Scrivere un racconto – prima parte

Oggi mi discosto un po’ dal solito tema ‘scrivere un romanzo’ e passo a ‘scrivere un racconto’.
Perché lo faccio?
Sta terminando il contest, o come lo volete chiamare, io pensavo fosse un gioco ma sembra che non sia così, da Remo. I raccontiaquattromani anno secondo. O forse anno ultimo, viste le polemiche che sono sorte.
Ma non di polemiche vorrei parlare, bensì della scrittura dei racconti per queste occasioni. Ho maturato un po’ di esperienza, visto che è il secondo anno che partecipo e vorrei con-dividerla. Così tanto per scambiarci le idee.

Come si scrive un racconto? Premetto che scrivere a quattromani genera qualche difficoltà in più. Difficoltà superabili se si ha un buon rapporto con le altre due mani (non importa da quanto tempo ci si conosce: i buoni rapporti possono anche essere immediati).
Lo scorso anno scelsi la formula “un frammento scritto da te un frammento scritto da me” – ho visto che anche quest’anno è stata una formula molto usata – e per ‘frammento scritto da me’ non intendo solo una parte del racconto: intendo un frammento con una voce e uno con un’altra, tipo il racconto che c’è oggi da Remo Da padre in figlio, in cui c’è un primo frammento con la voce del padre e  un secondo con la voce del figlio. Preciso che non sto criticando il racconto. Vorrei solo parlare del metodo, e non per ciritcarlo, ma per raccontare cosa ho capito da questi due anni di raccontiaquattromani. La tentazione di scrivere il racconto usando questo metodo è molto forte. Sembra anche la più immediata e perfino la più sicura.

Credo, però, di potere affermare che non sia così.

segue…

*****

Queste mie non sono lezioni, naturalmente. Sono solo considerazioni che ho fatto durante lo svolgimento dei giochi. 

8 pensieri su “Scrivere un racconto – prima parte

  1. mi è piaciuta questa cosa: (non importa da quanto tempo ci si conosce: i buoni rapporti possono anche essere immediati).
    sono d’accordo:-)

    sai se avessimo scritto il racconto assieme ti avrei proposto una quasi improvvisazione, scrivendo un dialogo molto serrato, botta e risposta, prima uno poi risponde l’altro, partendo da un’idea di fondo naturalmente

    ciao morena
    stefano

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  2. l’anno scorso mi e’ girato di partecipare, ma da orso quale sono – nel web come nella vita reale – ero senza partner letterario.
    Remo mi ha proposto una compagna e devo dire che c’e’ stata subito intesa, aldila’ del risultato oggettivo del nostro racconto. Ci siamo divertiti e abbiamo adottato la formula di scrivere un pezzo per uno: io l’incipit, lei il resto, ognuno con licenza di correggere, tagliare e stroncare il lavoro altrui.
    Quest’anno idem, ma velocizzando parecchio il processo, per limitata disposizione di tempo libero. Perche’ sostieni che non sia un buon metodo, quali alternative?

    ciao

    a.

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    1. ciao allerta,
      io credo che il metodo che hai descritto sia ‘giusto’. quello che io ritengo ‘sbagliato’, perché sperimentato lo scorso anno da stefano e me, e perché ho letto i commenti ai racconti che hanno usato questo metodo, è quello di due frammenti divisi, scritti uno dallo scrittore A e uno dallo scrittore B. In questo caso si è portati, anche solo per il fatto ‘visivo’ dello stacco delle due voci, a individuare la diversità delle mani.
      quest’anno, invece abbiamo usato un metodo diverso, che mi pare assomigli al vostro. nel terzo post della serie descriverò il modus operandi usato quest’anno.
      poi, ovviamente, questi sono solo miei pensieri.
      grazie del contributo.

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  3. fortunatamente anche nello scrivere non siamo uguali, e in un’iniziativa denominata 4mani il visibile “scollamento” fra le due mani non mi pare sia un demerito, tanto piu’ in un racconto a piu’ voci, dove il cambio di linguaggio e del registro insomma, e’ ancora piu’ realistico. Diverso in un racconto con punto di vista esterno, in cui il metodo di descrizione dei fatti dovrebbe essere coerente, amalgamato, dall’inizio all’epilogo.
    Attendo il tuo terzo post, ciao

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