L’ora felice

Il bar era vuoto e silenzioso: il sole delle sedici e trenta e le strade bollenti tenevano lontano eventuali avventori e il popolo della sera era ancora al lavoro.
Il barista mi ha accolto con un mezzo sorriso, evento molto insolito, e mi ha preparato un vodka sour ghiacciato e per una volta nel bicchiere giusto.
L’ho bevuto pensando alla mia inconsistenza e al mio desiderio di nulla. Era un periodo in cui ero niente e andavo alla deriva così, placidamente.
Stavamo parlando del tempo quando lei ha fatto il suo ingresso e noi ci siamo voltati e abbiamo ammirato le sue gambe e la sua aria indolente. Ho alzato il bicchiere e le ho fatto cenno di sedersi sullo sgabello di fianco al mio. Non era alta e l’ho aiutata: aveva braccia sottili e abbronzate con tintinnanti braccialetti argentati.
Il barista ha preparato da bere per tutti e tre e poi si è ritirato in fondo al banco per lasciarci soli.
Lei ha riconosciuto il mio nulla e io ho affondato la mia malinconia nei suoi occhi così simili ai miei.
Aveva capelli neri dai riflessi blu e all’orecchio sinistro un orecchino con una piuma gialla che le dava un’aria asimmetrica, quasi storta.
Parlammo del niente che ci stava affogando; lei aveva appena chiuso una storia con uno che le aveva lasciato un quaderno di poesie sdolcinate e l’affitto da pagare e io non avevo neanche quello da raccontare.
Da fuori nessun rumore e dentro solo il tintinnio del ghiaccio. La ciliegina la mangiò lei e poi mise una mano sulla mia e io sentii la sua pelle tiepida.
Il barman si affaccendava per preparare il clima giusto per i clienti che sarebbero arrivati di lì a poco, quelli che devono divertirsi a tutti i costi nell’ora felice che precede la sera.
Rimanemmo un po’ in silenzio, lei con la mano sulla mia e io ad ascoltare il suo calore.
Poi lei scese dallo sgabello e si avviò verso il fondo del locale. La seguii senza parlare. Il bagno delle donne, a quell’ora immacolato e lucido, era deserto. La porta si chiuse con un soffio e io la spingevo già verso le piastrelle bianche e azzurre cercandole la bocca. Il respiro, come il resto, si era fatto irrequieto mentre le sollevavo la gonna nera e frugavo sotto le sue mutandine.
Lei mi aprì i pantaloni e mi trovò già pronto, mentre continuavamo l’esplorazione della bocca: vodka e aroma di ciliegia. La sollevai tra le braccia: era piccola e leggera. La posai sul piano di marmo dei lavandini e le spostai le mutandine, penetrandola con forza, affondando dentro lei e la sua indolenza.
Poche spinte molto forti e un urlo soffocato. Lei si appoggiò a me placando i sussulti che la scuotevano e miscelandoli con i miei, come il barman con la vodka e il succo di limone. La feci scendere, ci sistemammo davanti al medesimo specchio, tutti e due in silenzio.
Uscimmo dal bagno mentre il sole illuminava la parete del corridoio e il locale si riempiva di risate e ghiaccio tritato.
L’ora felice era iniziata.

(22 agosto 2006)

* liberamente ispirato dal racconto “Happy hour” di Vinicio Capossela. Un racconto che mi è piaciuto molto e che mi ha suggerito questo mio scritto. Niente di importante: solo un giocare con le parole e le atmosfere.

*****

Ho già postato tempo fa questo racconto, ma lo riprendo oggi per collegarmi al post di ieri e alla discussione che abbiamo fatto. Ora non ho qui il libro di Vinicio Capossela (peraltro non un libro eccelso, di cui ho apprezzato solo il racconto che mi ha ispirato per la scrittura di L’ora felice) e quindi non so dire quanto io abbia ‘rubato’ all’autore. Di sicuro ho preso l’atmosfera del bar – che è quella che ha creato la mia suggestione – e il quaderno di poesie di lui, i conti non pagati e altre cose. Ma di sicuro io ho scritto il mio racconto a ‘libro chiuso’, elaborando il racconto di Vinicio con i miei pensieri. E ho messo il credit in fondo al testo. È naturale che ogni cosa che leggiamo ci spinga ad altre scritture e ci modifichi. Noi, quando scriviamo, siamo la somma di tutti i libri che abbiamo letto, buoni o brutti che fossero.
Ma elaborare suggestioni e parole, e anche atmosfere e idee, non è la stessa cosa di copiare pari pari i testi altrui.

