Il racconto breve – Scrivendo 5

Come si scrive un racconto breve? O anche brevissimo. Scrivere sul blog aiuta la sintesi; la scrittura da blog è breve, concisa, immediata. Ciò non è un male: a volte si tende a diventare prolissi, se qualcuno non ci mette uno stop.
Credo, comunque, che ogni testo abbia il suo respiro, che ogni storia nasca per essere raccontata in un certo modo. Ma credo anche che di molti racconti sia possibile attuare una trasformazione fino a farli diventare un racconto lungo e di certi anche un romanzo. [Credere una cosa e smentirla subito dopo è prerogativa della scrittura, e anche mia]

Metto qui un mio racconto brevissimo. L’ho scritto partendo dalla prima frase. Sono stata favorita, però, dal fatto che i due personaggi li avevo creati tempo prima: infatti Margie e Vera sono già comparse in altre brevi storie.

Qual è “l’idea” di questo racconto? E come si scrive con brevità? Si riesce a dire qualcosa anche con poche parole?

Ps. con la stessa frase ho scritto anche un altro racconto, molto più lungo e completamente diverso.

*****
Ieri un uomo mi ha chiamata tesoro

” Ieri un uomo mi ha chiamata ‘tesoro’ ” disse Margie accendendosi la prima Camel della giornata.
” E tu? Cosa hai fatto? ” Vera fissava Margie negli occhi e attendeva la risposta.
“Nulla. L’ultima volta che un uomo mi ha chiamata tesoro è successo un casino. Mi aveva procurato un lavoro, sai quello al magazzino al mercato grande? Beh, era un buon lavoro comunque, ben pagato. Forse ha pensato che questo gli desse il diritto di infilarsi nel mio letto” Margie ora guardava fuori dalla piccola finestra e gli occhi scuri non promettevano nulla di buono.
Vera assentì con la testa: quando Margie era così non osava interromperla.
“Lo sai, Vera, gli uomini sono molto strani. Si affannano a cercare di comprare cose che noi daremmo loro in regalo. Buffo se ci pensi, no?”
Vera rimase zitta. Si guardava la gonna: in un punto il tessuto verde stava cedendo e presto si sarebbe rotto. … dovrei comprarmi dei vestiti. Questa gonna è uno schifo…
Poi alzò gli occhi e fissò il fumo che usciva dal naso di Margie.
“Andy non cerca mai di comprarmi. Mi prende quando è tanto ubriaco da non capire più chi sono. Dice che sono diventata così brutta che se fosse sobrio non mi guarderebbe nemmeno”
“Andy non merita neppure di allacciarti le scarpe. Dovresti scappare da quell’uomo. Dovremmo tutte scappare da ogni uomo”
“Ma senza un uomo una donna non è nessuno, non credi? Andy ora è così, ma quando ci siamo sposati era dolce e gentile. Magari lo sarà di nuovo un giorno”
“No, Vera. Lo sai benissimo. Andy non sarà mai come era. E’ solo un alcolizzato e uno stronzo. Sarebbe ora di chiamare le cose con il loro nome e mandare Andy al diavolo”
“Forse hai ragione, Margie. Forse dovrei davvero mandare al diavolo Andy”
Margie aspirò il fumo e guardò Vera negli occhi.
“Ma non lo farai, vero?”
Vera si guardò di nuovo la gonna.
Margie soffiò il fumo dal naso, buttò in terra il mozzicone e ci spinse sopra più volte il tacco della scarpa.

14 pensieri su “Il racconto breve – Scrivendo 5

  1. Morena, questo è proprio un racconto che potrebbe essere un frammento di un romanzo, non credi?
    Anche se in così poche battute hai descritto benissimo i personaggi e l’atmosfera
    Ciao Morena

  2. Breve che sia, mi ha fatto venire i brividi. Due donne, due vittime, una inaridita dalla vita, l’altra vinta, senza però volere alternative, disposta a vivere nel ricordo del passato, a raccontare al Padreterno solo quel piccolo scorcio di vita in cui lui era dolve e gentile.

    Brrrrrr!!

  3. “Ieri un uomo mi ha chiamato ‘amore’ “.
    Il mio cuore ha sussultato, di scatto mi sono voltata, i nostri sguardi si sono incrociati. Mi ha guardato come per scusarsi, come se la parola fosse scappata dalla sua anima più che dalle sue labbra. Temeva di essere andato troppo oltre. Di aver osato oltre il dovuto.
    L’ho baciato.
    (Capitolo secondo del tuo prossimo libro/racconto?) 😉
    A volte sevono davvero poche parole per raccontare una storia.

  4. Bella l’idea del racconto breve, io credo che sia più adatta al mio stile che quello lungo.

    Io contribuisco con questo:

    Non lo so cosa mi sia preso, so solo che mi sono alzata e mi sono inginocchiata, così, semplicemente, davanti a lui. La testa sul suo grembo, come una bambina. Gli ho detto “Continua”, e lui ha continuato. Mi ha raccontato una storia, quella della sua vita, e mi accarezzava i capelli mentre i suoi anni, quelli più duri, scorrevano nelle sue parole come i miei riccioli tra le sue dita. Intrecciati così, i suoi anni e i miei ricci. Quando ci siamo alzati, nessuno di noi era più lo stesso.

  5. Cara Morena, sì, forse oggi un romanzo può essere considerato un insieme di frammenti, di piccoli racconti, oggi che il fluire del tempo si è fatto più affannoso, breve, compulsivo. Non come ieri, ieri l’altro, quando i nostri nonni e bisnonni, forse perché non illuminati dalle storpiature dei concetti della fisica quantistica, pensavo a se stessi e al mondo come un continuum, tanto da far scrivere a Musil la pagina indementicata sulla farfalla e a Proust tutta la sua ricerca.
    Oggi un romanzo così, così frammentato avrebbe fortuna? certo. ne abbiamo già avuto mille esempi. continua a scrivere e regalaci un romanzo. sandro

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