Scrivendo – 4: Come si scrive un romanzo?

Nel post precedente della serie ‘scrivendo’ ho fatto un distinguo tra racconto e romanzo. Abbiamo già esplorato molte volte l’argomento “scrittura” e abbiamo seguito tutte le lezioni di Morgan Palmas su come scrivere un romanzo in 100 lezioni.
Ma è naturale porsi sempre nuove domande.
Prendo spunto da ciò che Marco Dugas ha scritto nei commenti per iniziare una nuova discussione.
Copio qui i commenti di Marco e le mie risposte:

ciao. Sto seguendo le 100 lezioni di morgan palmas e visto che tu sei la protagonista nei commenti, mi interessava sapere se tu sei riuscita a scriverlo quel romanzo. E soprattutto se sei riuscita a fare tutte le cartelle che diceva di scrivere.

ciao Marco, certo che ti rispondo. Farò anche un post per dire delle lezioni e del romanzo. Sto leggendo il libro di Morgan (anche se lo conosco molto bene avendo seguito fin dall’inizio le sue lezioni e avendole rilette anche prima che uscisse il libro) e ripercorro tutto ciò che ho fatto.
il mio romanzo non è ancora finito ma lo finirò di sicuro.
Ho scritto tutte le cartelle che Morgan ha indicato: alcuni giorni molte di più della cartella e mezza suggerita e altri giorni nessuna (ma nei giorni in cui non scrivo rileggo e correggo). Sono a 170 cartelle ma siccome non sono di 1800 caratteri, dirò che sono a 425.000 caratteri che non sono pochi. Quindi ho lavorato molto.
comunque, se non sai che cazzo scrivere, forse dovresti lasciare per un po’, o scrivere dei racconti.
l’ispirazione per un romanzo verrà poi.
che ne dici?

Io sono a 30.000 caratteri, 10 cartelle, ma non demordo a costo di scrivere un romanzo su marco dugas che voleva scrivere un romanzo e non sapeva che cazzo scrivere.
ho comunque 20 anni di roba scritta raccolta in 4 faldoni dai quali posso attingere.
Io tuttavia leggendo vari libri di scrittura creativa sono venuto a conoscenza del fatto che un romanzo breve va dai 15 agli 80 mila caratteri.
Quindi mi accontento anche di metter insieme nel migliore dei modi 15 000 parole. 25 cartelle.
I racconti non lo so. Ne dovrei scrivere una decina per fare un libro.
perché voglio scrivere un romanzo?
Perché voglio smettere di dipendere da un lavoro stupido e mortifero.
Spero di potermi confrontare ancora con te.
Non so se é solo una cosa mia, ma quando si scrive ci si sente spesso soli e demotivati. Il dialogo e il confronto sono edificanti.
io sono alla 60 lezione, ma questa griglia con gli 8 eventi e le 24 microtematiche mica ce le ho?
Tu dalla 4 lezione sei stata in grado di fare la griglia?
Per me significa che tu già di partenza sapevi per filo e per segno cosa volevi scrivere.
Ma molti che scrivono sono come me. Costruiscono un periodo alla volta.

Mi piacerebbe che qualcuno contribuisse alla discussione. Poi risponderò a Marco.

 

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20 pensieri su “Scrivendo – 4: Come si scrive un romanzo?

  1. io sono dell’idea che qualsiasi manuale (soprattutto quelli di scrittura) vadano letti e poi dimenticati. MI spiego: si possono trovare spunti, accorgimenti, informazioni utili, consigli, tranelli da evitare ma poi chi scrive deve svuotare la testa e iniziare da zero, oserei dire senza griglie. Altrimenti non si inventa nulla.

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    1. Pani, io sono d’accordo con te. Un manuale serve a farci riflettere (se è sulla scrittura. se è il manuale del forno a microonde bisogna invece seguirlo passo passo. io poi i manuali degli aggeggi elettrici o elettronici, e anche del telefono o simili, non li leggo. li trovo noiosi) e a suscitare curiosità, ma può anche darci delle ‘dritte’ su cose che ignoravamo.
      Ma certamente per scrivere un romanzo ci vuole ben altro che un manuale. e qui potrei fare un elenco di cose che servono e la prima non è molto fine da scrivere.

