La cucina gialla – sedici

La cucina gialla
Sedici
(prosegue da domenica)

Il silenzio era ancora totale, quando le ragazze fecero il loro ingresso. La prima cosa che videro, anzi l’unica, fu quella che aveva tolto la parola ad Alessandro e a Marco, e che aveva incuriosito Pulce. Il libro di Max era sul tavolo e l’autore era ancora abbracciato a Roberta e si sussurravano parole che solo loro potevano sentire. Niente di tutto questo colpì Annalisa e Chiara. L’unica cosa che videro fu Roberta, e i vestiti che indossava: jeans sbiaditi e camicia colorata. Roberta in jeans non si era mai vista. E la camicia, poi, quella le lasciò senza parole! Rimasero a guardarla, finché lei non si girò per salutarle e loro videro bene il davanti della camicia della loro amica. Sulle righe bianche e rosse, spiccava un enorme e coloratissimo ricamo di Tom e Jerry.
“Roberta… ma che hai fatto?” Annalisa ritrovò la parola e diede voce alla sua sorpresa, mentre Chiara guardava stupefatta la scena.
“Ho fatto stampare il libro di Max. Non è meraviglioso?” disse lei, con un sorriso.
“No, dicevo, cosa hai fatto ai capelli… e… come ti sei vestita?…”
“Vestita? Di cosa parli? jeans e camicia… normale, no?… perché, sto male?…”
“Ma no, non stai male. Sei… diversa, ecco.”
“Per me Roberta sta benissimo. Io la trovo bellissima.” Max intervenne, vedendo la sua incertezza, e le strinse la mano accarezzandola con lo sguardo.
“Credo di avere sete… c’è qualcosa da bere?” Chiara si avvicinò al frigo e prese la bottiglia dell’aranciata, mentre gli altri sfogliavano il libro di Max. Il clima era di allegro cameratismo e Chiara chiuse gli occhi ascoltando le voci degli amici: tutto sembrava come prima. Ma ognuno di loro sapeva che non era così. Troppe parole erano state dette e ora rimanevano tra loro, anche se il momento di tregua sembrava suggellare una nuova serenità.
Pochi minuti, poi Roberta mise da parte il libro e disse:
” Direi che è ora di dedicarci a noi. Ultimamente abbiamo avuto dei problemi e qualcuno ha detto delle cose di cui, forse, si è pentito. Qualcun altro pensa di aver causato dei problemi e così nessuno parla e si respira gelo in questa cucina, che una volta era un caldo rifugio per noi. La nostra amicizia sembra essersi allontanata, insieme al rumore del terremoto. Sembra che non riusciamo più a parlarci senza litigare e così finisce che non parliamo più. Io, invece, credo nella possibilità di ritrovare quello che avevamo e penso che l’unica strada sia proprio il dialogo. Affrontare i problemi parlandone insieme, credo sia l’unico modo per sapere cosa avevamo e se lo possiamo ritrovare. La mia idea è di non alzarci da questo tavolo finche non abbiamo chiarito tutto, anche a costo di star su tutta la notte.”
Roberta concluse il suo discorso, con uno sguardo circolare a tutti gli amici seduti intorno al tavolo. L’unico soddisfatto sembrava essere Max. Chiara era sempre più silenziosa e Annalisa era scura in viso. Pulce alle parole. “… tutta la notte…” aveva drizzato le orecchie e manifestato la sua disapprovazione con un miagolio che sembrava un ululato. Poi si alzò dalla sua cesta e saltò in braccio a Chiara, che gli sorrise perché le aveva fornito un’ottima scusa per impegnare le mani nervose.
Iniziarono a parlare tutti insieme e, di nuovo, volarono parole grosse mentre i volti diventavano sempre più scuri. Annalisa sembrava pensare che Chiara avesse in qualche modo incoraggiato Luciano, e Marco si sentì in dovere di difenderla. Alessandro cercò di placare gli animi, prima che venissero pronunciate parole troppo grosse.
L’unica silenziosa era Chiara, che pensava davvero di aver fatto qualcosa di male e non riusciva più a guardare in faccia l’amica. Tormentava le maniche della felpa e accarezzava Pulce, con lo stesso impeto. Dopo un po’, lui si seccò di sentirsi strattonare così il pelo e saltò a terra, rifugiandosi nella cesta.
La pausa panini riportò una parvenza di calma e un mezzo sorriso sul volto di qualcuno. Mentre gli altri mangiavano, Roberta ne approfittò per dire qualcosa:
“Mi sembra che ci siamo già detti anche troppe cose. Ognuno pensa al suo orgoglio ferito e non è capace di guardare a quello degli altri. Noi abbiamo una grande fortuna, che è la nostra amicizia, e io credo che la dovremmo conservare come il tesoro che è. Quindi, proporrei di fermarci a riflettere su cosa è veramente importante e agire poi di conseguenza. Anche io e Max, eravamo molto feriti dalle nostre passate esperienze e la tentazione di chiudere la porta ad ogni possibile affetto era molto grande. Ma nel momento in cui abbiamo aperto il nostro cuore, abbiamo ritrovato noi stessi e l’amore. Sappiamo che è un rischio, ma quando non lo è?”
Max l’avvicinò a sé e l’abbracciò e, cosa ancor più incredibile, lei si lasciò abbracciare. Mentre la luna saliva nel cielo, Pulce pensò che tutto era possibile.

