Favola moderna – Una telefonata decisiva

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L’hiver à Percé – Claude Théberge

Una telefonata decisiva
racconto tra telefoni e sms

Il numero le era sconosciuto. Era tentata di non rispondere. Poi pensò che poteva essere qualcuno che aveva bisogno e aveva preso in prestito un telefono, così rispose:
” Pronto…” “Giulia?” “Sì, chi sei?” “Gabriella…” … Gabriella??… ” … cosa c’è? Perché mi telefoni?…” “Volevo dirti che Andrea è appena uscito per comprare qualcosa, e al suo ritorno faremo l’amore. Sto preparando l’atmosfera: candele, musica, luci soffuse…” … senti ‘sta stronza… “E perché mi telefoni? Hai bisogno di qualche consiglio? Vuoi sapere qual è la sua posizione preferita?” … non lo so qual , la sua posizione preferita, non l’abbiamo mai fatto… “No, non ho bisogno di consigli. Volevo solo fartelo sapere. Andrea mi dice sempre che sei la sua migliore amica e che gli vuoi tanto bene. Volevo sapessi che è felice…” “Bene. Ora me l’hai detto. Ti saluto.”… vaffanculo, stronza! Giulia buttò il telefono sul letto e si girò verso lo specchio. Voleva guardare la sua espressione allo specchio e vedere che effetto le faceva la notizia, ma non aveva bisogno di guardarsi: sentiva l’effetto che la notizia aveva fatto sul suo cuore. Con un moto di rabbia si girò, prese il telefono e digitò un messaggio per Andrea: xké gabriella ha il mio num? E xké mi tel x dire ke state per scopare?

Il messaggio raggiunse Andrea alla cassa del supermercato: coca cola e pizza surgelata stavano per finire nella borsa che la cassiera aveva preparato. Pagò e controllò il telefono. Giulia… il sorriso era automatico quando vedeva il suo nome. Lesse il messaggio con curiosità e poi rimase immobile, in mezzo alle porte d’uscita, finché una signora grassa e con un orribile vestito a fiori, lo spinse da una parte. Allora rilesse il messaggio e, improvvisamente, nella tasca posteriore dei jeans, la scatola di profilattici che aveva comperato in farmacia cinque minuti prima, diventò molto calda, come bruciasse.
Digitò in pochi secondi un messaggio per Giulia: “sono in un negozio. Arrivo subito” e poi uno per Gabriella: “un imprevisto. ti chiamerò poi”
Salì in macchina e partì come fosse inseguito dalla polizia. Mentre guidava ripensò alle due ragazze e al rapporto che aveva con loro. Giulia era sua amica da sempre e ora condividevano anche la passione per il teatro e, da due anni, frequentavano lo stesso corso di recitazione. Da mesi si preparavano per lo spettacolo di fine anno e si vedevano quasi tutti i giorni e, quando non si vedevano, si sentivano al telefono. Gabriella era invece una compagna d’università, con cui studiava ogni tanto, e che gli aveva fatto capire che non avrebbe rifiutato l’idea di un’amicizia più intensa tra loro. Le due ragazze non si erano mai viste, ma lui sapeva che Gabriella era gelosa di Giulia e del rapporto molto intimo che avevano, cementato anche dall’interesse comune per il teatro e la recitazione, ma non credeva che sarebbe arrivata a tanto. Telefonare a Giulia per dirle che stavano per scopare… cazzo! che idiota! … no, l’idiota sono io! Che cosa mi è venuto in mente? Pensare di scopare con Gabriella che non me ne frega niente, quando l’unica che desidero è proprio lei, Giulia… e ora ho fatto ‘sto casino e lei non vorrà neanche più vedermi…

