Il punto e la virgola, la donna e l’uomo

punto e virgolaDa anni dimenticato tra le pagine di vecchi libri, il punto e virgola sembra ormai del tutto scomparso. Se ne trova uno ogni tanto, tra i paragrafi di certi racconti e di qualche romanzo. Quel segno di punteggiatura che vale come una sosta prolungata, circa una virgola e mezza, ma che è più breve della sosta “vera”, il punto tout court, è il grande assente dei testi letterari moderni.
La scrittura si è fatta più agile, a pronta presa come il cemento, e si regge sui pilastri delle frasi brevi. Le subordinate non sono più di moda. Ora si ha fretta anche nella lettura e gli scrittori si adeguano, abolendo alcune cose ritenute sorpassate, tra cui il punto e virgola.
Ma in alcuni testi il punto e virgola si trova ancora. Una breve ma accurata indagine ci fa scoprire che ad usarlo sono gli scrittori uomini, e a volte anche in quantità abbondanti.
La curiosità ci spinge ad indagare: come mai questa diversità tra scrittura maschile e scrittura femminile?
Forse gli uomini scrivono come parlano. L’uomo – non il genere umano, ma l’esponente di sesso maschile – è spesso insicuro e vuole precisare, aggiungere dettagli. L’uomo vorrebbe portare a cena la donna ma non ha molti soldi. Non sa come dirglielo senza farle pesare la cosa e senza dimostrare la sua scarsità di pecunia, e sceglie questa strada: “Ti porto a cena fuori; ma non ho voglia di vestirmi elegante; cerchiamo un ristorante alla mano, magari una pizzeria”.
Sentite com’è artificioso?
La donna, invece, sa quello che vuole, e risponde: “Preferisco un posto elegante. Voglio indossare il vestito nuovo”. Pausa. E riprende, senza punteggiatura aggiunta: “Fa lo stesso se non hai voglia di cambiarti. Ti faranno entrare anche con i jeans”. Semplice ed efficace.
L’uomo è prolisso e la donna è sintetica. Ecco, questa è una prima differenza. E forse è una prima causa della presenza del punto e virgola nei testi scritti da uomini.
Ma c’è anche un altro aspetto da considerare, ed è il diverso comportamento che donne e uomini hanno anche nella vita. L’uomo torna a casa e dice: “So che non ci amiamo più; ma cerchiamo di andare avanti lo stesso; altrimenti non sapremmo come fare con il mutuo”. La donna invece, direbbe: “È meglio che ci separiamo. Del mutuo non m’interessa. Lo pagherai tu”. Chiaro. Netto. Zac, zac. E i giochi sono fatti.
È che la donna è più semplice nei suoi ragionamenti. L’uomo invece è contorto. Ha bisogno di “subordinare” le sue decisioni e i suoi pensieri. La donna no: lei decide e procede. Con il punto.
Poi si accorge di avere sbagliato, perché il mutuo lo deve pagare lo stesso – la banca non vuole sapere di punteggiatura – e lei non sa come fare, ma ormai il danno è fatto. A questo punto [interessante uso dei termini. Tutto torna, no?], la donna intuisce l’importanza di quel segno di punteggiatura che pensava inutile e anche ridondante. Ormai è tardi, ma si ripromette di tenerne conto in futuro, perché ha capito che sul punto e virgola si regge l’economia di molte famiglie. 

 

Morena Fanti

 

 