*****
La cucina gialla è una produzione firmata a due colori da Carlo Bramanti e Morena Fanti.  La diciasettesima puntata domenica 8 marzo 2009

17 pensieri su “La cucina gialla – sedici

  1. Intanto buongiorno a tutti!

    Sorseggio il caffè, stavolta non sul lenzuolo giallo (ahimé, è il turno di quelle azzurre!), ma per onore a questa nostra cucina ho messo sul mio comodino una tovaglietta gialla, e lì è la mia tazza di caffè, che di tanto in tanto sorseggio.

    Accade di sovente che questa storia mi faccia scattare una molla che mi fa andare off topic, e questa è decisamente una di quelle volte.

    Alcune frasi sull’atmosfera che c’era in quella casa, gli incontri nella cucina, mi hanno riportato alla mente il mio Angolo delle chiacchiere, “che una volta era un caldo rifugio per noi. “.

    Poi la sensazione (?) di un tradimento, le parole grosse che sono volate… è proprio vero, tutto il mondo è paese!

    Ma basterà un chiarimento? Mah…

    Attendo con ansia domenica 8, domenica 15, domenica 22… 😀

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  2. oh, buongiorno! ma che bella mattina gialla e azzurra (il blog dove è uscita la cucina gialla per la prima volta era giallo e azzurro all’inizio). il clima nella cucina sta migliorando mi pare. roberta sistema sempre tutto.
    ma ce ne saranno ancora di sorprese 😉
    attendiamo le prossime puntate.
    e sorseggiamo caffè e nebbia… no, ora è pioggia (uff)

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  3. Come sempre, questa cucina gialla è intrisa di vita così reale che sembra di viverla veramente un po’ per volta.
    Al di là della storia, ho qualche perplessità sul fatto che tutto sia possibile, anche se la nota positiva di Pulce mi fa sorridere e mi trova solidale, ma purtroppo la vita serba anche tante sorprese, il chiarimento a tutti i costi non sempre servono, anche perché, come dice Roberta, ognuno si nasconde dietro ai propri rancori, senza che ci sia realmente la possibilità di mediare in qualche modo le colpe, se mai ci fossero, e a quel punto tutto diventa inutile.

    Io per esempio, una volta che mi sfogo, generalmente non riesco a tenere il broncio, riesco addirittura a dimenticare offese che altrimenti qualcun altro “laverebbe con il sangue”, ma questo perché credo sia importante andare avanti, darsi e dare un’altra occasione, sempre e comunque, non amo chiudere le porte, anzi, costituzionalmente amo gli spazi aperti, le vetrate ampie e luminose e senza voler cadere nel banale, non ci si rende conto che c’è purtroppo di peggio, che relega le nostre beghe quotidiane in una dimensione del tutto irreale e come diceva la mia ex compagna, con alle spalle la morte di un marito e di una figlia, abbiamo due giorni da stare al mondo, cerchiamo di goderceli al meglio.

    Evvabè, voleva essere soltanto una piccola nota a margine di questa splendida avventura che gli autori della “Cucina Gialla” ci stanno regalando.

    ‘giorno!

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  4. Caro Arthur, non siamo tutti uguali.