21 pensieri su “L’ora felice

  1. Bello! che bel racconto. Mi stai facendo riavvicinare al racconto breve, che avevo un po’ dimenticato. Quello che mi risulta ancora indigesto è il racconto medio… sulla quindicina di pagine…
    Per quanto riguarda il discorso dell’ ispirazione credo che la stragrande maggioranza degli scrittori trovano ispirazione dalla lettura di altri scrittori. PEr quanto riguarda la copiatura come forme creativa vi rimando a queto post di Marco Dal Cin che mi sembra molto interessante a riguardo…
    http://www.marcodalcin.it/helene-hegemann-e-una-neonista-ma-non-sa-di-esserlo/

    ciao:-)!

    1. Anch’io non amo molto i racconti ‘medi’. Su quelli brevi ho lavorato molto in tanti anni di blog. Ciò non è sempre un bene, me ne sono accorta quando ho iniziato a lavorare al mio romanzo, ma sto cercando di aggiustare il tiro.

      Interessante il post di Marco (è il tuo fratellino?).
      grazie Alessandro.

  2. Certo, cara Morena, ispirarsi non è copiare, né in parte, né in tutto, tant’è che quando si dice che tutta l’arte è copiare chi ci ha preceduto in realtà si intende qualcosa di analogo a quella citazione che ci vuole nani sulle spalle di giganti: per poco o per tanto chi crea, crea, aggiunge, si eleva, seppur di poco, sulle spalle di qualcun altro.

    Il racconto è intrigante, così privo di dialogo, freddo, bianco e a sua volta, non so se a te o a Vinicio o solo a me, ricorda quel film di Greenway che credo si intitolasse Il cuoco, il ladro, la moglie e l’amante. Anche in quel film (ricordi?) c’era una scena di sesso in un bagno femminile bianco, sterile, pulitissimo.

    Il ricordo del film ha ispirato Vinicio che ha ispirato te? L’arte, piùche una copiatura, è un infinito gioco di specchi, no?

    1. Sai che non ricordo di avere visto questo film? È la seconda volta in poco tempo (o forse anche la terza) che qualcuno mi dice che un mio testo gli ricorda un film che puntualmente io non ho visto.
      Nel racconto di Vinicio non mi pare che i due facessero sesso. L’ho aggiunto io. Sai come quando si raccontano le storie al bar? che poi si fa a chi la rende più ricca e avvincente e si aggiungono sempre nuovi particolari. Ecco, così.

      1. perdono..
        è che ero perplessa.
        volevo lasciare un segno che dicesse che sono passata e ho letto (pensa te che cu.. ehm che fortuna) ma non avevo le idee molto chiare.
        riflettevo su quanto e quante idee sono già state usate, e personalmente quando me le ritrovo sul naso dico “cavoli, come ho fatto a non pensarci”… c è una blogger che leggevo spesso che ha delle intuizioni secondo me pazzesche. associa cose così semplici in modo così meraviglioso che ti sembra di aver sempre saputo che era così, ma averlo realizzato solo dopo aver letto le sue righe….
        pensavo che è dura riuscire a partorire qualcosa di completamente innovativo… però… pensavo pure che alla fine le note musicali sono sostanzialmente 7 (e poi sì tutti i diesi e bemolle del caso) però è l ordine in cui le metti che ti fa un Mozar o un Cotugno.
        uhm… insomma… sono in fase mumble mumble…

        però il racconto mi è piaciuto.
        ad essere sincera più il come è stato scritto che la storia in sè. troppo “fredda” per i miei barbari e del tutto discutibili gusti.

