Il topino Gervaso

di Morena Fanti

 

 

Nel mondo magico dei pensieri fatati le principesse hanno lunghe code di cavallo e spesso hanno anche il cavallo.
La principessa di cui ci occuperemo noi si chiamava Fiordaliso, perché non dimenticava di regalare a tutti un sorriso, e il cavallo supponente e altero che l’accompagna a spasso per il mondo si chiamava Piergianni. Un giorno la principessa decise di andare a spasso per la mitica città magica di Fandonìa, in sella a Piergianni, per conoscere meglio il suo regno e i suoi abitanti. Inoltre il prefetto Testadirapa aveva chiesto il privilegio di un colloquio privato con la principessa e li stava cercando per tutto il paese.
I due andavano liberi come il vento; Piergianni a volte si faceva prendere la mano, pardon le briglie, e galoppava così veloce che la povera principessa non riusciva a vedere il paesaggio e gli abitanti di Fandonìa. Poi all’improvviso il cavallo rallentava e allora Fiordaliso si fermava a parlare con tutti, sorridendo a Destra e a Manca, due signore che andavano a fare la spesa. I due andarono avanti così per un po’, visitando il paese in lungo e in largo, ma il paese era più largo che lungo e alla fine avanzò loro del tempo per fermarsi a fare due chiacchiere e quattro passi e forse sei… no, lasciamo stare, detta così sembra una tabellina.
Allora, la principessa era a passeggio per le vie di Fandonìa, quando incontrò il topino Gervaso, che anziché in un vaso, abitava sotto un’enorme foglia di platano, caduta a terra e finita contro un tronco, in modo da formare una tettoia, in cui lui aveva sistemato tutta la sua famiglia: la moglie Gasparina, che non era affatto mingherlina, e i 27 figli che avevano, tutti topini piccoli e gentili.
In quel momento Gervaso era molto agitato e correva intorno alla grande foglia di platano, che fungeva da casa per la sua famiglia. Fiordaliso si chinò per osservare meglio il buffo topo in gilet a quadri e pantaloni di fustagno e lo fermò con un dito e un sorriso:
“Cosa succede? Perché sei tanto agitato?”
“Oh, signorina! E’ il cielo che la manda! Ho bisogno di aiuto.”
“Signorina? Signorina? Questa è la principessa Fiordaliso, un po’ di rispetto!” intervenne Piergianni che, per essere un cavallo badava molto all’etichetta.
” Signorina o principeffa, non mi intereffa. Sempre bisogno d’aiuto, ho!” disse Gervaso che: uno, quando s’agitava aveva difficoltà a pronunciare la doppia esse, e due, era probabilmente di origini sicule, vista la tendenza a sistemare il verbo alla fine della frase.
“Non badare a Piergianni, dimmi che ti succede.” disse la principeffa, pardon principessa, che era invece molto pratica e non badava affatto all’etichetta, anche perché portava tutti i suoi capi in lavanderia e non si interessava del bucato.
“Ecco, principessa,” disse Gervaso che si stava calmando “due dei miei figli sono caduti dentro quel secchio che c’è lì, vicino a quel melograno, vede, quel secchio verde. Qualcuno aveva buttato un torsolo di pera in fondo al secchio e loro, che sono molto ghiotti di frutta e noi non la mangiamo spesso, sa con l’euro ha raggiunto dei prezzi… ma dei prezzi… non sembra anche a lei? Beh, comunque, dicevo, i bambini si sono calati nel secchio per mangiare il torsolo di pera, senza pensare che dopo non sarebbero più riusciti ad uscire. Infatti ora stanno piangendo disperati e io non so come fare. Mi aiuti lei, principessa. A lui non chiedo niente.” concluse Gervaso con un’occhiata malevola verso Piergianni, che sbuffò scuotendo la lunga coda.
“Sì, signorina, la prego! Ci aiuti!” intervenne anche Gasparina agitando un grosso mattarello di legno.
“Ma che fa? Minaccia la principessa?”
“Basta, Piergianni! Non vedi che la signora sta facendo la pasta? Quello è un mattarello per tirare la sfoglia. Sta facendo le tagliatelle, per caso? Ne vado pazza.” concluse Fiordaliso rivolta a Gasparina che, dopo la parola signora, non aveva più sentito niente e ora se ne stava immobile, reggendo il mattarello come fosse un ombrellino di pizzo.
“Mia moglie è un’ottima cuoca, sa? E sta proprio facendo le tagliatelle. Se ci vuole onorare della sua presenza, saremmo lieti di averla a pranzo con noi, principessa. Dopo che avremo tirato fuori i bambini dal secchio.”
“Certo. Andiamo a vedere cosa si può fare. Tu stai lì, che hai già fatto abbastanza danni.” Fiordaliso zittì Piergianni, che voleva obbiettare anche all’idea che la principessa Fiordaliso si mescolasse a misere questioni di topini e torsoli di pera.
Gervaso andò di corsa verso il secchio, urlando ai suoi figli di stare tranquilli che avevano trovato aiuto e presto sarebbero usciti da lì: “Gilberto! Giuseppina! Non piangete. Ora la principeffa vi aiuterà ad uscire… vero, principeffa?”
“Sì, Gervaso, stia tranquillo, ora ci penso io.” Fiordaliso si chinò a guardare nel secchio, dove quattro occhioni enormi la scrutarono fiduciosi, poi allungò il braccio per prendere i due topini e si accorse con disappunto che il secchio era troppo profondo e lei non arrivava a toccarne il fondo: “Oh! Perbacco, Gervaso! Il secchio è troppo fondo, non arrivo a prendere i bambini… come possiamo fare? … ah! ho un’idea… calerò la mia coda in fondo al secchio e Gilberto e Giuseppina potranno salirci e uscire.”
