Come pesci nella ‘rete’

“Ti devi loggare su splinder, magari con l’avatar e così puoi anche linkare gli altri”.
Ermanno, che già aveva qualche dubbio sull’opportunità di aprire un blog, rimase con gli occhi vitrei di fronte alle “ovvie” delucidazioni di Serena.
“E mica è tutto – continuò lei – se accedi a msn con un nick ti accorgi se c’è gente in o out, ma puoi comunque lasciare un msg”.
Ermanno tentò di non sembrare obsoleto come la carta-carbone o la scolorina. “Cioè, io faccio www…”
“WWW mi piaci tu”, scherzò Serena. E impietosamente gli spiegò che ormai www lo sanno digitare anche i babbuini non ammaestrati.
“Si linka e si clicca, altro che www. E non è tutto”.
“Ah no?”, chiese Ermanno ormai sconfitto.
“No, perché nel blog puoi creare un dominio tuo. Ci sono dei server, per questo. Ma puoi anche risparmiare le email. Se sei loggato lasci un msg, oppure accedi alla chat. Naturalmente se la persona che cerchi è available”.
“Naturalmente”, si accodò Ermanno.
“Beh, tu pensaci sopra – concluse Serena – mentre io faccio un salto a comprare dei cd-rw, o anche solo r, dipende insomma da quello che devo masterizzare dal web”.
Ermanno, stordito, fumò una sigaretta.
Poi si avviò al suo armadio a muro e aprì la vecchia borsa di tela militare dove custodiva la vetusta “Olivetti lettera 22” e una cartellina con dentro fogli bianchi e ormai introvabile carta carbone.
Due copie, sì. Va bene.
“A Serena e per conoscenza al signor Window XP,
quando leggerete questa missiva che puzza di antico come la muffa delle madie, io sarò già lontano.
Cercherò un paesino tranquillo, dove reti e connessioni non hanno ancora raggiunto l’etere di quei luoghi dimenticati da Dio.
Luoghi dove, a volte, si interrompe l’energia elettrica. Ma dove la gente, però, sa ancora illuminare e cucinare col fuoco. Per emergenza.
Voi, invece, senza corrente e senza web sembrate pipistrelli col radar spezzato. Sbattete tra sms fatti di cmq, nn, kiss, smak e fnc. Io, in calce e con mezzi antichi, vi saluto e vi ringrazio per le lezioni che non posso imparare. E un pensiero affettuoso al signor splinder”.
Serena rientrò proprio mentre Ermanno piegava i fogli per infilarli dentro le buste. … le buste! E chi mai usava più le buste? Solo Ermanno e il vecchio zio Raimondo, centenario che abitava nella vecchia casa di famiglia a Marzabotto. Gli altri usavano solo email e sms.
“Ermanno, che fai? Le lettere ormai non le scrive più nessuno. Sei vecchio anche in questo!” e così dicendo gli strappò di mano i fogli e lesse. Mentre leggeva scuoteva la testa e sbuffava “Ma che dici? Ma tu non ti rendi conto. Senza internet non saremmo più niente: solo persone qualsiasi che si aggirano senza identità. Se non sei in rete non sei nessuno! Mettitelo in testa, Ermanno. Senza un avatar nessuno ti vede, nessuno sa chi sei. Al giorno d’oggi, senza un blog non sei nessuno. Hai capito, Ermanno? NESSUNO!!” Serena sembrava affranta e gli fece segno che aveva bisogno di bere. Ermanno le versò un bicchiere d’acqua, sperando che avesse terminato il suo sermone. Si sedette e aspettò, temendo il peggio.
“Tu non capisci l’importanza di questo mezzo – proseguì Serena rinfrancata dalla bevuta –, senza il web ti perdi un sacco di opportunità. I blog, i forum, le chat a tema, i newsgroups sono una vera miniera di contatti e di occasioni”.
Ermanno si afflosciò: sembrava volesse entrare nella sedia e diventare corpo unico con la medesima. Parlò nonostante sapesse che firmava la sua condanna. “Che intendi? Occasioni per cosa?”
Serena sembrò rincuorata da quella domanda “Io ho fatto delle gran belle conoscenze su internet e proprio grazie ai blog. Ti ricordi quel romanzo che volevo scrivere? Un giorno mi è arrivato un pvt di un blogger che mi proponeva di scrivere qualcosa insieme. Una cosa bella, importante, un romanzo forse, e poi avremmo cercato di pubblicarlo”.
