La potenza di internet

Ieri sera, nel programma Che tempo che fa, era annunciata la presenza di Cristina Chiperi “nuovo grande successo editoriale”. Non avendo mai sentito il nome, ho fatto una breve ricerca su google e ho scoperto che l’autrice ha diciassette anni, è già alla seconda pubblicazione – dopo un mese dalla prima – e già si attende il terzo volume della saga. Che fosse una trilogia non c’era da dubitarne.
Diciassette anni e tra un mese avrà tre pubblicazioni all’attivo. Con il primo volume, la Chiperi ha già venduto trentacinquemila copie (35.000!). Continua a leggere

Dalle nove alle nove – Leo Perutz

dalle nove alle noveNon avevo mai letto nulla di Leo Perutz e questo libro mi è stato prestato, dicendomi che era la storia di una giornata di un uomo e che aveva un finale sorprendente.
Mi ci sono avvicinata, quindi, con curiosità e pregustando la lettura promessa.
Il protagonista è Stanislaus Demba, uno studente innamorato di una ragazza che non lo vuole più e che sta per partire in viaggio con un altro uomo. Demba si vuole procurare il denaro necessario per potere offrire lui il viaggio alla ragazza e fare in modo che non parta con il rivale. Lo vediamo passare da una situazione all’altra, in locali pubblici e case private, a colloquio con tante persone che potrebbero dargli denaro, e notiamo la sua particolarità del non volere mostrare le mani. Tutto il giorno le celerà sotto una vecchia mantella, causando situazioni incresciose, antipatiche, irritanti. Continua a leggere

Tra gender e cyberbullismo

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Ieri sera ho atteso le ventidue per poter vedere la puntata di Presa diretta condotta da Riccardo Iacona. Il conduttore ha subito annunciato che era in disaccordo con le direttive Rai che hanno imposto la messa in onda posticipata, e questo mi rassicura sulla sua onestà intellettuale: anch’io non approvo. Questo era un servizio che doveva andare in onda in prima serata.
Il cyberbullismo, e anche non cyber, è una faccenda che mi angoscia moltissimo. Gli effetti sono enormi e mai del tutto risolvibili, anche quando non portano a gesti estremi come è accaduto per tanti adolescenti. Continua a leggere

Scrivere una storia: tutto sotto controllo

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Scrivere una storia è un percorso: si può andare sempre dritti alla meta, ma si può scegliere una strada meno retta, con curve semplici e tornanti di montagna. Ogni storia nasce a modo suo, come le famiglie infelici di Tolstoj.
Ci sono infiniti modi di raccontare la stessa cosa e ogni autore (per ogni storia che scriverà) sceglie un modo diverso, che nasce spesso da solo, presentandosi all’autore con prepotenza. Ci sono storie con più voci narranti, con sottostorie che corrono parallele, con punti di vista diversi dei vari personaggi, con flashback e flashforward che si alternano nella narrazione. Continua a leggere

È davvero necessario scrivere?

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Dopo tanti anni e tanta passione buttata nella scrittura e nei blog, mi accorgo che vivo benissimo anche senza tutto questo. Cosa che qualche anno fa non avrei creduto possibile. Stiamo parlando di cose immateriali: di quelle materiali si potrebbe fare a meno di quasi tutte. Ma la scrittura? Si sente dire spesso: scrivo perché non posso farne a meno. Perché? Come mai non puoi farne a meno? Che succede se non scrivi? Ti senti svenire, oppure cadi in una depressione tanto profonda da farti temere per la tua salute mentale? Continua a leggere

Le prugne glorificano

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“Alessandra era sicura che Francesca non sapesse nulla, che non avesse capito il suo segreto; eppure era dalla mattina, da quando si erano alzate, che la guardava in modo strano: lo sguardo di chi studia l’avversario, di chi sta per scendere in campo e dichiarare guerra: questo si immaginava Alessandra, che l’amica fosse in procinto di scatenare una guerra, e, lei ne era certa, se si fosse scatenata ‘quella’ guerra, sul campo sarebbe restato un cadavere.”

