In divenire – uno

Quando Danny entrò nei suoi sogni aveva diciotto anni, cinque più di lei, e jeans neri così stretti da far dubitare del suo respiro.
Lei aveva alte mutande bianche di cotone, dall’unica funzione igienica, e nuvole al posto del cervello, come diceva sempre sua madre.
Nessuna difficoltà per Danny entrare e sdraiarsi su quelle nuvole. Lei gli diede le chiavi del suo cuore e si sfilò le mutandine bianche senza alcuna incertezza.
Il pensiero di Danny non l’aveva più rincorsa da anni ormai. … perché mi è venuto in mente Danny?… forse è stata la musica che passa ora in radio? si chiese Monica, fermandosi all’ascolto del rock che pulsava nella stanza. No, concluse tra sé, niente a che fare con quella che ascoltavamo allora.
Avevano trascorso insieme tanti pomeriggi, tempi dilatati e così liquidi che penetravano ovunque, molte sigarette e qualche Johnnie Walker etichetta nera – l’etichetta rossa ai loro occhi sembrava da bambini, dal sapore troppo leggero – e molti baci dolci e caldi, saliva che si scaldava nelle lingue impertinenti e curiose.
Per molti anni il sapore della bocca di Danny era rimasto insuperabile e insuperato, poi la vita si era trascinata in altre storie e altre bocche e ora Monica era sola. Non indossava più mutandine di cotone, e poche volte erano bianche – solo in certe occasioni fintoingenuo che lei creava ad arte per qualche cliente stanco di ogni altra cosa… … ciccioni pieni di soldi e di pretese, viscidi abitanti della terra… con un gesto secco Monica gettò a terra il bicchiere blu che era sul tavolo. Rimase a guardare i cocci azzurri che formavano fiori sul pavimento bianco e poi con uno scatto, prese scopa e paletta per raccogliere tutto.
Spense la radio pigiando il pulsante con furia, proprio mentre il DJ annunciava un sondaggio sull’amore e uscì, sbattendo contro lo sportello del pensile e facendosi male al braccio sinistro: … cazzo! Che male! Anche questa, ora… l’amore… ecco, un argomento nuovo! Bravi, parlate d’amore. Che cazzo ne sapete, voi, dell’amore?…
Entrò in camera, si tolse l’accappatoio e andò verso il cassettone di noce, guardandosi nello specchio rettangolare che vi era appeso sopra. Rimase qualche secondo a guardarsi e poi aprì il secondo cassetto: mutande in ogni foggia, colore e tessuto la guardarono stupite dall’aggressività con cui la sua mano frugava e rivoltava nei pizzi, buttando tutto all’aria.
Scelse infine un perizoma di pizzo color rubino, assurdo triangolino legato da laccetti di raso, che assolveva a tante funzioni ma di sicuro non a quella igienica, e lo indossò prima di avviarsi ad aprire la porta. Si specchiò, alta e formosa ragazza in perizoma color rubino, e ricordò la bambina che baciava Danny in quei lunghi pomeriggi dove tutto era liquido e buono.

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In divenire (uno) fa parte di una raccolta inedita di mini racconti, quasi frammenti di vita, colti nel momento in cui c’è quel respiro diverso, quel sapere che… , capire che.
Ma anche ‘in divenire’ ad indicare frammenti di racconto che potrebbero subire trasformazioni e diventare altro, un racconto di più ampio respiro ad esempio. Come fossero incipit di qualcosa che ancora non ho scoperto.

Già postato qui.

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3 pensieri su “In divenire – uno

  1. Cara Morena, sarebbe troppo lungo commentare una storia che, purtroppo, ho visto più volte: la purezza rubata, la fiducia mal riposta, e la sensazione poi di non valere niente, fino a buttarsi via. Spesso ha una connotazione geografica, perché in alcuni luoghi insegnano a una donna che vale qualcosa finché è illibata, dopodiché, se non è sposata, è lo stesso che stare sul marciapiede. E lì, spesso, finiscono. Ma la prima che ho conosciuto che ha fatto questa fine era del nord, di un paesino sì, ma non del profondo sud. E’ un fatto caratteriale, quello di perdere fiducia in se stessi e buttarsi via, o forse è un fatto umano, una reazione, fintanto che rimane circoscritta: il carattere subentra quando lo scivolone verso il basso è infinito, e si porta dietro l’intera vita.

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