    Io difficilmente mi “sfogo”, lasciando libere parole come lame: ammetto che sia un comportamento umano, e che non mi è stato alieno, almeno per tutta l’adolescenza. Poi, crescendo, e anche forse sbattendoci la testa, ho capito quanto le parole facciano male, come “ne uccida più la lingua che la spada”, “la lingua non ha l’osso ma rompe l’osso” “chi dà dà polvere e chi riceve riceve pietre”, e ho imparato a frenare le parole, a meno che non sia disposta a rompere definitivamente, e a pagare il prezzo che lo “sfogo” comporta.

    Non si tratta di “rancori”, io per esempio non so dove sia di casa il rancore (forse nei confronti di mia madre provo la rabbia per non essere stata quella che io avrei voluto, ma rancore mai), non perdo tempo a provarlo, ma si tratta piuttosto di essere selettivi, di avere un’opinione chiara sulle persone (che poi sia giusta o sbagliata è un fatto personale), e decidere se ci interessa intrattenere rapporti o meno.

    Abbiamo due giorni per stare al mondo, perché perderne uno e mezzo a parlare ai sordi?

    Tornando a bomba, io non impazzisco per Luciano: poi le prossime puntate ci chiariranno le idee, ma al momento mi sembra di capire che è una persona inaffidabile, e “chi nasce tondo non può morire quadro”. Poi, spero vivamente che all’interno della casa, tra amici, le questioni (ma in fondo questioni non ce ne sono state) si chiariscano,
    ma non troppo presto, perché non voglio rinunciare a questo appuntamento domenicale!

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  5. vabbè, dai, in fondo credo che stiamo dicendo le stesse cose, no? in modi differenti ma mi sembra che ci sia la voglia di recuperare i rapporti.
    Parlando si risolvono le cose. E “che tutto sia possibile” lo dice Pulce, ma si riferiva a una cotoletta avanzata che ha visto in frigo: spera che quando qualcuno aprirà il frigo la cotoletta gli possa cadere direttamente sui piedi 😉

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  6. Quando dico che mi sfogo, non vuol dire che lo faccio ferendo gli altri, quindi non lascio che le mie parole siano delle lame, primo perché non voglio che lo si faccia con me, e secondo, perché ci sono altri modi per chiarire, non ultimo, anche con un po’ di buon senso, che si può anche esprimere “alzando la voce”.

    Che poi ognuno è fatto a modo suo, ben venga e meno male, vuol dire che non siamo l’uno il clone dell’altro.

    Evvabè, starò attento a che non mi cada sui piedi la cotoletta… 😉

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  7. Io sono sconvolta dal fatto che Rihanna abbia perdonato il fidanzato: quante ne ho viste di donne tornare e ritornare da chi ha promesso di non tradirle più, o chi ha promesso di non picchiarle più, o di non drogarsi più, o di non giocare più…

    Cara Morena, io credo che le chiacchiere stiano a zero, e che parlando si risolvano tante cose, ma sicuramente non tutte (purtroppo).

    La prossima volta che rivedrò Rihanna tumefatta… beh, non so se mi farà pena: e parliamo di una a cui non credo manchi la scelta!

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  8. E sì che ci sono i racconti della domenica, e guai a chi me li tocca!

    Perché sapete, i racconti della domenica mica sono come gli autisti della domenica: eh no, quelli sono un’altra cosa.

    I racconti della domenica sono quelli che danno il buongiorno, che hanno bisogno di essere assaporati con calma, gustati insieme al caffè bollente, e quale ambientazione migliore per un caffè fumante che una bella cucina gialla?

    I racconti della domenica non possono uscire il lunedì, perché il lunedì uno è di malumore, gli gira storto, ha fretta… e non possono neanche uscire il sabato perché, e insomma, c’è pure chi il sabato lavora, e chi non lavora deve comunque sbrigare mille commissioni, la spesa, la posta, i figlioli che vanno a scuola…

    Ma la domenica no. La domenica la sveglia non suona, e se suona non è un segnale che bisogna scattare sull’attenti, ma solo un po’ di buona musica da ascoltare (parlo di radiosveglia, naturalmente). Ci si alza con la maaaaaaaassima calma, ci si prepara insonnoliti un buon caffè, si comincia ad aprire il pc, poi si versa il caffè in una mega tazza e si comincia a pigiare sull’ormai celeberrimo F5, fino a che, magicamente, non compaiono i nostri amici, con tutte le loro storie e i loro intrecci, i loro abbigliamenti stranamente casual etc., etc.

    Insomma, troppo belli i racconti della domenica, la rendono decisamente più domenicosa!

