Cocci d’ombra di Vincenzo Celli

coccicover

E’ uscito proprio ieri per Fara editore, questo libro di poesie di Vincenzo Celli, un’opera prima che spero non rimanga sola. La soddisfazione di aver contribuito, anche se in minima parte, alla realizzazione di questo libro di Celli è grande. Ho vissuto la nascita di Cocci d’ombra fin dall’inizio e l’emozione è quasi più forte di quella provata per l’uscita del mio libro. Volevo aspettare di avere il libro qui, di sfogliarlo, di leggerne brani qua e là, ma non ho resistito.
Dalla prefazione:

“La poesia non ha bisogno di grandi avvenimenti, la sua bellezza è racchiusa nei gesti semplici e nello sguardo che si avvicina agli oggetti e ne sa riconoscere la forza: “una poesia / nasce anche così / solo guardando il coraggio / di una casa a picco sul mare“. È un percorso che si snoda tra affetti, amicizie e vita familiare, questa bella raccolta. Un percorso che assomiglia al vivere di tutti i giorni, al nostro affannarci tra mille cose da fare e il poco tempo che dedichiamo ad assaporarle. Se è ancora vero [possibile] che il Poeta ci mostri le cose che non riusciamo a cogliere, Vincenzo Celli ci regala questi Cocci d’ombra in cui specchiarci e ritrovare la luce che abbiamo perso negli angoli della vita. Scopriamo le persone e gli affetti che hanno formato e guidato la sua vita e i suoi pensieri, da un’infanzia in cui era protagonista una grande assenza “ed era solo il vento / che spingeva la mia altalena vuota / alle cortecce d’un ottobre distratto“, ma c’era anche la dolcezza di certe sere dove “accanto ai bicchieri opachi come quei giorni” ci si poteva rannicchiare e posare il capo “tra gli odori del cucinato e la musica del carosello”. In fondo siamo solo dei sopravvissuti a noi stessi quando, come Celli, ci lasciamo alle spalle: “i cantieri accavallati / dei cancelli aperti a caso / le menopause fitte, gli angoli, / e le strade lussate dalla fretta / di ogni mio dopoguerra” e quando ricordiamo gli ideali di un tempo di cui ci resta solo “uno strappo nell’inizio della schiena”.”

Chiudo con la poesia che, tra le tante, ci emozionò una sera di luglio a Rimini:

Mani

per sempre
amerò di te le mani
perché in tutti questi anni
mai una volta
le ho viste chiuse

E in bocca al lupo a questa bella raccolta e al suo autore.
Le info del libro qui

29 pensieri su “Cocci d’ombra di Vincenzo Celli

  1. Mi aspettavo una recensione “classica”, invece qui ci ho trovato il cuore: e, a leggere questo lieve assaggio di versi che ci hai proposto, ne capisco il motivo.

    C’è il cuore nella recensione perché c’è nei versi: c’è poesia anche nel titolo, “Cocci d’ombra”, quest’ombra nostra, e del nostro passato, spezzettata qua e là.

    Frammenti di ricordi, di emozioni, di palpiti e di stupore: e mi sono emozionata anch’io per “Mani”, perché ho incontrato sulla mia strada tante persone le cui mani non sono state mai chiuse.

    Ma una mano pò essere aperta per tanti motivi, per dare, per prendere per mano, oppure per ricevere, ma nel senso più nobile del termine, e per essere afferrata.

    Mano generosa, o bisognosa, disposta a condurre, o con quell’umile richiesta di essere condotta.

    E una mano chiusa, cosa può significare?

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  2. La recensione non è ‘classica’ perché io stessa non lo sono. E forse Vincenzo ha voluto che la scrivessi io per questo motivo.
    Non si può rimanere indifferenti alle parole di Vincenzo. La poesia che ho postato è solo un esempio. Le pagine di questo libro sono un insieme di emozioni. E la cosa più importante è che sono vere. Come le mani della poesia (aperte per donare), anche le mani di Vincenzo si sono aperte per scrivere questi versi e per regalarceli. Come dovrebbe sempre fare chi ha un dono, dividere con gli altri.
    Grazie Ginevra.
    e ora aspettiamo che passi da qui l’autore…

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  3. Intendevo dire “classica morenosa”, quindi comunque bella, originale e sentita: ma qui mi sembra ci sia un pezzetto di cuore in più, o sbaglio?

