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Satana ti ha aggiunto agli amici
© Morena Fanti
Questa faccenda ruppe l’armonia tra noi: mio padre non mi perdonava di averlo deluso. Ripeteva che restare in un posto dove il compito più difficile era imbustare l’insalata era tipico di me. Per lui ero una vera stupida. Dopo qualche mese ho trovato questo appartamento e ho traslocato. La mia vita non è cambiata molto da allora. Ceno da sola ogni sera e l’unico vantaggio è che posso lasciare i collant in bagno senza che nessuno brontoli.
Ho ancora il mio vecchio lavoro al supermercato, al Conad di via Orfeo, e ho le stesse colleghe pettegole di allora. Mi trovo abbastanza bene; in fondo imbustare l’insalata è un lavoro creativo, se cerchi di miscelare i colori con grazia e di accostare verdure di forme diverse. Ogni tanto penso a come sarebbe la mia vita se fossi andata a Roma e avessi ottenuto il posto di assistente alla regia. Forse ora conoscerei attori famosi; mi sarei fidanzata con Gabriel Garko o con Alessio Boni, che è pure più misterioso e meno torbido e camminerei sul red carpet per accompagnarlo a ritirare un premio. O magari sarebbe lui ad accompagnare me, per ritirare il premio come migliore regista.
Certo, al Conad non succede granché, a parte i rapporti da schifo con i colleghi. Le cassiere mi detestano, dicono che non prezzo le buste e che la cosa fa aumentare le file alle casse. I salumieri mi deridono per le mie manie sui numeri e su certe persone. Che colpa ho, se il fornitore di bresaola e fontina viene sempre il venerdì alle diciotto (le sei post meridian, direbbero gli americani) e veste sempre di nero che sembra un becchino? Continua a leggere

