Attraversamenti verticali

Cristina Bove non si stanca di esplorare e anche in questo suo nuovo lavoro, Attraversamenti verticali (edizioni il Foglio, 2009), si conferma voce profonda e attenta alla vita e al mondo.
La sua poetica osserva la società e non si ferma davanti al solo aspetto intimo dei sentimenti.
Bove sa indignarsi e lo scandisce con voce ferma e parole precise, senza tentennamenti, dimostrando di essere sempre “dentro al mondo” e mai voce solitaria che non alza lo sguardo da sé.

DI SATELLITI E CIRCHI
Abbiamo ormai soltanto i nomi sulle targhe
a posteriori come macchine e puntatori alti
di satelliti in orbita
i passi ce li contano
e controllano quanto si può spremere
pro càpite

Capìte? No, non capiamo, siamo
attorcigliati a fili di bisogni inutili
ossimoricamente
ci spendiamo nei supermarket della stupidità
nei balli d’anca e tette e culi
in ordine di grado e di spettanza, il palmares
dell’unto del governo
povera Italia ormai una sputacchiera
se una gonna si merita lo scranno
solo perché veloce ad esser tolta…

Un capo troll che ride a mille denti
una baruffa di capelli finti
e gesti da gigione incontrollato
segni dei tempi? No, segni di malaffare
a firma di una cupola.
Venghino lor signori è questo il circo
vedete il domatore: travestito da smilzo
vi ruba il tempo e il sonno
voi siete le scimmiette ammaestrate,
ecco il prestigiatore
i conigli schiacciati nel cilindro
le colombe sul fondo di una gabbia
il tergisangue sopra il parabrezza
sulla pista ballate e vi inchinate
offrite terga
e lui senza nemmeno vaselina
sghignazza e vi accontenta…

 

Cristina Bove è ormai alla sua terza raccolta poetica (le precedenti sono Fiori e fulmini, il Foglio, 2007 e Il respiro della luna, il Foglio, 2008) e leggendo i suoi testi non può sfuggire la vastità dei temi trattati e la proprietà di linguaggio con cui li affronta. Eppure, come ogni autore vero, Bove si pone delle domande, e sono domande sulla precisione e la verità del suo stesso poetare : “Allora anch’io mi chiedo se è così / che si fa poesia / se basta avere l’aria nella testa / un pulviscolo in petto / o una notte di lucciole in cantina”.
Dopo tanta scrittura, tanta esposizione di sè, Cristina Bove si interroga anche sul senso di ciò che sta facendo e sull’importanza che può avere la parola scritta mentre intorno a noi la gente soffre e muore. 

 

RESTO
Ma di che scrivo ancora? Stupida me che non avverto
il grido, non vedo il luccicare delle lame
e bevo le fandonie di uno schermo, mentre la morte affonda
le sue dita. Gente che prega e muore del suo dio,
gente che avanza e sparge di sue ceneri territori lontani
grassi padroni adunchi nelle fabbriche
dove si ruba l’anima ai bambini
E pure di ogni dio che si compiace d’incensi e tabernacoli,
di minareti e cupole si dovrebbe sentire almeno il fiato
per chi distrugge ciò che lui ha creato. Ma nessuno protesta
ai loro altari pornografia e reliquie
ai loro templi sarcofaghi di mummie ancora vive. […]

 

Eppure, è nei gesti semplici, nella natura intima delle cose quotidiane, che Bove trova la forza e la spinta emotiva per fare, per creare, anche pregando inginocchiata nella sua stessa vita.

 

E FORSE PREGO
Mi inginocchio tra le quattro pareti di una vita
fatta a cassetti, panni sull’asse
ancora da stirare
frange di suoni appena udibili e il rosa
di un bocciolo alla finestra
e prego
mostrando al cielo quel che so di me
quel che non so

Mi snocciolo in riquadri, nemmeno fossi un
cruciverba di quelli senza schema
definizioni scritte in altra lingua, se
questa è una preghiera, mica potrò risolverla,
non tanto facilmente […]

 

Il Poeta deve sapere cogliere la bellezza dei barlumi fugaci, delle luci che arrivano veloci come lampi nel temporale. Il Poeta deve mostrarci l’invisibile e educare i nostri occhi; non deve mostrare l’eccezionalità, l’evento raro, bensì deve saper cogliere il momento del nulla quotidiano, quello che riempie la vita anche quando non ce ne accorgiamo. Cristina Bove nota e [an]nota, tra panni stesi e sinfonie; anche tra il basilico si può scorgere petali di rosa. E chi legge guarda con i suoi occhi e si emoziona.

 

Minime (?) COSE
Una tazza da tè nel lavandino
sul pensile barattoli
allineati
la sinfonia dal nuovo mondo, Dvorák
risuona gocciolando nell’immenso

madreperlacea lunula il mio dito
scrosta minuti da una vecchia pendola

la fila di coperchi
le casseruole vuote
i panni stesi
sul davanzale il vaso di basilico
il sole nell’ampolla dell’aceto.

ondeggiano del glicine
tralci leggeri al vento, tra le foglie
sospesa una figura mi sorride…
Un paio di rose
scolorano di petali il giardino.

 

*****
Cristina Bove è nata a Napoli il 16 settembre 1942 e dal ’63 vive nei pressi di Roma. Ha sempre dipinto, scolpito, letto molto e qualche volta scritto. Presente in diversi siti Internet con le sue poesie, ha pubblicato nel 2007 la silloge Fiori e fulmini (Edizioni Il Foglio) e nel 2008 Il respiro della luna (Edizioni Il Foglio).

