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	<title>Solo io e il silenzio</title>
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	<description>appunti disordinati di Morena Fanti</description>
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		<title>La famiglia perbene &#8211; un racconto</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 08:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Il dottore mi scruta in silenzio; lui pensa che io stia dormendo perché me ne sto ferma e tengo le ciglia abbassate. Ha l’aria seria e concentrata e un modo di fissarmi che non capisco bene. Dottor Guerrina, si &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/20/la-famiglia-perbene-un-racconto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=7015&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il dottore mi scruta in silenzio; lui pensa che io stia dormendo perché me ne sto ferma e tengo le ciglia abbassate. Ha l’aria seria e concentrata e un modo di fissarmi che non capisco bene.<br />
Dottor Guerrina, si chiama: c’è scritto sulla targhetta che ha sul camice e poi l’ha detto anche l’infermiera: “Sei stata fortunata. Il dottor Guerrina è bravissimo, uno dei cardiologi migliori dell’ospedale. Non fa mai servizio al Pronto Soccorso ma stasera ha fatto un favore a un amico. Se non c’era lui…”.<br />
Potevo morire, questo l’ho capito. Ho avuto una specie di arresto cardiaco, così mi pare di avere sentito, ma il dottor Guerrina mi ha rianimata e mi ha impedito di morire. Anche se mi ha salvata, non credo di essergli simpatica, lo capisco da come mi guarda.<br />
“Stanno arrivando i tuoi genitori” dice Guerrina di fianco al mio letto.<br />
“Poi mi lascerà andare a casa?” chiedo con una voce che non sembra la mia. Lui mi guarda in viso, guarda il mio corpo coperto dal lenzuolo bianco con la scritta “Ospedali riuniti Spa &#8211; Manutencoop” in azzurro e poi ritorna al mio viso. So cosa pensa di me, una tredicenne in reggiseno, minigonna e stivali bianchi a tacco alto, in giro da sola di notte. Ma non c’è solo questo. È il resto che mi preoccupa.<span id="more-7015"></span><br />
“Dovrò dirlo ai tuoi genitori. La droga è un problema serio e bisogna affrontarlo prima che diventi un guaio grosso. Tu stai facendo dei danni al tuo corpo, a te stessa, e hai bisogno di aiuto. Sono obbligato a parlarne con loro”.<br />
“Ma io non mi drogo. Ho solo bevuto una cosa insieme agli amici e sono caduta, il bicchiere si è rotto e mi sono tagliata. La ferita guarirà, vero? Non mi resteranno dei segni in faccia?”<br />
“La tua faccia tornerà come nuova: ho fatto io la sutura e non rimarrà nessun segno”. Guerrina fa una pausa, mi guarda in un modo strano, allunga una mano come se volesse accarezzarmi il viso. Spero che non lo faccia. <em>Ti prego non farlo.</em> Sembra che mi abbia sentito, si ferma, ritira il braccio, mette la mano in tasca e riprende a parlare: “È il resto che non va. Hai avuto un collasso perché eri ubriaca e drogata; ho fatto gli esami del sangue, non puoi mentire. Il collasso è stato un avviso: ora devi smettere e per farlo hai bisogno di aiuto”.<br />
“Le ho detto che non mi drogo. Stavamo festeggiando il compleanno di Dado e abbiamo fatto un brindisi. Non c’è bisogno di dirlo ai miei”. La mia voce è acuta e fa un suono stridulo. Deglutisco un po’ di saliva sperando che si ammorbidisca. “E comunque” aggiungo fissandolo negli occhi, fingendo una sicurezza che non ho, “i miei non le crederanno”.<br />
Guerrina continua a fissarmi, uno sguardo che non so decifrare, in cui leggo una cosa che sembra disprezzo ma forse è solo disapprovazione. Sta per aprire bocca e capisco che arriverà la predica. Prendo il lenzuolo e lo tiro per coprirmi le spalle, infilando le braccia nude sotto la stoffa ruvida; ora ho freddo, anche se siamo in maggio e la giornata è stata molto calda.<br />
Un rumore di passi nel corridoio fa voltare il dottore verso la porta. Sono contenta perché si è distratto e non mi farà la predica. Lui va fuori dalla stanza e nel corridoio sento la voce di mio padre, così alta da farsi sentire anche negli altri reparti: “Siamo i genitori di Cristal Ferlini. Siamo venuti a prenderla”.<br />
Mio padre non chiede mai se una cosa è possibile, lui la fa e basta. Non capisco la risposta di Guerrina, ma sento che discutono, ci sono scoppi di voce e rumori. Dopo qualche minuto le voci si allontanano e spariscono nel corridoio. C’è anche la mamma, sento il rumore dei tacchi e il suo camminare a passetti veloci per seguire papà e la sua camminata decisa.<br />
Guerrina dirà ai miei della droga, di quello che lui pensa sia il mio “problema”; sono preoccupata ma non troppo. Un dolore allo stomaco mi lancia dei brividi in tutto il corpo. Chissà dov’è il mio zainetto. Dentro c’è il giubbotto di jeans e me lo vorrei mettere: un po’ per il freddo ma anche per non farmi trovare in reggiseno da papà. Già devo spiegare il resto – perché non indosso più i jeans e la maglietta che avevo quando sono uscita di casa, dove ho preso la minigonna e gli stivali, e perché ero in una discoteca -, il trucco pesante e l’uscita serale. Che io frequenti la disco, questo non lo sanno, loro sanno che ero dalla Ludo a guardare la tv. Dalla Ludo mi ha accompagnato papà nel pomeriggio; era contento perché non avrei intralciato i loro piani per la serata. Avevano organizzato una festa per il compleanno di mamma e si erano messi tutti eleganti. In casa c’era il caos fino dalla mattina, quando sono arrivati quelli del catering e hanno iniziato ad addobbare i tavoli intorno alla piscina, seguendo le direttive di papà e della mamma.<br />
“Cristy” – mamma cerca sempre di adeguare il suo linguaggio a ciò che pensa sia adatto a un’adolescente e mi chiama come sente fare dalle mie amiche -, “tu sei fuori stasera?” aveva chiesto lei, mentre muoveva le braccia sottili indicando agli uomini dove mettere il tavolo del buffet. “Meno male. Altrimenti sai che noia per te” aveva risposto dopo il mio sì. In fondo era vero: alla festa mi sarei annoiata, con tutti gli adulti in abiti eleganti e i bicchieri a nascondere il viso. Si parla di niente a quelle feste, la musica è vecchia e non ci sono ragazzi con cui parlare. Invece a me i ragazzi piacciono; mi piace come mi guardano e come mi sorridono e mi cercano. Stare con gli amici è divertente, si balla e si beve, anche se il ‘ballo’ è solo uno stare in piedi e muoversi tutti insieme con la musica che colpisce lo stomaco e rimbomba nel cuore. Bere non mi piace molto, ma finisce sempre che me l’offrono. Quando si balla sul cubo sei al centro dell’attenzione e tutti vogliono parlarti, starti accanto e vederti da vicino, e con il bicchiere in mano si parla meglio.<br />
Sento le voci provenire dal corridoio; quella di mio padre sovrasta le altre con il suo tono deciso e il volume alto di quando è arrabbiato. Mi sembra di vederlo. Povero dottor Guerrina! Papà non gli crederà di certo. Però un po’ di paura ce l’ho lo stesso, ma non tanta. Il dottor Guerrina è un bigotto, <em>un vecchio</em>, papà lo metterà a tacere. Lui crede solo a me.<br />
Papà mi vuole bene e vuole che io sia felice; capirà che non ho fatto niente di male e tutto finirà come al solito. Sabato prossimo, alla disco, c’è un’altra festa e non posso mancare. Se non mi lasciano andare alla festa morirò; non posso stare a casa e lasciare che le altre abbiano il cubo tutto per loro. Il cubo e i ragazzi. Fili e Massi sono troppo belli, non li lascerò alla Ludo e alla Francy.<br />
Ecco papà che entra, seguito dalla mamma e da Guerrina: ha il viso tirato, si capisce che il dottore l’ha fatto arrabbiare. La mamma, invece, ha il viso bianco, e barcolla come uno che sta per cadere. Le lancio un sorriso, lei mi guarda e poi guarda papà: gli chiede il permesso di sorridermi. Lui le fa un cenno con il sopracciglio destro e lei finalmente si rilassa e mi viene vicino. Mi prende la mano ma non dice niente: lascia sempre che sia lui a parlare per primo.<br />
Guardo papà; sto cercando di capire cosa gli ha detto Guerrina e se lui gli ha creduto. Lui è sempre serio e scuro in viso come quando è entrato. Quando parla, ha la voce brusca e un tono che non riconosco: “Come stai, Cristal? Fammi vedere” mi prende il viso e lo volta cercando di intuire la grandezza della ferita. Rimane a fissare le bende messe da Guerrina poi si volta verso di lui e gli chiede: “Non rimarrà sfigurata, vero?” e dopo il cenno di Guerrina prosegue: “Spero che lei sappia il fatto suo. Cristal è bellissima e non oso pensare…”. Si ferma e mi guarda: “Il dottor Guerrina dice che eri ubriaca quando sei caduta, ma io so che non è possibile. Vuoi dirlo tu al medico?”. Ha parlato come se Guerrina non fosse presente: la mamma ha sussultato quando lui ha detto “ubriaca” e la sua mano ha stretto forte la mia. Mi ha fatto male.<br />
“Io non bevo. L’alcol mi fa schifo”. Pronuncio le parole senza guardarlo; solo alla fine alzo gli occhi e guardo i suoi. Lui si volta subito verso Guerrina e gli dice: “Ha visto? Cristal non beve, gliel’avevo detto.” Ha alzato ancora di più la testa e ora guarda il dottore dall’alto. Si gira di nuovo verso di me e dice: “Il dottore ha detto anche che sei <em>drogata</em>.” Ha parlato rivolto al muro sopra la mia testa; gli occhi si sono stretti e poi allargati di nuovo. “Io gli ho detto che è impossibile e che tu non faresti mai uso di droghe. È vero, Tesoro, che tu non usi droghe?”<br />
Tremo, ma so che devo giocare fino in fondo, altrimenti perderò la partita. Ho sentito l’inflessione della voce di papà, come una minaccia latente che vaga indecisa su chi colpire. E ho sentito anche altro nella sua voce: non so cosa sia ma so che devo rassicurare i miei; devo spararla forte, devo essere convincente. Alzo gli occhi – sono sempre distesa sotto quel lenzuolo di stoffa rigida con la scritta in azzurro – e lo guardo con quella che spero sia un’espressione fiduciosa e sottomessa: “Io non uso quelle porcherie. Tu mi credi, vero, papà?” Gli cerco la mano e m’infiltro con le dita finché lui non allarga il suo palmo e prende la mia mano.<br />
“Certo che ti credo, Cristal. Tesoro. So che sei una brava bambina, <em>la mia</em> bambina, e che non fai quelle cose”. Si volta deciso verso Guerrina: “E ora posso portare a casa la mia famiglia, dottore? Le persone perbene a quest’ora sono a casa”.<br />
