Scrivere un racconto – seconda parte

Oggi da Remo Bassini ci sono i primi 15 racconti a quattro mani, con relativi nomi autori. Di alcuni mi sono sorpresa (come di sicuro accadrà anche quando Remo posterà i racconti dal numero sedici al ventinove, ma questo ora non ci interessa).

Ritorniamo alla scrittura di un racconto a quattro mani. Ho scritto nella prima parte di queste mie considerazioni, che il metodo più ‘naturale’, e cioè quello di scrivere un frammento per uno, un frammento che abbia voce diversa da quello del socio di scrittura, non è forse il metodo migliore.
Perché affermo questo?
Ho notato che quando ci sono due voci protagoniste – padre e figlio, lui e lei, mamma e nonna, signora e vicina di casa  – viene naturale in chi legge osservare le parole con puntiglio teso a scoprire eventuali dissonanze tra le due voci narranti. E quando ci si mette con puntiglio, si può stare sicuri che le differenze si trovano. Anche se non ci fossero.
L’anno scorso Stefano Mina ed io usammo questo metodo e chi lesse trovò differenza tra le due parti. E devo dire con sincerità, che la differenza c’era. Con altrettanta sincerità scrivo che a me il racconto piace ancora, anche se sono consapevole che poteva essere migliorato. Quando poi si trattò di spedirlo a Remo, ebbi un ulteriore lampo di genio e tolsi tutte le virgolette – embè, se Cormac McCarthy lo fa, perché io non posso farlo?
Vi devo proprio rispondere? No, vero?

Risultato: la maggior parte dei lettori non capì che si trattava di un dialogo tra i due e capì altre cose.
Bene. La prima cosa che ho imparato è questa: non due frammenti separati con due voci narranti. E non usare tecniche particolari se non sei Cormac McCarthy. Non in un contest sul web, comunque.

Poi ci sono altre cose che ho scoperto. La prima è che le storie vengono sezionate, sventrate, rivoltate, fino a scoprire ogni nefandezza compiuta dal vostro protagonista fin dalla più tenera età. Se il protagonista non è un ‘eroe buono’ e se non ha buoni sentimenti, viene tranciato vivo – perché è vivo che voi l’avete scritto, no?

Le storie che hanno più presa sui lettori sono quelle dall’anima buona, quelle con bel linguaggio e che si concedono anche qualche volo pindarico, a parte le storie di conclamata bellezza  congiunta ad ottima scrittura, come in effetti ci sono state anche quest’anno – meno dello scorso anno, mi pare, ma mi riservo di cambiare idea nella rilettura.

In alcuni racconti ho letto la volontà di strizzare l’occhio a chi leggeva. E in altri ho visto la volontà di stupire, usando un linguaggio particolare, o parole artefatte (sempre secondo il mio sentire, che non è universale).
In questi racconti c’è stata molta discussione e fermento.

Il racconto scritto da Paolo Zardi e dalla sottoscritta ha ricevuto consensi e anche non. Paolo ed io siamo ancora convinti di ciò che abbiamo scritto. E, per quanto riguarda me io non cambierò le mie idee sulla scrittura: scrivere ciò che si sente e non ciò che si pensa il lettore voglia. 
L’onestà intellettuale è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Ed è un bene che io intendo mantenere.

segue…

 

10 pensieri su “Scrivere un racconto – seconda parte

  1. quando qualcuno parla di onesta intellettuale mi trova sempre d’accordo morena… sai c’è una cosa poi da non trascurare è che il partner che avevi l’anno scorso era davvero un dilettante (nel senso della scrittura come tecnica) 🙂 e poi è davvero buffo quanti siano capaci di criticare aspramente il lavoro degli altri non lo facciano poi con loro stessi, ma forse sto dicendo un’altra delle mie ovvietà
    ciao morena
    ora vado a leggere il racconto da remo
    stefano

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    1. ma sai, Stefano, che io trovo ancora bello il nostro racconto? credo che il mio impulso di togliere le virgolette sia stato davvero un errore di ingenuità da parte mia.
      ma ho sbagliato pensando di fare bene. e tu mi hai perdonata, vero? 😉

      questo non c’entra, comunque. non sto cercando scuse. sto solo cercando di analizzare le cose e di capire qualcosa di nuovo.

      non hai detto un’ovvietà. io sono d’accordo con te.

      ciao stefano.
      ps. per tutti: per ora non posto il racconto sul blog perché Paolo Zardi è in vacanza e ci siamo detti di postarlo insieme.

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  2. quando si lavora in due bisogna fidarsi l’uno dell’altro e dire tranquillamente quello che si ritiene giusto oppure no, si può anche sbagliare ma poi infine cosa succede? nulla! ogni cosa serve per migliorare e capire, almeno uno ci spera, poi….
    ciao morena

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  3. Ciao Morena! Sono venuta a sbirciare il tuo blog che ero curiosa! 😀 Io mi trovo assolutamente d’accordo con te e con Stefano. Sono rarissime le persone che:
    – accettano le critiche costruttive;
    – sono obiettivi con se stessi.
    Io ho spesso sbattuto il naso contro persone che si dichiaravano “apertissime e che accettavano volentieri consigli”, salvo poi quando mi chiedevano di leggere e commentare guai a dirgli qualcosa di anche solo vagamente negativo. Gli andavano a genio esclusivamente le ovazioni. Ecco anche perchè ad un certo punto mi sono stufata di andare in giro per i blog e ne frequento di pochissimi. U___U Nun gliela posso fa’ a sopportare tante regine madri! >___< scatenano in me la voglia di picchiarli!! Pure tra i commentatori di Remo, in alcuni, ho notato questa tendenza, ma ci passo sopra perchè tanto sono cose che nascono e muoiono lì e io non ho propria di farmi venire il fegato amaro!

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    1. ciao Elys! Benvenuta.
      Grazie del tuo contributo alla discussione.
      anch’io ora giro poco per blog, un po’ a causa del poco tempo e poi, dopo tanti anni, sono anche stanca di tante cose che si vedono/leggono in giro.

      anche quest’anno da Remo la cosa è finita un po’ così. anzi, quest’anno è forse finita peggio dello scorso anno.
      ma a me interessa la scrittura a quattro mani e parteciperò anche la prossima volta, se Remo non si è stancato troppo delle nostre intemperanze.

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