Ho letto quanto sostiene chi mi ha preceduto senza aggraziarmi i tentativi maldestri di risposta della mia psiche; li ho affrontati uno a uno sezionandoli con meticolosità; qui s’è passati da elucubrare sul senso del punto e virgola a offendere le capacità dei maschietti, cribbio; quindi, a onore del vero, noi uomini siamo coerenti: come non siamo in grado di dire a caratteri cubitali ciò che pensiamo in un incontro con l’altra parte del cielo, con la medesima forza siamo soliti utilizzare il punto e virgola: tentennanti e indecisi nell’animo; bene, questa è una parte della storia, ora vi racconto l’altra; non è sempre stato così, ricribbio; vi fu un tempo in cui gli uomini erano assai più indipendenti di oggi, comandavano senza doversi confrontare con le donne, tanto che cosa avevano loro da dire d’interessante? Nulla; perciò, con spirito di sacrificio, per millenni l’uomo si prese tutte le responsabilità più pericolose, anche per proteggere la compagna, spesso le compagne (il desiderio di efficienza portava i maschi a dividersi le donne a gruppi, per semplificare le esigenze famigliari, a seconda delle stagioni o dei gusti); ma la donna spesso non capiva e al capo famiglia toccava dirle: “Se un tu sta’ ferma ti do una labbra! Come t’ho fatto ti disfo!“, insomma tra un ceffone e un altro, il maschio poteva prendere le scelte con velocità, senza impedimenti; e le famiglie stavano unite, altrochè, mica come oggi che non si fa in tempo a brontolare fra sé e sé che ti ritrovi in tribunale con una denuncia della moglie; il mondo è cambiato ahimè; leggete un passo di qualche libro antico, molto antico, prendete la Bibbia o il Corano, contate i punti e virgola, ne trovate molti? Datevi una risposta; qual è se non che l’uomo era più sereno, più lucido nel discernere la virgola dal punto; gli esempi potrebbero essere numerosi; nella vita di tutti i giorni i maschietti dovevano affrontare enormi difficoltà, ma con gravoso impegno si giungeva sempre a una scelta netta, zac e zac. Poi tornati a casa, dovevano pure sentire una che aveva mal di testa; figuriamoci; si riportava allora l’ordine in pochi secondi, senza se e senza ma.
Poi le cose sono mutate drammaticamente, le donne hanno via via conquistato spazi di espressione, hanno imparato a leggere e scrivere grazie alle nostre faticose lezioni che abbiamo impartito (beh, era ora, mica potevamo ogni giorno leggere loro “Eva 7000 AC” e “Anticosmopolitan”); lì sono iniziati i problemi; in men che non si dica noi uomini ci siamo trovati fra giudici, assegni di mantenimento, presunti mobbing e stalking, insomma un inferno; abbiamo perso la ragione, la tranquillità d’un tempo, abbiamo iniziato a mettere il punto e virgola ovunque: tentennanti e indecisi; torniamo a casa la sera stanchi morti per il lavoro e troviamo la nostra compagna che ci chiede di fare questo e fare quest’altro, talvolta siamo davvero esausti finché un giorno lei ci dice: “È meglio che ci separiamo. Del mutuo non m’interessa. Lo pagherai tu“, beh, dopo tanti punti e virgola di dubbio, giunge un punto. Ora è lei a mettere i punti e noi subiamo; per quale dannata ragione quella volta abbiamo insegnato loro a leggere? Punto. Doppio punto.. 

Morgan Palmas

Questo post lo trovi anche nel blog Sul Romanzo (vorrei che notaste la scelta di immagini che abbiamo fatto, Morgan e io. Credo sia indicativa. E se non lo fosse mi piace dirlo lo stesso ;).  Anche se sono stata in dubbio e per poco sceglievo la stessa immagine che ha scelto lui).

Si accettano altri contributi sul punto e virgola, invia il tuo a sulromanzo@libero.it

Prima replica – di Sandra Palombo

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23 pensieri su “Il punto e la virgola, la donna e l’uomo

  1. trovo molto giusto ed interessante quanto hai scritto sul punto e virgola; sono un uomo, e come sai mi piace molto usarlo.
    Amplia il respiro di ciò che voglio dire.
    Vado controcorrente (sono tornato a capo ma avrei voluto fortemente aggiungere un altro “;”), non mi piace la scrittura sintetica e veloce, la scrittura e la letteratura deve rimanere “come si deve” semmai devono cambiare i contenuti, MORALI, quelli si!
    L’uomo è contorto e la donna semplice e diretta…. ecco, io uso molto anche i puntinipuntini e spesso, per esser moderno, attaccoleparole; non lo trovate bello?
    In effetti l’uomo tende a nascondersi a volere e fuggire (mi balza alla mente la strepitosa canzone di Lucio Battisti DIO MIO NO) la voglio stà donna oppure ho paura, ma cosa mi succede… e poi ancora IO VORREI NON VORREI MA SE VUOI, siamo sempre lì…
    Anch’io, cara Morena, mi riprometto sempre di darci un taglio con le donne, di smettere di corrergli dietro, ma poi, non riesco a star fermo e scrivo, chatto, messaggio, metto puntini e puntini con virgola….
    Poi quando, puntualmente, sono rifiutato, tiro un sospiro di sollievo!

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    1. Samuele, sì so che ti piace usare il punto e virgola. e anche i puntini. io uso una scrittura più ‘semplice’ ma sto adottando qualche punto e virgola.
      sull’attaccare le parole e trovarlo bello, ho qui un’amica che mi ha stroncato ogni mia parola attaccata e ora me ne guardo bene 😉
      grazie del contributo

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  2. Davvero delizioso. Poi sul fatto che gli uomini siano contorti e le donne più semplici avrei da dire un bel po’. Mi astengo per la gioia dei presenti.
    E
    dal mio punto di vista il pensiero corretto sarebbe:

    -Ma se io la porterò in un ristorante poco elegante, me la darà lo stesso?

    di rimando:

    -Ma cosa crede questo qui, che venga via con una pizza e una birra?