    Comunque ha conquistato anche me, mi sembra un tipo di poesia in cui ogni parola significa qualcosa, ma un qualcosa in cui ci rispecchiamo tutti.

    Quel “ed era solo il vento / che spingeva la mia altalena vuota / alle cortecce d’un ottobre distratto“, dà tanto l’idea di una solitudine che qui forse può essere un genitore assente, ma mi può evocare anche una sedia vuota, o un letto vuoto, o una scrivania vuota, o addirittura una casella e-mail vuota, piena sono degli avvisi del gestore (come il vento che spinge l’altalena), e l’ottobre distratto il mondo che va sempre e comunque avanti, incurante dei nostri vuoti.

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  4. sempre precisa la nostra lady. non ti preoccupare, la tastiera è una burlona: quando tu arrivi con un dito, lei sposta i tasti. a me succede sempre.

    “classica morenosa” lo metterò in CV. scrivo recensioni in lingua “classica morenosa” 😉

    sui versi lascio parlare l’interessato.

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  5. Ma io amo anche la mano chiusa…

    Amo anche la mano chiusa di chi ha paura,
    il pugno stretto di chi si sente solo,
    di chi si sente aggredito e si difende.

    Amo la mano tenuta chiusa
    per tenere stretto un ricordo
    sempre più tenue e più lontano.

    Vorrei che la fiducia
    potesse aprire l’una di quelle mani,
    mentre l’altra, sempre più stretta,

    riuscisse per sempre
    a difendere i sogni
    dall’insidioso oblio.

    DM, 27/02/2009

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  6. Stanotte pensavo ancora all’altalena vuota (“non avevi di meglio da fare?”, si chiederà qualcuno, e l’ovvia risposta è chiaramente “no” :p ).

    Non è solo il fatto che non ci sia nessuno (solo il vento) che la spinga, è proprio che è vuota l’altalena!

    Un gioco abbandonato, un’infanzia perduta, un sogno infranto?

    Urge l’autore…

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  7. eccomi qua 🙂 per prima cosa un ringraziamento a Morena
    che ha accettato di scrivere la prefazione dopo avere sentito
    solo alcune mie poesie tra cui “Mani” quel sabato pomeriggio
    al Castello di Rimini. La sua impazienza, nello scrivere questo post, è un ulteriore dono che mi fa e che mi fa capire quanto
    giusta sia stata la scelta di chiederle di scrivere la prefazione
    al mio primo libro. A volte capita di “sentirsi” in sintonia
    con le persone e con Morena è avvenuto subito. Credo che la
    sua consapevolezza e la mia, maturate nelle nostre vite,
    si siano annusate immediatamente e questo libro di cui la sua presentazione è parte integrante ne è il risultato. Prima di dare alla stampa le mie poesie, avevo un pò paura di non “arrivare”pienamente, di non riuscire a comunicare completamente le emozioni che mi spingevano a scrivere.
    Ho iniziato a scrivere in internet a quarantacinque anni e non ho seguito quel percorso naturale che di solito gli scrittori fanno. In poche parole fino a quel momento, io non centravo
    nulla con la poesia, ma grazie agli stimoli e alle parole
    degli amici internettiani e in seguito a quelle di Morena ed Alessandro Ramberti (l’editore) è nato questo libro.
    La prefazione, sono io, attraverso gli occhi di Morena, attraverso quel pezzo di cuore in più che si sente 🙂

    Ginevra, grazie per le tue parole.
    Ci sono tante mani nelle mie poesie e occhi e labbra,
    sembra quasi che attraverso esse scorrano i gesti che avvalorano la vita, ancora prima e ancora più, delle parole.
    Quell’assenza che tu bene intuisci nell’altalena vuota,
    è la mancanza di mio padre, che purtroppo, morì poco prima della mia nascita e che quindi, non ho mai conosciuto.
    L’altalena era vuota di quella parte di me che era lui, che doveva trasmettermi, ma che non ha potuto. Nonostante
    questo, la vita continua, anche se ora che ho dei figli, questa assenza a volte mi pesa maggiormente, perchè mi rendo conto del rapporto che mi è mancato.