Il medico si stringe nelle spalle e fa un segno con le mani aperte con il palmo all’insù. Mamma mi aiuta a scendere dal lettino, spalanca gli occhi quando vede come sono vestita, ma papà mi ha già messo sulle spalle la sua giacca blu a bottoni dorati, e insieme ci avviamo verso l’uscita.<br />
Non abbiamo salutato Guerrina, me ne accorgo che siamo già nel corridoio. Mi volto a metà e lo vedo, sull’uscio dell’ambulatorio, che ci guarda andare via. Chissà se ha dei figli. Perché non gliel’ho chiesto? Vorrei tornare indietro e chiedergli se ha dei figli e come si comporta con loro. Non posso tornare indietro; papà mi sostiene con il braccio destro intorno alle spalle. Mentre cammina, solleva il braccio sinistro, guarda l’orologio e dice, rivolto alla mamma che mi sostiene dall’altra parte: “Sono le tre. Facciamo ancora in tempo per l’ultimo brindisi. I nostri amici ci aspettano”. Lei annuisce mentre arranca sui tacchi dei sandali da sera.<br />
“Sei stanca Tesoro?” chiede rivolto a me. Scuoto la testa e lui riprende soddisfatto: “Quel dottore è tremendo. Non capisce che i ragazzi hanno bisogno di divertirsi. È solo uno stupido bacchettone”.<br />
Stiamo andando a casa; posso rilassarmi. Sabato prossimo sarò alla disco come al solito. Papà mi ama e la mia è una famiglia perbene. Vorrei girarmi per vedere se Guerrina ci sta ancora guardando.</p>
<p>© Morena Fanti</p>
<p style="text-align:justify;">*il racconto fa parte di una raccolta inedita che non vedrà mai la luce perché non riesco a terminarla, ma mi piace abbastanza e siccome è già stato pubblicato nel blog di Paolo Zardi, lo posto anche qui per chi non l&#8217;avesse letto (e per tenere tutto sotto controllo) <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/7015/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/7015/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=7015&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ogni scarrafone è bello ad autore sojo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 07:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/05/wichbabe.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7010" alt="Wichbabe" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/05/wichbabe.jpg?w=440&#038;h=259" width="440" height="259" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Mi convinco sempre più della benevolenza con la quale ci leggiamo, leggiamo i nostri testi.<br />
Se mi guardo in giro, proprio da qui, dallo schermo del mio compagno, mi accorgo che in giro c&#8217;è molta (molta, molta. come dite voi molta?) fuffa.<br />
Trovo testi zoppicanti sia nell&#8217;ortografia sia nel tessuto della storia.<br />
Trovo testi che mi affatica leggere e che spesso mollo dopo le prime righe, tanto la loro lettura mi risulta ostica.<br />
Eppure, poco dopo, trovo quegli stessi testi, o i loro fratelli, pubblicati da un editore.<br />
Mi chiedo come sia possibile che qualcuno abbia trovato degno di lettura una storia raffazzonata alla meglio e piena di banalità.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi apro un mio file e lo rileggo: qualcosa sto sbagliando e voglio capire cosa.<span id="more-7008"></span><br />
Il mio testo mi piace.<br />
Deduco, perciò, che ognuno trova bello ciò che scrive, ma questo non significa nulla.<br />
Anzi, significa che non sappiamo capire, che siamo fuori strada.<br />
E poi deduco che a ognuno piace ciò che comprende e che, come a me risultano incomprensibili certe storie, agli altri sembreranno incomprensibili le mie.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi pare, però, che ormai si pubblichino le stesse storie: romanzi di formazione in cui adolescenti musicofili con sorelle odiose innamorati della bella del liceo, affrontano mille difficoltà per arrivare a capire che crescere è una lotta &#8211; questi funzionano bene se hanno un &#8216;linguaggio irriverente&#8217;, un &#8216;approccio duro&#8217; e se ti accolgono come un pugno nella cistifellea della grammatica -, oppure romanzi buonisti, in cui i buoni sentimenti sono spalmati sul pane della retorica, ma anche romanzi in cui donne in carriera (ovvio, che le &#8216;donne in corriera&#8217; non se le fuma nessuno), indecise tra l&#8217;acquisto di un Christian Laboutin con tacco a stiletto e un Manolo Blahnik di camoscio fucsia &#8211; ambedue sugli 800 euro &#8211; li acquistano tutti e due, giusto per non saper né leggere né scrivere.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco, questo è il dubbio che mi sovviene: c&#8217;è ancora qualcuno che sa leggere davvero?<br />
Su quelli che sanno scrivere il dubbio l&#8217;avevo già.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/7008/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/7008/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=7008&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cosa c&#8217;è di buono oggi</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intanto questo post nel blog di Paolo Zardi (molto lungo, ma vi consiglio di prendervi sette caffè, che una sola pausa non basta e il post merita. se il caffè vi agita, mangiate sette cioccolatini: ne beneficerà anche il vostro &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/13/cosa-ce-di-buono-oggi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=7001&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto questo post nel blog di Paolo Zardi (molto lungo, ma vi consiglio di prendervi sette caffè, che una sola pausa non basta e il post merita. se il caffè vi agita, mangiate sette cioccolatini: ne beneficerà anche il vostro umore, ma non la vostra bilancia. la vita, purtroppo, è fatta di scelte):</p>
<p><a href="http://grafemi.wordpress.com/2013/05/12/il-buon-lettore-leccellente-lettore-una-chiacchierata-con-gianfranco-franchi/">Il buon lettore, l&#8217;eccellente lettore &#8211; una chiacchierata con Gianfranco Franchi</a>.<span id="more-7001"></span></p>
<p>Poi questo post che, tra l&#8217;altro, mi ha fatto scoprire la parola <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regesto" target="_blank">regesto</a> (studi tecnici io, e si vede, ma non sono di quelli che dicono che sanno tutto e non hanno niente da imparare):</p>
<p><a href="http://rinabrundu.com/2013/05/12/farina-di-crusca-litaliano-sconosciuto-1-presentazione-scrivere-saper-scrivere-scrivere-bene/" rel="nofollow">http://rinabrundu.com/2013/05/12/farina-di-crusca-litaliano-sconosciuto-1-presentazione-scrivere-saper-scrivere-scrivere-bene/</a></p>
<p>Ora vorrei che qualcuno che possiede <a href="http://www.ibs.it/code/9788842818403/tuena-filippo/ultimo-parallelo.html" target="_blank"><strong><em>Ultimo parallelo</em></strong></a> di <a href="http://digilander.libero.it/filippotuena/" target="_blank">Filippo Tuena</a> me lo mandasse con il teletrasporto.</p>
<p>Per un caso, il (nuovo) romanzo che sto studiando ha questo protagonista che si chiama proprio Filippo. Stamattina volevo dedicarmi a esso e invece ho letto questi post.<br />
Non sempre si fa ciò che si vuole. E nemmeno quello che si crede.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/7001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/7001/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=7001&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La mia esperienza da self-publisher</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 08:46:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La centesima finestra]]></category>
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		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci penso da un po&#8217; e qualcuno mi ha pure chiesto se avevo qualcosa da dire, se consiglierei l&#8217;esperienza, come mi sono trovata con Narcissus eccetera. Così mi sono decisa e tenterò di scrivere qualcosa sul self-publishing del dopo. Del &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/08/la-mia-esperienza-da-self-publisher/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6985&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ci penso da un po&#8217; e qualcuno mi ha pure chiesto se avevo qualcosa da dire, se consiglierei l&#8217;esperienza, come mi sono trovata con Narcissus eccetera.<br />
Così mi sono decisa e tenterò di scrivere qualcosa sul self-publishing del dopo.<br />
Del prima scrissi <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2012/04/26/perche-autopubblichero-con-narcissus/" target="_blank">qui</a>. E del romanzo <em><strong>La centesima finestra</strong></em>, che ho [auto]pubblicato<a href="http://morenafanti.wordpress.com/la-centesima-finestra/" target="_blank"> ho scritto qui</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto, come sta andando il self-publishing dopo un anno? Ce ne parla Antonio Tombolini in<a href="http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/self-publishing-un-anno-per-narcissus-intervista-ad-antonio-tombolini220413.html" target="_blank"> questa intervista</a> su Affari Italiani.</p>
<p style="text-align:justify;">Come sono andate, invece, le cose per me?<span id="more-6985"></span><br />
Cosa mi aspettavo? Niente. In certi casi, quasi sempre, è meglio non aspettarsi niente, così saremo certi di non essere delusi.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo rifarei? Sì.<br />
Avevo bisogno di togliermi il romanzo dalla testa e dal disco fisso (c&#8217;è ancora, ma non lo guardo più).<br />
Se avessi tenuto il testo qui ad ammuffire, sarei stata tentata di rivederlo e rivederlo. Ma, siccome per lui non potevo e riuscivo più a fare nulla, era bene che lui si allontanasse da me.<br />
Non escludo in futuro di servirmi ancora del self-publishing per lo stesso motivo.<br />
Io ho bisogno di sapere quando ho finito e di accantonare per andare avanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma veniamo alla piattaforma scelta (<a href="http://narcissus.me/about/" target="_blank">Narcissus</a>).<br />
Com&#8217;è andata?<br />
L&#8217;investimento è stato davvero esiguo: i 4 euro per l&#8217;acquisto del codice ISBN. Quindi non posso dire di avere speso troppo.<br />
Ma l&#8217;editing me lo sono fatto da sola, con l&#8217;aiuto di qualche volenteroso amico, e quindi non è stata una spesa.<br />
La copertina, idem.<br />