    Non ho usato punti e virgola, saranno anche luoghi comuni, ma sono TANTO vicina alla verità nuda e cruda.

    Che poi, nei menù delle pizzerie usano i punti e virgola?
    Secondo me no. Ecco, vedi?

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    1. [dì la verità, Silvia: una birretta te le sei fatta, eh? ;). d’altronde, sei scusata visto che ieri era il tuo compleanno]
      però mi sa che hai ragione. ciò mi sembra si ricolleghi ai discorsi sulla chat fatti mercoledì sera al Materia Off.

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  3. strano…io ho sempre avuto una percezione diversa. Negli scritti femminili trovo frasi lunghe, molte virgole e troppi puntini di sospensione. Virgole, virgole e virgole.
    Negli scritti di uomini trovo frasi brevi e chiare. Forse leggiamo autori troppo diversi 🙂

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    1. sì, forse leggiamo autori diversi 😉
      sulle virgole sono d’accordo: io ne faccio (facevo, spero) un uso spropositato. i puntini no. non mi piacciono. li elimino anche nei testi degli amici.
      il punto e virgola, però, facci caso, è principalmente nei testi maschili.

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  4. Ciao Morenafanti,
    Anche, mi piace molto di tuo confronto tra un uomo e una donna avanti punto e virgola. È un testo assai curioso.

    Adesso, già io scrivo con può o niente punto e virgula e anche fatto uso de virgole con moderazione. Ma, sarò che noi brasiliani siamo differenti?!Rs

    Sì, lo uomo è distinto della donna, proprio così…

    Baci,
    Ana Lúcia.

    http//:www.entreumcafeeumbatepapo.blogspot.com/

    Oss.: È la prima volta che conosco tuo blog. Capisco un può italiano.

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    1. ciao Ana Lucia (scusa, ma nella mia tastiera c’è solo la ù. o non la vedo io…)
      grazie della lettura e del commento. Mi fa piacere avere questa ventata internazionale nel mio blog.
      poi passo anche dal tuo.
      baci 😉
      Morena

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  5. Quel geniaccio di Paolo Villaggio si poneva il problema dell’uso del punto e virgola già quasi quarant’anni fa, nella premessa al suo capolavoro, “Fantozzi” (Rizzoli, 1971):
    “Ma non va dimenticato che io sono di una intelligenza mostruosa e di una abilità rivoltante. Però non so scrivere. Soprattutto non conosco l’uso del punto e virgola. Quando si usa? Non lo sa nessuno!
    Gli italiani non sanno scrivere. Ho visto dei funzionari ‘tentare’ delle lettere e insabbiarsi su una serie di premesse, di coordinate e subordinate dalle quali non sono più usciti.”

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    1. grazie Cristina. i duetti riescono bene quando c’è sintonia e quando le due persone amano ‘giocare’ con le parole e anche con i ruoli direi.
      anche a me non piace vedere gli spazi sbagliati nella punteggiatura. anche se, scrivendo tanto, gli errori capitano.

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  6. Morenafanti,

    Io ho conosciuto in Italia (bellíssima…!! Mi piace molto…!!) il gennaio 1999. Roma, Milão, Pádua, Veneza. Anche, França (in Paris), Suíça (in Genebra) e Portugal (in Lisboa). Io sono stato di escursione soltanto con persone del Diritto (Avocatto, Ministro, Giudici). Ho terminato con un Conferenza in Università del Lisboa. Sì, fa molto tempo…!! Ma, ho capito può italiano, poi.

    Cara amica, usi la aiuta di Subhaga…(caratteri…) Kkkk!!

    Baci e, sì io aspetarte per un caffè,
    Ana Lúcia.

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  7. Sono uomo, sì. E adoro il punto e virgola, e la scrittura ipotattica, che si oppone alla paratattica – imposta, quest’ultima, al genere umano non da una donna, ma da Gordon Lish, terribile editor del povero Carver.
    Dal mio punto di vista, più strumenti si hanno a disposizione per esprimere il proprio punto di vista, e meglio è. Poi, non si deve abusare in nessuna delle direzioni. Voglio. Dire. La. Scrittura. Paratattica. A. Volte. E’. Davvero. Insopportabile.

    Un abbraccio!

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