11 pensieri su “Attraversamenti verticali

  1. Avrei da scrivere per ore:)

    Intanto saluto voi due, belle donne piene di tante cose.

    Grazie a Morena per aver scritto di Cristina.

    Aggiungo che nella Poetica di Cristina c’è uno sguardo tutto particolare al mondo femminile. Così preciso a volte e così universale da lasciare sbalorditi. Lo sguardo è della madre, della femmina, della figlia, della sorella e di colei che può stupire ogni volta, perchè è la parte di noi ancora in divenire.
    Lei sonda il divenire, lo accompagna, lo segue a volte lo anticipa. A volte già dice cosa potrà essere, e ritorna, a noi, per portarne l’esperienza.
    Come se venisse da molto, molto lontano.
    Io credo che lei arrivi da molto lontano, e vada molto lontano, ma mai così distante dal suo cuore e dal suo cervello. Sempre presenti, sempre messi in gioco, a volte quasi in sfida, tanto, l’amore per la vita permane da autentico suggello.
    Bellissimo post.
    Grazie:)*a entrambe.
    S.
    .

  2. Morena, sono talmente commossa che davvero non trovo le parole per ringraziarti.
    Quando lessi il tuo libro pensai: ecco una donna di cui vorrei essere amica.
    E averti “incontrata” è stato uno dei regali magnifici e sorprendenti della mia vita.
    Reputo un grande onore essere apprezzata da te.
    Ti dico Grazie, con un abbraccio.

    Silvia
    anche a te dico grazie con tutto l’affetto che riesco a comunicarti.
    Essere capita così a fondo è una cosa meravigliosa. Sapere che le parole che sono nate da emozioni intense, talvolta sofferte, arrivano così profondamente a coinvolgere anime, mi gratifica immensamente, mi fa sentire in sintonia con la parte luminosa dell’universo.
    Vi considero sorelle di luce.

  3. Morena e Cristina “Schwesterseelen” (anime sorelle). La recensione di Morena indica percorsi illuminati nel giardino della poesia di Cristina. I colori, i profumi, le note, ma anche gli accenti vibrati dell’indignazione giungono a noi in una lettura ‘privilegiata’, la lettura di una ‘sorella nella luce’, appunto.
    Il commento di Silvia aggiunge due elementi di non secondaria importanza: la sapiente ‘familiarità’ femminile, che abbraccia, rivestendoli, più ruoli e la parola che, come scrive Silvia, “sonda il divenire”.
    Un saluto grato a tutte,
    Anna Maria

  4. È vero: la poesia di Cristina parte dalla sua femminilità e dal suo allargamento d’amore materno per toccare l’universalità della presa di coscienza umana: il buio normale nel quale ci aggiriamo tutti, la fraternità che ne consegue o dovrebbe conseguire, la caduta degli orpelli di qualunque genere come delle considerazioni puramente decorative per toccare l’osso della poesia. Sono tre bei libri, nei quali noto un crescendo di quell’acuta ispirazione che la contraddistingue.

  5. La poesia di Cristina è allegoria della vita in versi, è la sua anima che parla in un lessico elegante, incisivo che stupisce. Le liriche di Cristina entrano nel cuore e anche rileggendole più volte hanno un fascino che si rinnova, per questo le amo.
    Faccio tanti complimenti a Morena per la bellissima recensione e per la scelta delle poesie.
    Un abbraccio ad entrambe.

  6. Ad Anna Maria, va tutta la mia stima e il mio affetto, mi ha donato la traduzione di due mie poesie in quella lingua stupenda che è il tedesco, facendomi stupire della musicalità della stessa, in più recitandole con toni armoniosi.
    Grazie quindi a quest’altra donna luminosa.

    Mimma, per te è un dialogo continuo con la poesia, non si può mai dire quando si viaggia, sospinte da chissà quale magnetismo, attratte di volta in volta a vicenda.
    grazie, mia cara, di tutta la tua attenzione ed affetto.

    annamaria
    lo stesso devo dire per te, un aspetto di delicatezza che risalta, in tutto quello che scrivi che sia la tua prosa o i tuoi commenti.
    grazie tantissime.

    Silvia
    tutte sorelle di luce,allora, eh?…

  7. La poesia di Cristina è tutto quello che hanno espresso prima di me così bene le altre Signore intervenute.
    Vorrei aggiungere una mia personale percezione della poetica di Cristina Bove, trovo che spesso lei muove il suo dire in diverse dimensioni e tratta di argomentazioni che sono la vera essenza dell’essere, quella parte di noi che è eterna, parte di noi libera, proiettata in quell’arco di vita oltre la materia . Leggendo alcune di queste poesie antiche certezze e la mia fede d’essere parte unica di un tutto trovano rispondenza nei suoi versi
    Lei mi fa ritrovare il filo conduttore per l’universo, seguirla è un continuo divenire.
    Un grazie a Morena Fanti per l’omaggio al Poeta e alla sua poesia.

    frantzisca

  8. Giulia, grazie di tutto.

    Anche a te Franrzisca. Sono felice che il nostro pensiero abbia tanto in comune, e che si abbia la stessa concezione dell’universo.
    grazie.

    Buonanotte a tutte e un abbraccio speciale a Morena.

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