La conversione in epub (la prima) l&#8217;abbiamo fatta in casa e quindi anche questa a costo zero.<br />
Ma sono tutti servizi che Narcissus, come le altre piattaforme, offrono. Si paga e via.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutto bello allora?<br />
No, qualche inghippo c&#8217;è.<br />
(Ho controllato ora e vedo che forse uno l&#8217;hanno risolto, ma quando ho avuto bisogno io non c&#8217;era questa possibilità).<br />
È successo questo: Apple segnalò un errore nel file, io cercai con i miei mezzi di rimediare, validai l&#8217;epub sul sito apposito, e caricai di nuovo il file su Narcissus senza accorgermi che in questo modo l&#8217;ebook risultava senza copertina.<br />
Avrei pensato (cosa che oggi vedo attuata, anche se non so come funziona) che ci fosse la possibilità di caricare il file e la copertina e che Narcissus l&#8217;assemblasse di nuovo come fece la prima volta.<br />
Mi sono accorta del guaio solo dopo settimane, quando ho scaricato il file dalla piattaforma e l&#8217;ho trovato senza copertina.<br />
Grazie all&#8217;intervento di <a href="http://giovanniventuri.com" target="_blank">Giovanni Venturi</a> che mi ha sistemato tutto e ricostruito l&#8217;ebook, ho caricato il file giusto.</p>
<p style="text-align:justify;">Apple dice ancora che ci sono dei problemi e per questo non vende il mio romanzo, ma non so come risolvere.</p>
<p style="text-align:justify;">Un altro disservizio è che le risposte alle mail arrivano senza fretta e chi risponde è sempre persona diversa, così non sai mai a chi ti stai rivolgendo.<br />
Ma diciamo che questa è cosa da poco.<br />
Poi: la bozza di ricevuta cessione diritti. Si emette, si spedisce in cartaceo e in mail e si aspetta. Novanta giorni fine mese dicono le istruzioni.<br />
Io emisi in data 12 novembre 2012. In teoria avrei dovuto ricevere il pagamento a fine febbraio.<br />
Me ne sono ricordata solo quando ho ricevuto un&#8217;altra mail per la bozza (sono passati sei mesi). Allora ho scritto e una signora gentilissima mi ha fatto notare che avevo sbagliato a indicare il conto e che non potevano effettuare il pagamento (ma erano passati cinque mesi: se non avessi scritto, qualcuno avrebbe pensato di comunicarmelo?).<br />
Ho spedito immediatamente i dati corretti, e ho dovuto riscrivere dopo alcuni giorni.<br />
Finalmente il pagamento è stato affettato. sono pochissimi euro, ma non c&#8217;entra.<br />
In sostanza: Narcissus si comporta bene ma ha ancora molti punti migliorabili.<br />
D&#8217;altronde, era partita da poco quando ho deciso di usufruire dei loro servizi e vedo che stanno cercando di sistemare le cose.<br />
La mia esperienza si può dire positiva e ne sono soddisfatta.<br />
Qualcuno che ha letto c&#8217;è e anche domenica ho ricevuto dei complimenti (grazie!).<br />
Bisogna sempre sapere, però, cosa si sta cercando. Se si cerca un successo improvviso, no. Se si cerca di farsi una redntia, no.<br />
Se volte essere liberi dal vostro testo, sì.<br />
A me, quello serviva. E quello ho avuto.</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6985/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6985&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le buone notizie</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/06/le-buone-notizie/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 14:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere un racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono tanto buone a ben pensarci. Ho riletto tutti i miei sedici racconti (sedici racconti per un totale di 76 pagine) e non ho trovato nulla da aggiungere. Da togliere men che meno. E ci mancherebbe! Già sono ridotti &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/06/le-buone-notizie/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6987&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/05/differenze_romanzo_racconto.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6988" alt="differenze_romanzo_racconto" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/05/differenze_romanzo_racconto.jpg?w=440&#038;h=332" width="440" height="332" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Non sono tanto buone a ben pensarci.<br />
Ho riletto tutti i miei sedici racconti (sedici racconti per un totale di 76 pagine) e non ho trovato nulla da aggiungere. Da togliere men che meno. E ci mancherebbe! Già sono ridotti all&#8217;osso.<br />
Niente da aggiungere, e pochissimo da modificare: due virgole e un aggettivo forse.<span id="more-6987"></span><br />
La buona notizia è che mi vanno bene, ma la cattiva notizia è che, andandomi bene, non saprei come metterci le mani.<br />
O me ne vengono in mente altri (sono infatti qui a fissare la finestra da due giorni, ma ancora nulla), o li butto nel cesso.</p>
<p style="text-align:justify;">Peccato per il titolo: quello è buono davvero.<br />
Credo di avere capito che sono negata per i racconti.<br />
Anche se, dall&#8217;immagine sopra, vedo che il racconto deve essere corto (e qui ci sono alla grande!), deve avere una struttura semplice e lineare, e io l&#8217;ebbi, uno sviluppo veloce con spazi e tempi ristretti, e ci siamo.<br />
Non capisco, però, cosa significa &#8220;il fantastico resta tale&#8221;: forse per questo non sono adatta al genere?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6987/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6987/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6987&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alcune farfalle</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/03/alcune-farfalle/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 08:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Freccero]]></category>
		<category><![CDATA[Non è mai troppo tardi]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi svolazzano in testa da stamani quando sono uscita sul terrazzino a osservare i danni che la grandine di ieri ha arrecato alle mie petunie. Ho spazzato, raccolto i fiori e i petali caduti (questi dei gerani) e ho pensato &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/03/alcune-farfalle/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6979&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/05/9167137-lettera-di-modello-di-farfalle-e-fiori.jpg"><img class="size-full wp-image-6980 alignnone" alt="9167137-lettera-di-modello-di-farfalle-e-fiori" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/05/9167137-lettera-di-modello-di-farfalle-e-fiori.jpg?w=440"   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Mi svolazzano in testa da stamani quando sono uscita sul terrazzino a osservare i danni che la grandine di ieri ha arrecato alle mie petunie.<br />
Ho spazzato, raccolto i fiori e i petali caduti (questi dei gerani) e ho pensato una frase. Ma non è una frase &#8216;da racconto&#8217;, sembra più una frase da poesia che naturalmente non è roba per me e quindi vedremo.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto, complice il racconto di ieri sul<a href="http://marcofreccero.wordpress.com" target="_blank"> blog di Freccero</a>, mi sono ricordata che mesi fa anche <a href="http://grafemi.wordpress.com" target="_blank">Paolo Zardi</a> ospitò un mio racconto nel suo blog e siccome qui non ne vedo traccia, presto provvederò a inserirlo anche nel blog. Così per tenere accanto le mie <em>persone</em>.<span id="more-6979"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Oggi c&#8217;è il sole ma non credo durerà; ieri è stato spaventoso, con l&#8217;acqua che correva in strada e faceva le onde come fosse il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Garda" target="_blank">lago di Garda</a>. Per dire: il primo lago che mi è venuto in mente.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri ho visto una foto della<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sagrada_Fam%C3%ADlia" target="_blank"> Sagrada Familia</a> e ho notato che non avevo le mie foto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barcellona" target="_blank">Barcellona</a> su facebook (non che sia importante, ma le foto mi piacciono) e quindi ho creato<a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10200733667937298.1073741826.1629980975&amp;type=1&amp;l=6c8e414696" target="_blank"> l&#8217;album</a> (cliccate sul link: dovrebbe essere pubblico. non è ancora finito, quindi seguitelo per qualche giorno), dopo due anni. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Non_è_mai_troppo_tardi_(programma_televisivo)" target="_blank">Non è mai troppo tardi</a>, come diceva il bravo<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Manzi" target="_blank"> Manzi</a>.<br />
Credo di non avere creato l&#8217;album all&#8217;epoca per via della connessione tremenda che avevo allora e che richiedeva di ridurre ogni foto a dimensioni minori per poterla trasferire, e quindi un lavoro immane. Ora le foto partono come frecce.<br />
Inoltre, in quel periodo collaborai, proprio con un pezzo su Barcellona, anzi su<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antoni_Gaud%C3%AD" target="_blank"> <b>Antoni Gaudí</b></a>, ma non si può staccare il geniale architetto dalla città (se si parla delle sue opere è inevitabile parlare anche di lei), alla rivista creata da <a href="http://ilmondodiarthur.wordpress.com" target="_blank">Arthur</a> e Solindue (che ora non ha più il blog credo e che quindi non linko).<br />
L&#8217;articolo<a href="http://morenafanti.wordpress.com/2011/07/11/quando-l’arte-e-perfezione-suona-nell’anima/" target="_blank"> è questo</a>. E q<a href="http://morenafanti.wordpress.com/tag/antoni-gaudi/" target="_blank">uesto il link</a> con altri post, e foto, delle opere dell&#8217;architetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri sera ho guardato <a href="http://www.thevoiceofitaly.rai.it" target="_blank">The Voice</a>, tutto fino alla fine, anche se per me è un orario blasfemo, ma il programma mi gusta assai. Forse perché sto studiando musica per prepararmi alla prossima vita da cantante, come detto qualche giorno fa <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/17/lemozione-della-musica/" target="_blank">in questo post.</a><br />
Quando osservo gli sforzi fatti dai coach e la loro energia nel promuovere i pupilli che hanno in squadra, mi domando sempre se la stessa cosa potrebbe accadere in letteratura.<br />
