La Fatina della Grotta – seconda parte

[prima parte qui]

Scrollando la testa, chiamò il suo gruppo e si avviò verso la Sala Duecento. Appena la luce sparì dietro le rocce, la Madonnina dello Speleologo urlò – sottovoce, naturalmente – “Giganti, venite qui, per favore. Mi avete messo nella nicchia sbagliata e anche voi avete sbagliato posizione “.
I Giganti si mossero dalla loro postazione e andarono vicino alla Madonnina:
“Hai ragione, Madonnina. Non sei nella tua solita nicchia. Anche noi, allora abbiamo sbagliato posizione, perché ci siamo regolati sulla tua. Lo sai, tutta la grotta viene sistemata partendo dalla posizione della tua nicchia.”
“Stupendo. Allora vorrà dire che oggi nessuno è al suo posto. Le guide diventeranno matte per trovarci e stasera faranno una lettera di reclamo alla Direzione e domani arriveranno delle multe salate a tutti. La colpa è tutta di quella Fatina pasticciona. Quando la becco…”
“Adesso ci pensiamo noi. Intanto che il gruppo prosegue il giro, ti spostiamo e facciamo spostare tutti gli altri. Poi andremo nella Sala Duecento e faremo spostare tutti anche lì e così anche nelle altre sale. Intanto che il gruppo va avanti, sistemeremo tutta la grotta. Quando la guida tornerà indietro, troverà tutto al suo posto e penserà di essersi sbagliata.”
Infatti, così fecero; i Giganti misero tutti di nuovo al loro posto e poi corsero nelle altre sale a sistemare tutto e, infine, ritornarono nella prima sala e si misero sul loro piedistallo, con il fiatone ma contenti.
Poco dopo arrivò la guida e, incredula, constatò che la grotta era perfetta, tutti al loro posto. Allora si convinse che alla sera era opportuno andare a letto prima e decise che non ne avrebbe parlato con nessuno.
Portò fuori il suo gruppo e richiuse la porta, in attesa di arrivare con i prossimi turisti. Appena sentirono il chiavistello scorrere e capirono dalla corrente d’aria, che la porta era chiusa, tutte le stalattiti e le stalagmiti scesero dalla loro postazione e si misero ad urlare:
“Carlotta! Fatina della Grotta! Vieni un po’ qui che abbiamo bisogno di te… vieni…”
Dentro al Castello delle Fatine, il disordine regnava sovrano: Carlotta si era appena seduta sul sofà, per bere il primo cappuccino della giornata. Non l’aveva ancora bevuto, perché il mal di testa, strascico dell’uscita della sera prima, non l’aveva ancora abbandonata e lei si sentiva stanca e depressa. Non aveva ancora la minima idea di quello che aveva combinato, credeva che fuori nelle Sale fosse tutto in ordine.
Quando sentì le urla e il vociare di quelli che credeva suoi amici, si alzò convinta che la chiamassero per una merenda comune. Ogni tanto capitava che ci fosse una festa: quando si è in tanti c’è sempre la possibilità di una festa di compleanno, con relativa torta. Si avviò, non senza aver controllato allo specchio il suo aspetto, contenta e con gran frastuono di campanellini, verso l’Abisso Ancona, all’entrata della Grotta.
Quando arrivò fu subito assalita a male parole, dalla Madonnina dello Speleologo, inviperita dai continui spostamenti che aveva dovuto subire quella mattina. Di rinforzo i Giganti, la strapazzarono, perché, a causa sua, avevano già lavorato il doppio e avevano dovuto correre per tutta la Grotta, solo per rimediare ai suoi errori.
Carlotta, incredula di quello di cui l’accusavano, anche perché li vedeva tutti ai loro posti, si mise a piangere a dirotto. Era, anche se pasticciona, molto dolce e sensibile e sentirsi trattare così male da tutti, la fece sentire stupida e si sentì umiliata.
” So…no de…so…la…ta, scu…sa…te…mi…” diceva tra i singhiozzi, sfregandosi il naso e nascondendosi il viso tra le mani. Era veramente disperata e tutti quelli che l’avevano accusata, si sentirono cattivi a trattarla così.
I primi a scusarsi furono i Giganti; dall’alto dei loro 20 e 18 metri, si chinarono e, con una carezza, cercarono di consolarla.
“Su, Carlotta. Non è niente, abbiamo già rimesso tutto a posto, la Direzione non se ne accorgerà neanche. Stai tranquilla.”
Anche la Madonnina si mosse a compassione e cercò di rimediare a tutto quello che aveva detto prima. E di seguito tutti gli altri si scusarono e, finalmente, la Fatina della Grotta, si pulì il naso nella manica di quella tutina che le stava così bene, e sollevò il viso e fece un timidissimo sorriso.
Tutti sorrisero a loro volta e i Giganti dissero, proprio nell’attimo in cui si sentiva aprire di nuovo il chiavistello della porta d’ingresso:
“Coraggio, cara Carlotta, sparisci con tutti i tuoi campanellini, altrimenti ti farai scoprire. Lo sai che i turisti sono veramente convinti che noi siamo qui immobili, da un milione e mezzo di anni. C’è da ridere, se ci si pensa…”

Morale: Tutto è bene quello che finisce bene. Però, se il giorno dopo avete un impegno di grande responsabilità, alla sera non andate a letto tardi.

 

Morale n.2: Ah! dimenticavo… se hai combinato un grosso guaio, ma sei una bella fatina, con una tutina che ti sta a meraviglia… spremi due lacrimucce e, anche il più grosso dei giganti, si lascerà commuovere. Carlotta 😉

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11 pensieri su “La Fatina della Grotta – seconda parte

  1. oddioooooo
    ma allora estiste davverooo!!!
    l happy end dico!
    le fate so da mo che esistono davvero.

    oh sì. mi è piaciuto davvero.
    mi gonogolo in quest atmosfera e torno a lavorare (che i miei capi mica si fanno commuovere facilmente… vero che non ho mai messa una tutina azzurra aderente… )

    baci & strucchi.

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  2. morale n3: prima di incazzarti con un collega prima rifletti così eviti poi di doverti pentire

    perché l’hai divisa in due, scorre benissimo, io l’ho letta tutta in un fiato?
    ciao Morena
    stefano

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  3. Bella favola, cara Morena. Delicata, sa far sorridere con tenerezza. Ambientazione originale – si percepisce l’oscurità della grotta e i bagliori di luce che svelano una scena e accompagnano i personaggi, si sente il tintinnare dei campanellini…

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  4. Cara Morena, mi sono troppo divertita con questa favola! Io non so se riesco a scriverla una favola divertente. Mi ci proverò e se mi riesce l’esperimento ci ritroviamo qui 🙂 .. ma anche se non riesce 😉
    Ti abbraccio
    Ars

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