Tanta roba

images

Qualche sera fa, a cena, si discuteva di certe frasi entrate nel linguaggio comune, quelle frasi che si sentono a ogni tavolo e che entrano nelle orecchie senza lasciare traccia alcuna se non una lieve ma fastidiosa irritazione.
Si parla per sentito dire, si dicono cose che non si valutano appieno, si omologa il nostro linguaggio verso ciò che crediamo sia giusto, moderno, fico. Continua a leggere

Letture estive – La sposa silenziosa

51deoojk7dl-_

L’estate, a volte, porta più tempo da dedicare alla lettura, ma queste letture (per me) è meglio siano simil leggere, di facile abbandono, senza tema, una volta riaperto il libro, di non capire più cosa si stava leggendo. L’estate porta anche occasioni di vita all’aperto e compagnie con chiacchiere annesse; il libro deve essere abbandonabile.
Mi hanno prestato La sposa silenziosa, di A. S. A. Harrison, edito da Longanes – traduzione di Alisa Matizen e Irene Abigail Piccinini -,  e la cosa che più mi attraeva (detto dall’amica che l’ha letto prima di me) è la scansione in capitoli scritti da LEI e da LUI.
Allora, il libro è di facilissima lettura, si può interrompere e ritrovare, leggere nell’attesa di fare il bagno e riprenderlo subito dopo. Ma se devo dire la mia, lo so che non vedete l’ora, è molto superficiale. Continua a leggere

Leggere una prima pagina: Miele di Jan McEwan

IMG_1360

“Mi chiamo Morena Fanti (che fa rima con santi*) e poco meno di vent’anni fa mi mandarono in missione segreta per spiare i condomini durante i pomeriggi d’estate. Non fu una passeggiata. Mi scoprirono subito e ora mi odiano tutti. Continua a leggere

Metodologia per la scrittura di un romanzo – terzo

images

Stiamo ancora pensando ai personaggi e all’ambientazione, elaboriamo scene e visioni, ma ancora c’è qualcosa che ci sfugge.
Se procediamo con metodo – siamo qui apposta, no? – avremo risultati migliori. Che significa? non dobbiamo scrivere una storia e basta?
Non siamo al bar e non stiamo raccontando una storia agli amici: “allora, c’era questa bambina, un po’ ingenua eh, ma d’altronde la storia non è mica ambientata nel 2015 e tanti anni fa l’ingenuità era d’obbligo. Allora, la bambina… dunque, lei indossava un bel mantello con cappuccio, di colore rosso, e la mamma le affidò un cestino con dei viveri per la nonna che era malata e stava all’altra parte del bosco. ecc ecc” Continua a leggere

Autopubblicazione e/o Casa editrice?

SafariScreenSnapz004

Ieri ho partecipato a una discussione su twitter (nell’immagine uno screenshot dei tweet). L’argomento, promosso da Narcissus (che da ieri si chiama StreetLib.com) era quello che leggete nel titolo di questo post: autopubblicazione e/o casa editrice?
La discussione è stata interessante e come sapete l’argomento mi è molto caro. Il self-publishing è ormai una parte importante della nostra scrittura. Qualche anno fa, se non si arrivava a un editore, si teneva il benedetto manoscritto dentro quel famoso cassetto – che poi è il disco fisso del computer o, per chi è prudente, anche un disco esterno con copie di backup -, per tutta la vita.
Ora, sappiamo tutti che il mondo va avanti anche senza i nostri testi, però a noi piace farci leggere e quelle storie chiuse a chiave ci fanno pena.
Ed ecco l’autopubblicazione.
Devo dire, però, che la discussione ha sorvolato su alcuni aspetti della faccenda e la domanda formulata in questo modo, prospetta che noi si abbia LA SCELTA libera e incondizionata tra pubblicare con un editore che ci piaccia o autopubblicarci.
Ebbene, non è così. Continua a leggere

Come causare un disastro, andare in tv e, infine, pubblicare un libro

C_4_articolo_2120598_upiImagepp

“Non ci vogliamo rendere complici della giustificazione di un uomo che ha causato la morte di trentadue persone”. Sono le parole di Cristiana Ricci, titolare della “Libreria Marradi” di Livorno. 