    Sancla, grazie per i tuoi occhi lucidi: valgono infinite parole.

    “Ogni parola lascia un’ombra
    che si allunga verso sera”

    Enrico, grazie per gli auguri, spero che il libro possa emozionare chi lo legge 🙂

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  8. ma che bella sorpresa, vagare di qua e di là e trovare questo libro!
    complimentissimi a Vincenzo, che conosco – come autore di versi estremamente personali – che stimo e che, come dice Morena, mi emoziona
    un saluto a lui e Morena:-)
    marina

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  9. Allora la prima immagine che mi ha trasmesso era quella corretta, l’assenza di un padre che spingesse l’altalena del figlio.

    Sai che io non ricordo chi mi spingeva l’altalena? Che strano! Ho avuto un’invanzia tutto sommato serena, piena di parco giochi e di altalena: ma chi me la spingesse, proprio non lo ricordo.

    Ricordo però la gioia nell’imparare a spingerla da sola: è proprio vero, lo spirito d’indipendenza è una questione di DNA!

    Però non chiamarmi Ginevra…

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  10. grazie Marina per le tue parole e per i complimenti.
    la stima e l’emozioni sono reciproche 🙂

    Diemme è meglio? come posso chiamarti? 🙂
    anche io ho iniziato presto a spingermi da solo
    già dall’asilo, anche se devo dire che di asilo
    ne ho fatto ben poco nei due che frequentai,
    ma questa è un’altra storia … 😀

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  11. Sì, Diemme è il mio nome da ragazza, Ginevra era quello da sposata.

    Dopo un divorzio lampo, voglio riprovare l’emozione di rispolverare il mio nome di battesimo.

    *** Mamma mia quante ne sparo… 😆 ***

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  12. bene, vedo che vi siete scatenati mentre io ero a lavorare duramente.
    nel frattempo ieri mi è arrivato il libro ed è proprio bello. la copertina ha quel viso con le mani davanti agli occhi, però a dita aperte, per non impedire di vedere le cose semplici ma importanti che sono ovunque intorno a noi. e poi è colorata e non troppo scura per dare la visione positiva o quantomeno serena che si può trovare anche dopo aver visto alcuni ‘cocci d’ombra’. se ci sono le ombre significa che c’è la luce. riuscire a vederla è bello e importante. e Celli sa vedere.
    Bravo.
    e poi la smetto con i complimenti altrimenti sembra che io sia tendenziosa

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  13. volevo incollare qui una poesia di Vincenzo ma non riesco a scegliere. in ognuna di esse c’è qualcosa che attira.
    quindi scelgo a caso. mi perdoni l’autore:

    Oggi una poesia

    sto qui a leggerla e penso
    non c’è abbastanza pazzia nel mio scrivere
    né carne né sangue
    sono un povero uomo
    che si illude di sapere
    fissa un nodo nell’albero
    fa dei gesti con le mani

    e poi:

    Anche oggi non si vola

    si rimane,
    guardando il buio
    con tutto quel vuoto
    seduto dentro agli occhi
    che pare di poter volare
    morire senza un dolore
    lasciarsi andare
    in quel fiume nero
    che si alza fino alla gola
    senza un’edera di rimpianto
    un tuono
    la luce d’un lampo.

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  14. eccoti finalmente! se non smetti di farmi i complimenti,
    va a finire che mi monto la testa e chissà che combino 🙂
    come va la voce? spero che ieri sera sia andata bene.
    La copertina del libro, credo sia davvero comunicativa
    rispetto alla mia poetica e rifletta il mio modo di vedere
    le cose. Per quanto riguarda la vista,vado ancora benino
    da lontano ( da vicino è un pò più dura ), ma il problema
    come sai è il sentire, visto che a sinistra
    ho solo mezzo orecchio:)
    Una volta, rilasciai una intervista in un sito di scrittura, che purtroppo è andata persa con il vecchio hard disck, in cui
    mi descrivevo così : Sono un pò sordo da un orecchio e ho
    un occhio un pò più chiuso dell’altro. 😀
    Per tornare a noi,come tu dici Morena, la luce è vita e non ci sarebbe senza l’ombra, il buio. Penso che noi stessi siamo fatti di luce e calore ben oltre i normali trentasei gradi e che siamo legati attraverso sentimenti. A volte, quando scrivo, inizio a raccontare alcune cose che ho in mente, ma il vero “prodigio” è quando poi le cose, prendono il soppravvento e si raccontano da sole attraverso di me. Quindi le cose che leggete, non sono del tutto mie, ma sono presenti nel sentire universale e forse è per questo che spero siano condivise.
    Mi fermo qui e auguro a tutti buona domenica.
    vincenzo

