Scrivere un romanzo è come fare il ‘cambio dell’armadio’

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Sapete tutti come fare quell’operazione che molti chiamano “il cambio dell’armadio” (che non significa cambiare il mobile contenitore dei nostri abiti, bensì cambiare la posizione dei medesimi in modo da avere a portata di mano quelli adatti alla stagione) sia una cosa fastidiosa e anche faticosa.
Si passano settimane dicendo: “Dovrei fare il cambio dell’armadio”, “Devo decidermi a farlo”. Continua a leggere

I dialoghi annoiano?

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Dipende.
Spesso, prima di acquistare – o prendere a prestito – un libro che non conosco, uno di cui non sapevo nulla prima di vederlo su uno scaffale in libreria – o in biblioteca -, lo sfoglio. Prima la quarta di copertina e i risvolti, ovvio, ma il passo successivo è sfogliare il volume. A cosa serve questa operazione? A rendermi conto del ‘peso’ del testo: se le pagine sono fitte, senza a capo che dividono i paragrafi, e il respiro, e senza la diluizione dei dialoghi che arieggiano la pagina, sono tentata di non leggere il libro. Tentata ho detto, che poi dipende anche dal libro e da chi l’ha scritto.
Però, quello che voglio dire, è che il testo arieggiato ha più presa sulla mia immaginazione. I dialoghi servono, ci vogliono. Continua a leggere

Ogni scarrafone è bello ad autore sojo

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Mi convinco sempre più della benevolenza con la quale ci leggiamo, leggiamo i nostri testi.
Se mi guardo in giro, proprio da qui, dallo schermo del mio compagno, mi accorgo che in giro c’è molta (molta, molta. come dite voi molta?) fuffa.
Trovo testi zoppicanti sia nell’ortografia sia nel tessuto della storia.
Trovo testi che mi affatica leggere e che spesso mollo dopo le prime righe, tanto la loro lettura mi risulta ostica.
Eppure, poco dopo, trovo quegli stessi testi, o i loro fratelli, pubblicati da un editore.
Mi chiedo come sia possibile che qualcuno abbia trovato degno di lettura una storia raffazzonata alla meglio e piena di banalità.

Poi apro un mio file e lo rileggo: qualcosa sto sbagliando e voglio capire cosa. Continua a leggere

Cosa c’è di buono oggi

Intanto questo post nel blog di Paolo Zardi (molto lungo, ma vi consiglio di prendervi sette caffè, che una sola pausa non basta e il post merita. se il caffè vi agita, mangiate sette cioccolatini: ne beneficerà anche il vostro umore, ma non la vostra bilancia. la vita, purtroppo, è fatta di scelte):

Il buon lettore, l’eccellente lettore – una chiacchierata con Gianfranco Franchi. Continua a leggere

Le buone notizie

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Non sono tanto buone a ben pensarci.
Ho riletto tutti i miei sedici racconti (sedici racconti per un totale di 76 pagine) e non ho trovato nulla da aggiungere. Da togliere men che meno. E ci mancherebbe! Già sono ridotti all’osso.
Niente da aggiungere, e pochissimo da modificare: due virgole e un aggettivo forse. Continua a leggere

In territorio nemico – si avvicina l’uscita

Ho appena ricevuto il pdf del Grande Romanzo che tutti attendono e non posso negare di essermi commossa.
È un ottimo risultato questo: se scrivere un romanzo è difficile, pensare di farlo in 115 è un’impresa epica.
Quindi sono orgogliosa di esserci e grata ai nostri grandi DA, Continua a leggere

10 buone ragioni per uscire con un uomo che non scrive

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I primo è stato un articolo in inglese, il cui titolo suona pressappoco così: “10 ottime ragioni per uscire con uomini che leggono”. A ruota sono seguiti articoli similari (uno è questo), fino all’otto marzo, data in cui è uscito un post (leggibile solo se sei registrato sul sito, ma io ne ho letto alcuni brani, su facebook mi pare) speculare su Lìberos, comunità di lettori con sede in Sardegna: Dieci buoni motivi per uscire con una donna che legge.