Fermò la macchina con un gemito delle gomme, che si unì a quello che fece il suo cuore. Suonò il campanello di Giulia e lei non rispose. Allora le scrisse un sms: “sono qui sotto. aprimi” La voce di lei lo sorprese dal citofono:
“Mi sto lavando i capelli.” “Me ne frego dei capelli. Aprimi!” La porta si aprì e lui si infilò di scatto, come temesse che la porta potesse cambiare idea. Fece i gradini a due alla volta e arrivò davanti alla porta socchiusa, spinse ed entrò, chiudendola con un sussulto.
Giulia uscì dal bagno fregandosi i capelli con un grande asciugamano azzurro. Aveva i piedi nudi e un’enorme maglia rossa con scritte bianche e nere, che le arrivava al ginocchio. Nessuno fiatava e lei teneva gli occhi bassi, approfittando dell’alibi asciugatura capelli.
“Vieni qui. Te li asciugo io”. Andrea le prese l’asciugamano e la sospinse verso lo sgabello del bagno, facendola sedere. Poi le strofinò i capelli con dolcezza e una calma che non credeva di avere, e sentì che lei si rilassava sotto le sue mani. Prese la spazzola e l’asciugacapelli e iniziò a pettinare i lunghi capelli scuri, sollevandoli. Si sentiva solo il fruscio del phon; Giulia non aveva ancora aperto bocca e lui vedeva il respiro leggero di lei, nelle spalle che si abbassavano sotto la maglia rossa. Quando le sollevò i capelli, vide la curva dolce del collo e desiderò poterci appoggiare le labbra e sentire il calore della pelle di lei, mentre la baciava nel collo e sulle spalle.
Cercò di non fissare la pelle di Giulia e continuò a spazzolare i capelli, finché non capì che Giulia stava allentando la tensione.
“Ce l’hai con me, per quello che ti ha detto Gabriella? Cosa ti ha detto, poi? Comunque è tutto inventato, io ero al supermercato e compravo da bere e poi dovevo andare a casa sua a studiare, come faccio ogni tanto… niente di strano”.
“Niente di strano, eh? Come lo chiami una che ti telefona per dirti che sta per scopare con il tuo migliore amico? Se non è strano questo…”
“Ma cosa ti ha dato fastidio? Sapere che io potevo fare l’amore con lei? E non dire scopare. Non sembra neanche adatto a te…”
“Ah… e che cosa, è adatto a me? Ricevere la telefonata di una stronza che mi vuol fare sapere che state per…” Andrea si chinò e le chiuse la bocca con due dita, mentre si chinava a baciarle la guancia.
“Giulia, ti prego, lei non significa niente per me. Lo sai che non ti sopporta, perché sa che io ti voglio bene e che la passione comune ci lega più di quello che può fare lo studiare insieme, che faccio con lei. Ma… sei gelosa, per caso?”
“Gelosa? Ma cosa dici? Lo sai che io desidero solo che tu sia felice e se Gabriella ti può rendere felice, io mi metterò da parte e accetterò la sua presenza.”
“E allora? Dov’è il problema? Non capisco…”
“Il problema è solo nel modo di fare di Gabriella. Se mi avessi chiamato tu, per dirmi cosa stavi per fare, lo avrei capito. Ma che mi abbia chiamato lei… e il numero dove l’ha preso? Io non l’ho neanche mai vista e mi chiama per dirmi che state per… vabbè, per fare l’amore, se così si può dire… sembrava che volesse farmelo sapere, per dirmi che tu sei un suo territorio…”
“… non lo so. Forse potresti avere ragione, ma ora lasciamo da parte Gabriella e questi discorsi inutili. Io con lei non ci ho fatto proprio niente, e se lei ha pensato che ci sarebbe stato qualcosa tra noi, si è sbagliata. Io non provo niente per lei; è un’amica e basta. … sono bellissimi i tuoi capelli, e come sono già lunghi… li porti sempre legati e non me ne ero accorto…”
Andrea le pettinò i capelli, che ormai erano asciutti, e si chinò a darle un bacio in fronte. Sentiva ancora la rabbia sprigionarsi dalle spalle di Giulia, che erano tese e rigide, e gliele accarezzò cercando di scioglierle. Lei sembrava aver esaurito le parole e forse stava meditando su quello che lui aveva detto.… dio, come è bella… la mia Giulia… e dolce… e io stavo per rovinare tutto…
La sentì rilassarsi, mentre lui le massaggiava le spalle, e sentì il suo respiro, dapprima lento e sottile, diventare forte e veloce. Anche il suo accelerò, insieme ai battiti del suo cuore. Sentiva la tensione crescere fra loro, all’aumentare dello spessore del silenzio e ascoltava l’eccitazione correre dentro le sue braccia e nella schiena, fino a concentrarsi proprio lì, in mezzo alle gambe. Avrebbe voluto prima chiarire tutti i malintesi con Giulia, ma non credeva più di poterlo fare: era troppo eccitato e sentiva che anche lei lo era.
La prese per le spalle, la tirò in piedi e la girò verso di sé. Giulia non lo guardava, ma le sue spalle si alzavano ed abbassavano ad un ritmo molto veloce. Le prese il viso e lo fece alzare verso di sé. I suoi occhi erano enormi, come spaventati, ma lui sentiva che non era paura quella che Giulia provava in quel momento. Le prese le braccia e gliele mise dietro la schiena, circondandola con le proprie, poi la spinse contro le piastrelle blu delle parete di fronte e la baciò finché persero la memoria e non ricordarono più chi erano e dove erano.
Le sussurrò tutte le parole che lei voleva sentire e fecero l’amore sdraiati sull’asciugamano azzurro.
Giulia non disse niente, quando lui prese dalla tasca la bustina con i profilattici, e in ogni caso lui non ricordava più perché li aveva acquistati proprio quel giorno. Fu molto veloce, ma dolce e forte nello stesso tempo. Poi rimasero abbracciati finché i loro respiri non si uniformarono al silenzio del piccolo bagno blu.
Andrea era sicuro di averle anche detto ti amo e che Giulia avesse risposto con un ti amo lieve e sussurrato. Si sollevò su un braccio per guardarla negli occhi e glielo ripeté: “Ti amo… è una vita che desideravo dirtelo e fare questo…” e si chinò a baciarle le ciglia, “… e questo…” e le baciò la fronte, il collo, le spalle e scese giù, fino a quando lei non lo fermò con una mano: “Aspetta un attimo, credo che sia meglio parlare di Gabriella, prima di andare oltre. Anzi, dovevamo parlarne prima, ma ormai…”
“Non c’è niente da dire. Gabriella non mi interessa e per me il discorso è finito. Se lei aveva pensato qualcos’altro, sono problemi suoi. Non la vedrò più e basta. A me interessi solo tu e ti amo da moltissimo tempo, ma non osavo dirtelo. Avevo paura che tu mi dicessi che mi volevi bene solo come amico e poi temevo che dopo avrei perso anche quello che avevo… ecco perché non te l’ho mai detto, ma in testa e nel cuore, ho solo te.”

