La cucina gialla – quindici

La cucina gialla
Quindici
(prosegue da domenica)

Max si girò verso gli amici:
“Roberta può sembrare una persona troppo seria e quasi fredda. Ma non è così. E’ solo una ragazza che è stata molto scottata dalla vita e dalle persone. Perciò ora, prima di parlare e agire, vuol pensare molto, per essere sicura di sbagliare il meno possibile e di non dover soffrire di nuovo. La sofferenza, quando l’hai provata una volta, lascia dei segni indelebili e molto profondi. D’altra parte, era lo stesso anche per me. Anch’io avevo paura di affidarmi di nuovo a qualcuno, ma Roberta mi ha ridato il sorriso, e io penso di essere riuscito a ridarle un po’ di fiducia negli uomini. L’ho incontrata nel parco, per caso: me ne stavo in compagnia del mio aquilone blu e l’ho sentita piangere. L’ho trovata seduta sulla panchina, da sola. Stavo per andare via, a causa dalla mia solita timidezza, ma qualcosa che ho letto nei suoi occhi mi ha trattenuto. Ed è stato un bene. Mi sentivo un po’ goffo, e molto insicuro, quando le ho offerto un fazzoletto, e la mia spalla su cui piangere. Lei all’inizio stava sulle sue, ma poi si è sciolta. Mi ha detto delle sue paure, della paura di aver fatto del male ad Annalisa facendole incontrare Luciano, del suo sentirsi sbagliata e sola. Quando le ho chiesto cosa intendesse per sbagliata, mi ha risposto che le sue scelte si rivelavano sempre un boomerang. In un modo o nell’altro, finiva col fare del male alle persone che la circondavano e che amava. Non so dove ho trovato la forza, ma l’ho abbracciata forte e l’ho tenuta stretta a me, finché ha smesso di piangere. Allora l’ho scostata e, mentre le facevo una carezza, ho guardato i suoi occhi scuri e vi ho visto la luce che inseguo da tutta una vita …”
Alessandro era ancora in silenzio, ad ascoltare la voce di Max che, come un tempo, non tremava più.
“Lo sapevi, Ale, che Roberta scrive poesie? Io sono una delle poche persone a cui ha avuto il coraggio di leggerle, e vi assicuro, sono splendide. Intense, dolci e appassionate, come lei…”
Alessandro per un attimo chiuse la bocca, abbandonando lo stupore, poi balbettando disse:
“Sc….scusa Max, ma stiamo parlando della stessa persona? Di Roberta, che vive qui, con noi, e non si emoziona mai, scherza e sorride poco e sembra sempre arrabbiata con tutti? Miss pantaloni neri e camicia perfettina?
“Roberta ha un bellissimo sorriso… Ecco, guarda quei soli sulle piastrelle. Il suo sorriso è come quei soli e a guardarlo ti si apre il cuore… Mi ha detto di avere un sogno: una piccola casa in campagna, piena di animali, con un bel giardino e fiori di tutti i colori. E io le ho confessato che è anche il mio sogno. Poi abbiamo fantasticato anche sulla possibilità di prendere un gattino come Pulce, che starà con noi… lì avrà tanto spazio e Roberta adora i mici… dice che sono tanto dolci… e io le dico che è lei ad essere dolce…”
Mentre la voce di Max si spegneva in un sussurro che sembrava una carezza, lui guardava con occhi brillanti e quasi blu, un punto lontano. Pulce, sentendosi nominare, mosse la coda velocemente in segno di gioia. In quel momento un filo di luce rosata passò sotto il tavolo e illuminò piccoli frammenti di polvere bianca e Pulce sentì che quello era il luogo dove si sentiva più al sicuro e desiderò non doverlo mai lasciare. Al solo pensiero che ciò potesse accadere, fu assalito da un brivido di malinconia.
Roberta entrò in quel momento, portando sulla mano destra un misterioso pacchetto verde. Alessandro la guardò come se fosse un marziano, come se la vedesse per la prima volta.
“Che hai, Ale ?”, lei gli rivolse un accenno di sorriso, poi appoggiò il pacco sulla coscia di Max, invitandolo ad aprirlo.
“Cos’è, Roberta?” lui sembrava aver intuito il contenuto del pacco e aveva quasi paura d’aprirlo.
“Aprilo e vedrai.”
Max strappò con impazienza l’involucro di cartone e scoprì il suo libro, con una copertina d’oro lucente e l’immagine dell’aquilone blu.
“Ho spedito i tuoi manoscritti a una buona casa editrice, con cui mio padre in passato aveva avuto dei contatti e… ecco il risultato. Sotto i tuoi occhi. I tuoi meravigliosi occhi…” Lo sguardo di Roberta era così morbido e scuro che Ale e Marco non videro niente altro. Max si buttò tra le sue braccia, rischiando di farla cadere.
Pulce e i ragazzi non proferirono parola.

*****
La cucina gialla è una produzione firmata a due colori (stavolta ad un colore unico perché io ero in vacanza anche quella volta 😉 )da Carlo Bramanti e Morena Fanti.  La sedicesima puntata domenica 1 marzo 2009

9 pensieri su “La cucina gialla – quindici

Rispondi a gavry Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.