L’importanza dei nomi – Scrivendo 7

I nomi sono importanti. A volte ci studio molto, su un nome; altre volte mi vengono di getto, ma il nome dev’essere ‘appropriato’ al personaggio. E chi lo dice quando è appropriato? Chi scrive il testo, racconto o romanzo che sia, perché è l’unico che conosce i personaggi, che sa ciò che faranno.
Sto rivedendo un racconto scritto qualche mese fa e non del tutto completato. La moglie del protagonista si chiama Micol, come la Micol di Bassani, sì. Quando ho scritto il racconto, il nome si è presentato e mi sembrava adatto alla persona. Ora, siccome mi domandavo se fosse davvero così adatto o se non fosse meglio cambiarlo, ho provato a sostituirlo, cambiandolo in tutto il racconto. Niente da fare: per me la signora si deve chiamare Micol e non in altro modo. Ormai mi sono affezionata a lei con quel nome.

Altro nome: nel mio romanzone, in scrittura da un anno e quindi in tempi non sospetti, uno dei protagonisti si chiama Fabio De Santis. Ora, dopo gli ultimi avvenimenti, mi chiedo se non sia meglio cambiargli nome. È che io ormai lo conosco con quel nome e non so adattarmi ad altre soluzioni. Fabio, comunque, deve rimanere. Cambierò solo il cognome. E già sarà un dramma.

Tutto questo per dire dell’importanza dei nomi. A volte inizio un racconto e mi viene in mente, ad esempio, il nome Silvia. Mi domando: cosa fa questa donna nell’ambito del racconto? Come si comporta? Può essere una “Silvia”? O sarebbe meglio Monica?
Ma i nomi possono avere anche altre funzioni: ad esempio potrebbe servirmi un diminutivo e allora dovrò pensare ad un nome che si presti a questo. È chiaro che ognuno opererà le scelte anche in base alle proprie preferenze, a ciò che trova piacevole.
Un’altra cosa da tenere presente è il periodo in cui la storia è collocata. I nomi devono anche seguire le mode e le usanze del periodo di cui trattano. La classe sociale e il livello culturale. Insomma, bisogna tenere conto di tutto, compreso la regione di appartenenza.
Questo vale anche per i cognomi.

Infine, questa cosa di Fabio De Santis mi secca assai. Averlo conosciuto per un anno con un nome e poi cambiarlo mi irrita.
Ci penserò ancora.

… però, ripensandoci, se impiegherò ancora molti mesi per completare il mio romanzone, chissà quante volte dovrò cambiare nome ai miei protagonisti…  visto la quantità di persone indagate in questo paese…
Magari il nome lo deciderò all’ultima revisione.

 

 

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5 pensieri su “L’importanza dei nomi – Scrivendo 7

  1. Niente di più vero.
    Un racconto a cui sono molto, molto affezionata si apriva con un personaggio, professore di lettere: Domenico De Marchi. e non poteva chiamarsi in nessun altro modo. Il nome è in qualche modo ciò che sei.
    Quando stavo per nascere, mia madre era indecisa tra Sonia e Diana.
    Per come sono oggi, io non potrei chiamarmi Diana, sarebbe come mettermi un vestito in cui non mi sento io.

    Non me ne voglia il Poeta, ma quella cosa in cui “la rosa non avrebbe forse lo stesso profumo se non la chiamassimo rosa?”, secondo me vale fino ad un certo punto. Prova a guardarla e chiamarla Polenta! avrebbe lo stesso profumo (forse), ma sicuramente non lo stesso charme.
    E pure la questione spazio-tempo… Quanti bambini sono stati chiamati Kabir negli anni ’70! ma chi avrebbe mai pensato ad un nome così negli anni ’20?

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  2. Per me non lo sono sempre, anche se mi viene in mente un racconto recente in cui un nome era pensato per dare vita al soprannome “Dimitri”. Il nome di un secondo personaggio invece è nato per caso: Klodjan, trattandosi di un albanese ho dovuto fare una ricerca. A questo punto il soprannome “Chiodo” è venuto naturale 🙂

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  3. Per me Fabio di chiama D’Angeli. Sicuro.

    Non mi è chiaro perché devi cambiargli nome, mi sa che mi sono persa qualcosa (forse hai conosciuto qualcuno che si chiama così?) e certo che pure io, se all’epoca del racconto di Natale avessi saputo tante cose, la mia protagonista l’avrei chiamato Carola! 🙄

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  4. ciao, Monica. Sui nomi stai serena. Forse sono più importanti per chi scrive che per chi legge. L’importante è chi sono, cosa fanno, cosa dicono e cosa pensano. Poi se Pierre Bezuchov non fosse stato Pierre, ma Francois…

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  5. io dei nomi ascolto il suono. Vedo se concorda con quello che fanno e dicono. Poi, ho sperimentato un metodo per la prima fase di stesura: scrivo tutti nomi di musicisti e solo alla fine li cambio. Per il prossimo lavoro userò nomi di scrittori e poi di calciatori, veline, politici, santi e navigatori.

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