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  15. …così proprio non va, morena, vincenzo! sono anni che lavoro sull’ombra e sulla luce, sono anni che per spiegare la mia pittura dico che quello che maggiormente mi interessa è lo scarto che intercorre tra la luce e l’ombra ed ora arrivate voi con le vostre poesie e tzac vi mettete, senza pudore a parlare di questi fenomeni interiori/esteriori come fossero le cose più semplici del mondo… eh no, così non vale! 🙂
    Calma, calma, nessuno si arrabbi, sono un amico.
    Ora farò questa confessione pubblica ( e chi te lo ha chiesto?) per far capire quanto io sia affezionato a questi due: io ho un blog, un normalissimo blog, che se a tutt’oggi è ancora attivo lo deve proprio a morena e a vincenzo; ora mi spiego meglio, un po’ di calma per favore! brevemente:
    alcuni mesi fa per strane circostanze che non sto a spiegare a morena sono stato “suggerito” come compagno di scrittura per un racconto a 4 mani, poco dopo morena si accorge che sono di rimini e che – proprio nella mia città – di lì a poco dovrà andare a leggere alcune cose (probabilmente il nostro racconto) in un incontro di poesia che si dovrà tenere al castel sismondo… “ perché non ci incontriamo?” dice lei ” magari lo leggiamo assieme”.
    “ma non so” dico io terrorizzato “non so se riesco a liberarmi”
    invece ci riesco ma arrivo tardi.
    sono lì che mi guardo in giro cercando di individuare fra le tante una donna che possa avere le sembianze di una “morena” (non l’avevo mai vista) e intanto mi appoggio in fondo alla sala per non disturbare la lettura; devo dire che mi sentivo come quelli che vanno agli incontri al buio, solo senza rosa in mano o fazzolettino nel taschino. Dalla mia postazione potevo scrutare le nuche ma capite che era davvero complicato in mezzo a tanta gente capire quale fosse quella giusta. Ero tutto concentrato nella mia assurda ricerca quando sento una voce: “ciao stefano!”
    mi giro e vedo vincenzo (sì vincenzo proprio il nostro poeta ma anche il marito di mia cugina)
    “ciao, ma che ci fai qua?” gli chiedo.
    Che razza di domanda!
    In un luogo simile cosa ci potrà mai fare uno? o è andato ad ascoltare delle poesie o a leggerle, no?
    “ma sai, scrivo poesie”
    “scrivi poesie, ma da quando?”
    La sorpresa era davvero tanta, anche perché non conoscevo vincenzo sotto questo aspetto… ad essere sinceri ci si conosceva molto poco, visto che per le circostanze della vita non ci eravamo mai frequentati più di tanto se non in alcuni incontri fra parenti.
    Gli racconto del motivo della mia presenza e lui decide di aiutarmi nella ricerca.
    nel frattempo c’è l’intervallo con aperitivo.
    ” potrebbe essere lei” mi dice vincenzo
    era lei.
    dopo pochi minuti parlavamo come vecchi amici.
    Alla ripresa delle letture è stato un susseguirsi di emozioni;
    morena assieme a gaetano ha letto il “nostro” racconto e vincenzo ha declamato alcune delle sue “creature” tra le quali proprio “mani”
    che meraviglia!
    che meraviglia che grazie ad un blog ( forse inutile) si possono conoscere persone ” vive” ” vere”
    che meraviglia ri/scoprire per una sorta di incredibili circostanze persone che ti stavano accanto ma che tu non vedevi, non per calcolo, ma perché spesso succede di percorrere strade vicine, ma parallele… che questa volta però per il solito ed imprevedibile scherzo del destino si sono incontrate, fregandosene della geometria.
    ecco perché non ho ancora chiuso il mio blog
    ve la dovete prendere con loro.

    un grossissimo abbraccio carico di affetto a tutti e due
    stefano

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  16. Insomma, cocci d’ombra!

