La memoria ha bisogno di un giorno particolare?

La memoria è ciò che ci rende le persone che siamo. Sapere da dove veniamo e quali eventi ci hanno formato ci aiuta a capire chi siamo e ci ricorda che in ogni momento  può accadere qualcosa che forse è già accaduto in passato. Ricordarlo potrebbe aiutarci ad evitare altri  errori e orrori.

Nel 2005, insieme ad un gruppo di blogger di splinder (allora c’era in giro un certo tipo di fermento che poi abbiamo un po’ perso per strada, ma forse è la naturale evoluzione delle cose) abbiamo realizzato una maratona della Memoria. Io ho scritto la mia in questo post dove trovate anche tutti i link dei post che parteciparono (forse qualche link non sarà più attivo? con alcuni di questi blogger ho ancora dei rapporti. è bello saperlo. in fondo sono passati cinque anni che per il web sono un secolo).

 

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8 pensieri su “La memoria ha bisogno di un giorno particolare?

  1. tra “profughi di splinder” mi vine da dirti

    sacrosanto ricordare, ricordare anche che i campi non eran destinati solo agli ebrei, agli “zingari”, mio nonno non era nessuna delle due cose e non gli bastò a salvarsi dal vivere il campo, far da cavia, tornare a cas con le ossa che bucavan la pelle
    ma magari, con meno sforzo di memoria, bisognerebbe guardarsi attorno: quando e dove abbiam smesso di deportare, epurare, massacrare? in bosnia? in africa? in asia? quando abbiam smesso di costruire campi di concentramento? quando abbiam inizato a chiamarli campi profughi?
    da me ho scritto
    credere che ieri non abiti più l’oggi è il peggior servizio che possiamo fare al domani

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  2. Concordo con senzacredercitroppo, totalmente. Come sapete, io ho avuto messa famiglia sterminata nei lager, ma il Giorno della Memoria non è mai stato troppo nelle mie corde, non saprei neanche dire perché.

    Forse perché chi c’è passato ha più bisogno di dimenticare che ricordare, e chi non c’è passato ha più bisogno di capire certi meccanismi, che purtroppo vedo inquietantemente sotto i nostri occhi, che non pensarlo come qualcosa relegato al passato.

    In troppe parti del mondo la discriminazione razziale è ancora viva e attiva e, purtroppo, l’Italia non ne è immune. Forse ne è cambiato il bersaglio (non più di tanto) ma i principi ispiratori sono esattamente gli stessi.

    Il Giorno della Memoria non basta a illudermi che gli stranieri, i bisognosi, i feriti dalla vita, qui da noi siano al sicuro.

    Forse non dobbiamo semplicemente ricordare ciò che successo, ma capire i meccanismi che hanno permesso che accadesse. Forse dobbiamo incominciare a difendere l’altro subito, in ogni occasione possibile.

    Dovremmo andare in giro come se avessimo stampata sulla fronte la scritta “l’altro è mio fratello”, e il messaggio deve arrivare al mondo forte e chiaro. Finché ci sarà qualcuno che potrà impostare la propria campagna elettorale sulla discriminazione per raccogliere consensi, ci sarà bisogno di qualcosa di più incisivo per le nostre coscienze che una giornata commemorativa che sembra rivolgersi solo al passato.

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  3. Letto il post a cui rimandi (purtroppo i commenti sono chiusi). La foto di mio nonno non è in una piazza, ma è sempre stata nella cameretta di mia nonna, troneggiante accanto a quella di suo suocero, il mio bisnonno, deportato con lui.

    Mio nonno non era partigiano, neanche il mio bisnonno, però erano ebrei. Pare che dopo la deportazione, appena arrivati al campo di sterminio, volessero separarli, ma mio nonno si rifiutò di lasciare l’anziano suocero, e per questo fu condotto a morte con lui.