Ma so già che la risposta è no.</p>
<p style="text-align:justify;">* l&#8217;immagine proviene da <a href="http://it.123rf.com/photo_9167137_lettera-di-modello-di-farfalle-e-fiori.html" target="_blank">qui</a></p>
<p style="text-align:justify;">** questo è un esempio di come si possa scrivere un post scrivendo di tante cose, cioè non scrivendo niente <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6979/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6979/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6979&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La macchia &#8211; racconto</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 07:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Freccero]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi un mio racconto (nuovo, mai pubblicato prima: mi pare si dica inedito) è ospite nel blog di Marco Freccero. Lui mi ha regalato qualche giorno fa La gioia che ci hanno tolto e io ho ricambiato, spero degnamente. Il &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/05/02/la-macchia-racconto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6973&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Oggi un mio racconto (nuovo, mai pubblicato prima: mi pare si dica inedito) è ospite nel <a href="http://marcofreccero.wordpress.com" target="_blank">blog di Marco Freccero</a>. Lui mi ha regalato qualche giorno fa <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/29/la-gioia-che-ci-hanno-tolto-un-racconto-di-marco-freccero/" target="_blank"><strong><em>La gioia che ci hanno tolto</em></strong></a> e io ho ricambiato, spero degnamente.<br />
Il racconto si intitola<em><strong> La macchia</strong></em> e <a href="http://marcofreccero.wordpress.com/2013/05/02/la-macchia-di-morena-fanti/" target="_blank">qui</a> potete leggere la prima parte.<br />
È il racconto di cui <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/19/caldo-sandali-sassolini-che-cadono-dalla-scarpa/" target="_blank">ho parlato qualche giorno fa</a>, quello che<span id="more-6973"></span> ho scritto per partecipare a un libro con argomento specifico, quindi scritto su richiesta e sollecitazione altrui.<br />
In quei mesi, in poco tempo, scrissi due racconti su &#8216;commissione&#8217;.<br />
Allora perché ora non riesco a scriverne nemmeno mezzo?<br />
Sono in piena crisi scrittoria e non mi viene in mente nemmeno una parola, pur avendo il desiderio di scrivere.<br />
Verrà, dicono tutti.<br />
Magari ci credo.</p>
<p style="text-align:justify;">E <a href="http://marcofreccero.wordpress.com/2013/05/02/la-macchia-seconda-parte-di-morena-fanti/" target="_blank">qui</a> c&#8217;è la seconda, e ultima, parte del racconto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6973/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6973&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>In territorio nemico &#8211; la mia lettura</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/30/in-territorio-nemico-la-mia-lettura/</link>
		<comments>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/30/in-territorio-nemico-la-mia-lettura/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 10:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Vanni Santoni]]></category>

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		<description><![CDATA[In territorio nemico Scrittura industriale collettiva pag. 308 &#8211; Minimum fax, 2013 a a a a Di questo romanzo si sta parlando molto: la scrittura collettiva, i 115 autori, il metodo usato, sono tutte cose che generano curiosità e suscitano &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/30/in-territorio-nemico-la-mia-lettura/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6957&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/in-territorio-nemico_small.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6905" alt="in-territorio-nemico_small" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/in-territorio-nemico_small.jpg?w=440"   /></a></p>
<p style="text-align:right;"><em><strong>In territorio nemico</strong></em></p>
<p style="text-align:right;">Scrittura industriale collettiva</p>
<p style="text-align:right;">pag. 308 &#8211; Minimum fax, 2013</p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align:justify;">Di questo romanzo si sta parlando molto: la scrittura collettiva, i 115 autori, il metodo usato, sono tutte cose che generano curiosità e suscitano interesse.<br />
Ma sotto la copertina c&#8217;è una storia, una bella storia. Non voglio sbrodolare troppo vista la mia (piccola) partecipazione al progetto: infatti ho chiamato &#8216;lettura&#8217; questo post, anziché &#8216;recensione&#8217;, ma qualcosa devo pur dirlo.<br />
Dal sito di <a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/609" target="_blank">Minimum fax</a>, copio la sinossi:</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l’Italia devastata dalla guerra. Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l’altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di <em>In territorio nemico</em>, tre giovani separati dalla guerra che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cercano ritrovarsi in un paese in preda al caos. Nei venti mesi terribili dell’occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell’isolamento, dell’amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare mentre la morte li minaccia a ogni passo.<em> In territorio nemico</em> è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della seconda guerra mondiale italiana.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Una storia di Resistenza, quindi, un romanzo storico che tratta uno dei temi più forti e più sentiti.<span id="more-6957"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Ma non c&#8217;è solo questo: la storia è vissuta sulla pelle dei nostri tre personaggi e le vicende ci mostrano come ogni fatto non passi senza lasciare tracce dentro di noi. Gli eventi terribili della guerra minano la sicurezza e travolgono il fragile equilibrio di Aldo, l&#8217;ingegnere aeronautico marito di Adele, che si nasconde nel casale di famiglia dove vive la vecchia madre e si rinchiude nel solaio che diventa stretto fino ad avvolgere la sua mente in una follia che non lascia tregua.<br />
Ma gli stessi eventi, vissuti da Adele, diventano una spinta alla lotta, una molla che trasforma la ragazza borghese in una gappista, la persona insicura che ha bisogno di appoggio e che scrive lettere accorate al fratello, in una persona che aiuta gli altri e se stessa, che trova la forza di andare avanti e di cercare di uscire dal fango.<br />
Intanto Matteo, partito dalle coste laziali, percorre mezza Italia camminando nei boschi, unendosi a gruppi partigiani, partecipando a lotte e assistendo a orrori dai quali si salva (e salva la mente) solo per l&#8217;amore che lo spinge a ricongiungersi con Adele. Nel suo percorso, Matteo troverà anche delle avvisaglie di amor femminile, ma nulla può fermarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">La scrittura omogenea e ben strutturata di queste 308 pagine non lascia immaginare le 115 teste che si sono impegnate  sul testo e le quasi quattomila pagina scritte per arrivare al romanzo. A dimostrazione che il <a href="http://www.scritturacollettiva.org/documentazione/metodo-sic#sic-comic" target="_blank">metodo SIC</a>, ideato da Gregorio Magini e Vanni Santoni, i due Direttori Artistici che hanno curato il progetto, funziona bene.</p>
<p style="text-align:justify;">Il romanzo avrebbe comunque fatto parlare di sé, questo era intuibile, ma ora è la storia che deve parlare ai lettori, e questa storia ha lo spessore per farlo. Amore, follia, paura, coraggio, passione, determinazione, sono i punti di forza di questi protagonisti, sono il fulcro su cui si snodano i loro sentimenti. La Storia narrata con una storia che vede coinvolti gli uomini e non solo dei personaggi di carta che fanno da supporto al resto.<br />
Credo che questa sia la componente importante di <em><strong>In territorio nemico</strong></em>: l&#8217;umanità che scorre nelle pagine e riempie le parole e i fatti di nuovi significati.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6957/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6957&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La gioia che ci hanno tolto &#8211; un racconto di Marco Freccero</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 06:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Freccero]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Mesi fa, ho avuto il piacere di leggere un gruppo di racconti di Marco Freccero. Sono racconti che fanno parte di un insieme omogeneo e coeso (è bene dire che un libro di racconti dovrebbe avere un filo conduttore o, &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/29/la-gioia-che-ci-hanno-tolto-un-racconto-di-marco-freccero/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6945&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Mesi fa, ho avuto il piacere di leggere un gruppo di racconti di <a href="http://marcofreccero.wordpress.com" target="_blank">Marco Freccero</a>. Sono racconti che fanno parte di un insieme omogeneo e coeso (è bene dire che un libro di racconti dovrebbe avere un filo conduttore o, almeno, uno stile ben definito, per essere considerati &#8216;un libro di racconti&#8217; e non una cosa fatta a caso, con i primi racconti che ci vengono in mente); in questa raccolta Freccero ci vuole mostrare qualcosa di ben definito, qualcosa che lui ha visto e sulla quale ci sta facendo puntare gli occhi.<br />
Lo stile è semplice, non punta alla spettacolarizzazione; le frasi sono costruite ad arte per seguire il ritmo che l&#8217;autore ha nella testa.<br />
Il tema che credo di avere individuato è nella descrizione di una società contemporanea che ci mostra le sue malattie, i dubbi che attraversano la sua onestà e minano la dignità delle persone.<br />
Freccero ci racconta della vita quotidiana di operai (ma anche imprenditori che se non se la passano bene), disoccupati e lavoratori al nero, al limite delle loro forze e dei loro soldi, e lo fa senza compiacimento e senza <em>pruderie</em>; si intuisce una ricerca di verità nelle parole che usa e nelle storie che racconta.<br />
