I punti. Quanto sono importanti? [ e quindicesima]

I punti, il punto e virgola (quasi in disuso e oggetto tipicamente maschile come ho scoperto, ma che ora sta tornando ad essere usato), i tre puntini (che io non amo molto soprattutto nelle poesie e che una volta ho messo in una mia ma servivano solo ad indicare che il testo forse non era finito avendolo io scritto senza ‘lavorazioni aggiunte’ mentre scrivevo una mail), e poi il punto esclamativo di cui feci un uso abbondante all’inizio della mia scrittura e che ora abolirei salvo nel caso di un vecchio zio che torni dall’America dopo trent’anni: “Zio, sei proprio tu? Che sorpresa!” e il punto interrogativo che serve per domandare (vedi sopra) se ciò che supponiamo è vero (cosa che spesso ci auguriamo a meno che non sia la conferma ad una notizia che riteniamo ‘brutta’).
E poi c’è il punto della situazione.

Ecco, questo è il punto più spinoso di tutti. Può un punto, che per sua stessa natura è perfettamente tondo e senza spigoli, essere spinoso? O diventa così quasi un ossimoro puntuto e pungente?

Sto tergiversando ve ne siete accorti?

E il punto della situazione è ciò che oggi ci invita a fare Radames con la sua quindicesima lezione.
Lo so, avevo detto che l’avrei fatto questo benedetto punto, e volevo parlare anche di cosa queste lezioni mi hanno fatto capire e di cosa mi hanno confermato e delle cose su cui ho riflettuto, ma oggi proprio non riesco.

Vorrei scrivere la recensione del libro di cui ho parlato due giorni fa e che ho terminato ieri sera: Il posto di ognuno di Maurizio de Giovanni (Fandango libri, 2009), e poi vorrei andare avanti con il mio romanzo e… oh santocielo! devo compilare la scheda personaggio della madre dell’imboscato; me ne stavo dimenticando. Non ve ne avevo parlato? Una giornata piena.

[ ho usato tutti i punti. tutti fuorchè il punto della situazione, come avrete notato ]

*E c’è anche la terza intervista agli scrittori. Oggi tocca a Antonio Gurrado.

10 pensieri su “I punti. Quanto sono importanti? [ e quindicesima]

  1. Beh, devo dire che da quando scrivo su internet ho cambiato stile: che dirti, l’ho ritenuta una necessità.

    Aborro l’abuso di punti esclamativi e puntini di sospensione, ma pare che qui ogni discorso rimanga in sospeso, per tutte quelle cose che non si possono dire al mondo, e quei tre puntini per me significano che ho ancora molto da dire, ma non posso, sono l’unico sistema per dire che né il discorso né i miei sentimenti finiscono là.

    E anche il punto esclamativo, per me qui è un po’ come un emoticon, serve a dare quell’enfasi che la voce non può dare, e che spesso non c’è neanche bisogno di dare, ma a volte capita che le persone si offendano, che non pecepiscano l’entusiasmo che invece c’è dietro un’affermazione anche breve, e allora mi sembra che il punto esclamativo chiarisca un po’ il concetto.

    Ecco, ho fatto il punto della situazione: del punto esclamativo e dei puntini di sospensione.

    Mancano il punto e virgola ma… 😆

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  2. ah ecco.
    il mio punto diventa sfera.
    e il più delle volte ci rimbalzo sopra, dando capocciate al soffitto.
    lo so, è una questione di organizzazione. forse organizzando meglio certe cose avrei più tempo per altre.
    in punto è che sembra io riesca ad organizzare a meraviglia la disorganizzazione.
    o più semplicemente non ho ore sufficienti per tutto…
    uff…

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  3. I punti, o meglio la punteggiatura in generale, direi che è molto importante in uno scritto.
    Serve a dare il giusto ritmo, a delimitare gli spazi e le pause, a riprodurre in qualche modo il tono con cui vengono scritti i pensieri.
    Non mi piacciono molto i punti esclamativi o i punti e virgola di cui non faccio largo uso, i primi perchè rischiano di comunicare un’enfasi eccessiva (poi dipende sempre dai contesti), i secondi perchè credo stiano meglio singoli che accoppiati (una teoria tutta mia non farci caso…).
    Ah poi c’è il punto della situazione, no quello risulta ostico anche per me, raggiungo più facilmente il punto di saturazione, ma questo è un altro discorso 😉

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    1. ecco, il punto di saturazione mi mancava, elle.

      il punto e virgola mi affascina. Io non l’uso mai ma a volte mi trovo libri in cui ce n’è un buon uso. allora mi interrogo sul loro possibile uso. Ieri ho messo un punto e virgola in una cosa che stavo scrivendo. Beh, non ci sta male 😉

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  4. ecco, io credo di non avere mai usato il punto e virgola e forse anche i due punti. Penso che sia una punteggiatura che si presta a qualcosa di tecnico ma non alla letteratura. A dire il vero sono parsimonioso anche nelle virgole.
    Mi piacerebbe usare il punto corona, quello che esiste nella musica e magari anche le legature. Ma spero che il testo canti da solo.

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    1. I due punti io li uso spesso. Mi servono per spiegare, o per fare un elenco di cose.
      Non so. So che li uso ma ora non ricordo. Servirebbe un esempio.

      hai ragione sul testo che deve cantare. è una bella immagine e anch’io penso spesso ad uno scritto ascoltandone la musicalità che ha.

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  5. Oh i punti! Quante storie con i punti. Si possono creare silenzi, sospensioni, sospetti, ordini, curiosità, paure, dubbi, incertezze, senso di meraviglia, lentezze e tanto altro con i punti.
    Eppure qui su questo mondo virtuale hanno perso valore, hanno perso dignità come l’hanno persa negli sms, nei messaggini.
    E pensare che il punto, il punto e virgola, i due punti, le virgole e tutti gli altri di questa bella famigliola fanno, sono poesia!
    Che bello questo blog!! Complimenti. E se amate leggere, come penso sia per voi, e se pensate che leggere sia stile di vita, come sospetto per voi, fate un salto nel sito de “Gli Amici di SOFIA”! (http://circolodilettura.splinder.com). Lasciate un commento e sarete invitati ad essere dei nostri!

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  6. Una volta ho scritto la Storia di un Punto. Te la linkerei se non fosse che mi sembra una cosa troppo autoreferenziale e poi fa parte del passato. Storia vecchia che è riemersa solo grazie al tuo post.
    Te ne lascio giusto una citazione: “Diffidate dei punti, ché possono essere pericolosi quando cominciano a vivere di vita propria e si sottraggono al controllo della coscienza. Un insulso punto nato per gioco se si fa spazio dentro di voi, vi dà filo da torcere con le sue molteplici sfumature di senso e i suoi percorsi in direzioni ostinate e contrarie.” Ora vado a leggere la lezione successiva. Ciao. 🙂

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