Non vi sarà sfuggito – ma se fosse così non sarebbe un male – che Schettino, il comandante che con un inchino ha rovinato tante famiglie, ha pubblicato un libro a suo nome. Dalla copertina si evince che non l’ha scritto da solo (se l’ha scritto): oltre alla sua firma, c’è quella della giornalista Vittoriana Abate.
Ma non mi interessa sapere chi l’ha scritto, quanto osservare il meccanismo di cotanta perversione. Uno fa un danno – ammazza qualcuno, fa un casino madornale, rovina miliardi di materiale, attrezzatura, bellezze naturali, causa morti e dolori – e diventa famoso, perché è così che funziona, e la CE di turno si fa avanti e gli chiede se vuole pubblicare un libro sulla vicenda di cui è protagonista. Continua a leggere

La torre d’avorio non era una cattiva scelta

images

Lo sapete cosa si diceva una volta: lo scrittore stava nella sua torre d’avorio e non si mescolava con gli altri. Tutti pensavano fosse snobismo, invece era necessità.
Lo dice chiaro Stephen King: se vuoi scrivere devi essere (o diventare) asociale.
Stare da solo, riflettere, pensare, immaginare; queste sono le attività che dovrebbe praticare uno scrittore. Non per snobismo, non perché lui crede di essere chissà chi: per chi vuole produrre scrittura, la solitudine è una necessità. Continua a leggere

Metodologia per la scrittura di un romanzo – secondo

IMG_2471

Continuo (qui il primo post sull’argomento) con queste mie riflessioni sulla scrittura di un romanzo. Abbiamo esaminato i comportamenti dei personaggi di fronte a certi accadimenti che abbiamo in mente per la nostra storia. Ancora non stiamo scrivendo, se non appunti e abbozzi di scene. La stesura vera deve ancora partire.
Abbiamo i personaggi (su quelli stiamo ancora lavorando) e la storia a grandi linee, non quella decisa e perfetta che avremo dopo.
Un aspetto molto importante è sapere dove ambienteremo la storia e quando. Continua a leggere

Metodologia per la scrittura di un romanzo – primo

Metodo-Scientifico01-mini

Non si inizia a scrivere un romanzo senza avere pensato a chi sono i personaggi, a cosa fanno, a come reagiranno agli eventi che abbiamo in mente. Se tutto inizia da una scena particolare, dobbiamo avere chiaro cosa potrebbe accadere in quell’occasione.
Questo concetto è ciò che ho già scritto nel post precedente, anche se con parole diverse.
Infatti sto ancora pensando ai miei personaggi. E più ci penso, più mi appaiono chiari, e complessi. Questo è un buon segno: significa che ci sono, che esistono.
Quindi, la prima attività da svolgere per scrivere un romanzo, è un’attività di tutto riposo? Già vi vedo che vi fregate le mani. Finalmente un’ottima scusa per stare seduti a fissare la parete, o la finestra di conradiana memoria. Non è così semplice, però, ve lo devo dire.
Osserviamo l’immagine qui sopra che, anche se formulata per esperimenti scientifici, ben si adatta al nostro progetto di scrittura.  Continua a leggere

Prima di scrivere, pensa

mm4_pensare

Da qualche giorno ho ripreso una mia vecchia storia, la prima che iniziai con l’idea che fosse un romanzo, e ho riletto i vari appunti, digitali e cartacei.
Non ho ancora scritto nulla di nuovo, ma ho corretto ogni parte come se fosse una stesura definitiva e ho pensato. Quanto ho pensato. Continua a leggere