Questo è uno dei racconti che lessi, uno breve: spesso Marco Freccero scrive racconti di 30 pagine (roba che io ci farei un romanzo breve <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> ), ma è pur sempre un racconto che nel blog risulta &#8216;lungo&#8217; e quindi non commerciale. Ma questo blog non è commerciale e quindi ci sta.<br />
Prendetevi il tempo per leggerlo.</p>
<p style="text-align:justify;">*****</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La gioia che ci hanno tolto</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Si è alzato da letto un paio di ore fa e se ne sta disteso sul divano, a guardare la televisione. C’è una trasmissione che pubblicizza la vendita di stufe a pellet. Dura una quindicina di minuti, poi un breve stacco pubblicitario e ricomincia. È uno di quei canali che mandano in onda solo questo genere di cose.<br />
Gli dico:<br />
- Non ne usciremo più.<br />
Lui fa una specie di grugnito. Dopo qualche minuto di silenzio sbadiglia. E dice:<br />
- Se tutto quello che hai da dire è questo.<span id="more-6945"></span><br />
Non aggiunge altro. Aspetto che parli, e lui invece alza il volume della televisione. Spengo la sigaretta nel posacenere, appoggio la schiena alla sedia, e lascio cadere le mani in grembo.<br />
Siamo senza lavoro da un paio d’anni; i risparmi che abbiamo messo da parte stanno per terminare. A parte qualcosa in nero, e tante promesse, non riusciamo più a rimetterci in carreggiata. Pulizie delle scale, sgomberi delle soffitte o delle cantine. A volte stiro per le vicine, e loro mi danno qualcosa: pasta, una confezione di caffè, un po’ di soldi.<br />
Abbiamo acquistato un furgone usato, quando abbiamo avuto l’idea di inventarci questo lavoro degli sgomberi di cantine e soffitte. Ma pagano poco e ci chiamano sempre più di rado, perché spunta qualcuno che prende un euro in meno.<br />
Tra qualche mese il furgone deve fare la revisione; a ottobre mi pare. Un amico meccanico gli ha dato un’occhiata tre settimane fa. È uscito dall’officina Fiat a Legino, le mani nelle tasche della tuta, strascicava le suole sull’asfalto. Ha guardato il mezzo, poi noi e di nuovo il mezzo. Si è avvicinato senza fretta, sul volto aveva un’espressione perplessa. Ha appoggiato una scarpa al paraurti, ha spinto un paio di volte per verificare gli ammortizzatori, o le sospensioni. Non capisco molto di queste cose. Si è spostato dietro e ha ripetuto l’operazione. Ha controllato le spazzole dei tergicristalli, gli pneumatici. La smorfia sul volto pallido si è fatta più decisa. Franco ha detto che il motore gira che pare un gioiello. Però ha subito aggiunto:<br />
- Non sono un esperto. Tu ne sai più di me.<br />
Quello lo ha guardato, si è passato il dorso della mano sinistra sulle labbra:<br />
- Certo.<br />
Si è chinato, ha guardato sotto. Quando si è rialzato ha crollato la testa, si è pulito le mani, le ha passate lungo le cosce; secondo lui è buono per la demolizione. Non vale la pena metterci le mani, spendere. Quell’accidente di furgone ha pure la marmitta bucata.<br />
Ci ha detto:<br />
- Ho dell’usato, se vi interessa.<br />
Io e Franco ci siamo guardati; per pura cortesia gli abbiamo risposto che ci interessava. Sapevamo che non ne avremmo fatto nulla. Ci siamo fermati mezz’ora, abbiamo visto un paio di modelli, lui insisteva per farceli provare, un giro lì attorno. Abbiamo rifiutato. Siamo andati via con la promessa che ci avremmo pensato.<br />
La povertà è brutta perché ti fa dire un sacco di bugie.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto ho la schiena a pezzi e avrei bisogno di cure. Iniezioni di cortisone, dice il medico, e riposo. Non abbiamo nemmeno i soldi da pagare le bollette, i negozi di alimentari.<br />
Per le scadenze sono io che devo segnarmi ogni cosa, ricordarmi; Franco si scorda tutto. Infiliamo le fatture e i conti in sospeso sotto uno dei piedi della zuppiera di ceramica che fa da centro tavola. Stamane appena alzata ho preso un post-it, ho scritto le prossime scadenze e l’ho appiccicato al televisore: c’è da pagare il gas e i libri dei bambini. Lo faccio sempre: segno le scadenze più urgenti e incollo il foglio da qualche parte, in modo che sia visibile. Per non dimenticarcene e affrontare il problema: magari vendiamo qualcosa o ci viene in mente qualcuno cui chiedere dei soldi. Ne dobbiamo a un bel po’ di persone.<br />
Franco ha staccato il post-it e lo ha fissato al frigorifero senza aprire bocca. Si è sdraiato, ha acceso la televisione e non si è più mosso.<br />
Stanotte inizierà a lavorare per un panettiere giù in centro; a fine mese dovrebbe prendere 500 euro. Dovrebbe. Almeno il pane ce lo regaleranno. Ha dormito fino a mezzogiorno, alla mezza abbiamo pranzato. Dice che deve imparare a dormire in orari sballati.<br />
I bambini sono dai genitori di Franco. Lucia ha sei anni, è la minore ma ha intuito che sta accadendo qualcosa. D’un tratto ha cominciato a fare la pipì a letto. Ettore ha un temperamento nervoso, mangia in continuazione, parla poco e ingrassa. Ha undici anni, e a scuola va male.<br />
Secondo i professori, i bambini hanno bisogno di serenità; come se non lo sapessimo. Però ci abbiamo pensato su, io e Franco, e abbiamo deciso di allontanarli. Adesso abitano al Santuario, in una casa in collina, poco prima della cava. Almeno non vedono tutto questo.<br />
Nel fine settimana andiamo a trovarli; prendiamo l’autobus che ci lascia sulla strada. Pochi passi su un sentiero, e siamo arrivati.<br />
La macchina l’abbiamo venduta quando abbiamo avuto l’idea del furgone.<br />
C’è questa grande casa dove Franco ha vissuto finché non ci siamo sposati, dieci anni fa; e per qualche ora torniamo a essere quelli di una volta. Mangiamo, dormiamo, parliamo; ridiamo persino, eppure dietro i denti sento qualcosa che mi mangia. I genitori di Franco ci danno dei soldi, e noi li accettiamo; sono pensionati. All’inizio era dura, ci sembrava di essere dei ladri; se riusciamo a pagare l’affitto lo dobbiamo a loro.<br />
La domenica sera torniamo a casa. Abbraccio prima Ettore, poi Lucia, li bacio, dico:<br />
- Un po’ di pazienza. Presto torneremo a vivere tutti assieme.<br />
Mi sforzo di sorridere, ma dire le bugie lascia un sapore amaro in bocca. So che mi abituerò anche a questo.<br />
Ogni volta che saliamo sull’autobus per tornare in questa casa, penso che dovremmo avere più coraggio. Mollare tutto in città e vivere lì. Franco non vuole. Dice che è una questione di orgoglio. Che tanto non c’è nemmeno più la terra da coltivare, l’hanno venduta, e fare il contadino non ne vale la pena. E un mucchio di altre cose. Ne abbiamo parlato tanto. Pure suo padre glielo ha ripetuto non so quante volte. Franco non sente ragioni. Dobbiamo risalire, ripete, e stare dove ci sono le opportunità. Proprio così dice: opportunità.<br />
Era felice come un bambino quando ha trovato il lavoro dal panettiere. Io gli ho detto:<br />
- Ma è in nero. E ti ha preso perché d’estate c’è più lavoro. A settembre ti lascerà a casa.<br />
Lui si è stretto nelle spalle:<br />
- È il principio. Si torna in sella.<br />
- Ma quale sella. Nemmeno lo abbiamo mai visto un cavallo.<br />
Si è arrabbiato. Quella volta ha urlato come non succedeva da un pezzo, che ero stupida, e non vedevo mai le cose buone che ci succedevano. Che godevo a segargli le gambe e poi non so più che cosa. È uscito di casa sbattendo la porta, ma ha continuato a imprecare mentre scendeva le scale. Anche giù in strada.<br />
Era una battuta scema, però c’era un fondo di verità. Se vivessimo dai suoi, non avremmo tutte queste spese, e loro non farebbero i salti mortali per tenere in piedi la nostra e la loro casa. Sono vecchi, e star dietro a due bambini non è una faccenda da poco. Meriterebbero di starsene tranquilli, di invecchiare senza croci.<br />
Poi mi ricordo, e dico:<br />
- La settimana prossima sarà il compleanno di Lucia.<br />
Lui sospira, mormora qualcosa che non riesco a capire. Gli chiedo:<br />
- Cosa c’è?<br />
Lui dice:<br />
- Credo che andrò a dormire ancora un po’.<br />
Chiedo:<br />
A che ora ti devi presentare?<br />
- A mezzanotte. Deve farmi vedere i macchinari, spiegarmi il lavoro. Dopo potrò andare più tardi, verso l’una.<br />
- A che ora pensi di finire?<br />
Fa un gesto vago con la mano, dice:<br />
- Penso di essere a casa per le nove. Credo che ci sia da fare le pulizie. Forse persino qualche consegna in giro.<br />
Io penso: “500 Euro”, e dico:<br />
- Ma hai sentito cosa ho detto? Martedì Lucia compirà gli anni.<br />
Lui sbuffa, sbatte entrambe le mani sul divano. Si alza di scatto, mette i piedi sul pavimento, cerca le pantofole e dice:<br />
- Tanto che serve parlarne? Non abbiamo soldi. Mica posso chiedere un anticipo sullo stipendio già il primo giorno. Se per una volta non festeggia, non muore nessuno.<br />
Spegne il televisore, si alza in piedi e posa il telecomando sul tavolo. Mi guarda mentre si gratta la pancia con entrambe le mani:<br />
- Svegliami stasera alle nove. Per la cena fai qualcosa di leggero.<br />
Non mi era mai accaduto niente del genere: scoppio a ridere, così tanto che alla fine ho le lacrime agli occhi. Franco mi guarda a bocca aperta.<br />
Io gli faccio cenno di non badarci, muovo le mani e rido, rido sempre di più. Alla fine mi calmo, però mi viene un accesso di tosse. Mi alzo, prendo un bicchiere e, col riso che mi solletica ancora la gola, lo riempio di acqua. Bevo a piccoli sorsi, ho la fronte sudata, infine mi calmo. Poso il bicchiere nel lavello, torno a sedere.<br />
Franco deglutisce, fa un passo in avanti e mi chiede:<br />
- Stai bene?<br />
Mi passo le mani sugli occhi, mi soffio il naso, respiro a fondo e fisso la sua figura un po’ gobba, la camicia azzurra a maniche rimboccate, stropicciata, fuori dai jeans.<br />
- È tutto a posto &#8211; dico.<br />
Resta a fissarmi per qualche istante, esce dalla cucina senza aggiungere altro.<br />
Sento la porta della camera da letto che si chiude, le tapparelle che si abbassano. Le molle del letto che cigolano.<br />
