Il lavoro te lo troviamo noi

Giorgia attese che l’uomo in cappotto blu voltasse l’angolo della casa e si infilò nel portone prima che si richiudesse. Nell’atrio non c’era nessuno; Giorgia sorrise tra sé con soddisfazione. Giorgia Saprofiti fa le cose per bene. Lei sì, che sa lavorare.
Il cartellino sulla cassetta della posta indicava che Rita Gori abitava al terzo piano. Nella cassetta non c’era nulla, segno che Rita era già rientrata, dopo aver fatto la spesa come tutti i venerdì: era da qualche settimana che la seguiva e aveva notato che era molto abitudinaria.
Giorgia si infilò nell’ascensore e spinse il bottone con il numero tre. La porta si aprì con un rumore soffocato, come di tosse trattenuta, e lei avanzò nel pianerottolo guardandosi intorno. Nessuno, perfetto!
La porta di Rita Gori era a destra. Giorgia suonò il campanello e attese.
“Chi è?” si sentì quasi subito.
“Mi manda l’avvocato Spadoni. Ci sono delle cose da controllare nella sua relazione”. Si sentì il rumore dello spioncino che veniva aperto e Giorgia fissò la porta con occhi tranquilli.
La porta si aprì subito e Rita fece entrare la sua visitatrice. “Cosa c’è che non va nella mia relazione? E perché non mi ha chiamata l’avvocato?”
“Non lo so. Io sono solo la factotum dell’ufficio: eseguo e non faccio domande”, rispose Giorgia allungando la cartellina con i documenti alla donna. Rita Gori si sedette con l’ingombrante malloppo in grembo, inforcò gli occhiali, aprì la cartella e si apprestò a leggere.
Giorgia girò alle sue spalle, prese dallo schienale di una sedia la sciarpa, piegata in modo perfetto, e l’avvolse intorno al collo della donna stringendo con forza. Quando Rita smise di dibattersi e si accasciò sulla poltrona, Giorgia tolse la sciarpa, la ripiegò perfettamente come prima e la posò sulla sedia. Poi prese la cartellina con i fogli e uscì toccando la maniglia con la manica del cappotto. L’ascensore era ancora al piano e lei s’infilò dentro con un guizzo.
Uscì dal portone e buttò i fogli pieni di frasi senza senso nel cestino, sollevò il bavero per ripararsi dal freddo e si avviò verso la fermata del bus.
Sorrideva Giorgia Saprofiti mentre saliva sul bus. L’autista si sistemò la cravatta sperando in un proseguimento di serata. Giorgia non se ne accorse perché inseguiva i suoi pensieri. Presto potrò permettermi un’automobile: il posto che si è liberato dall’avvocato Spadoni mi frutterà un aumento e fra poco mi verrà riconfermato il contratto. Lei era l’ultima arrivata all’agenzia TrovaNoi- Il Lavoro Te Lo Troviamo Noi; era lì da due mesi con un contratto a termine, che ormai il lavoro fisso te lo devi scordare, lo aveva detto anche quel ministro, no? Però, se sei brava e ti mostri efficiente, magari ti assumono a tempo indeterminato. E Giorgia Saprofiti era brava: portava a termine ogni contratto che le affidavano, così si liberavano posti di lavoro e l’agenzia, che sapeva in anteprima dei posti liberi, non era mai senza lavoro. Un cerchio perfetto. D’altronde, in tempi di crisi, bisogna arrangiarsi per lavorare.

Morena Fanti

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Questo racconto partecipa all’iniziativa di Zop. In questo post trovate anche l’elenco degli altri racconti con i link.

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9 pensieri su “Il lavoro te lo troviamo noi

  1. Morena, avresti fatto la felicità di E.T.A. Hoffmann, perennemente affascinato, in bilico tra le fiabe di Gozzi e la vicenda di Cagliostro, dalla polarità (lo preferisco a doppiezza) dell’animo umano, che aveva incarnato, ovviamente, nei suoi personaggi italiani, o di origine italiana. Mi inchino al magistrale cinismo, parte di te che non può essere separata dall’ironia romantica. Benvenuta nella Hexenküche e grazie per la cattiveria, raffinata nella sua essenzialità!

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    1. Anna Maria, con un commento così mi viene voglia di scrivere ancora. Ma anche timore di non essere all’altezza dei tuoi commenti…
      Grazie. E che parallelo hai fatto. Sono onorata di essere nella Hexenküche (anche se ancora non so bene cosa sia ma sto cercando). Io credo che la cattiveria e anche il cinismo siano presenti nella vita e che perciò bisogni riportarli in letteratura. Non credo mai molto nel ‘tutto buono’.
      Ognuno di noi ha tante parti che escono nei vari momenti della vita. Dobbiamo imparare a convivere con noi stessi.
      Certo, nel racconto ho esasperato le cose. Ma certe volte bisogna essere sopra le righe. Fa bene.

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  2. Pingback: 1 « ioguido

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