Scrivere a quattro mani è un’avventura affascinante

“Il viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich

Da sempre lo scrittore è colui che se ne sta da solo e pensa, guarda dalla finestra e sospira e, finalmente butta qualche sillaba sul foglio.
Il tutto in solitudine, cosa che potrebbe portarlo a peggiorare il suo già tremando carattere.
Ma dietro l’angolo c’è una bella soluzione, un aiuto insperato, un metodo salvifico: la scrittura a quattro mani, panacea degli autori con possibilità di depressione dal troppo silenzio. Continue reading “Scrivere a quattro mani è un’avventura affascinante”

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La scrittura a quattro mani: come si fa?

La prima domanda che mi fanno quando dico del romanzo a quattro mani scritto con Marco Freccero è: “Ma come si fa a scrivere con un altro? Come avete fatto?
Considerando anche che abitiamo distanti e che non ci siamo mai visti*, la domanda è lecita. La curiosità verso questa pratica di scrittura nasce anche dal fatto che da sempre lo scrittore è considerato un solitario, uno che sta in un posto segreto e si fa ispirare dalla Musa privata – più spesso lo scrittore è visto come un nullafacente che perde tempo a guardare fuori dalla finestra, come il buon Conrad insegna. Continue reading “La scrittura a quattro mani: come si fa?”

Qualcosa di nuovo sta per arrivare…

Cosa bolle nella pentola Freccero/Fanti?
Presto lo saprete.
Seguiteci.

Marco Freccero

copertina ultimo giro di valzer

Un altro veloce post: ma come mai?
Be’, è un periodo un po’ così, con un po’ di roba che bolle in pentola. Ma questa roba deve ancora cuocere, deve essere in un certo modo…

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Scrivere vuol dire esprimere

Il mio socio ci sta dicendo qualcosa 😉
State in campana, gente

Marco Freccero

copertina l'ultimo giro di valzer

Quando Morena Fanti e io abbiamo cominciato a scrivere il nostro romanzo, non abbiamo pensato che alla storia da raccontare. C’erano dei personaggi e il nostro compito era quello di comprenderli, calarci in essi per esprimere quello che le persone spesso non vedono, oppure non vogliono vedere. Noi crediamo che sia questo lo scopo della narrativa. Ma: avremo ragione noi, oppure Loro? E poi: ma chi diavolo sono questi “Loro”?

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Novità per “L’ultimo giro di valzer”

Avere un ebook si sa limita molto. Il digitale è comodo da leggere e portare in viaggio,  ma non si porta alle presentazioni.
Esperienza provata con il mio romanzone La centesima finestra che non ho mai presentato (quando ho pubblicato la possibilità del cartaceo non c’era), mentre gli altri miei libri (Orfana di mia figlia e Un uomo mi ha chiamata Tesoro) sono andati un po’ in giro per il paese. Continue reading “Novità per “L’ultimo giro di valzer””

Sto rivalutando il diario

Tempo fa scrissi questo post sull’inutilità (per me) di avere un diario.
Nell’ultimo periodo, però, mi incuriosisce rileggere alcuni ‘vecchi’ post, qui nel blog. Mi ricordo i pensieri di allora e rileggo i vostri commenti, e scopro che tutto questo mi piace.
Allora mi sono detta che forse non mi piace l’idea del diario privato. Perché in fondo, cos’è il blog, se non una sorta di diario pubblico? Continue reading “Sto rivalutando il diario”

L’ultimo Liebster Award ricevuto e le ultime undici risposte

Avevo promesso di smetterla con questi Liebster Award e con le undici risposte di cui non vi frega nulla, ma ecco che spunta Giovanni Venturi (che ringrazio) che, in questo post, mi consegna il terzo Liebster.
Ed ecco le undici domande e risposte:

 

Ti contatta Netflix per proporti un film o una serie televisiva da un tuo romanzo sotto la tua supervisione. Accetti?
Le parole magiche sono “sotto la tua supervisione”. E immagino mi pagherebbero bene. Chi si sogna di rifiutare?

Ti contatta una grande casa editrice per il tuo romanzo. Sei un autoeditore. Sai che ti chiamano perché ti darai da fare da solo con la promozione. Accetti o rinunci?
Accetto perché hai detto ‘grande casa editrice’, e io pure con la ‘piccola’ mi sono data da fare per la promozione. Quindi.
Approfitto per dire che “autoeditore” non mi convince del tutto: di me preferisco dire “autore indie”. Non mi sento un editore, anche se porto a termine tutti i processi necessari alla pubblicazione dei miei testi.

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