La Fatina della Grotta

“… le nove! Oh, santo cielo! come farò, adesso?…
Buttandosi giù dal letto, Carlotta, la Fatina della Grotta, si fece male a un piede. Aveva inciampato nel paralume che era caduto, quando aveva buttato la sveglia sul comodino.
Con una graziosa imprecazione – era pur sempre una Fatina – Carlotta si mise in piedi, cercando di sfilarsi la camicia da notte, che continuava ad impigliarsi nelle ali. Intanto ripensava alla causa di quel suo gravissimo ritardo: “Lo sapevo, che non dovevo uscire con quel gruppo di stalagmiti nuove della Sala Duecento. Sono dei ragazzacci! E poi ho bevuto troppo. Ho un atroce mal di testa… e le tre! come ho fatto a stare in giro fino a quell’ora?? … non mi ricordo niente… oh, che mal di testa. Devo sbrigarmi. Stavolta l’ho combinata grossa!”
Finalmente riuscì a sfilarsi la camicia e si infilò la tuta da lavoro: una graziosa tutina, ricoperta di campanellini, in microfibra azzurra, come i suoi occhi, che le stava benissimo, aderente nei punti giusti e… accidenti! Devo fare presto! Se lo scopre il Presidente, rischio il licenziamento!
La Cooperativa di servizi, a cui Carlotta apparteneva, aveva vinto l’appalto per la manutenzione della grotta “Fra le Pietre”, una delle grotte più belle d’Italia, e il Presidente aveva scelto proprio lei, fra tutte le Fatine, per questo importante lavoro. Ma era stato molto chiaro: “Carlotta, tu sei una combinaguai, però voglio darti un’altra possibilità, perché sei comunque una brava Fatina. Alla prima che mi combini però, Carlotta, ti metto a casa. Questo è un grosso appalto, per la Cooperativa, milioni di euro, e se combini un guaio, i soci della Cooperativa chiederanno la tua testa e io sarò ben felice di dargliela!”
A malincuore Carlotta, abbandonò lo specchio – credeva che il primo dovere di una Fatina, fosse essere graziosa – e, infilandosi le scarpette con i campanellini e il casco con la luce incorporata, si decise finalmente o compiere il suo dovere.
Volò subito all’Abisso Ancona, all’inizio della Grotta e iniziò a svegliare tutti, suonando i campanellini che aveva cuciti ovunque.
“Avanti, su, sveglia! Presto, siamo in ritardo, oggi! Stanno per arrivare i primi gruppi.”
Passando da uno all’altro, Carlotta li svegliò tutti. Ma, siccome a nessuno piace essere svegliato in fretta, erano tutti di pessimo umore. Ovunque si sentivano grugniti, brontolii e imprecazioni, perché scendendo velocemente dal letto, si facevano tutti male, sbattendo contro le rocce.
“Ma cosa c’è? Cos’è successo? Perché ci hai svegliato così tardi?”
Tutte le concrezioni calcaree, stalattiti e stalagmiti, si muovevano in fretta per sistemare tutto, anche se non capivano ancora cosa stava succedendo.
Carlotta, intanto, cercava di dare una mano a tutti: dovevano sistemare la grotta, far sparire i letti e tornare ai propri posti, pronti per farsi ammirare dai gruppi di turisti che ogni giorno venivano a visitare un luogo così bello e pieno di magia.
“Avanti, mettiamo a posto subito la Madonnina dello Speleologo. Poverina, da sola non ci riesce, lo sapete. Deve arrivare fin lassù, in quella nicchia” disse Carlotta, indicando una cavità nella parete di roccia.
Si fecero subito avanti i Giganti, enormi stalagmiti, che si misero uno sulle spalle dell’altro, presero la Madonnina e la collocarono nella sua nicchia a 150 metri di altezza. Le fissarono l’imbracatura dietro la schiena e corsero subito a sistemarsi al loro posto. Carlotta, dirigeva tutti, come un generale, dava indicazioni a destra e a manca sulle posizioni di ognuno.
“Presto, presto! Sento già il rumore delle porte! Finite, voi, qui, che io vado avanti nelle altre sale a sistemare gli altri.”
E volò via, in un turbinio di campanelli.
Nella sala Duecento si ripeté la stessa scena di poco prima; grugniti e malumore. Si sbrigarono tutti, però, perché proprio alcuni giorni prima era arrivata una circolare in cui la Direzione della Grotta annunciava pesanti aumenti alle multe inflitte a che non osservava le regole.
Carlotta indicò a tutti il proprio posto e partì subito per completare il lavoro anche nelle altre Sale.
Intanto il primo gruppo di turisti faceva il suo ingresso nella prima sala, con la guida che spiegava i misteri e le bellezze della Grotta. Tutti affascinati seguivano i movimenti della lampada della guida, che indicava con noncuranza, i punti più belli e più suggestivi da vedere. Erano 15 anni che conduceva i gruppi, almeno otto volte al giorno, e conosceva la Grotta come le sue tasche.
“Questa grotta, scoperta per caso nel 1971…
… tutto quello che vedete risale a un milione e mezzo di anni fa. Certe concrezioni sono qui da allora e, da quando sono state scoperte, sono qui per farsi ammirare da tutti noi. Lì potete vedere la Madonnina degli Speleologi: pensate che è alta due metri e mezzo, ma sembra minuscola, perché si trova a 150 metri di altezza…”
Così dicendo puntò la luce della lampada, verso una nicchia nella parete nord – est e si girò a guardare. Non vide nulla, nella nicchia non c’era… niente.
“… la Madonnina… dov’è finita la Madonnina?” Cercando di mascherare lo stupore che l’aveva colta, fece finta di niente e spostò il raggio di luce più a destra e la trovò.
“… meno male! Avevo solo sbagliato la direzione, mi sono presa un colpo! Però mi sembrava quella, la nicchia…”.
Continuò a parlare e a spiegare e nessuno si accorse di niente: non del suo stupore e neanche di quello della Madonnina, che aveva realizzato in quell’attimo di non essere al suo posto.”Ma dove sono finita? Questa non è la mia nicchia. Quando becco Carlotta, la sistemo io!”
La guida, intanto proseguiva il suo affascinante racconto:
“Come potete vedere, qui alla vostra destra, dove sto illuminando, ci sono queste bellissime ed enormi stalagmiti chiamate “Giganti” …”
Girandosi, poi, verso il punto su cui aveva puntato la luce della lampada, la guida si accorse con sgomento che, anche questa volta, non stava illuminando nulla.
Mantenne però, il suo sangue freddo, grazie alla esperienza che aveva del suo lavoro e spostando il raggio di luce, trovò le enormi stalagmiti che aveva appena nominato. L’ammirazione dei turisti impedì al gruppo di accorgersi che qualcosa non andava. Ma la guida ne era ben consapevole:”Cosa sta succedendo oggi? Non c’è niente al suo posto; forse alla sera dovrei andare a letto prima…”


(Qui la seconda parte)

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12 pensieri su “La Fatina della Grotta

  1. Mi ricorda la gita alle Grotte di Frasassi!

    in mezzo a tanti racconti di realtà crudele e cruenta, un testo così fa bene all umore e all anima, e ti fa pure dimenticare la bufera di neve che c è fuori.

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