Siete arrivati in fondo? Avete letto d’un fiato o siete dovuti tornare indietro più volte per capire cosa stavate leggendo? Continua a leggere

Seconda versione di lettura ad alta voce

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Leopardi e Marinetti (senza respirare, of course): Possibile che ci sia sempre qualcuno che vuole dare consigli su cose che ignora? “Di pensare penso e anche a te però a ogni cosa c’è un però forse noia o forse non so”. Ancora rami rotti, alberi scomposti e feriti nella luce abbagliante della mattina. Lui rimase fermo, come lei gli aveva chiesto. D’altronde, dove avrebbe potuto andare? Guardò l’orologio del videoregistratore: erano le 3:30. Un bell’orario per fare due chiacchere, pensò sistemandosi meglio sulla poltrona. Continua a leggere

I tre che arrivarono in ritardo – di Subhaga Gaetano Failla

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25 dicembre dell’anno Zero. Verso sera, nei pressi di un’oasi in pieno deserto.
Tre uomini dalla folta barba e sfarzosamente vestiti oscillano in groppa ai loro dromedari. Rallentano d’improvviso, poi si fermano.
C’è un posto di blocco. Due carabinieri, delle forze imperiali romane, stazionano annoiati accanto a una biga posta di traverso rispetto alla strada polverosa che conduce all’oasi. Il più grasso, svogliatamente e quasi inciampando nella tunica troppo lunga, sventola una paletta rossa in segno di stop.
“Buonasera,” dice uno dei tre dall’alto del suo dromedario.
“Buonasera…” dice il romano. “Scendete.”
I tre, in un agile balzo, nonostante l’età, si ritrovano a terra di fronte ai caramba imperiali.
“Dove andate?” chiede l’altro romano.
“A Betlemme.”
“Ah. E da dove venite?”
“Persia.”
“Persia?”
“Sì, Persia. Siamo re Magi persiani.”
“Persiani? Ma è vero quel che si dice? Che le vostre donne sono usate per chiudere le finestre?”
“Uh?… Ah, le persiane. Ah ah, molto divertente. Che spirito di patata.”
“Patata?!” esclamano all’unisono i due imperiali.
“Sì, patata. Siamo Magi, e qualche occhiata nel futuro riusciamo a darla.”
“Ehm… sì… patata…” borbotta impacciato il carabiniere, non sapendo come replicare. Poi, per darsi un tono, chiede ancora:
“E che andate a fare a Betlemme?”
“Portiamo dei doni a Gesù Bambino. È nato proprio oggi.”
“Ah, Gesù Bambino! Il figlio di quei due fricchettoni che abitano insieme a un bue e a un asino… Che poi Giuseppe sia il padre… Eh, le voci corrono. Mah. Speriamo comunque che la festicciola non si trasformi in un rave party, altrimenti dobbiamo intervenire. È giunta notizia che hanno cominciato a far casino sin dall’alba, con tamburi e zampogne, e non la smettono più. Be’, favorite i documenti e controlliamo pure questi doni.”
I caramba imperiali guardano ben bene i tre papiri d’identità, quasi a passarli ai raggi x. Poi rigirano tra le mani le anfore contenenti i regali.
“Oro. Un bel regalo. E questa polvere?” chiede l’imperiale meno grasso con dura voce inquisitrice, come da consuetudine.
“Incenso. È di buon augurio ed è pure curativo.”
Il caramba immerge il naso nella piccola anfora scoperchiata.
“Già. Incenso.”
“E queste cosa sono?” insiste ancora con fare sospettoso, strofinando tra le dita delle pietruzze un po’ appiccicose d’un bel colore ambrato.
“Mirra. Un balsamo eccellente.”
“Ah, sì. Mirra.” L’imperiale pronuncia a voce bassa la parola. Finge di sapere di cosa si tratta. Poi aggiunge:
“Prima di lasciarvi andare però, per prassi dobbiamo comunicare al Comando palestinese il vostro arrivo. Ci sono troppi Zeloti in giro in questo periodo. La prudenza non è mai troppa. Mandiamo un’email al Comando e al massimo in un paio di giorni ci rispondono. Se tutto è a posto dopodomani potrete andare.”
“Due giorni?!”
“Eh, la connessione qui nel deserto è un disastro e in Palestina va e viene. Il computer è lentissimo.”
“Ah! Questo è il progresso! Basta con i messaggeri, i segnali di fumo e i piccioni viaggiatori, dicevano! Adesso c’è il computer, dicevano…”
“Un po’ di pazienza, un po’ di pazienza. E che saranno mai due giorni! Guardate i gigli del campo e i porcelli in cielo!” conclude il militare con tono ispirato.
“Sì, porci con le ali… Uccelli, uccelli in cielo.”
“Be’, sì, certo. Uccelli.”
I tre Magi, mestamente, legano i dromedari a una palma lì vicino, montano una tenda e si apprestano ad attendere l’email di risposta del Comando Imperiale. Continua a leggere

