Scrivere – di Anna Maria Curci

Schreiben

Wenn ich zum Stift greife,
dann sag’ ich „Halt!“
zum Wirbel der Zeit.

Schreibt man gegen den Tod,
schreibt man in Erwartung des Todes…
wer weiß? Vielleicht schreibe ich,
um den jähen Wasserfall der Bilder –
unerwarteter Geschenke –
festzuhalten

Anna Maria Curci
31. August 1994

Scrivere

Quando afferro la penna
Dico “Fermo!”
Al turbinío del tempo.

Si scrive contro la morte,
si scrive in attesa della morte…
chissà? Forse scrivo
per fermare
la cascata improvvisa delle immagini –
doni inattesi.

Anna Maria Curci
Versione italiana 15 gennaio 2010

*****
Questo testo – che Anna Maria Curci mi ha spedito dopo aver letto il post Scrivendo -2 -, pur nella sua brevità, dote non da sottovalutare (il saper dire con poche parole è un dono), dice molto sulla scrittura. Trovo  in questo testo anche molte conferme a ciò che ho scritto.
“Quando afferro la penna / Dico “Fermo!” / Al turbinío del tempo”, rappresenta molto bene ciò che accade nel momento in cui nasce dentro di noi l’esigenza di scrivere: è proprio il desiderio di fermare il tempo in quel momento in cui sentiamo un’emozione, abbiamo consapevolezza di un sentimento o di una nuova, o più piena, visione delle cose. Il momento in cui nella nostra mente o forse anche più giù, compare la “visione”, si intrecciano due parole, si mescolano due frasi; è quello il momento in cui prendiamo la penna e gridiamo “Fermo!”
Quindi, scrivere è l’atto di fermare il tempo.
E si scrive perché si desidera ” fermare la cascata improvvisa delle immagini – doni inattesi”.
Quando le emozioni sono tante e sono belle, sono regali, perciò si desidera anche dividere questi regali con gli altri.
Scrittura è anche con-divisione.

Grazie, Anna Maria. 

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4 pensieri su “Scrivere – di Anna Maria Curci

  1. Ho un quadernino giallo, con le vignette di “Cuore” (il “Settimanale di resistenza umana”, non il romanzo di De Amicis), sul quale è raro che torni a leggere quello che appuntavo nella ‘mia stanza tedesca’ nel 1994. Quello che ha scritto Morena ieri mi ha spinto a sfogliarlo ancora una volta. Non è la sola cosa per cui sono grata a Morena. Trovo straordinaria tuttavia la sua capacità di spingere a condividere anche (nel mio caso, ovviamente) versi ingenui e impacciati. Un grazie alla contagiosa Morena, un saluto caloroso a lei e a Cristina, “mio diapason”.

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  2. Fermare il tempo. E’ quello che sento io quando scrivo: fuori dal tempo, fuori dallo spazio. Quando alla fine alzo la testa, penso: cosa è successo? Dove sono stato? Per quanto tempo?
    Qualcuno dice che a tavola non si invecchia; a me sembra che non si invecchi scrivendo!

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