Nessun odore

Da quando Augusto aveva quel disturbo al naso, forse polipi che crescevano all’interno dei seni nasali, o roba simile – Augusto non era mai chiaro nelle sue spiegazioni e dal medico voleva andarci da solo – non si viveva più. La notte Augusto la passava su e giù dal letto: diceva che appena si sdraiava non respirava e perciò era costretto ad alzarsi continuamente. Andava in cucina, beveva, accendeva la tv, poi andava in bagno e tornava a letto, salvo ripetere tutta la sequenza dopo mezz’ora e così per tutta la notte. A Maria, naturalmente, toccava la stessa sorte: impossibile dormire con un dinosauro di novantacinque chili che salta su e giù dal letto, diceva al telefono con la sorella. Tutte le notti erano uguali ormai, e pure di giorno Augusto era intrattabile.
“Non ne posso più. Ormai solo questo mi posso aspettare dalla vita: notti trascorse a girare per casa mentre tu dormi tranquilla. Tutte le notti senza dormire, tu non hai la minima idea di cosa significhi non dormire la notte. Eh no, tu non lo sai. Dormi, tu. Te ne stai tranquilla e ti riposi. Eh, una bella fortuna stare bene!”.
Così, quando Maria gli proponeva di uscire per una passeggiata in giardino, lui era stanco. Ed era sempre stanco per qualsiasi altra cosa gli proponesse la moglie.
E poi non sentiva più nessun odore: né profumi né cattivi odori, e quando lei gli porgeva il piatto con un arrosto che avrebbe fatto resuscitare i morti, chiedendogli un parere, Augusto rispondeva:
“Magari potessi sentire il profumo! Con questo naso non sento più nessun odore. Anche questo piacere mi è stato tolto. Alla fine mi sembra di non sentire neanche il sapore. Per me potrebbe anche essere cattivo, tanto…”
E giù di nuovo a brontolare. Anche Maria iniziava ad essere nervosa: pure lei avrebbe voluto dormire. E magari avrebbe voluto un marito che fosse felice degli sforzi fatti per fargli piacere e dei piatti cucinati apposta per lui. Mai una volta che fosse soddisfatto. Avrebbe voluto tante cose, Maria, ma i giorni passavano sempre uguali. E le notti pure.
Quando, due giorni, dopo, Maria disse che sarebbe andata a trovare la sorella, Augusto fu quasi sollevato: un giorno intero senza dover parlare o annusare cibi di cui non sentiva l’odore… una pacchia, pensò.
Quando Maria disse che avrebbe preso Febo con lei, lui ne fu sorpreso: il vecchio labrador non amava andare in auto, ma la moglie disse che avrebbe approfittato per portarlo dal veterinario che aveva lo studio proprio vicino all’abitazione della sorella, e Augusto rispose: ok, ben fatto. Per una volta ne hai detta una giusta. Dicendolo abbozzò quello che a lei parve un mezzo sorriso. Maria fermò il passo e rimase indecisa sulla porta, poi Augusto disse:
“Vai, vai. Io starò qui solo, senza neanche il cane, tanto ormai, solo questo mi posso aspettare dalla vita. Le notti senza dormire, tu non hai una minima idea di cosa significhi non dormire la notte. Sei tranquilla, tu…”
Maria riprese il guinzaglio di Febo, agitò la mano e uscì decisa. La voce di Augusto la seguì fino all’auto. 

 

“Non so dirle, Brigadiere. Posso solo immaginare cosa sia successo. Io sono tornata alle venti, in tempo per preparare la cena, come avevo detto a mio marito. Appena entrata ho sentito una gran puzza di gas e sono corsa in cucina. Augusto era così come lo vede, quasi sdraiato sul tavolo, e ho capito subito che era morto. Seduto così, con la schiena rivolta al fornello, non ha visto uscire il caffè. La moka è completamente bruciata, vede? Si sarà dimenticato che aveva messo la caffettiera sul fuoco. Povero Augusto, da quando dorme male è sempre stanco. Il caffè uscendo ha spento la fiamma e il gas è uscito liberamente riempiendo la casa. Augusto non ha sentito la puzza. Da quando aveva quei polipi o non so cosa dentro al naso non sentiva più gli odori. Nessun odore. Se ci fosse stato Febo con lui, forse avrebbe abbaiato per avvisarlo… Povero Augusto…”

* Il racconto è già stato pubblicato sul blog di Enrico Gregori, ma mi piace averne traccia anche qui

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10 pensieri su “Nessun odore

  1. che assassina…di sicuro aveva una polizza vita e un sacco di quattrini da ereditare.
    Inquietante.
    Quando avrò il raffreddore e mia moglie uscirà per portare il gatto dal veterinario, starò attento alla caffettiera.

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  2. in verità Maria non ha colpa. sono io che ho messo su la caffettiera prima che lei uscisse di casa. E sono io che l’ho spinta a portare con sé Febo, e non perché non avvisasse Augusto, ma perché non corresse rischi.
    Ma, in fondo, un racconto è solo un racconto. E’ un esorcizzare mostri che abbiamo dentro oppure mostri che ci vengono suggeriti dalla cronaca.
    La normalità è la vera follia, no?
    Ai Tg ci sono sempre i vicini di casa che dicono: una famiglia normale, sempre gentili, mai una lite… chi l’avrebbe mai detto? dopo che un’intera famiglia si è uccisa reciprocamente.
    la follia potrebbe essere in ognuno di noi.
    Ma non in Febo. In lui no.

    e, come suggerisce Evento, se l’avesse fatto lui? magari era stanco davvero…

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  3. ecco… volevo lasciarti un saluto per il messaggio che mi hai lasciato da Remo, che mi ha fatto un gran piacere.
    così arrivo qui, ti leggo e mi ritrovo sempre a non saper che scrivere davanti ad una persona che scrive davvero.
    complimenti di cuore Morena, davvero. bello leggerti.

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