“Ah, bello! Beh, questa è una buona cosa, allora, te lo riconosco” disse Ermanno suo malgrado “ e com’è finita? Avete pubblicato poi?”
“Ecco… non proprio. E’ che questo blogger è sparito. Abbiamo scritto insieme alcune parti del racconto e abbiamo fatto tanto brainstorming sai… è stato bello. Avevo anche creato due personaggi molto buoni. E avevamo trovato la location perfetta per il nostro romanzo, un faro su un’isoletta nel mare d’Irlanda. Ci credevo molto… lui aveva anche creato un blog privato, sai quelli con il lucchetto che possono vedere solo i membri… si può dire ora membri? Anni fa non si poteva…” Ermanno assentì e lei riprese “ un blog che conteneva i nostri appunti, le idee per il romanzo. E un giorno mi loggo per entrare nel blog e il blog non c’era più. Sparito. E lui non rispondeva più a mail, sms, pvt, chat… nulla di nulla. Non era più on da nessuna parte. Sparito nell’etere”
“Beh, non è stato proprio un gran incontro, mi pare” disse Ermanno
“Perché è andata a finire così. Ma se avessimo pubblicato il romanzo, cosa avresti detto? Che era stato un bel colpo di fortuna, no? E questa fortuna mi sarebbe venuta dal web e dai blog, quella cosa che tu detesti tanto. E comunque… ”
Serena era ostinata e Ermanno lo sapeva bene. Iniziò a temere il peggio. Stavolta, però, non le diede l’imbeccata e rimase in silenzio, apatico come le buste vuote sul tavolo.
“Comunque” continuò Serena “ su splinder, che per inciso non è un signore ma una piattaforma, ho conosciuto anche un editore.” E qui Serena fece una pausa che sperò invogliasse Ermanno a fare domande.
“Un editore?” chiese il meschino calandosi da solo nella rete.
“Sì, un Editore vero. Hai presente? Quello che nella vita “reale” non trovi neanche sulle pagine gialle, quello che in fiera è sempre impegnato e non può parlare con te, lo stesso che al telefono si fa negare e se lasci il tuo numero non ti richiama neanche se gli prometti il best-seller dell’anno. Con il blog che tu tanto detesti, ho trovato un editore! E mi ha dato subito il suo numero di telefono! Ti rendi conto? Vedi che opportunità ti lasci scappare? Lo vedi che sei retrogrado?”
Ermanno era stroncato dagli eventi. Si sentiva come una lumaca sotto le ruote di un TIR.
Serena era trionfante e stava in piedi di fronte a lui come per ribadire la supremazia di internet e celebrare il trionfo del web.
Ermanno ritrovò un filo di voce “E che ti ha detto, questo editore? Pubblicherà il tuo libro?”
“Ecco, non subito… Ma è stato molto gentile. Prima mi ha fatto tanti complimenti per la mia scrittura: ha detto che i miei ‘a capo’ sono favolosi, che come vado a capo io, non ci va nessuno. E poi ha detto che i miei post sono molto suggestivi, e che le mie parole evocano, evocano molto, così ha detto”.
“… e?…”
“ e poi, sai, le solite cose: vorresti pubblicare? certo, e chi non lo vorrebbe? E hai qualcosa da mandarmi? Sicuro che ho qualcosa da mandarti. Qualcosa tipo un paio di mutandine usate? Che mutande usi? E vorrei infilarmi nella tua vasca da bagno. Con te dentro, ovvio. Con me dentro, capisci, Ermanno? Con me dentro…”
Serena si era accasciata sulla sedia e Ermanno pensò che un braccio intorno alle spalle certe volte è l’unica cosa che serve e che infierire non sarebbe stata una bella cosa. Ricacciò in gola i ‘te l’avevo detto’ e le mise il braccio sulle spalle. Serena tirò su con il naso, poi si riscosse e lo guardò. “Ti va una pizza?”
“Vera, o disegnata in gif, jpeg, tiff, png, bitmap?”
Lei fece finta di tirargli un pugno allo stomaco. Ma rideva già mentre si infilavano nell’ascensore.