    Ma dai Stefano, come si può non riconoscere Morena? Morena è quella signora dall’inimitabile aspetto classico morenoso, che parla con un accento leggermente bolognese classico morenoso, ti apre il cuore e… diciamolo, se non ci fosse bisognerebbe inventarla!

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  17. lo scarto che intercorre tra la luce e l’ombra
    il grandioso segreto che è celato fra il tuo cuore ed il riflesso di quella luce che da qui è virtuale, l’ombra della grande luce.
    Fratello amato, non vedi tu che tutto ciò che a noi è visibile, non è che un riflesso, un’ombra di ciò che i nostri occhi non vedono?

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  18. è sempre bello questo racconto Stefano.
    non l’ho raccontato io solo perché non ho trovato il tempo di scriverlo. non volevo farlo in fretta.
    nelle mail con vincenzo ci siamo chiesti: ma se non avessi scritto insieme a stefano, ci saremmo presentati? probabilmente no, ha risposto lui.
    non che questo gli abbia cambiato la vita, eh! bastasse così poco..
    volevo solo evidenziare come ‘ il caso’ ci porti su certe strade piuttosto che altre. e come questo generi altri ‘casi’ e altre situazioni.

    che poi ci siamo messi a parlare come se ci conoscessimo da sempre è vero comunque.
    ti abbraccio anch’io, stefano.

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  19. la cosa più buffa, fu che io non conoscevo Morena di persona,
    ma l’avevo solo vista in foto su vdbd e quando mi sono avvicinato per indicarla a Stefano, lei mi ha guardato dicendomi: Ma tu ch sei? e poi dopo averle spiegato come facevo a conoscerla, mi ha chiesto: ma tu scrivi? A quel punto non sapevo che dire, perchè pensavo che le cose che scrivevo
    non potessero essere interessanti per dei poeti veri, come quelli che lessero al castello quel pomeriggio. Tagliai corto e dissi
    che scrivevo da poco delle poesie ( o qualcosa del genere )
    poi tornati in sala. Morena e Gaetano Failla ( al posto di Stefano) lessero il loro racconto e successivamente io lessi quattro poesie e da li tutto è partito 🙂

    Stefano, nei tuoi quadri c’è molto lavoro “onesto” su te stesso e in quegli “scarti tra ombra e luce” c’è tanta ribellione sulla materia che ognuno vorrebbe trasformare,
    visto che nulla si crea e nulla si ditrugge.
    La tua stanza è molto accogliente e penso che rimanga aperta
    per merito di tutti i visitatori e gli ospiti (Morena in particolare)
    che la frequentano continuamente: io sono solo un passante che sbircia senza pagare 😀

    Cara Diemme, penso che Morena, se non ci fosse,
    si inventerebbe da sola 🙂 sempre con l’ accento bolognese morenoso 😀

    Raffaele, grazie del tuo passaggio.

    un saluto a tutti, vincenzo

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  20. Io, quando mi capitò di leggere le mie poesie, mi commossi troppo e capii che non l’avrei potuto fare.

    Ogni tanto mi è stato chiesto di pubblicare, ma mentre preparavo la raccolta mi veniva il magone e non ce la facevo; qua e là sul blog ne ho pubblicate, ma solo perché protetta dall’anonimato. Non so perché ho questa fissa, probabilmente sono un po’ controcorrente, sicuramente è controproducente ma… che farci?

    Una poesia però in particolare me l’hanno fatta leggere tante e tante volte e, se vi fa piacere leggerla, la trovate qui: http://donnaemadre.wordpress.com/2008/01/30/er-karma/

    Spero vi possa divertire (anche se per me i fatti raccontati furono una tragedia), e che possiate gustarla nonostante il romanesco perché… ebbene sì, se l’accento morenoso è bolognese, il mio è decisamente romanesco: aho!

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