La lista delle priorità

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Avete presente quelle persone che corrono sempre? Quelle che non possono mai mollare e che non sanno come fare per ottemperare ai loro obblighi?
Vi guardano e dicono “Beato te che riesci ad andare in palestra. Io non ho tempo”. Oppure “Avrei bisogno del parrucchiere ma non trovo il tempo per andarci”, eccetera eccetera. Inutile che vi faccia una lista delle cose che non possono fare.
A volte ci fanno sentire pure un po’ sfaccendati mentre ci guardano e ci raccontano le innumerevoli cose che devono fare.
Abbiamo tutti ventiquattro ore al giorno a disposizione; possiamo farne ciò che vogliamo, tolti gli impegni del lavoro che di solito sono otto ore. Otto ore le dovremmo dedicare al riposo e ne rimangono otto da riempire a scelta. Abbiamo tutti visite da fare, incombenze pratiche – spesa, bollettini da pagare, il cane da portare fuori – i figli da scariolare e zie anziane da coccolare. Ma non tutti i giorni dobbiamo fare tutto, no? Continua a leggere “La lista delle priorità” →

La vita felice – di Elena Varvello

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Un incipit che non si può mollare, un romanzo in cui ho riposto molte aspettative: l’immagine l’ha postata Michela Murgia nella sua pagina Facebook e queste sono le parole con cui ha detto del libro di Elena Varvello:

 

Questo bel romanzo è un noir e quindi, contrariamente al titolo, la vita dei personaggi proprio così felice non è. La voce narrante è quella del figlio sedicenne di una famiglia apparentemente normale, il cui padre però durante l’estate del 1978 comincia a fare qualcosa di molto brutto. Il coinvolgimento drammatico c’è sin dalle prime righe, ma Varvello – già apprezzata dieci anni fa in una strepitosa collezione di racconti che la portò allo Strega – è una narratrice finissima, che sa come caricare l’arco della tensione senza spezzarlo. Il padre, la madre e il ragazzo vivono in una valle che si finge canavese o forse bergamasca, ma ricorda da vicino certa provincia degli Stati Uniti del sud. Il licenziamento dell’uomo, la complicità implicita e oscura della moglie, un passato da chiarire, dei vicini di casa da evitare e una follia latente danno forma a una storia elettrica e triste insieme, vista sì con gli occhi di un ragazzo, ma scritta con l’intelligenza adulta di chi sa che in certe vite nessuno alla fine si salva davvero.

Chi dovrebbe leggerlo?

Le brutte persone come me. Chi legge volentieri i noir (ma meno volentieri i gialli), i lettori di Raymond Carver, Stephen King, Ammaniti e Flannery O’Connor, gente che ama il lato oscuro delle cose e delle persone al punto da andarselo a cercare anche mentre gli altri giocano a racchettoni. E’ una buona sfida anche per chi crede che questo sia un genere in cui le donne non sono capaci: Varvello ha pronto un pugno in pancia per loro.

Chi non dovrebbe leggerlo?

Chi d’estate preferisce storie solari come il clima, magari d’amore o comunque rassicuranti. Chi sta pensando di trasferirsi in Val Brembana o in Alabama. Chi ha il culto dei valori familiari e non ama entrare in romanzi che li discutano troppo. Soprattutto lo sconsiglio a chi non vuol sentirsi dire che di padri ne esistono di due tipi: uno è quello che di notte ti conforta e ti dice che il Babau non esiste. L’altro è quello che il Babau è lui.

 Siccome io sono di certo una brutta persona, ma ancor più sono una lettrice di Carver, King e della O’Connor, non potevo esimermi da questa lettura.
Ebbene, è stata una bella lettura? Sì.
La scrittura della Varvello è interessante? Sì.
La storia è ben congegnata? No.

