Frammenti di vita – Piero

La voce roca e strascicata, lo colse intanto che era concentrato sulla fiamma dell’accendino: “Ne hai una anche per me?”

Alzò il viso per guardare la voce e incontrò gli occhi più verdi e sfrontati che avrebbe mai potuto conoscere.

L’amicizia con Alex iniziò così: fumando insieme una sigaretta seduti sul muretto fuori dalla scuola.

Per Piero, che aveva sempre condotto un’esistenza quasi solitaria e perennemente a disagio, Alex significò salire su una giostra che lo trascinava con la sua forza e il suo vorticare, dandogli emozioni e tenendolo sempre carico e su di giri.

Passavano le sere in giro per i pub e le discoteche, poi a girare una città che Piero non aveva mai visto, viva e pulsante a tutte le ore. Alex era inesauribile, sempre pieno di risorse e di vita. E cercava sempre Piero. Uscivano sempre solo in due; stavano bene e non sentivano la mancanza di altra compagnia. La trovavano poi, nei locali dove andavano. Insieme a birra, confusione e qualche pasticca. Le pilloline, diceva Alex.

Finché iniziarono a frequentare qualche locale particolare, qualche pub frequentato da gay. Andavano lì e si limitavano a bere, e a qualche pillolina, qualche volta anche uno ‘spino’. Niente di più. Ma fu abbastanza per svelare a Piero delle sensazioni che erano sempre state dentro di lui, ma che non aveva mai capito, perché non si era mai soffermato a valutarle.

Si era sempre sentito diverso. Una sottile sensazione di non essere al posto giusto, di non capire mai bene chi si è. Un senso di inadeguatezza, ma non proprio, solo una non conoscenza di una parte di sé stesso. Le ragazze non gli piacevano; le trovava banali, tutte troppo uguali, come dovessero rispettare un modello prestabilito. Nessuna era in grado di risvegliare un suo interesse, nessuna sapeva dire qualcosa alla sua anima. Neanche fisicamente gli dicevano granché, nessuna era capace di stimolare in lui una attrazione sessuale di qualsiasi tipo. Lo annoiavano, ecco.

Questi pensieri lo avevano sempre fatto sentire male, come se fossero brutti pensieri, da non approfondire con nessuno, neanche con sé stesso. E infatti non si era mai soffermato a scrutare fino in fondo l’inquietudine di vivere che aveva sempre dentro di sé; la tollerava e basta. Sapeva che era parte di lui e ormai si era abituato a conviverci.

Durante una di queste serate al pub, Alex, che aveva bevuto e preso troppe pilloline ed era molto su di giri, rideva parlando a ruota libera, e iniziò a raccontargli dei suoi amori, del suo interesse per gli altri ragazzi. Piero capì solo in quel momento che l’aveva sempre saputo, pur senza interrogarsi sull’argomento. In tutti quei mesi non erano mai usciti con delle ragazze e nessuno dei due aveva mai parlato di questo. Non se ne accorgevano e basta.

Un giorno Alex gli propose di andare nella sua casa al mare: ” Non c’è nessuno, in questo periodo, staremo benissimo…”

Fu così che si trovarono nel silenzio di un mare fuori stagione, a camminare sulla sabbia umida e sporca di tutti i residui di un’estate. I silenzi tra loro non erano rumorosi, sentivano i loro respiri in armonia con le onde, in un ritmo quasi ossessivo. L’aria era fresca e leggera e Piero respirava per la prima volta la consapevolezza di sapere chi era. Per la prima volta si sentiva in pace ed era una sensazione molto piacevole.

Fu una bella vacanza. Alla sera stavano in casa a parlare e, solo qualche volta, quando sentivano bisogno di confusione, si recavano in discoteca, per riempirsi di rumori e suoni, fino quasi a stordirsi. Di ritorno da una di queste serate, Alex, che aveva bevuto qualche birra di troppo, era fortemente eccitato e parlava troppo forte, ridendo delle sue stesse parole. Toccò a Piero svestirlo e metterlo a letto, poi crollò al suo fianco, sfinito dalla confusione e dall’alcol. Durante la notte, Piero si svegliò sentendo Alex muoversi nel letto e poi, così delicatamente da sembrargli un sogno, sentì Alex toccarlo.

Fecero l’amore, così, con calma e senza troppa convinzione, come fosse un dovere. Dopo crollarono tutti e due addormentati.

Quando Piero aprì gli occhi, Alex non c’era. Andò a cercarlo e lo vide, dalla finestra, che camminava sulla spiaggia. Quando Alex rientrò disse che aveva ricevuto una telefonata da casa e doveva rientrare. Non parlarono di quello che era successo. Caricarono la macchina e partirono. Il viaggio fu quasi sempre silenzioso.

Arrivati a casa, Alex lo salutò, promettendo una telefonata, appena si fosse sistemato. Piero non lo sentì più. L’estate, ormai finita come la loro amicizia, se ne stava andando. A Piero rimase solo il ricordo di Alex, insieme a quello che lui gli aveva regalato: la consapevolezza e l’accettazione della sua intima essenza. 

Morena Fanti (luglio 2003)

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6 pensieri su “Frammenti di vita – Piero

  1. Cara Morena,
    avevo scritto stamattina un commento articolato e “pertinente” in proposito, ma con un virus che mi disconnette continuamente è andato tutto perduto…
    Appena riesco a ritagliare in questo mia marasma una decina di minuti di concentrazione, torno a scriverti….

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  2. Attendo la tua concentrazione, DM.

    PS. comunico a tutti che ora si può commentare anche senza registrarsi. Non ricordavo di aver messo questa opzione…

    PPs. caro roberto, non fingere di cadere dalle nuvole. Ci credo che l’immagine ti sembra familiare e ti soddisfa assai 😉

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  3. Bellissimo e delicato questo tuo racconto, probabilmente anche vero. C’è stato un periodo in cui mi è capitato di conoscere una marea di gay, e a una ho avuto il coraggio di chiedere: “Ma, secondo te, gay si nasce o ci si diventa? Cioè, è una questione genetica, culturale, ambientale, o che?” Lei si fermò a pensare e poi mi disse, molto simpaticamente “Un po’ ci si nasce… e poi ti ci costringono!”. Ma un giorno ne parlò più seriamente. Mi disse che da ragazza notava che non si prendeva mai una cotta per un ragazzo, poi si accorse che provava attrazione per le sue amiche, ma volle pensare fosse una specie di stima, di spirito di emulazione. Quando, dentro di sé, iniziò a capire, passò da un uomo all’altro per provare a se stessa di essere normale; infine si arrese. Trovò persino il coraggio di dirlo ai suoi genitori, che ebbero una reazione terribile. Poi decisero che era malata, e la mandarono in analisi per anni. Analisi e guerra psicologica, guerra psicologica e analisi. Alla fine, esausta, si dichiarò guarita.
    Iniziò così la sua doppia vita.
    Io sono assolutamente etero, ma so di non avere alcun merito di ciò. E lotterò sempre affinché i gay possano vivere alla luce del sole i loro sentimenti. Più qualche altro diritto civile, che non guasta.

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  4. Molto interessante questo tuo contributo, cara DM. Io credo che ogni essere umano sia prima di tutto questo: una persona e come tale abbia gli stessi diritti, senza discriminazioni.
    Credo anche che una società che si vuole chiamare ‘civile’ debba porre attenzione alle cose che fanno parte della nostra vita, senza puntare il dito su nessuno e preoccupandosi di fare leggi che proteggano i cittadini.
    Tutti i cittadini.
    Nessuno dovrebbe essere costretto a essere chi non è.

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