Se avessi del caffè me lo farei. Potrei fumarmi un’altra sigaretta, invece mi alzo e mi lavo le mani nel lavello. Prendo un panno, lo bagno appena e con quello pulisco il televisore. Lo schermo, il retro, il telecomando. Anche i cavi. Ne prendo un altro e con quello lo asciugo, elimino ogni traccia di umidità. Guardo l’orologio a muro, segna le quattro e mezza.<br />
Mi allontano di un paio di metri dal mobile che lo ospita, e cerco di calcolare il suo peso: ha uno schermo lcd da 40 pollici, è stata l’ultima follia che ci siamo permessi. Un Sony.<br />
A quei tempi credevamo che bisognasse comprare il meglio o lasciar perdere. Il nostro motto era: una sola spesa ma buona. Io ero già senza lavoro, ma la falegnameria dove Franco era impiegato sembrava solida. Lui guadagnava bene, sapeva fare il suo lavoro, e il suo capo era sicuro di durare. Di farcela a superare il momento.<br />
Il negozio di vendita di motociclette dove lavoravo come contabile, una mattina non ha più aperto. Mi sono presentata alla solita ora, ma non si è visto nessuno dei padroni. Ci stavo da vent’anni; appena finita ragioneria mi sono impiegata lì. Ho telefonato a casa loro, ma squillava e nessuno rispondeva, e i cellulari erano irraggiungibili. Dopo pochi giorni si è saputo cosa era successo. Erano scappati coi soldi, e non li hanno più trovati: marito, moglie e due figli ancora piccoli. Qualcuno dice siano in Venezuela, altri in Sudafrica. Un mucchio di gente aveva versato gli anticipi per comprare la propria motocicletta. Tutto andato. Alcuni pensavano che facessi parte del piano, fossi coinvolta e restassi per sistemare le cose. Mi fermavano per strada, chiedevano dei loro soldi, li volevano indietro.<br />
Quando ci penso mi viene il magone; è un genere di azione che non merita nessuno. Però ti rendi conto che non conosci mai davvero una persona; credevo di poterli considerare come di famiglia.<br />
Piego le ginocchia e osservo da vicino il televisore, a caccia di graffi, di imperfezioni. È perfetto. Cerco di sollevarlo. Sento una fitta alla schiena, lascio stare. Mi sposto in corridoio e prendo il cellulare dalla borsa. Scatto alcune foto al televisore, verifico che siano nitide.<br />
Prendo un foglio di carta e scrivo: “Sono a fare una commissione”. Se per caso si alza non voglio che Franco stia in pensiero. Dovrei fare una doccia prima, ma ho fretta.<br />
Esco di casa e do un giro di chiave alla porta; non si sa mai. C’è gente che riesce a introdursi in casa con niente, una tessera di plastica e fa scattare la serratura. L’ho letto da qualche parte. Noi non abbiamo più molto da rubare: abbiamo già venduto l’impianto hi-fi, la radio, il microonde, assieme a soprammobili, persino un paio di servizi di piatti. Però preferisco essere prudente. Magari entrano in casa mentre Franco dorme, e si fregano proprio il televisore.<br />
Cammino sino in centro; ci vuole mezz’ora, e spostarsi in autobus è una follia. Ho indossato una giacca ma c’è un sole caldo, già sudo e penso alla doccia che non ho fatto.<br />
C’è un negozio che vende roba usata, due vetrine in una via un po’ nascosta. Da un pezzo siamo tra i suoi fornitori più fedeli. Lasciamo gli oggetti; quando riescono a venderli, trattengono una percentuale sul prezzo concordato, e il resto lo intaschiamo noi.<br />
Entro, saluto, mi dirigo verso il bancone senza prestare attenzione a niente. C’è il solito ragazzo con l’orecchino che brilla all’orecchio destro, le braccia ricoperte da tatuaggi, le mani sul piano. Spiego cosa posso offrire e gli porgo il cellulare perché dia un’occhiata alle foto. Siede su uno sgabello, si fa serio e scorre le foto, mentre mi allontano di qualche passo, mi guardo attorno.<br />
C’è un vecchio che gira, osserva le lampade, allunga una mano, ne sfiora una. Come se avesse commesso una brutta azione, con uno scatto ficca le mani nelle tasche del soprabito. Il tessuto è macchiato, dai bordi pendono dei fili. Mi vede e abbassa gli occhi. Poco oltre, una giovane coppia parla sottovoce vicino a una cucina a gas. Lui annuisce, abbassa lo sportello del forno e gli getta un’occhiata, lo richiude. Si spostano un poco più in là. Lei sembra aver visto dei lampadari che le piacciono, glieli indica e lo tira per la camicia. Lui sbuffa, la segue verso la parte più interna del negozio.<br />
Torno verso il bancone. Il ragazzo annuisce, allarga le braccia e, mentre mi consegna il telefonino, dice:<br />
- Signora, così non so giudicare. Un apparecchio del genere bisogna vederlo.<br />
- È un Sony da 40 pollici. Perfetto &#8211; dico.<br />
- D’accordo &#8211; incrocia le braccia sul petto, &#8211; Noi siamo sempre qua. Restiamo aperti fino alle otto.<br />
Dico:<br />
- Però dovete venire a prenderlo. Io non ce la faccio a sollevarlo, e poi tutte quelle scale. Così decidiamo anche il prezzo.<br />
- Sì &#8211; dice. Ci pensa su, si passa una mano sul capo rasato a zero, le luci dei neon lo rendono brillante, sospira:<br />
- Domattina?<br />
Si china sul bancone e prende un quaderno e una penna. Lo apre.<br />
- Alle otto. Ha il lettore DVD. Ma per quello non voglio niente.<br />
Segna nome, cognome e indirizzo; non gli devo ricordare che abitiamo nella scala B, è un dettaglio che conosce. È già venuto a prendere la lavastoviglie, il giorno che Franco era a fare uno sgombero al Cadibona. Per quel lavoro gli devono ancora dei soldi, 50 euro se ricordo bene.<br />
Quando esco mi dico che sono una cretina. Come se ci potessimo permettere di regalare un lettore DVD, o qualunque altra cosa. Ormai il guaio è fatto, ma sono così furiosa con me stessa che non mi accorgo neppure che sto correndo. Quando me ne rendo conto, rallento il passo, mi guardo attorno.<br />
Alle otto Franco non dovrebbe essere a casa. Tiro il fiato e riprendo a camminare.<br />
Magari riesco a farmi dare qualcosa anche per il DVD, in qualche maniera.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono le undici di mattina quando sento la serratura della porta scattare, e la voce di Franco che dice:<br />
- Sono io.<br />
Si toglie le scarpe nel corridoio, posa le chiavi sul mobile dell’ingresso. Si ferma per un paio di secondi sulla soglia della cucina e si passa le mani sul volto con la barba da radere. È pallido, con addosso una stanchezza che non gli avevo mai visto. Sembra invecchiato di colpo, e i capelli ingrigiti, tagliati corti, gli danno un’aria comica, una specie di clown che si è struccato male. Per un attimo ho voglia di alzarmi, abbracciarlo e di prendere su di me la sua stanchezza. Invece resto seduta a fumare la mia sesta sigaretta della giornata.<br />
Faccio un respiro profondo, stiro le labbra in un sorriso e gli chiedo:<br />
- Allora, come è andata?<br />
In mano ha una borsa verde. Si passa la lingua sulle labbra. Dice:<br />
- Credevo peggio. Ma il caldo che fa. E la sete &#8211; aggiunge:<br />
- Le bottiglie di acqua. Devo portarmi delle bottiglie di acqua, almeno tre. Tu non hai idea di quanto sia brutta la sete. Là dentro.<br />
Si muove, dalla borsa estrae un sacchetto di carta e dentro c’è del pane, una lista di focaccia, dei grissini, lo posa sul tavolo, dice:<br />
- Omaggio della casa.<br />
Mi sfiora la guancia con le nocche, dice:<br />
- Sempre a fumare, eh?<br />
Infine si sposta verso il lavandino, prende un bicchiere e lo riempie di acqua sino all’orlo, lo svuota a piccoli sorsi. Lo riempie ancora una volta, si avvicina al tavolo e si siede. Dice:<br />
- Se imparassi a fare il pane come si deve. Sai cosa pensavo? &#8211; avvicina la sedia a me, mi mette una mano sul braccio, dice:<br />
- Aprire un negozio è fuori discussione. Anche prenderne in affitto uno. Ci vuole una barca di soldi. Però se imparo bene, potrei farlo. E venderlo.<br />
- Il pane?<br />
- Certo. Compriamo una di quelle macchinette al supermercato. Quelle per impastare il pane. Lo facciamo e ci mettiamo a venderlo. Magari porta a porta.<br />
Schiaccio la sigaretta nel posacenere, soffio via il fumo, tossisco, dico:<br />
- Che senso ha? Perché qualcuno dovrebbe comprare il tuo pane fatto con la macchinetta, quando con una macchinetta può farlo da sé?<br />
Lui fissa gli occhi azzurri sul mio volto, li abbassa; annuisce. Svuota il bicchiere che aveva ancora in mano e lo posa sul tavolo. Dice:<br />
- È che la stanchezza non mi fa ragionare bene.<br />
- Fatti una doccia e vai a dormire. Ti chiamo per il pranzo. Ho preso una fettina. La facciamo con un po’ di patate fritte.<br />
Dice:<br />
- Stasera all’una. Ho fatto anche un paio di consegne con l’Ape. Meno male che non mi hanno fermato, perché ho lasciato a casa la patente.<br />
Resta con la testa a ciondoloni per un minuto. Si alza in piedi con l’aiuto delle mani, si gira, si ferma.<br />
Dice:<br />
- Il televisore.<br />
Si volta di scatto, mi guarda. Passo la lingua sulle labbra, dico:<br />
- L’ho venduto. Col lettore di DVD. Avevano già chi lo voleva. Un Sony si piazza bene, mi hanno detto.<br />
Il suo volto si copre di chiazze rosse, apre la bocca, il respiro accelera. La stanchezza si dissolve, compare qualcosa negli occhi azzurri.<br />
- Tu e quella cazzo di festa per la bambina. Come se morisse senza torta.<br />
Ho un sussulto, allungo le braccia come per domandargli di fermarsi; non riesco a parlare, mi nascondo il volto con le mani e scoppio a piangere.<br />
Urla:<br />
- Sei una demente, tu e le tue idee del cazzo sulle feste di compleanno.<br />
Spingo indietro la sedia, mi rannicchio, aspetto i colpi. Si muove come un animale in gabbia. Butta per terra il bicchiere, il sacchetto col pane, lo pesta, urla e lo schiaccia, sbriciola i grissini, la focaccia. Mi tappo le orecchie, devo solo avere pazienza perché presto finirà tutto. Meno male che i bambini non ci sono, questa è una buona cosa. L’idea di mandarli dai nonni è stata mia, forse non sono tanto stupida.<br />
Sussulto quando la porta di casa sbatte. Ho il fiato corto come se avessi fatto le scale a due a due; resto in ascolto ma c’è solo il mio respiro. Tremo così tanto che i muscoli non mi reggono più, mi lascio cadere a terra, sbatto la spalla sul pavimento e resto lì su un fianco. Ho rovesciato pure la sedia. Il bicchiere è in frantumi sul pavimento. Poteva andare peggio.<br />
Quando ho finito di piangere, mi tiro su e appoggio la schiena alla lavatrice. Chiudo gli occhi, respiro a fondo, mi passo le mani sul volto, con la destra accarezzo il braccio sinistro fino al polso, con la sinistra quello destro. Cerco di calmarmi.<br />