” Stupenda idea, principeffa! … ah! … non è possibile! Giuseppina soffre di vertigini: non salirà mai sulla coda, perché ha troppa paura… e Gilberto non lascerà mai sola la sua sorellina… oh! come faremo?… come faremo?…” e Gervaso iniziò a camminare furiosamente intorno al secchio, torcendosi le mani e fregandosi i lunghi baffi.
“Che succede, ora? Non dovevate prenderli fuori subito? … Forse vi serve l’aiuto di un cavallo furbo?” Piergianni avanzava scuotendo nell’aria la lunga coda nera e battendo gli zoccoli come se partecipasse ad una parata.
Fiordaliso si girò a guardarlo ed ebbe un lampo negli occhi principeschi, poi disse a Piergianni:
“Ho un’idea: calerò la coda e tu scenderai camminandoci come su una strada e farai salire i bambini e li porterai fuori dal secchio.”
“Bambini? … che bambini?…” disse Piergianni lanciando un’occhiata a Gervaso, che si era fermato e lo guardava con fiducia.
“I miei bambini, no? Su, Piergianni, non faccia sempre il saputello. Per lei saranno due topolini, ma per me sono e saranno sempre i miei bambini.”
“Su, Piergianni! Conto su di te.” Fiordaliso fece uno dei suoi irresistibili sorrisi e Piergianni iniziò a capitolare.
“… anche se dicessi di sì, come farei a salire sulla tua coda? Sono più grande del secchio, non posso entrarci.”
“Beh… siamo o non siamo in Fandonìa, la mitica città magica? Almeno così ha scritto chi ha iniziato la storia… ora vedremo se è vero.”
Fiordaliso fece un gesto sulla testa di Piergianni, come per spruzzare qualche polvere magica, disse una frase in una lingua che nessuno di loro conosceva, e Piergianni diventò piccolo come un cavallino giocattolo. Poi lo fece salire sulla coda e lo calò in fondo al secchio, dove lui pregò Gilberto e Giuseppina di salirgli in groppa.
“Su, ragazzi! Sbrigatevi ad uscire, così terminiamo questa storia, anche perché ci stanno facendo delle pressioni, e poi ce ne andremo tutti a mangiare quelle tagliatelle che ci hanno promesso.”
“A lei non ho promeffo niente!” si sentì da fuori, mentre Fiordaliso cercava di placare il povero Gervaso che era fuori di sé dalla preoccupazione: “Su, signor Gervaso! Vedrà che Piergianni porterà fuori i bambini. E’ bravo, sa? Fa tanto il burbero, ma è un pezzo di pane… su, Piergianni, sbrigati, mi fa male la testa e mi stai tirando i capelli!”
Finalmente Piergianni, che era davvero un pezzo di pane, tanto ormai ne abbiamo già dette di tutti i colori, era riuscito a convincere i topolini a salirgli in groppa, Giuseppina davanti e Gilberto dietro, che la teneva stretta, e iniziarono così la salita, mentre da fuori tutta la famiglia li incitava.
Mentre salivano Fiordaliso tirò la coda e in un attimo furono tutti fuori e si abbracciarono fra lacrime e risate. Gervaso impazzito di gioia, abbracciava Piergianni che cercava di sottrarsi alla sua riconoscenza:
“Non è niente, su! Ne ho già fatte tante di queste imprese. Per me sono cose banali… su, non si agiti. Piuttosto, principessa, cosa ne direbbe di farmi ritornare della mia misura solita? Così possiamo concludere tutta questa pazza storia e andarcene per la nostra strada… eh, che ne dice, principessa?”
“Piergianni, sei stato bravissimo! Un vero fenomeno. E così sei anche molto carino. Perché non rimani così? ”
In quel momento Gasparina urlò:
“In tavola! Sbrigatevi, che le tagliatelle sono pronte! Su, bambini, a lavarvi le mani!”
Tutti si accorsero improvvisamente di essere molto affamati e corsero verso la bella tavolata.
Gasparina fece segno a Piergianni di accomodarsi a capotavola: “Prego, signor Piergianni. Lei e la principessa siete nostri ospiti. Non vi ringrazieremo mai abbastanza.”
Il cavallo si sedette con molto sussiego e ringraziò con un cenno del capo, scuotendo la bella coda.
Fiordaliso fece per accomodarsi all’altro capotavola, ma non poteva sedersi su quelle piccole seggiole e, comunque, il piatto di tagliatelle non era a misura di principessa. Si guardò intorno perplessa, guardò Piergianni, poi… un pizzico di polvere magica e parole incomprensibili, e anche Fiordaliso si poté sedere di fianco a Gervaso.
Finalmente tutti iniziarono a mangiare e vi assicuro che non c’era tavolata più allegra di quella. E anche più buffa: un cavallo e una principessa a tavola con 29 topini, non si era mai visto.
Si sarebbe meravigliato anche il prefetto Testadirapa, che passava di lì in quel momento, con la testa così leggera da sembrargli vuota.
Dico si sarebbe meravigliato, se li avesse visti, ma non li poteva vedere perché erano tutti sotto una foglia di platano, per quanto enorme, e così Testadirapa passò di lì e non li vide.
A quanto mi risulta, so che li sta ancora cercando e credo che Piergianni e la principessa Fiordaliso siano rimasti ad abitare insieme alla famiglia di Gervaso perché, in fin dei conti, a chi non piacerebbe abitare in una favola?