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  2. oh mamma.
    ho avuto un brivido al conto delle battute.
    nel mio pessimo ordine mentale non ho mai guardato a quello che ho scritto in termine di battute e o cartelle. mi rendo conto che per certe regole editoriali di pubblicazione, e di struttura si debba aggiungere o limare o stare all interno di determinati parametri. ma in fasa ancora di costruzione, io personalmente non ci baderei tanto.
    scrivere un romanzo a costo di scrivere che non ho un cazzo da scrivere mi lascia un po’ perplessa. ricordo un racconto su questa falsa riga nel blog di Remo, ti ricordi Morena, i racconti a quattro mani. immagino che fosse un modo per dire che è tenace, però detta così è una frase stonata.

    da ipotetica scrivana (che le scrittrici sono ben altre) mi sono resa conto che sì, è vero, si scrive un periodo per volta. si segue l ispirazione che ci viene pure per un gesto fatto dal salumiere, si parte da un idea e questa poi prende forma durante la stesura, ma non puoi lasciare briglia sciolta alla trama o non vai da nessuna parte.
    non significa avere chiara tutta la griglia prima ancora di aver deciso di scrivere, ma nemmeno andare dove ci porta il cuore ha senso, si finisce per fare un calderone di tante cose e perdere di vista il Cosa vogliamo dire davvero. perché qualcosa da dire si deve avere e per lo meno questo dovrebbe essere chiaro fin dall inizio.

    un ultima cosa e poi chiudo il pippolozzo e servo la crostata integrale di marmellata light (va bene così? 🙂 ), Marco, te lo dico con il cuore, io ti auguro di scrivere un bellissimo libro, pubblicarlo e di guadagnare una marea stratosferica di soldi così da lasciare il tuo lavoro che è chiaro non ti piace e ti mortifica.
    ma non concentrare tutto su quest idea, lo so, c è la crisi, ma prima di fare troppo affidamento su retribuzioni alla Dan Brown (che ripeto, ti auguro) valuterei l idea di cambiare lavoro.

    in bocca al lupo.

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    1. Ottimo pippolozzo, Sonia 😉 Hai scritto quello che avrei poi scritto io e quindi mi hai fatto risparmiare tempo e tastiera

      Credo anch’io, Marco che scrivere per lasciare un lavoro che non ci piace non sia un’ottima base di partenza.
      Si dovrebbe scrivere perché non si riesce a non farlo.
      E poi confondiamo sempre ‘scrivere’ con ‘pubblicare’.
      Sono due cose molto diverse.
      Per ora stiamo lavorando sullo scrivere.
      Su questo ci dobbiamo concentrare per farlo sempre al meglio. E non è facile.

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      1. meno male! temevo di essermi allargata troppo! ti mando il mio c.v., vuoi un assistente? intanto che ci pensi preparo pure un caffè, visto l ora ci sta! 😉

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      2. Penso che sia necessario trovare un motivo forte per scrivere, e forse, farlo per cambiare un lavoro che non ci soddisfa potrebbe esserlo. L’importante che poi questa spinta ricada su un lavoro sullo scrivere fatto con serietà, umilità e divertimento. Sapendo però che la possibilità che ciò accada, se non impossibile, è molto difficile.

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  3. Grazie sonia.
    comunque io vorrei guadagnarmi da vivere scrivendo. non diventare ricco. vorrei che scrivere fosse il mio lavoro.
    e per rispondere a morena:”scrivere perché non si riesce a non farlo”. E’ una sciocca idea romantica. Scrivere e riscrivere e rileggere e riscrivere é una faticaccia che può regallarti dei bei periodi ben torniti, un bel racconto, un bel romanzo, ma é un lavoro punto.
    scrivere non é per nessuno una necessità a meno che non sei arturo bandini o knut hamsum….

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    1. Bene. Se vuoi che scrivere sia il tuo lavoro no ti resta che farlo, cosa che anch’io cerco di fare.
      Strano che tu abbia abbinato Arturo Bandini a Knut Hamsum. Pensi che solo per questi due scrivere fosse una ‘necessità’?

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  4. Quoto Sonia: “scrivere un romanzo a costo di scrivere che non ho un cazzo da scrivere mi lascia un po’ perplessa”. Ed è il motivo per cui non ho mai scritto un romanzo.. mi sono limitata a racconti brevi o medio-lunghi,che già erano abbastanza impegnativi.

    Guadagnarsi da vivere scrivendo è un’utopia: bisogna azzeccare non solo il romanzo giusto, ma anche l’editore giusto e i giusti canali di distribuzione. Tutto molto complesso… Idem un’eventuale carriera da giornalista, che per il poco che ho potuto sperimentare porta paghe miserabili a fronte di una gavetta infinita. Personalmente ho però trovato una “via alternativa” che mi dà due soldini e mi soddisfa molto, ossia fare parte del network di Blogosfere. E visto che Morgan una pizza con il suo blog è riuscito a pagarsela, voglio studiare una via per fare altrettanto…

    Certo che però il mio terreno è ben distante da quello degli scrittori tout-court.. oppure no?

