I buoni [altrui] propositi

Come ho detto tante volte, propositi ‘buoni’ non ne faccio: se una cosa me la devo segnare sull’agenda vuol dire che non ho voglia di farla e perciò è inutile che io la segni.
E poi io non faccio mai propositi: io agisco d’impulso, come una recita a soggetto, una rappresentazione a braccio (poi magari mi devo pentire di ciò che ho fatto, ma questo ora non c’entra. Inoltre mica mi pento spesso).
Allora, di che propositi vado cianciando, in questa ultima giornata di questo anno difficile?
Oggi vorrei proporre agli altri, che magari da soli non ci pensano, oppure non sanno cosa proporsi, qualche buon proposito per l’anno nuovo.
Ci sono tante cose possibili: inizierò con due cose che mi stanno molto a cuore e che, suppongo, stiano a cuore anche agli interessati; forse loro vogliono migliorarsi ma non sanno come fare.
Per prima cosa mi rivolgo ai giornalisti tv, quelli che ci parlano tutti i giorni dal video e che influenzano il nostro modo di pensare e di parlare. Non lo dico tanto per me, quanto per le nuove generazioni, per i bambini che ascoltano e poi si fanno delle idee sbagliate.
Per favore, giornalisti, non dite più: “È scomparso ieri…”. “Scomparso” è una parola che significa “era andato nella Foresta Amazzonica e poi non se ne sa più niente da un mese” (Morena Fanti, Orfana di mia figlia, 2007, pag. 95). Questo vuol dire “scomparso”. Quando una persona cessa di vivere, invece, si può solo dire: “E’ morta”. Prendetevi le vostre responsabilità e pronunciate la scomoda parola; abituate i bambini a capire di cosa state parlando, altrimenti penseranno che se il loro libro di storia scompare e poi si ritrova dietro il divano dov’era caduto, accadrà la stessa cosa al nonno “scomparso” ma che invece è morto. Usiamo le parole giuste e avremo un futuro migliore.
Secondo proposito: questo riguarda un po’ tutte le persone, in particolare quelle che usano la visione verticale e cioè non vedono oltre il loro ombelico. Di solito le incontri e loro sorridono (e fino a qui, andrebbe bene. Un sorriso invoglia a sorridere allargando il cerchio, finché andremo tutti in giro con le mascelle doloranti ma avremo un mondo migliore, pur sembrando tutti un po’ scemi). È che queste persone non solo sorridono, ma si sentono tanto felici da volere raccontare a tutti il motivo di questa loro felicità. Così, a domanda (ingenua!): Come stai?, aprono la bocca e ti rovesciano addosso tutti i loro motivi di gioia, ignorando che non c’è nulla di peggio della persona felice per intristire il prossimo, che già aveva i suoi guai e ha posto la domanda candidamente per pura cortesia. Quindi, non ammorbate gli altri con il racconto della vostra nuova (oh! quanto bella e grande e rifinita) casa nella zona residenziale, non raccontate che la gioia che illumina i vostri occhi è dovuta alla promozione al posto di dirigente o associato allo studio ( e che aumento di stipendio! se sapessi): magari chi è di fronte a voi sta litigando con il conto corrente e la lista della spesa.
Anch’io a volte vado in giro gongolando dentro di me perché ho appena sfornato una torta superba, lievitata ad arte e gonfia come un tacchino prima del giorno del Ringraziamento, ma non vado a dirlo ad ogni persona che incontro. Magari ho appena scritto una storia che penso sia sublime ma non lo racconto ad ogni angolo di strada.
Impariamo a tenere per noi la nostra felicità. Renderemo più felice il nostro prossimo.
Come vi sembrano questi buoni propositi? Pensate di farcela a realizzarli? Suvvia, se vi impegnate sono certa che qualche progresso lo potrete ottenere. Il mondo [io] ve ne sarà grato, e tutti avremo un 2010 migliore.

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6 pensieri su “I buoni [altrui] propositi

  1. Cara Morena…

    purtroppo, hai ragione. Dico purtroppo, perché poi non è assolutamente giusto che sia così. Chiaramente mi riferisco al secondo punto, sul primo non ci piove.

    “La gente è invidiosa al bene e soccorrevole al male”, diceva la mia nonna, quella saggia, sempre quella. Forse non è proprio invidia, è solo un confronto spontaneo e immediato con la propria vita, che ci fa sentire vittime di un’ingiustizia. Però credo che ci siano varie soluzioni a questo problema:

    1) Da parte di chi parla, soffocare l’esternazione della propria felicità, così, per scaramanzia prima ancora che per buon gusto (ma mamma mia, che triste soluzione!)

    2) Da parte di chi ascolta, amare il prossimo sinceramente, ma talmente sinceramente da essere felice della sua gioia, anche se non coincide con la nostra. Io, di fronte a tali esternazioni (ovviamente solo da parte di chi amo), mi sento allargare il cuore perché penso due cose. La prima è “Almeno lei ce l’ha fatta, almeno una di noi s’è salvata”, la seconda è “Se il bene esiste, magari prima o poi toccherà anche a me”.

    Certo, se la persona “felice” non è nelle mie grazie, è chiaro che le auguro di cadere nel primo tombino che incontra (tanto lo sai che non sono per niente buona, vero? 😆 ), ma questo a prescindere dalla mia personale felicità; posso pure stare al settimo cielo, lei deve schiattare: sic et simpliciter. 😆 😆 😆

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  2. C’è chi è fortunatissimo e si sente tapino e chi, al contrario, è davvero disgraziato eppure trova motivo di gioia in piccole cose.
    Felicità e infelicità sono spesso frutto di un punto di vista.
    Io auguro a tutti di trovare il punto di osservazione migliore per vedere sé stessi e la propria vita nella luce più propizia.
    Senza farlo pesare agli altri.
    Credo ci si possa riuscire.
    Di propositi non non ne faccio perché sono un invito a disattenderli. Vivo un po’ alla giornata, cercando di barcamenarmi dignitosamente.
    Nel frattempo mi piace pensare che il nuovo anno possa essere migliore di quello trascorso, per cui auguro a te e a tutti quelli che visitano il tuo blog un buon 2010.
    Auguri a tutti!

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  3. Propositi: ringraziare la mia nuova amica Morena, per la stima e l’affetto.
    Convincermi fermamente che il 2010 non può nemmeno permettersi di essere come o peggio di quest’anno
    Non aspettarmi niente, perchè è fatica sprecata
    Liberami dai falsi amici, dalle false promesse, dalle false convinzioni, e in genere dalla falsità.
    Scrivere quando ne sento il bisogno…o anche no, tanto non ne sentono il bisogno gli altri, e di solito non si scrive per noi stessi
    Leggere ad alta voce finchè ho fiato in gola e insegnare agli altri quest’arte meravigliosa.
    Non girare mai la testa da un’altra parte quando qualcuno ha bisogno…anche perchè se lo faccio dall’altra ce ne sono due….
    E se non riuscirò a mettere in pratica nemmeno uno dei miei propositi, o sono stupida, o sono morta.
    quindi…
    maggie…con amicizia..universale

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  4. uhm…come dice kit carson, l’inferno è lastricato di buone intenzioni, e forse anche di buoni propositi, direi io.
    Però sono dell’idea che bisogna puntare in alto per raggiungere una quota decente, e quindi avere cento propositi per riuscire a realizzarne almeno due.
    io ne ho tanti, li coccolo e li spremo, li strizzo e li strucco, li trascuro e li trastullo. A volte ne esce fuori qualcosa.
    buon 2010!

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