    Loro non erano partigiani, l’altro nonno sì. Tutti loro erano a favore di ogni essere umano, tutti loro erano persone che difendevano “l’altro”. Gli uni hanno finito i loro giorni in una camera a gas, l’altro, sopravvissuto, ha dovuto provare sulla sua pelle l’ingratitudine di una repubblica che aveva contribuito a fondare.

    Mi raccontano di persone, assolutamente imboscate o addirittura favorevoli al regime, abbiano ottenuto riconoscimenti e privilegi grazie a false testimonianze; i veri eroi, chi ha lottato davvero, non ha chiesto niente per quello che era un dovere umano e sociale, lottare per gli altri, nonché un loro diritto, lottare per la libertà propria, dei propri famigliari e delle generazioni dopo di loro.

    Si è ricordato di essere stato partigiano solo in vecchiaia, quando, sfrattato, ha chiesto aiuto. Ha tirato fuori dal suo cassetto tutti i suoi poveri ricordi, accompagnati da una lettera scritta con grafìa incerta: ma di tutta la sua storia, nessun ritorno, nessun riscontro. Solo lui è il silenzio.

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  4. Grazie, Morena, per il link alla Maratona della Memoria. Sono turbata da quello che mi ha detto ieri uno studente, un ragazzo sensibile e intelligente che viene da una famiglia tutt’altro che becera o indifferente: “Ma prof, come è possibile? Come facevano a individuarli tutti? Chi diceva loro che gli ebrei erano ebrei? Io mi sarei mimetizzato!”. Dinanzi a questo eterno stupore, alla tentazione di negare, il senso della maratona permanente della memoria risulta evidente.

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  5. grazie a tutti dei commenti.
    Credo nella memoria e infatti ho suggerito che non sia dedicata solo a un giorno particolare. Ricordare ciò che è avvenuto potrebbe farci temere che le cose si ripetano. Intendo dire, cioè, che avere sempre ben presente l’orrore accaduto in passato potrebbe evitarci d cadere nelle stesse (o peggiori) cose.
    Soprattutto nel momento in cui siamo.

    @diemme: i commenti non dovrebbero essere chiusi, ma va bene commentare qui. là ormai non vado più.

    @anna maria: penso che per i ragazzi sembri tutto una ‘storia’. la storia come una fiction, talmente inconcepibile da risultare impossibile.
    quindi bisogna parlarne. come dico sempre: è il silenzio che uccide.
    la non conoscenza.

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  6. Buon Giorno Carissima Morena,

    nulla da aggiungere su quello che il tuo prezioso cuore ed il cuore di tanti cari amici hanno sinceramente espresso su questi tragici inaccettabili ricordi del passato. Ma poggiando il mio cuore su questo tuo illuminato spazio virtuale ma assai reale nei veri sentimenti, su questo tema che richiama la MEMORIA, scusandomi con la tua preziosa persona vorrei esprimere un mio pensiero.