scritto a quattro mani da Enrico Gregori e Morena Fanti

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8 pensieri su “Come pesci nella ‘rete’

  1. Serena ed Ermanno…siamo noi. Oggi siamo un po’ di più Serena, domani un po’ di più Ermanno. Ma siamo noi. Da un lato adoriamo la penna e il foglio che, prima bianco, poi si riempie dei nostri pensieri più o meno nascosti, dall’ altro ci affascina andare e navigare …non solo per aver occasione di incontrare le riflessioni di persone straordinarie – che, altrimenti, mai leggeremmo – ma anche per trovare risposte, immediate, a curiosità, interessi, bisogni.
    Forse, avrei incontrato ugualmente Terzani – visto che mi sono imbattuta nel suo “Lettere contro la guerra” grazie ad una sua lettera-articolo pubblicata in un quotidiano – ma, senza Internet, non avrei avuto occasione di scambiare con lui pensieri e riflessioni. E avrei perso parecchio. Non avrei conosciuto Rina Brundu, Salvo Zappulla, Vincenzo Cottinelli, Alen Loreti, Giulia Fossà e le mille altre persone che hanno qualcosa da dire e da dare. Non avrei “incontrato” te, Morena. E nemmeno Federica Morrone e il suo stupendo “Regaliamoci la pace”. Ma sento sempre e ancora il fascino della penna e del foglio bianco. E il profumo dei libri che non potranno mai essere sostituiti da Dvd o altro perché i libri, spesso, vanno abbracciati e tenuti accanto per ossigenare perfino l’aria che si respira…
    Siamo, sono un po’ Serena e un po’ Ermanno…
    Abbraccio.

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  2. Questo racconto mi ha fatto molto rifletteresulle storie da web, sulle interazione che ne derivano, sul mondo fittizio che diventa più reale di quello reale.
    Ma c’è di più, c’e il rapporto che si crea fra le menti, uno scambio che prescinde dalla fisicità e si manifesta in maniera singolare, secondo la cratività di ciascuno.
    Non è male, se consente una vita “sociale” a chi forse non ne avrebbe l’opportunità…ma è anche portatore di delusioni cocenti, come quella descritta da Serena.
    Complimenti ad entrambi
    cri

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  3. Due anni fa avrei potuto chiamarmi Ermanno. Poi,Germana,moglie di un mio vecchio compagnp di scuola (compagno di banco),mi chiese come mai io,così portato a scrivere e a sognare,non usassi ancora il computer.
    Allora il computer,per me ero un srumento che mi terrorizzava letteralmente.
    Successivamente,spinto da mia nipote e da mio figlio (che mi regalarono rispettivamente computer,tastiera,mouse,video),ho incominciato a frequentare il mio asilo-computer e,lentamente,ho iniziato ad esprimermi con questa nuova sconosciuta penna.
    Ora qualcosa ho migliorato ma non abbastanza.
    Riconosco che una maggiore apertura sociale mi è stata consentita. E i rapporti con altri individui di altre città,sono stati gradevoli e stimolanti.
    Ma io mi chiamo Gianni e non più Ermanno,di cui ho stima e rispetto. Ma ve lo devo dire : ho sempre la mia Olivetti 22 e la mia penna stilografica, e le amo entrambe ancora,moltissimo.

    Gianni Langmann

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  4. Io sono piuttosto Serena, amo il mondo informatico con le sue infinite possibilità e nello stesso tempo ne ho ricevuto cocenti delusioni. Ma ormai non saprei farne a meno, anzi vado in astinenza da etere se ci sto lontana troppo tempo. E’ la malattia dei nostri giorni, male difficilmente curabile…e perchè poi si dovrebbe? siamo noi i primi a non volerne guarire.
    Complimenti a Morena e ad Enrico per questo divertente spaccato che assomiglia un po’ a tutti noi naviganti del web!

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  5. Grazie a tutti. I vostri commenti indicano che il web è davvero fonte di opinioni contrastanti e di sentimenti alterni. C’è questo rapporto di odio-amore con la rete e i suoi strumenti, siti web, blog e tutto ciò che Serena cita. Io sono un’estimatrice del web, in ogni sua possibilità, e sono davvero enormi.
    Soprattutto del web amo la possibilità di confronto e di lavoro comune, come nel caso di questa ‘scrittura a 4 mani’. In quale altro mondo sarebbe stato possibile? ognuno al suo pc e si lavora insieme. Ci si legge, si commenta il lavoro altrui e si riceve critiche (non gratuite si spera).
    Non buttiamo quindi la Lettera 22 e la stilografica ma prendiamo il buono che ci può essere. Delusioni a parte, ovvio 😉

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  6. bellissimo questo quattromani, la classe non è acqua. i
    Io mi ritrovo sia in Ermanno che in Serena, nel senso che non sono completo, mi sento molto a mezz’aria nell’arte della scrittura. Un caro saluto!
    falconier

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