Un rumore improvviso li zittì per un attimo, si guardarono e poi Andrea allungò la mano per cercare nella tasca dei jeans e prese il telefono:
“Un messaggio di Gabriella… quando arrivi? Ti sto aspettando… ora le scrivo che non vado.”
“No, aspetta. Ci penso io.” Giulia cercò il suo telefono e digitò un messaggio per Gabriella: “Andrea si sta riposando. Abbiamo appena fatto l’amore ed è molto stanco. Ciao e… grazie!”
Poi Giulia si stese di nuovo sull’asciugamano, e sorridendo ad Andrea gli chiese:
” … e poi, cos’altro desideravi fare da una vita?”

30 giugno 2004

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8 pensieri su “Favola moderna – Una telefonata decisiva

  1. oh, eccovi qui di nuovo 😉

    @ lady
    eh, son soddisfazioni davvero

    @ arthur
    non è una coincidenza che a scrivere sia una donna. sono così da quando sono nata.
    ok, faccio la ‘seria’: lo stesso racconto lo potrebbe scrivere un uomo, ma solo se ha i capelli lunghi (per farseli asciugare da lei).
    vabbè, oggi sono così ma poi mi riprendo. è il cambio di fuso orario 😉
    e vorrei scrivere tante cose ma non riesco a mettere in moto. qualcuno ha dei consigli?

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  2. A me è successo che una ragazza mi telefonasse per dirmi che stava andando con “lui”, ma con qualche differenza rispetto al racconto:

    1) Dopo la telefonata lui è andato da lei e non da me 😆
    2) Era finita da tre o quattro anni e “nun me ne poteva frega’ de meno” con chi andava lui.
    2) Un anno dopo ha chiesto di rivedermi, mi ha dato un appuntamento alla stazione senza darmi la possibilità di replicare, ma gli ho dato una buca clamorosa; non solo, mentre lui stava impalato alla stazione ad aspettarmi, io… ehm, ehm..

    *** e son soddisfazioni! ***

    PS: ti è bastato per metterti in moto?

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  3. Un consiglio? Riprendi l’aereo e fai con la mano marameo a noi poveri che invece rimaniamo qui a lavorare.

    E per la donna che ha scritto… beh, intendevo che le dinamiche che hai così magistralmente descritto sono tipiche femminili, più difficili quindi da percepire per un uomo e comunque, meno male che sei così da quando sei nata, perchè altrimenti ci saresti mancata con i tuoi racconti e la tua splendita ironia… 😉

    *** orcaccia… mi sa che l’ho detto di nuovo!!! ***

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  4. Visto che siamo in cucina e la voglia di cucinare non c’è, qualcuno viene da MacDonalds a mangiare una buona porcatina?

    Prometto mirabbbbbbbbilia, salse, salsine e salsette gustosette e q.a. (scusa Pan… ).

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