    L’unica verità che bisogna sempre ricercare è già dentro ogni cuore umano che ha intrapreso quel sentiero del risveglio interiore. La fonte è quell’eterna ATAVICA MEMORIA PASSATA che ci si è costruita avendo varcato il sentiero della vita MOLTE VOLTE. per quella sempre detta/sperimentata verità della PREISISTENZA DELL’ANIMA e DEI NUMEROSI MONDI nei MULTI UNIVERSI OLOGRAFICI DEL CREATO.
    Non c’è limite agli infiniti piani di consapevolezza. Solo il divino intelletto di un libero ribelle guerriero cuore può varcare i celati confini invalicabili che ci siamo imposti prima di ridiscendere in questo piano delle prove, del confronto e della riscoperta e della rinascita del vero essere superiore. Solo riscoprendo la propria celata divina essenza interiore ci si ricorda delle innumerevoli discese e ascese in tantissimi ruoli di ingloriosa/gloriosa vissuta vita. E non al caso questo è possibile <anche attingendo attraverso l’introspezione a quella infantile memoria si riscopre il nostro piano di vita. GIOVANI EMOZIONI CONSERVATE NEL CUORE, MEDITATE MATURE RIFLESSIONI DA RIESUMARE DAL CUORE. Il segreto è nelle vibrazioni interiori che attraverso le percezioni si trasmutano nel sentire, perchè è come affermava Aristotele nulla è nell’intelletto che non sia prima nei sensi.
    L’essere immortale multidimensionale quando ritorna in questo piano del confronto per riscattare, per elevarsi oltre gli errori passati o per aiutare i propri simili, spesso cade nell’oblio e dimentica ogni cosa della sua infinita atavica memoria, ma nei primi anni della fanciullezza quando ancora le influenze e le induttanze non sono ancora state radicate ancora c’è traccia dei propri passati ricordi e delle finalità che ci si è imposti di perseguire in questa vita.
    Quindi è importante a volte scavare nei propri ricordi per trovare tutte le nostre sentite percepite risposte. IN QUESTA VITA E’ IMPORTANTE CAPIRE IL PROPRIO DESTINO PER SUPERARE OGNI OSTACLO CHE CI SIAMO IMPOSTI COME TRAMPOLINO DI LANCIO PER METE PIU’ ALTE. Lasciare vibrare il proprio prezioso cuore in quelle belle o cattive giovani emozioni passate sono la chiave di accesso ai mondi dell’anima e dello spirito immortale che aspetta da tanto tempo quel risveglio tanto atteso di vera consapevolezza dell’essere superiore.

    SIATE AMOREVOLI COME LE PECORE E ATTENTI COME I SERPENTI

    Questa Attenzione è anche necessaria rivolgerla anche e soprattutto DENTRO DI NOI. È la tecnica dell’agguato del Negual Don Juan riportata da Costaneda, Prendere consapevolezza dei meccanismi ripetitivi del corpo e dell’ego, per ri-svegliare la propria COSCIENZA INTERIORE. Gli stessi insegnamenti di Gudjieff e di Tanti Saggi Attenti Osservatori e Maestri di Saggezza di ogni tempo. Così come anche e soprattutto il Maestro Gesù ci diceva e dice ancora.

    Non c’è niente di diabolico che non sia generato dallo stesso sentiero di crescita degli uomini di questo o di altri mondi visibili o invisibili. Tutto è già presente nella natura animica/spirituale dell’essere umano, basta accostarsi all’amorevole cuore, con il divino intelletto osservare quelle forze egoiche che agiscono nell’interiore, che se capite e trascese possono essere trasformate in forze armoniose del creato.

    Solo conoscendo se stessi l’essere umano potrà amare il Prossimo e i suoi Fratelli, che è la stessa cosa perché esiste una CONNESSIONE NON LOCALE che tutti ci accomunai nei piani animico/spirituali.

    E’ per questo che l’essere umano deve pervenire prima o poi a quella conoscenza intuitiva animico/spirituale che lo pone nello stato dell’essere, per vincere le induttanze che agiscono sui guna inferiori, per dominare il suo DEMONE INTERIORE (Arimanne, la materia l’aspetto maschile) e predisporsi per accogliere sempre di più quella luce spirituale dell’ANGELO DELLA PRESENZA (Lucifero, il portatore di luce, l’aspetto femminile) affinché quel raggiunto equilibrio, quella coincidenza degli opposti; possa trasmutare ogni cosa in benefiche forze creatrici che furono donate / impiantate geneticamente (in un antichissimo passato) con L’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE. Solo in questa fusione ri-nasce l’IO Superiore, la celata paterna/materna figliolanza, la divina DEITA’. Come disse GESU’ “Solo quando due sarete uno le porte del padre celeste vi saranno riaperte” solo quando metteremo in atto con tanto amore questa verità si potrà tornare come un figliol prodigo alla casa del PADRE CELESTE.

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