaggio, poi i fatti mi smentivano: lui si comportava in modi che non corrispondevano all’idea iniziale di lui che avevo.
    Ma certo, in quei frangenti, non mi sono dibattuta. Ho scritto e quando ho capito che non andava, ho riscritto.

    Di questi commenti ci farò un post, così inviteremo altri ad intervenire 😉
    Ciao Sandro. Torna presto.
    Ps. mi stanno venendo in mente altre cose…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...