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  5. a dire il vero sono passata dalla perplessità alle coliche al fegato.
    “scrivere perché non si riesce a non farlo. E’ una sciocca idea romantica.” argh… una fitta!
    mi balena in testa un flash: vignetta di Mafalda, lei stesa a terra con un libro davanti espressione schifata e sopra la sua testa la nuvoletta: “se stai leggendo un libro pieno di personaggi ma privo di vera trama, probabilmente stai leggendo l elenco telefonico”.

    Scusami Marco, ma fatico a pensare che il sig. Hemingway dicesse “oh, mo pure sto libro è finito, porto la pagnotta a casa e così posso dedicarmi al mio hobby preferito: il sudoku”.
    O la sig.ra Austen dicesse “io scrivo romanzi (tutti con il pennino e il calamaio!!! mica con la tastiera di un pc copiaincollaesalva) perché così non ho l obbligo di sposarmi con uno a cui puzza l alito e devo rammendare i calzini”.
    Vogliamo citare un contemporaneo? “scrivere per nessuno è una necessità, è un lavoro punto”: sai, sarò anche una sciocca romantica, ma ho idea che per Roberto Saviano scrivere sia qualcosa di più di un idea di lavoro alla Brunetta, e che gli dia qualcosa di più che “bei periodi ben torniti, un bel racconto, un bel romanzo”, pure una valanga di rogne nel suo caso.

    Scrivere è Passione. Scrivere è sentire dentro di sè che hai un messaggio da dare e credere con tutto te stesso che quel messaggio vale la pena di essere ascoltato. Vivere dividendo casa con i personaggi che crei.. ecc ecc ecc…

    Però… devo dartene atto. ho letto un bel tomo scritto da una persona che scrive esclusivamente per lavoro.
    e in questo caso hai ragione. devo riconoscerlo.
    era il libro (letteralmente libro, ve lo garantisco) di istruzioni per il mio microonde.
    lì lo “scrittore” si è guadagnato subito la mia fiducia di lettrice di primo pelo dandomi immediatamente tutte le Garanzie. guadagnarsi la fiducia di chi legge è fondamentale.
    e poi mi ha guidato mano mano, come un bravo scrittore deve fare in tutti i passi, anche i più banali, all’interno dei mandri di questo mondo nuovo, attraverso cose che per me sono fantascienza all altezza di Asimov, fino al tanto atteso Happy End finale: “dopo 12 minuti sul piatto girevole con la funzione 5, sfornerete la vostra pizza croccante al punto giusto”.
    finale perfetto! secondo solo a quello del film Casablanca.

    Ecco. per me questa è l unica idea di scrivere con lo solo scopo dello stipendio a fine mese.

    Per tutto il resto ci vuole cuore.

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  6. Io vi leggo con curiosità. 🙂
    Ciò che posso dire dal canto mio è che riuscire a vivere scrivendo è davvero dura, non lo dico sulla base della mia esperienza, anche perché la scrittura non mi dà molti euro (quella pizza di cui parla Marta, in realtà, in quasi un anno di blog direi circa 15-20 pizze più o meno, una ricompensa morale; il libro non so ancora nulla, dovrò vedere fra circa un anno), ma sulla base di tantissimi incontri on line con scrittori, editori, agenti letterari, ecc.
    L’idea che mi sono fatto è che la scrittura, se la intendiamo in termini economici e di pubblicazione di narrativa o saggistica (ma quest’ultima ancora meno), può diventare un secondo lavoro che paga qualche bolletta, nulla più per il 99%.
    Gli argomenti che portano la scrittura a migliorarsi riguardano, secondo me, la passione appunto, il desiderio di mettersi lì al pc. Punto. Per dirlo a chi? A se stessi intanto. Poi viene il resto. Poi.

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    1. Grazie, Morgan, del tuo intervento.
      Io credo che pensare alla scrittura come a un modo per guadagnare sia utopia e credo che allontani da ciò che è la ‘vera’ scrittura.
      Non credo di avere un’idea romantica.
      Se l’avessi forse avrei abbandonato tutto da un po’ e sarei andata in cerca di gnomi, folletti e principi 😉
      Avrei abbandonato questa storia che sto scrivendo e che mi costa tanta fatica.
      Io scrivo perché non posso farne a meno.
      E basta.
      E finché non sono soddisfatta del risultato non mollo.
      Intanto lo faccio per me. Poi vedrò cosa farne.

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      1. oh! io e il prof finalmente d accordo! 🙂

        e Morena come sempre è (per me) illuminante… leggerti in questo ultimo periodo mi sta facendo rimettere insieme i pezzi di un puzzle confuso che ho in testa.

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