Il motore di ricerca è la risposta alla pigrizia

trad46*

Se non guardate le statistiche del blog (parlo di wordpress, degli altri non so), fatelo subito. È una sana abitudine quotidiana che può suggerirvi nuovi argomenti per i vostri post e discussioni, e che può perfino rallegrarvi la giornata. Le frasi digitate su google o altri motori di ricerca sono decisamente bizzarre: a volte mi fanno ridere e altre mi angosciano perfino.
Ma, per la maggior parte, mi paiono ‘curiose’ e mi soffermo a ragionare; mi chiedo come sia possibile affidare al motore di ricerca simili questioni. Una delle più presenti nel mio blog, oltre alle domande sulla scrittura, è:

  • Un ragazzo quando chiama una ragazza tesoro cosa significa?* (a parte che io scriverei “Cosa significa quando un ragazzo chiama tesoro una ragazza?) Continua a leggere

Uscire dall’autobiografia

autobiografiasnoopy

“Un giovane alle prime armi non sospetta nemmeno di dover ingaggiare una lotta “contro” la propria scrittura. Egli non possiede ancora una sufficiente coscienza linguistica; non ha ancora familiarizzato con le convenzioni del linguaggio e resta vittima della scrittura, la quale gli chiede soluzioni narrative e stilistiche che non sa immediatamente trovare. E quando sente di “andare in barca”, l’istinto lo porta a regredire nelle proprie esperienze personali, perché crede di “restituirle” bene, perché sono ricche di sentimenti autenticamente vissuti, perché popolate di luoghi e personaggi sperimentati e cristallini, apparentemente facili da descrivere. In una parola egli, non sapendo trarre dal linguaggio le idee, non sapendo suonare lo strumento della scrittura, trova sicurezza nell’autobiografia. Continua a leggere

Siamo i garanti di noi stessi

sharing-economy-dammilvia1

Devo dire che sono sempre stata parca di informazioni seminate sui social: non metto mai quelle cose tipo: “sto partendo per 15 giorni di mare”, “il prossimo fine settimana sarò in montagna”, “tra due giorni partenza! e poi ci risentiamo a fine mese”. Non metto nomi di vie, luoghi, indirizzi, numeri di telefono.
Ma sono cosciente che qualsiasi cosa scriviamo, le immagini che mettiamo, i link che rilanciamo, non fanno altro che schedarci, catalogarci, definirci sempre meglio. A cosa serve questa enorme raccolta di informazioni secondo voi? Continua a leggere

Come indicare il silenzio nei dialoghi

74479387_73934296_012

Someone To Watch Over Me – Jack Vettriano

Ecco: questa pare una bella domanda*: Come si scrive il silenzio? E siccome un racconto scritto, è erede delle storie narrate a voce che si portavano in giro nel medioevo, “come si scrive il silenzio” è un ossimoro potente.
Tra l’altro il silenzio è componente fondamentale del lavoro di chi scrive – non a caso lo trovate nel titolo di questo blog – ed è a noi (a me di certo) molto caro. Continua a leggere

Quanto ci costa essere social? E di cookie policy

cookie

Alla vigilia dell’entrata in vigore della “legge sui cookie (qui un articolo)” che ha obbligato noi poveri del web – coloro che scrivono a gratis solo per passione e che non ricavano niente dal loro lavoro ma hanno invece tutti gli oneri possibili e sempre improvvisi e con minaccia di gravi sanzioni – a studiare come fare, a progettare pagine nuove con le informative (qui la mia), link astrusi, widget nella colonna di destra e in quella di sinistra, ma pure nel footer (che sarà una parolaccia perché il mio correttore mi vuole modificare la parola in fortore che manco so cosa sia) e c’è chi l’ha messo anche superiore con quelle diciture che se non acconsenti devi cliccare esci che sa tanto di memoria dantesca, mi domando (beh da qualche parte dovevo andare a parare no?).

Mi domando: Continua a leggere