I soldi li ho spesi per il gas, e la carne, non è rimasto che qualche spicciolo. Quello che mi ha fatto piangere è che per Lucia non ci sarà niente: è la prima volta da quando è nata.<br />
Penso a cosa ho sbagliato. Forse dovevo comportarmi in modo differente. Dovevo vendere il cappotto, qualche coperta, tanto siamo quasi in estate e al momento occupano solo spazio nell’armadio.<br />
Dovrei avere più fiducia, ecco il mio problema. Magari il panettiere tiene Franco sino a Natale, gli aumenta lo stipendio. E cerca una commessa per la panetteria. Mi presento e mi prende. Però devo essere sicura di me, e se qualche cliente alza la voce, le mani non devono muoversi per conto loro. Tra qualche anno, il panettiere se ne va in pensione e lascia l’attività a Franco. I suoi figli non hanno voglia di impegnarsi perché fare il pane prende tempo, e lavorare di notte richiede sacrificio. C’è da tenere ancora duro per un po’, e le cose si rimetteranno a girare come si deve. Non ci sarà più tempo per le lacrime. Organizzeremo tutte le feste di compleanno che vorremo. Per Lucia, Ettore, i nonni, Franco, anche per me.<br />
E riavremo tutta la gioia che ci hanno tolto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6945/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6945&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tramare non è tutto</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/24/tramare-non-e-tutto/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 09:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[fabula]]></category>
		<category><![CDATA[intreccio]]></category>
		<category><![CDATA[tessitura]]></category>
		<category><![CDATA[trama]]></category>

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		<description><![CDATA[Non volevo scrivere nulla oggi. Sto ultimando la preparazione per domani (vedasi qui) e non avevo voglia di concentrarmi su un post. Ma a volte le cose arrivano e si impongono. Ho letto una cosa su facebook e incuriosita ho &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/24/tramare-non-e-tutto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6938&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/navetta_mette_trama.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6940" alt="Navetta_mette_trama" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/navetta_mette_trama.jpg?w=440&#038;h=330" width="440" height="330" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Non volevo scrivere nulla oggi. Sto ultimando la preparazione per domani (vedasi <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/22/presentazione-in-territorio-nemico-a-correggio/" target="_blank">qui</a>) e non avevo voglia di concentrarmi su un post.<br />
Ma a volte le cose arrivano e si impongono.<br />
Ho letto una cosa su facebook e incuriosita ho cliccato sul link, che è <a href="http://gaialodovica.wordpress.com/2013/04/24/la-tramista-brava-bravissima-che-scrive-fantasy-belli/" target="_blank">questo</a> e che rimanda a un post nel blog di Gaia Conventi.<br />
Non riassumerò cosa c&#8217;è scritto, vi lascerò divertire da soli.<span id="more-6938"></span><br />
Però una cosa la vorrei dire a chi pensa di essere molto bravo, forse perché &#8220;ho molta fantasia&#8221;, forse perché &#8220;mi piace inventare storie&#8221; e &#8220;so creare trame molto belle&#8221;.<br />
La trama non è la cosa più importante; a volte è l&#8217;ultima cosa di cui [pre]occuparsi.<br />
Se intrecciamo due fili colorati non è detto che otteniamo un tessuto con un bel disegno.<br />
Dobbiamo sapere come intrecciarli, come dare corpo al tessuto. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trama_(tessitura)" target="_blank">La trama</a> è solo una parte del nostro tessuto: senza l&#8217;ordito non è nulla.<br />
E dobbiamo avere cognizioni dei vari tipi di filato e delle loro caratteristiche, dobbiamo sapere come si usa il telaio e come si tende il filo: la giusta tensione è quella che dà struttura, che fa <em>cadere bene</em> il tessuto e gli impedisce di rovinarsi con il primo lavaggio.<br />
E anche se di solito si dice &#8220;ordire una trama, l&#8217;espressione giusta sarebbe &#8220;tramare un ordito&#8221;.<br />
La trama serve a poco se non si hanno i fili tesi già pronti, che sono appunto, l&#8217;ordito.</p>
<p style="text-align:justify;">Ben più importante, lo afferma anche Stephen King, sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fabula_ed_intreccio" target="_blank">la fabula</a> e l&#8217;intreccio.</p>
<p style="text-align:justify;">* ( è partita la pubblicazione del post prima che finissi. Magari proseguirò un altro giorno. Ormai è andata)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6938/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6938&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Presentazione &#8216;In territorio nemico&#8217; a Correggio</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/22/presentazione-in-territorio-nemico-a-correggio/</link>
		<comments>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/22/presentazione-in-territorio-nemico-a-correggio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 12:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Correggio]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Massari]]></category>
		<category><![CDATA[Gregorio Magini]]></category>
		<category><![CDATA[In territorio nemico]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Minimum Fax]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[SIC]]></category>
		<category><![CDATA[Vanni Santoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 25 aprile 2013 sarò a Correggio per la presentazione del romanzo a 230 mani, il romanzo del secolo: In territorio nemico. Avrò il piacere di essere a fianco di Elisa Massari e di raccontare come è nato il &#8216;nostro&#8217; &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/22/presentazione-in-territorio-nemico-a-correggio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6931&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/298028_10201030054895912_918948816_n.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6932" alt="presentazione Correggio - In territorio nemico" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/298028_10201030054895912_918948816_n.jpg?w=440&#038;h=596" width="440" height="596" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Giovedì 25 aprile 2013 sarò a Correggio per la presentazione del romanzo a 230 mani, il romanzo del secolo: <a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/609" target="_blank"><em><strong>In territorio nemico</strong></em></a>.<span id="more-6931"></span> Avrò il piacere di essere a fianco di Elisa Massari e di raccontare come è nato il &#8216;nostro&#8217; romanzo.<br />
Sarà una bella occasione per parlare di scrittura collettiva, del metodo SIC, della grande idea di Gregorio Magini e Vanni Santoni. E celebreremo insieme questo 68° anniversario della Liberazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Vi aspettiamo!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6931/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6931/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6931&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">presentazione Correggio - In territorio nemico</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Caldo, sandali = sassolini che cadono dalla scarpa</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/19/caldo-sandali-sassolini-che-cadono-dalla-scarpa/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 08:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ballade of cable hogue]]></category>
		<category><![CDATA[Calexico]]></category>
		<category><![CDATA[concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Gypsy's curse]]></category>
		<category><![CDATA[il mio romanzone]]></category>
		<category><![CDATA[La centesima finestra]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono alcune cose che mi fanno girare le scatole (solo perché sono educata, altrimenti mi farebbero ben altro). E per fortuna che ho messo in sottofondo i Calexico: Una a caso, ma non disdegnerei anche di ascoltare questa (che &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/19/caldo-sandali-sassolini-che-cadono-dalla-scarpa/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6921&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ci sono alcune cose che mi fanno girare le scatole (solo perché sono educata, altrimenti mi farebbero ben altro).<br />
E per fortuna che ho messo in sottofondo i Calexico:</p>
<p style="text-align:justify;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='440' height='278' src='http://www.youtube.com/embed/ZfidKiHSlbw?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span><span id="more-6921"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Una a caso, ma non disdegnerei anche di ascoltare questa (che è anche nel mio romanzone <a href="http://morenafanti.wordpress.com/la-centesima-finestra/" target="_blank"><strong><em>La centesima finestra</em></strong></a>. È un po&#8217; che non ne parlo: mi scuserete)</p>
<p style="text-align:justify;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='440' height='278' src='http://www.youtube.com/embed/lRAsyWnW8dY?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p style="text-align:justify;">I sassolini, comunque, sono due. Inizio dal più piccolo: ho già ricevuto alcune mail (non di seguito, così faccio in tempo a dimenticarmene) che invitano l&#8217;esimia scrittrice (!), che renderebbe loro molto onore (certo, come no!), a partecipare al loro esimio concorso di poesia e narrativa. Concorso al quale la sottoscritta darebbe lustro con la sua partecipazione. E pure 15/20 euro di quota partecipativa.</p>
<p style="text-align:justify;">Ah ecco. Ora capisco bene. Ma se ti do così lustro, invitami gratis no? non invitarmi per rastrellare contributi.<br />
A parte che concorsi di questo tipo non ne faccio. Al limite, ne farei uno che garantisse la pubblicazione, e poi non lo farei per un racconto e basta.<br />
O un romanzo, o non se ne fa niente <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
Ho anch&#8217;io le mie pretese, eh!</p>
<p style="text-align:justify;">Bene. veniamo al sasso vero.</p>