La storia è buona, anzi ottima. La scrittura di Varvello è perfetta. Allora, cosa c’è che non va?
La voce narrante è Elia, il sedicenne figlio di quel padre che portò nel bosco una ragazza, e io la trovo una scelta non perfetta. Avrei preferito, e di certo la storia ne avrebbe giovato, che la voce narrante esplorasse le teste degli altri personaggi: affidare una storia come questa a un sedicenne – che tra l’altro non sa come è andata la faccenda ma lo può solo intuire – non è la scelta più oculata per farci entrare in quel bosco.
I capitoli si intervallano con la storia attuale, e cioè Elia che va in giro, conosce un coetaneo, la di lui madre con cui finirà sul letto, vede la madre in un mare di impotenza e il padre che alterna tratti di lucidità a momenti di incertezza e di opacità, e momenti in cui vediamo il padre nel bosco – narrato da chi, Varvello? – insieme alla ragazza a cui ha dato il passaggio. Ma, siccome la voce narrante dicono sia quella di Elia, come poteva sapere lui cosa aveva fatto il padre? E, soprattutto che senso ha che ci racconti cose che ha solo immaginato?
Se il lettore già deve operare di fantasia quando l’autore sa come si sta muovendo, cosa accade quando un lettore si trova alle prese di ipotesi e invenzioni all’interno di un’altra invenzione?
Ecco, questa scelta è per me molto sbagliata. Si finisce per non approfondire nulla – che era la cosa che mi aveva attirato – e la storia ne esce troppo frammentata e carente. Se voleva proprio usare Elia come voce narrante, poteva, a mio parere – e immagino che a Elena Varvello non interessi nulla delle mie elucubrazioni ed è ovvio sia così: ho sempre difeso le idee dell’autore e ognuno si scriva i suoi libri e l’ultimo chiuda la porta!* – nelle parti in cui vediamo il bosco, fare narrare al padre.
Alla fine, il romanzo, sembra un’opera scritta per compiacere qualcuno usando un argomento che ha evidente presa sul pubblico. La maestrìa nella scrittura di Varvello ben si presta a storie con atmosfera cupa e silenzi minacciosi e questa è l’unica cosa su cui non si può discutere.
Ma in un romanzo non solo questo conta.

Molti hanno avvicinato il suo nome a quello di Carver. Sto pensando a come sarebbe se questa storia l’avesse scritta lui, anche se non è una storia che lui avrebbe immaginato.

  • una dotta citazione, come potete vedere dal video. E un gioco/rimando tra Carter e Carver😉

Affastellare

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È di nuovo quel giorno d’autunno, anche se l’estate non è ancora partita.
Settembre inizia una nuova stagione anche se equinozi e solstizi la pensano diversamente. Cosa importa la rivoluzione terrestre se di nuovo inizia la scuola, se si inizia a pensare al Natale? Continua a leggere “Affastellare” →

Letture estive

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Questa estate, e ancora non è terminata, ho letto alcuni libri interessanti. In qualcuno c’era un’ottima idea, in altri ottima scrittura. Qualcuno ha pure avuto una buona storia insieme a una buona scrittura. Mica male, eh?
In qualcuno non mi ha soddisfatta il finale, in altri il percorso della vicenda.
Ma da ognuno ho cercato di prendere il buono che c’era.
Un po’ come si fa con le persone.
Comunque, faccio un elenco sparso senza fare recensioni: Continua a leggere “Letture estive” →

Il peso di un tramonto

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Ieri ho letto un post in cui si discorreva di scrittori o presunti, o desideranti. L’autore del post diceva che ci sono persone che, anche avendo compreso che la loro scrittura non interessa agli editori – la qual cosa, a volte, non significa nulla, ma spesso sì -, scrollavano le spalle e proseguivano indomiti a battere tastiere o vergare parole con la penna d’oca. Continua a leggere “Il peso di un tramonto” →

L’ultima revisione

Investigatore

Possiamo fare dieci, venti, trenta revisioni, ma arriva sempre il momento in cui facciamo “l’ultima revisione”. E come lo capiamo che è l’ultima?
Ecco. Appunto. Non lo capiamo affatto.
Tempo fa, e credo di poter dire che sia stato un anno e mezzo fa, il mio socio e io abbiamo completato quella che credevamo fosse l’ultima revisione. Eravamo certi di avere eliminato ogni refuso, ogni frase superflua, ogni parola inutile. Avevamo la convinzione di avere sistemato parti carenti e limato quelle ridondanti.
Questo ci dava la certezza che il nostro testo, il romanzo a quattro mani che ci è costato tanto impegno, fosse perfetto – la perfezione che noi possiamo raggiungere, ovvio – e che fosse “pronto per la stampa”. Continua a leggere “L’ultima revisione” →

La centesima finestra in offerta a 1,99 euro!

copertina La centesima finestraDa oggi e fino all’autunno il mio romanzone è in offerta a 1,99.
L’offerta è generata dal sito StreetLib – la piattaforma con cui ho pubblicato l’ebook – e non parte da me: lo preciso per chi ha comprato l’ebook a prezzo pieno.
È comunque un’ottima opportunità anche per fare un regalo all’amica che legge tanto e vuole un ‘libro da portare in viaggio’, all’amico che non si spaventa di fronte a situazioni strane, alla sorella che ama le storie di vita contemporanea come me.
La storia è semplice (per dire): Continua a leggere “La centesima finestra in offerta a 1,99 euro!” →