La cucina gialla – tredici

La cucina gialla
Tredici
(prosegue da domenica)

La notte era stata tremenda e lunghissima: tuoni scoppiettanti come fuochi artificiali e lampi che illuminavano a giorno la cucina gialla. I ragazzi non avevano chiuso occhio, e Pulce nemmeno. Il nervosismo era alle stelle. Nessuno parlava e la comunicazione si limitava a grugniti e cenni del viso imbronciato.
Annalisa mescolava il latte, girando il cucchiaio da cinque minuti, con lo sguardo perso nel vuoto, mentre Alessandro, l’unico che ancora parlava, le chiedeva cosa volesse mangiare.
Chiara, seduta nell’angolo dietro al frigo, nascondeva le mani nelle maniche della tuta, che un tempo era stata azzurra. Teneva il viso basso e non aveva più parlato dalla sera precedente. Marco entrò in quel momento, già vestito per uscire, si versò un caffè nel bicchiere nero con il manico, e lo bevve trangugiandolo, poi si precipitò fuori, senza salutare.
Roberta, che si sentiva in colpa, perché aveva portato lei Luciano in casa, entrò in punta di piedi e bevve un bicchiere di latte, guardando il cielo grigio, poi uscì, bofonchiando un sussurrato: “… giorno, ci vediamo stasera…’
“Chiara, non mangi stamattina? Vuoi che ti prepari qualcosa?”
Alessandro cercava di coinvolgere Chiara, per strappare anche solo una parola. Ma lei rispose scuotendo la testa.
“Annalisa.. forse il latte è già freddo… vuoi che te lo riscaldi?”
Anche Annalisa non rispose. Il silenzio era di gesso e l’aria stava diventando irrespirabile.
Chiara, non sapendo che fare, aprì il frigo, come per cercare qualcosa. Una mezza brioche, in un tovagliolo con disegni di Paperino, la guardò e il suo stomaco si rivoltò all’idea. La prese e la portò a Pulce, che quasi si commosse e iniziò a mangiarla con voracità.
“Ale, per favore, potresti dirle di non dare più da mangiare al gatto? Gli fanno male le schifezze… e poi sta diventando anche troppo grasso… ”
“Ale, per favore, potresti dirle che un pezzo di brioche non ha mai ammazzato nessuno… e poi, Pulce non è grasso… è bellissimo!”
L’oggetto del discorso, si strusciò contro la mano di Chiara, mostrandole la sua approvazione e il suo affetto incondizionato.
La sera accadde la stessa cosa: nessuno aveva fame e i fornelli rimasero freddi. Solo Pulce mangiò: doppia dose di croccantini. Annalisa e Chiara vollero riempire la ciotola e nessuna delle due cedette. Ma Pulce non la trovò una brutta idea e spazzò via tutto. Da qualche giorno si sentiva molto affamato.

I giorni si susseguivano e l’atmosfera nella cucina gialla diveniva sempre più pesante. Poche parole, e bastava un nulla per accendere un litigio. Pulce non riusciva nemmeno più a riposare, si ritrovava impotente dinanzi alle brutte parole e ai contrasti, girava la testa, una volta a destra e una a sinistra, guardando i litiganti come se stesse assistendo a una partita a tennis dagli scambi lunghissimi, fino a sentirsi lo stomaco sottosopra, come se avesse ingoiato due cornetti alla crema. Allora, si rimetteva supino con le zampe sopra le orecchie.
La sera in cui Alessandro, trovò Annalisa che piangeva in un angolo della cucina gialla, Pulce non c’era. Era nella stanza di Chiara, a specchiarsi. Non si trovava affatto grasso. Anzi, pensò che quel po’ di ciccia che aveva messo lo rendeva ancora più bello.
Alessandro intanto carezzava i lunghi capelli di Annalisa e l’abbracciava.
Si chinò su di lei: “Sono qui accanto a te, capito? Non permetterò più a nessuno di farti del male.”
“E’ come se il mondo mi fosse crollato addosso, Ale… capisci? Non so perchè, ma mi fidavo di lui…”
“Io invece ho compreso subito che tipo era, Annalisa. Non so spiegartelo, ma è come se avessi un radar per certe persone. Luciano non mi è piaciuto, fin dal primo momento in cui l’ho visto. In cuor mio tremavo, temevo potesse farti del male. Anzi, sapevo che te lo avrebbe fatto. E ora mi rimprovero per non averti saputo proteggere da lui… Ma non potevo farlo, capisci? Tu non mi avresti mai creduto… e, comunque, credo che tutto questo fosse necessario. Tu avevi bisogno di capire da sola… fa tanto male, lo so, ma ora sono qui, piccola…” la voce di Alessandro tremava, la sua mano avvolse e scaldò quella di Annalisa, che gli sorrise tra le lacrime.
Una folata di vento entrò dalla finestra assieme a un filo di luce rosata, staccò un petalo rosso dai tulipani nel vaso e lo portò sul grembo di Annalisa. Sembrava una lacrima di sangue.

*****
La cucina gialla è una produzione firmata a due colori da Carlo Bramanti e Morena Fanti.  La quattordicesima puntata domenica 15 febbraio 2009

 

13 pensieri su “La cucina gialla – tredici

  1. Che dire, stamattina mi ero dimenticata della cucina gialla. Ero anch’io presa da pensieri d’amori finiti, o meglio mai nati, come in fondo quello tra Annalisa e Luciano, ma di cui non si può negare si fosse creata un’atmosfera che sembrava magia. Sembrava.

    La Trilly svolazzava spargendo porporina dorata, che faceva volare il cuore e poi… il non volere vedere e uno, il non volere vedere e due… il non volere vedere due e mezzo, due e tre quarti, due e quattro quinti… ma alla fine il tre arriva.

    E sì, non uno, ma tanti petali di tulipano, come lagrime di sangue, oppure tante lagrime di sangue come petali di tulipano, è facile confondersi, se è il colore che ci ispira, o la forma, o una Musa esterna…

    Buongiorno Morena, buongiorno Carlo!

    Per la cronaca, questa era la canzone che stavo ascoltando quando mi è apparso a video questo post:

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  2. Su un calice di meravigliose rose bisogna gelosamente raccogliere ogni sentita lacrima, ogni goccia di rugiada che spontanea trasuda con sentimento da quell’assai tormentato meraviglioso cuore è puro sentimento di quella Apollinea luce, di quella assai divina ricercata Iside svelata che insieme li contiene.

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  3. Eddai, non fare la timida, May Lady, come mai non me l’hai ancora chiesto?

    Chiedimelo…

    E poi… non me lo sarei aspettato che Ale approfittava del fatto per fare il cascamorto con Annalisa, eddai, e poi tutte quelle storie che lui aveva capito e bla, bla, bla, bla…

    Mi ha un po’ deluso il ragazzo e comunque, aspetto per vedere cosa succede ancora.

    *** ‘sera1 ***

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