Lettera aperta a chi scrive agli esordienti

stephen_king

Sono tutti pieni di consigli per gli esordienti.
Io leggo e faccio tesoro di tutto: magari in mezzo ce n’è uno buono. Di consigli, dico.
Tutti hanno qualcosa da dire per contribuire alla consapevolezza di questi poveri scrittori che non sanno nulla e arrancano in un territorio pieno di buche.
Ad esempio, leggo qui e scopro che “gli autori esordienti che si propongono a noi non sono poi disposti a investire il loro denaro nell’acquistare un libro di un esordiente (un loro pari, quindi) e spendere poi il loro tempo a leggerlo”.
Io, per anni, ho comprato, letto e recensito libri di autori poco noti pubblicati da case editrici di cui non avevo conoscenza fino a un attimo prima. Continua a leggere

Perché un racconto diventa un romanzo

Quando si scrive una storia (di solito) si intuisce fino dall’inizio se sarà un racconto o un romanzo. Se ne immagina lo sviluppo e la lunghezza, ma sappiamo che non è la lunghezza del testo a farne un romanzo. Allora, cos’è che determina questa differenza?
La storia stessa. Ci sono storie di breve respiro, che hanno bisogno di poca aria per esprimere ciò che sentono. Continua a leggere

Il tema nella scrittura

Si dice che uno scrittore scriva sempre della stessa cosa. Ognuno ha il suo modo d’intendere la vita, i miti da inseguire e i mostri che perseguitano le sue notti.
Quando penso ai mostri che perseguitano, mi viene sempre in mente Stephen King. Credo sia stato proprio questo che lo ha spinto alla scrittura: esplorare il mondo mostruoso che lo angosciava.
A me, invece, cosa angoscia? Cosa mi sta a cuore così tanto da doverne scrivere?
Ho analizzato ciò che ho scritto e ho capito alcune cose: Continua a leggere

Fasi per scrivere un libro – ottava

Ricordo le altre fasi, già superate: l’ideala motivazionela conoscenzagli appunti, lo scoglio della scrittura del primo capitolo con scoperta della voce narrante, del punto di vista e dello stile, la ricerca dei lettori con cui avere un confronto e il superamento del primo blocco della scrittura.

Siamo stati a passeggiare, sul lungolago, abbiamo preso il caffè con il veterinario, comprato una giacca autunnale e dei calzini nuovi, siamo stati al cinema e a cena con gli amici del liceo. Abbiamo distratto la mente e, senza saperlo, immagazzinato nuove energie e idee per il nostro romanzo. Siamo tornati qui e ci siamo seduti pronti a riprendere la scrittura. Non ci manca nulla all’apparenza.
Ne siamo certi? Continua a leggere

L’importanza della chiusa

Si evidenzia sempre l’importanza dell’incipit: con un buon incipit si cattura il lettore e si attrae l’editore, dicono tutti.
È vero: un inizio accattivante stimola la lettura. Se la storia prosegue bene, senza intoppi, e mantiene il ritmo fino in fondo, allora possiamo dire che abbiamo letto un bel romanzo.
Che delusione, però, dopo avere letto duecento pagine avvincenti, trovarci di fronte a un finale scialbo. Continua a leggere

E quando va

“Poi c’era Little Pete. A quattro anni camminava come un’ombra dietro Joe, con la cintola delle brache tirata ben su come Joe portava la sua, con le dita sempre nel naso e nelle orecchie, come faceva Joe. Pete non aveva peli da tirarsi, si capisce, perciò faceva finta. Il primo giorno di scuola, in prima elementare, torna a casa che piagnucola. Ha il sedere dei pantaloni sporco di terra e un graffio sulla guancia. Mi siedo con lui sul gradino della veranda, gli metto un braccio intorno alle spalle e gli chiedo cos’è successo. Dice che quel porco di piccolo giudeo di Dicky O’Hara l’ha buttato per terra. Allora gli spiego che porco detto così è una parolaccia ed è un’offesa per i maiali e gli chiedo se sa che cos’è un giudeo. Ero curiosa di sentire che cosa poteva uscirgli di bocca, a essere sincera. Continua a leggere

Del Re e di altre cose

Ieri mattina, in libreria, ho notato il nuov(issim)o libro di Stephen King Notte buia, niente stelle. La prima cosa che mi ha colpito è stata il nome del traduttore: Wu Ming 1. Siccome ho un debole per Tullio Dobner e nel periodo in cui lui aveva smesso di tradurre King per occuparsi di scritture proprie l’avevo un poco rimpianto, mi ha incuriosito questo nuovo passaggio di testimone.
Ho aperto il libro e letto l’incipit, come se da poche righe si potesse capire la diversità del traduttore. Prima dell’incipit c’è la dedica: “A Tabby. Ancora”. Ho sorriso leggendola. Sono contenta di sapere Stevie nel Maine con la sua Tabhita, mi rassicura sapere che il Re è felice. Io amo molto quell’uomo. Continua a leggere

La riscrittura – Scrivendo 11

Ho scoperto che la riscrittura mi piace assai, anche se è un’operazione molto complessa e lunga. È anche un compito difficile, da cui dipende la bellezza del nostro lavoro finito. Una responsabilità non da poco.
Durante le varie fasi della scrittura mi sono affidata alle letture di alcuni amici e ho ascoltato (anche quando non sembrava lo facessi) ogni loro appunto. Ho controllato, verificato e riletto parecchie volte. Pensavo, quindi, che le prime parti del mio romanzo, rilette e riscritte già parecchie volte, fossero quasi pronte.
Eppure sto tagliando interi paragrafi e limando frasi. Come mai? Continua a leggere