Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa

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Marida Lombardo Pijola

Bompiani, 2007

pp.227, euro 12,00

Elisabetta ha dodici anni e scrive: “Forse stasera mi uccido, ma non è sicuro. Rinvio se la strega mi ridà il cavo del pc che mi ha sequestrato e io posso connettermi a msn e chattare e aggiornare il diario sul mio blog e abbellire il template… “. Il computer è il filo che tiene uniti agli altri ragazzi, è il modo con cui si diventa visibili ed è anche un modo per essere “belli”. Il blog diventa il vestito con cui Elisabetta, e i suoi coetanei, si presentano agli altri: un blog bello e curato, con sfondi e disegni, diventa il simbolo della bellezza e dell’importanza di chi lo scrive. Senza il pc, senza il telefono e gli sms, non si è visibili per il mondo e si finisce per ‘non esistere’, ‘non essere’: “Quando il mio cellulare tace, io non appartengo. Sono un’ombra. Mi metto a digitare freneticamente per non scomparire, squilli a Carlotta, cuoricini a Luca, sms per Massimo, Nicola, Antonio, bastano due parole, dove sei, come va, che fai, il senso non conta, non conta neppure la risposta, conta soltanto esserci, comunicare, stendere un filo tra due capi per interrompere il vuoto, attraversarlo.”. Continua a leggere “Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa” →