Il sorriso che anticipa il Natale – di Paolo Perlini

Vettriano

Era il primo di dicembre quando la modella si presentò nello studio del pittore. L’aveva indirizzata un amico.
“Vai da Germain, devi solo posare per i suoi quadri. Paga bene e tu devi solo stare lì, ferma immobile”.
“Nuda?”
“Nuda o vestita, con un lenzuolo o senza niente. Dipende dall’ispirazione dell’artista, ma a te che importa? Soffri il freddo? Lo studio di Germain è ben riscaldato, ha un impianto efficiente e pure della buona musica. Non ti annoierai” le aveva detto l’amico.
Suonò al campanello e poco dopo il pittore venne ad aprire.
“Sono Juliette” disse, “Ho un appuntamento con il signor Germain”.
“Sono io, entra”.
Juliette si aspettava di incontrare un uomo dai capelli lunghi e scompigliati, la barba incolta, le occhiaie, l’alito pesante e un abbigliamento trasandato. Invece si trovò davanti un tale che aveva l’aria di essere un maggiordomo: ben curato, barba rasata, abiti su misura e un leggero sentore di violetta.
“Vieni, iniziamo prendendo un tè, così ci conosciamo”.
Il pittore aveva già preparato tutto, un tè al gelsomino e alcuni pasticcini.
“Ti dispiace se fumo? Tu fumi?”
“Sì, grazie. Intendo la seconda, fumo anch’io” rispose Juliette sorridendo imbarazzata.
“È l’unico mio vizio” disse Germain, porgendole una sigaretta. “Oltre a quello della pittura, ovviamente”.
Trascorsero un paio d’ore chiacchierando. Lui le spiegò le proprie idee sull’arte e lei manifestò i propri turbamenti sul fatto di posare nuda.
“Oh! Non devi preoccuparti. Se questo ti crea imbarazzo io posso mettermi a dipingere nudo”.
Juliette sorrise un’altra volta e in quel momento Germain pensò che sarebbe bastato quel sorriso per creare un quadro meritevole di essere appeso.
“Bene, che ne dici? Iniziamo? Non preoccuparti, oggi puoi anche restare vestita”.
Juliette si sdraiò su un divano, restò in quella posa per tre ore, ascoltando la musica, fumando un paio di sigarette e annusando il profumo dei colori a olio.
“Posso vedere?” chiese alla fine.
“No. È vietato. Quando sarà completo, solo allora”.
“Va bene. Quando devo tornare?”
“Domani. E tutti i giorni a venire, da qui a Natale”.
“Tutti i giorni? Ma io non so se…”
“Tutti i giorni, quando vuoi tu, io non ho problemi di orario. Vuoi venire alle cinque di mattina, alle otto di sera, a mezzanotte? Quando vuoi, almeno tre ore”.
Juliette simulò qualche dubbio che fugò subito dopo aver visto i soldi che il pittore le stava dando.
“D’accordo, a domani allora, stessa ora”. Continua a leggere

SERAFINO PREPOSTO AL CORAGGIO – di Pietro Pancamo

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Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!
Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali, già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio: sono forse il più bravo, tra gli allievi di “Esercitazione corale”. E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito, anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, “serafino preposto al coraggio” che deve esortarli a ignorare la delusione.
Mi capita, spesso, di calmare i picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto sbagliato. Per sfogare il rammarico dell’errore, percuotono il becco addosso agli alberi, facendosi (io credo) un male diavolo!
Allora intervengo: abbraccio con la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così, lentamente, l’ira si placa. L’agitazione, tachicardia dei nervi, torna ad essere tranquillità.
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Notte di Natale – di Matteo Martini

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Era una stanza perfettamente quadrata e questo la rendeva più raccolta di tanti altri posti. L’atmosfera caramellata si riconosceva da quei dettagli rimasti vivi ancora adesso dopo tanti anni: la tappezzeria strappata con quei piccoli gigli che confondono la vista, il legno annerito del soffitto, il pavimento rivestito di scampoli di moquette di colori diversi, il camino che chissà se era mai stato usato e tutti quei trabiccoli per sognare grandi battaglie. Non era un giorno qualsiasi, la vigilia di Natale era imminente. I fiocchi di neve scendevano lentamente per cancellare il paesaggio, non si sentivano nemmeno i cani probabilmente acciambellati tra di loro in cerca di calore. Continua a leggere