<p style="text-align:justify;">Dunque, due anni fa, ma non ho verificato, potrebbero essere di più, sono stata invitata a scrivere un racconto con un tema, un racconto che sarebbe stato inserito in un&#8217;antologia.<br />
Succede che il tema mi garba e mi do da fare: mi do molto da fare.<br />
Il racconto è buono. So che penserete che direi così comunque perché il racconto è mio, ma non è vero. A volte scrivo cose meno buone e lo so sempre.<br />
Anche il libro di racconti che ho scritto (e che devo ancora revisionare) ha racconti molto buoni e altri meno (sono appunto quelli che dovrei rivedere).<br />
Ma ora non ci interessa sapere se il racconto sia o meno buono.<br />
Il fatto accaduto è questo: vicino alla data di scadenza, il curatore ci scrive (mica c&#8217;ero solo io in questo giro, no?) e ci comunica che il suo progetto è piaciuto a una casa editrice che definirei medio/grande. La suddetta, però, non ne vuole sapere di noi e ha proposto nomi che suonano meglio alle orecchie.<br />
Lui scrisse che si sarebbe battuto per inserire noi (nello specifico, scrisse a ME per dire che si sarebbe battuto).<br />
Devo dire che dopo la prima arrabbiatura, mi sono dimenticata della faccenda e anche del racconto. Tanto che non mi ricordo nemmeno che titolo abbia. Per fortuna la ricerca si può fare anche per nomi dentro al documento e il nome del protagonista lo ricordo bene.<br />
Mi veniva in mente a tratti (lui disse che il volume sarebbe uscito a primavera 2013), ma mi dimenticavo sempre di verificare. Le cose migliori mi sovvengono di notte e di certo non mi alzo per accendere il computer. Poi di giorno mi dimenticavo&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Ma ieri ho controllato e il libro c&#8217;è, è in uscita, ma non c&#8217;è ancora la copertina. Comunque un nome grosso c&#8217;è. Altri non li so. All&#8217;epoca si parlò di qualche nome che la CE voleva. Di certo la CE non voleva me e gli altri che si erano dati da fare per consolidare il progetto da presentare.<br />
Certo, la colpa non è del curatore.<br />
Magari due righe in una mail, però, ci stavano.<br />
La correttezza non è mai di troppo. Ma purtroppo non ce n&#8217;è tanta in giro.<br />
Per fortuna ci sono i Calexico: non so se sono corretti, ma sono &#8216;consolatori&#8217;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6921/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6921&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;emozione della musica</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/17/lemozione-della-musica/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 09:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Grande]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Maggiore]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è un pensiero che feci anche anni fa, non ricordo in che occasione, ma l&#8217;ho fatto più di una volta. Ed è il pensiero che ho ripreso assistendo (da casa) al concertone in onore di Lucio Dalla, svoltosi nella &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/17/lemozione-della-musica/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6915&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/beh0gsuciaacas_-jpg-large.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-6919" alt="concerto Lucio Dalla Bologna 2013" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/beh0gsuciaacas_-jpg-large.jpeg?w=440&#038;h=330" width="440" height="330" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Questo è un pensiero che feci anche anni fa, non ricordo in che occasione, ma l&#8217;ho fatto più di una volta.<br />
Ed è il pensiero che ho ripreso assistendo (da casa) al<a href="http://www.musicroom.it/articolo/lucio-dalla-concerto-4-marzo-2013-a-bologna-scaletta-e-video-delle-esibizioni-foto/37521/" target="_blank"> concertone in onore di Lucio Dalla</a>, svoltosi nella nostra bellissima Piazza Maggiore, quella che lui chiamava &#8220;Piazza Grande&#8221;.<br />
La letteratura è una grande Arte, è vero, un&#8217;arte che sa avvincere ed emozionare. Ma la letteratura non porta la gente in piazza (non così tanta e non così avvinta dalle parole) e non unisce nel modo intimo e profondo come fa la musica. Avete mai visto migliaia di persone attorno a un palco che ripetono parole mandate a memoria scritte da altri in un libro?<span id="more-6915"></span><br />
Non accade. Ma una canzone, quella sì, si può cantare tutti insieme.<br />
La musica ha questo potere, la musica unisce, fa sentire le emozioni e le amplifica unendole a quelle delle altre persone.<br />
Chi scrive musica lascia qualcosa di condivisibile, lascia qualcosa di eternamente riconosciuto e di fruibile anche dalla comunità.<br />
Spesso ai grandi musicisti morti (&#8220;scomparsi&#8221; direbbero al TG, ma scomparsi è una parola che detesto quando è usata per mascherare la verità) vengono dedicate serate, programmi, concerti. E in queste occasioni la gente si raduna e si riconosce provando sentimenti forti e cantando nel ricordo dell&#8217;artista.<br />
Quando si deve celebrare una giornata o un evento, si fa un concerto, non una lettura di testi.<br />
Quindi, se <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2011/12/29/da-grande-faro-leditor/" target="_blank">una volta ho scritto che da grande farò l&#8217;editor</a>, ora aggiungo che nella prossima vita farò il musicista.<br />
Vi volevo avvisare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6915/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6915/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6915&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">concerto Lucio Dalla Bologna 2013</media:title>
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		<title>(Ri)Nascita &#8211; un inedito di Marco Guerrina</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/15/rinascita-un-inedito-di-marco-guerrina/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 08:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Guerrina]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[(RI)Nascita scritte le poche parole (forse d’amore) ristagna quasi una calma: l’oblio ti ho dettato parola a parola gesto a gesto, inascoltato. Non posso che tremare udendo(ti) e (in)te udendo un sole alto e perduto di un tempo che non &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/15/rinascita-un-inedito-di-marco-guerrina/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6907&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/dscn5900.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6908" alt="DSCN5900" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/dscn5900.jpg?w=440&#038;h=330" width="440" height="330" /></a></p>
<p><b>(RI)Nascita</b></p>
<p>scritte le poche parole<br />
(forse d’amore)<br />
ristagna quasi una calma:<span id="more-6907"></span><br />
l’oblio ti ho dettato<br />
parola a parola<br />
gesto a gesto,<br />
inascoltato.<br />
Non posso che tremare<br />
udendo(ti) e (in)te udendo<br />
un sole alto e perduto<br />
di un tempo che non ricordo(i)<br />
(e) un cielo senza memoria<br />
cieco di solitudini, avvolto<br />
<i>di</i> bianche nubi.<br />
Silenzioso, come le tue mani</p>
<p><em>Marco Guerrina<br />
</em>12/4/13</p>
<p>* foto ©Morena Fanti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6907/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6907/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6907&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">DSCN5900</media:title>
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		<title>In territorio nemico &#8211; la prima nazionale</title>
		<link>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/10/in-territorio-nemico-la-prima-nazionale/</link>
		<comments>http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/10/in-territorio-nemico-la-prima-nazionale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 07:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morena fanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[GRAS]]></category>
		<category><![CDATA[In territorio nemico]]></category>
		<category><![CDATA[Minimum Fax]]></category>
		<category><![CDATA[SIC]]></category>

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		<description><![CDATA[E si parte con le presentazioni, in un tour che vedrà (per ora) una cinquantina di date. Non le seguiremo tutte, è ovvio, ma questa è la prima nazionale e come tale va celebrata Intanto io sto leggendo il romanzo &#8230; <a href="http://morenafanti.wordpress.com/2013/04/10/in-territorio-nemico-la-prima-nazionale/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6898&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/66788_489363681129200_698994736_n.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-6899" alt="In territorio nemico presentazione" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2013/04/66788_489363681129200_698994736_n.jpg?w=440&#038;h=622" width="440" height="622" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">E si parte con le presentazioni, in un tour che vedrà (per ora) una cinquantina di date. Non le seguiremo tutte, è ovvio, ma questa è la prima nazionale e come tale va celebrata <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> <span id="more-6898"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Intanto io sto leggendo il romanzo e sto riconoscendo i personaggi e certe scene. A volte mi pare pure di averle scritte io, ma non credo. Penso che alcune cose mi siano familiari perché le ho lette prima di scrivere le scene assegnatemi.<br />
Ma non sono sicura. Mi riservo di verificare dopo la lettura.<br />
Intanto Aldo è là, rinchiuso nel solaio, e disegna progetti di aerei, Adele è diventata gappista e Matteo continua la sua ascesa nello stivale. Si ricongiungeranno i nostri eroi?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/morenafanti.wordpress.com/6898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/morenafanti.wordpress.com/6898/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=morenafanti.wordpress.com&#038;blog=1654676&#038;post=6898&#038;subd=morenafanti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">In territorio nemico presentazione</media:title>
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