*****

La favola, come ho scritto nel post di ieri, è stata scritta per un ‘gioco’ tra blogger ed è stata pubblicata in forma anonima. Poi è sempre rimasta a dormire sul mio pc e pochi mesi fa l’ho ripresa e sistemata cambiando l’incipit che non era mio. Mi dispiaceva lasciare Gervaso e Piergianni a dormire nei miei file. L’ho mandata a due editori ma deduco dal loro silenzio (Gli editori parlano poco, questa è una cosa che ho imparato subito. Parlano poco, scrivono ancora meno e non telefonano mai. A meno che tu non sia Moccia o Ammaniti, oppure Dan Brown. Anche Faletti riceverà telefonate. Ecco, ma sono eccezioni. Di solito gli editori non telefonano).

Ho divagato. Comunque, siccome non scrivo per me e non mi piace tenere i racconti nel cassetto, ecco qui il mio topino Gervaso ;), che nei giorni scorsi è stato pubblicato da Alessandro Ramberti su Narrabilando e poi ripreso anche da BluArte.

Dimenticavo:  le immagini sono un regalo di Pani che ringrazio

9 pensieri su “Il topino Gervaso

  1. Mi viene voglia di leggerla a voce alta. Irresistibile. Penso alle risa dei bambini quando leggerò loro questa fiaba, perché, questo è sicuro, gliela leggerò. I bambini osservano, ascoltano, riflettono, fanno domande, sorridono, ringraziano, sanno ancora stupirsi. Verbi un po’ lontani da certi editori.
    Grazie, Morena, grazie davvero per non aver tenuto questa fiaba nel cassetto.

  2. E meno male che l’hai tirata fuori dal cassetto, per farci sorridere un po’. Certo, a chi non piacerebbe vivere in una favola?

    A me ogni tanto è capitato, ma purtroppo non è mai stata trovata una foglia di platano abbastanza ampia da coprirmi del tutto, e così qualche Testadirapa m’ha sempre sgamato, mettendo fine alle mie belle favole, ma tanto…

    quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla (Lao Tze)

    Auguri Morena, e un grazie anche a Pan per le deliziose immagini fornite.

    1. è vero, Diemme: ogni tanto tutti noi pensiamo di andare a vivere in una favola. Sembra un luogo così bello, un luogo in cui tutto è ancora possibile.
      Poi viene sempre qualcuno a stanarci…

      Auguri anche a te

  3. io mi sono divertito un sacco a leggerla. E poi anche a cercare le immagini. E mi sono fatto una cultura sui topi…
    Certo, cercare qualche immagine adatta alla principessa Fiordaliso, forse sarebbe stato altrettanto divertente.

  4. ciao Morena, davvero molto carina… anch’io sai ne ho una da qualche parte che avevo iniziato per un’iniziativa tua e di Cristina Bove, ma non l’ho mai finita… chissà, magari dopo aver letto la tua, che non mi venga voglia di….

    ciao Morena
    ste

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