Il racconto breve – Scrivendo 6

Torniamo al racconto breve: abbiamo la nostra idea, che deve essere semplice, niente costruzioni e architetture strambe. Un racconto breve deve focalizzare l’attenzione su una scena, su un fotogramma singolo. Anche i personaggi non devono essere tanti: di solito due o uno. Con tre diventa già difficile mantenersi nella brevità. Intanto chiariamo: per ‘breve’ intendo un racconto entro i tremila caratteri.
La prima regola è sfrondare. Eliminare i rami inutili, quelli che compromettono la stabilità e la bellezza dell’albero. Armonia, essenzialità e diritti al punto.
Sfrondare non significa che nel racconto non deve esserci nulla. Non deve restare solo il tronco altrimenti si secca la storia, no?
Immaginiamo una scena: lui e lei seduti al tavolo di cucina. Cosa stanno facendo? Come descrivere lei, o lui, senza appesantire il tutto? È evidente che non possiamo mettere troppi particolari altrimenti sforiamo con i caratteri che ci siamo imposti, quindi dobbiamo focalizzare, ecco la seconda parola importante.
E ora un raccont-ino da esempio (1581 caratteri. niente di che: è un racconto scritto tempo fa, che forse oggi non scriverei, ma ci serve per mostrare i due seduti al tavolo di cucina)

Prefazione di pizzo

 “Mi avevi promesso una storia” disse lui.
“E’ vero”,  rispose lei togliendosi un ciuffo di capelli dagli occhi ” ma ancora non sono pronta. Ho bisogno di tempo, vorrei che fosse molto bella per affascinarti e farti sognare”.
Lui la guardò e rimescolò il caffè dentro la tazzina. Ne bevve un sorso e poi glielo passò con un sorriso.
La sera era un bel momento: tranquillità e tempo regalato.
Lei lo guardava da sopra l’orlo della tazza e lui si perse nel colore dorato dei suoi occhi.
La gatta scelse proprio quel momento per atterrare sui suoi jeans lisi e strappati che non offrirono nessuna protezione. Le unghie penetrarono nella carne e lui soffocò un’imprecazione: “Lucrezia! … acc… che male…”. Non imprecò perché la gatta era di lei e lui non voleva rischiare di compromettere la serata.
Lucrezia si girò a guardarlo con occhi verdi e ironici e poi si sistemò con calma per dormire sulle sue gambe.
Lei gli sorrise e lui decise di lasciar correre. Lei indossava una camicetta così stretta che il pizzo del reggiseno sembrava in rilievo e lui non poteva pensare ad altro che a quello che c’era sotto il pizzo.
Dalla camera arrivava la voce di Astrud Gilberto che sussurrava di una ragazza a Ipanema e le note circolavano libere e leggere per tutta la casa.
Lei sollevò il braccio per bere e il seno si tese sotto il morbido tessuto azzurro.
Lui pensò di far scendere Lucrezia e di alzarsi da quella sedia per avvicinarsi a lei e a quella promessa di pizzo.
“A cosa pensi?” chiese lei posando la tazzina sul tavolo.
“Alla storia che mi hai promesso. Credo che tu la stia già scrivendo”. 

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10 pensieri su “Il racconto breve – Scrivendo 6

    1. Grazie Cristina.
      Ti faccio una proposta: prendi un tuo racconto breve, o scrivine uno se vuoi e se hai tempo, e mandamelo. Ci facciamo un post e vediamo se qualcuno ha delle idee per ‘sfrondarlo’ (se fosse necessario farlo).
      Magari non lo è.

      Mi piace

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