  3. ciao morena, quando ho letto il nome di vinicio mi è preso un colpo perché proprio ieri pensavo di scrivere qualcosa prendendo lo spunto da un brano musicale e anche se tu ti sei ispirata ad un suo racconto e non ad una canzone mi piace ugualmente pensare a questa bella coincidenza.

    Riguardo al “copiare” credo che sia praticamente impossibile produrre qualcosa di nuovo in assoluto, noi (anche i pittori lo fanno) rubiamo in continuazione ed è giusto così! Poi sta a noi utilizzare la refurtiva in modo ” onesto” e dopo averla attentamente setacciata produrre qualcosa il più possibile personale.
    stefano

  4. Davvero abile con le parole!
    Sono d’accordo. Un conto è usare i testi altrui per mettere in moto le nostre riflessioni, una cosa ben diversa è usare il copia-incolla!!
    In fondo ogni idea nuova , in realtà, nasce sempre da una matrice già esistente….
    Saluti.

  5. @Sonia: ero solo curiosa. mica ti devi scusare. ho scherzato.
    e mi fa piacere il confronto, anche quando ciò che scrivo non piace. non posto ciò che scrivo per sentirmi dire “brava. tutto bene” ma per scambiare idee.
    per me molti racconti sono una palestra e mi servono per esercitarmi e provare linguaggi e stili diversi. sono anche un gioco. il racconto breve offre un guizzo di vita, un quadro, ma è tutto l’insieme che bisognerà poi guardare.

    Ringrazio anche Stefano e Mr.Loto. Ogni contributo è interessante e offre nuovi motivi di discussione.

  6. Bel racconto Morena, essenziale, nel solco della migliore tradizione statunitense. E bel titolo. Per rendere il testo ancora più asciutto io eliminerei la seguente parte d’una frase:
    (…) pensando alla mia inconsistenza e al mio desiderio di nulla.
    E ritoccherei anche un’altra frase, eliminando queste prime parole:
    Lei ha riconosciuto il mio nulla (…).
    *
    Mi piace molto questo stile narrativo, perciò mi sono permesso di improvvisarmi editor…
    Bacioni (e arrivederci a presto, a Faenza!)
    Gaetano
    P. S.
    In questi giorni ho letto un racconto lungo (circa ottanta piccole pagine) di Andrea Vitali: “Pianoforte vendesi”. Bellissimo.

    1. Grazie Gaetano, hai fatto bene. Credo siano tagli utili. Forse non ho completato la ‘limatura’ in questo racconto. E poi è del 2006…
      In questi giorni sto rifinendo due racconti e ogni volta trovo delle frasi da limare.

      Ho visto ‘Pianoforte vendesi’ in libreria proprio due giorni fa. Ma non sono tentata. Di Vitali ho letto (non ricordo il titolo ma c’è una zitella) e l’ho trovato ‘leggerino’.
      Inoltre vedere scritto ‘romanzo’ su un librino di 80 pagine scritte a caratteri grandissimi (per carità, comodi da leggere, però mi sa tanto di dilatazione forzata per aumentare il numero delle pagine) mi irrita perché penso che un romanzo sia qualcosa di più.
      Ma non fate caso a me: sono capricciosa😉

      A Faenza, Gaetano. Un abbraccio.

      1. ciao Morena,
        sei proprio sveglia. Resta ancora un mistero come hai capito le nostre età. Haimè, forse gli anni non si vedono solo in faccia, ma anche tra le righe…
        Inizialmente non riuscivo a far funzionare i commenti, ma ora grazie all’intervento di Marco (il fratellino) adesso si riescono ad inseire🙂
        grazie mille e complimenti sinceri per l’eleganza del tuo blog. Non è così diffusa in Internet…

  7. cara Morena,
    dato che non vieni mai a trovarmi, forse non hai notato che ho sospeso il blog.
    Non so per quanto.
    da marzo poi andrò in pensione, e non credo che ci saranno ripensamenti, salvo qualche corso, se mi verrà chiesto.
    Arrivederci a lunedì…e ricordati TZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ!!!

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