Ventiseiesima lezione con esempio

 Ieri abbiamo concluso il primo quarto delle nostre lezioni e oggi siamo alla ventiseiesima lezione, in cui Radames spiega come affrontare “il confine diafano fra realtà e fantasia”.

Ecco l’esercizio proposto:

Immaginate di raccontare la spesa al supermercato di una signora con il figlio di due anni, carica sul carrello un pacco di biscotti, prende il sale, saluta un’amica, la fate poi arrivare alla cassa, esce e trova il suo ex marito che l’aveva lasciata andandosene con un’altra, vanno a prendere un caffè, lui gioca con suo figlio che non vedeva da circa un anno, parlano, ridono, lei piange, si abbracciano. Poi, d’improvviso tornate con la scena al momento in cui lei salutava l’amica dentro il supermercato. Sì, avete capito bene, tutto il resto era soltanto nella testa della donna, era un sogno, una fantasia mentre faceva la spesa. Il lettore lo scopre alla fine, nel momento in cui si torna alla scena che era stata già presentata.

Ed ecco la mia interpretazione. Ho pensato che un esempio concreto possa chiarire il tutto. Speravo anche in qualche correzione, ma mica si può avere tutto dalla vita 😉

“Marilena salutò Virginia, l’amica era in fila alla cassa vicina e lei non se ne era accorta fino al suo richiamo, poi mise il sale sul nastro della casa mentre Luca frignava per avere una caramella dal pacchetto appena comprato.
La cassiera andava piano: si vedeva che non era giornata. Marilena guardò fuori dalla vetrata e lo vide. Marco! è sempre bello… dai sbrigati, stupida, pensò guardando verso la cassiera dai gesti da bradipo. Spinse gli asparagi e il sale verso le mani della donna, Gessica diceva il cartellino sul petto, dai Gessica, datti una mossa prima che Marco se ne vada. Non lo vedeva da un anno, da quando se l’era preso quella stronza bionda con il culo grosso. … e girati, dai, che voglio vederti. Lui si girò e la vide. Le fece segno … che bello ritrovarti. Stai benissimo. Grazie, anche tu non sei male. Luca vieni in braccio da papà. Ma quanto sei bello! mi siete mancati tutti e due. che bello trovarci di nuovo tutti insieme. Marilena scoppiò a piangere e Marco la prese tra le braccia, lei e Luca insieme. Erano tutti e tre in un unico cerchio d’amore. Di nuovo come allora, come prima della stronza con il culo grosso.
… Marilena, Luca piange. Non lo senti, Marilena? Virginia la stava toccando sul braccio.
… cosa? ah, sì, scusa. Vieni qui, tesoro, vieni in braccio da mamma. Ora usciamo. ecco la caramella.
Marilena infilò tutto di nuovo nel carrello, senza borse, buttando tutto alla rinfusa, allungò il bancomat a Gessica e una caramella a Luca, digitò il pin, intascò carta e scontrino e si avviò.
All’uscita si guardò intorno. Lui non c’era.”

***********

E poi c’è l’intervista a Sabrina Campolongo

2 pensieri su “Ventiseiesima lezione con esempio

  1. bello il finale!
    Molto d’effetto….
    io c’ho provato:

    “Milena faceva la coda al supermercato con la testa fra le nuvole, mentre la sua mente immaginava la dispensa nella cucina.
    Riso, sale, pane…cos’altro mancava?
    Luca guardava la madre e cercava di attirare la sua attenzione, ma lei sembrava troppo presa da altri pensieri.
    Del resto era sempre così negli ultimi mesi.
    La coda scorreva veloce, ed era arrivato il suo turno. Cominciò a spostare scatolette e barattoli sul nastro della cassa ancora sovrappensiero. Quasi non si accorgeva della sua amica Virginia, che la salutava oltre lo scompartimento dei surgelati, fra i bastoncini del capitano e i gelati al cioccolato, e dietro di lei….dietro di lei… sembrava quasi…
    Ma non era possibile, si disse Marilena. Lui non era più a Bari da oltre un’anno, quando li aveva lasciati con una lettera sulla tavola preparata per la colazione.
    Era partito e non aveva fatto sapere dove sarebbe andato, quando sarebbe tornato.
    Eppure l’uomo dietro i surgelati aveva intercettato il suo sguardo, ed ora si muoveva verso di lei guardandola fissa negli occhi.
    Il piccolo Luca aveva riconosciuto suo padre, fra le lacrime e il pianto incontrollato.
    -Lascia che ti spieghi- le disse spaventato mentre la conduceva fuori di li, nel sole tiepido di aprile.
    Non c’era bisogno di spiegazioni, Milena lo sapeva. Solo un abbraccio, il profumo della sua pelle e la consistenza dei suoi capelli fra le mani.
    -Non vi vedo da così tanto tempo, che non riesco neanche a ricordare quanto!- le disse mentre le accarezzava il volto.
    -Sono venti e cinquanta- disse Luca.
    Cosa?

    -Sono venti e cinquanta, signora!- ripetette la cassiera porgendole lo scontrino.
    -Vuole la busta?- insistette.
    Le persone in coda la guardavano preoccupate.
    -No. Non ho bisogno di niente-.”

    E’ la prima cosa che scrivo, quindi siate clementi! 🙂
    federica

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