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  9. Carisima Morenafanti,
    solo io e il silenzio questa è la meraviglia dell’essere quando riscopre dentro se stesso, attraverso quel silenzio interiore l’indefinibile amore.

    Carissima Morena, con queste mie parole vorrei tanto parlare al profondo del tuo cuore. Non ti parlo dei sublimi sentimenti che nascono per essere espressi fuori con tante belle armoniose parole, ma direttamente di quello che c’è dentro ogni cuore umano.

    E’ possibile connettersi anche oltre i veli di queste apparenze esteriori. Basta volerlo nel proprio cuore, perchè c’è una legge naturale che attira l’essere al proprio simile, anche se non sono più su questo piano esistenziale, perché anche noi abbiamo qualcosa dentro che è connesso con tutti e con tutte le cose del creato. E’ l’anima, è il sé il sé superiore è l’IO interiore è lo spirito immortale che ci hanno condizionato a credere che fosse fuori dalle nostre percezioni sensoriali, separato dalla nostra personalità esteriore, ma sempre in sinergica unione in un inconcepibile UNITA’.

    Come nel pensare / ragionare / riflettere / meditare / contemplare a volte si è nelle condizione di coerenza neurofisiologica di sincronismo tra i due emisferi che portano a momenti d’ipercoscienza, cioè di scoperta di nuove idee creative, di INSIGHT che a volte ci permette anche partendo dalla tridimensionalità di percepire le realtà trascendentali, di attingere e di leggere nel mondo delle IDEE. Così Nel Sentire è Celato il Grande Mistero.

    L’energia del pensiero nell’essenza è EMOZIONE è VIBRAZIONE. Come in ogni cosa del creato universo c’è vibrazione. Come ad un livello più sottile ogni vibrazione è collegata alle altre, al tutto. Ogni forma, ogni canto, ogni grido, ogni colore, ogni sfumatura è una nota armonica che all’unisono vibra di quel divino immenso infinito pensiero che lo ha generato.

    Come disse Aristotele “nulla è nell’intelletto che non sia prima nei sensi” Se solo si capisse che, molte volte basta abbandonare la parte del raziocinio intellettivo, la parte logica, la parte maschile, la parte pensante, per farsi trascinare e fluttuare come una goccia d’acqua, in un fiume fatto di soli sentimenti, di semplici percezioni sensoriali, affinché attraverso quel sentiero, questa strada questa via, quel silenzio, si possa percepire e contemplare se stessi e la vera realtà unitaria?

    Una spiegazione esiste, anche se è inaccettabile, impensabile, inconcepibile, non ordinaria, irreale, non capita. Si chiama MEMORIA. Semplice e pura Atavica Memoria Storica acquisita in tantissimi sentieri di vita in questo nostro universo, in questo nostro mondo ed in tanti infiniti mondi del creato.

    Perché non si vuole accettare e credere nell’idea di una Conoscenza Integrale già Preesistente, celata nell’intimo profondo del cuore quale fulcro dell’integrità spirituale d’ogni essere, sede di tutti gli atti conoscitivi dell’anima? Conoscenza che in certi particolare condizioni dell’essere riaffiora alla mente?

    Perché non si vuole capire il senso profondo, il celato significato nel dire del grandioso maestro Gesù, quando ammoniva i suoi discepoli affinché non vietassero che i bimbi venissero a lui e parlando e spiegando a tanti del perché Un vecchio saggio non esiterà a consultare ad ascoltare la saggezza trasmessa da mondi soprasensibili attraverso un bimbo di pochi mesi.

    Una sola domanda al tuo meraviglioso cuore, ha cercato di comunicare e di parlare in qualche modo al cuore del tuo meraviglioso angelo?

    Affettuosamente
    Raffaele

    Non mene volere, non è una sfida, né un modo d’imporsi sugli altri, è un sincero modo diverso per parlare al tuo meraviglioso cuore, che è andato vicino sulla soglia delle percezioni sensoriali, parlando del tuo indefinibile sentire attraverso l’indefinibile dolore. Ognuno ha un destino, un sentiero e una finalità diversa in questa vita, il mio mi ha permesso di dialogare ogni giorno con il mio angelo dopo 5 mesi del suo ritorno alla vera casa del padre celeste.

    Ti chiedo umilemte scusa se queste mie poche partole possano in qualche modo turbarti, non è nelle mie più intime intenzioni, la finalità è solo dialogare con il tuo cuore non come la mente ci conduce a parlare in superficie, ma dentro il proprio essere.

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