Leggendo questi post, in cui qualcuno auspicava un articolo “10 motivi per uscire con un uomo che NON legge”, eventualità non così peregrina visto che in pochi leggono e tanti scrivono, mi sono chiesta come sarebbe uscire con un uomo che NON scrive, persona assai più rara e difficile da trovare.
Vediamo se sono dieci i motivi o sono meno: Continua a leggere

Scrivere un romanzo passo per passo

Questo titolo ambizioso l’ho scritto prima di partire. L’ho messo nelle bozze perché è una delle frasi che, digitate su google, portano qualcuno su questo blog.
Ero decisa a scrivere questo post, poi ho avuto poco tempo e non l’ho fatto.

Ho ritrovato ora il titolo e mi sono accorta che non so più cosa dovrei scrivere, cosa avevo pensato di scrivere.
Ho di nuovo la testa vuota.
O troppo piena, che è la stessa cosa.

Quindi non scriverò niente, ma il titolo non è male, vero?

Intanto sono a buon punto con la lettura de L’idiota e ieri..

ah, ecco una cosa di cui parlare: Continua a leggere

“Lo scrittore deve scoprire sfumature interessanti anche nell’ordinarietà”

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“Ciò nonostante rimane dinanzi a noi un quesito: come si deve comportare il romanziere con le persone ordinarie, completamente “comuni”, come deve porle dinanzi al lettore per renderle in qualche modo interessanti? Escluderli del tutto dal racconto non si può dal momento che le persone ordinarie costituiscono continuamente e nella maggioranza dei casi l’elemento indispensabile nel concatenarsi degli eventi della vita, escluderli dunque significherebbe trasgredire alla regola della verosimiglianza. Riempire i romanzi unicamente di tipi o, semplicemente per suscitare interesse, di esseri strani e inesistenti sarebbe inverosimile e, certo, anche poco interessante. Secondo noi, lo scrittore Continua a leggere

“In territorio nemico” uscirà ad aprile e già se ne parla

Il grande romanzo storico scritto a 230 mani, di cui due sono le mie, con il metodo SIC, uscirà ad aprile da Minimum Fax. Il titolo, lo sapete già, è In territorio nemico. Il romanzo fa già parlare di sé (questo articolo è uno dei tanti), inutile dirlo. C’è molto interesse per questo grande progetto che ha impegnato tutte queste mani e menti per moltissimi mesi.
Il progetto, nato da Vanni Santoni e Gregorio Magini, ha coinvolto molti autori.
Dapprima c’è stata una raccolta di materiale, con testimonianze raccolte tramite il web in famiglie di tutta Italia. Chi aveva testi, foto, memorie raccolte da mamme, nonne, zie (nonché padri, nonni e zii) ha mandato il suo contributo. Il materiale è stato consultato, studiato e vagliato. È stata scritta una sceneggiatura, una traccia del romanzo.

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Troppo non è bello

«Allora sei disposta ad aiutarmi. Sono felice di sentirtelo dire» afferma Jaime, ma non sembra affatto felice. Ha l’aria stanca e tormentata, le si chiudono gli occhi, più opachi di una volta. Sembra a disagio, cambia continuamente posizione sul divano: prima raccoglie i piedi sotto di sé e poi li allunga di nuovo sul pavimento. È irrequieta e agitata, e sta bevendo troppo.

da Nebbia Rossa di Patricia Cornwell, editore Mondadori, traduzione di Annamaria Biavasco, Valentina Guani, Riccardo Valla. Continua a leggere

Come iniziare la stesura di un libro

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Il titolo proviene dalle frasi digitate su google e che hanno portato visite a questo blog.
Qui trovate altre frasi e altri ‘consigli’ di scrittura. L’ultimo, tra l’altro, è Come impostare la stesura di un libro, titolo quasi uguale a questo. Forse tra le due cose non c’è differenza, però si può sempre aggiungere qualcosa. Vedremo se è vero, se aggiungerò o mi ripeterò.

Come iniziare la stesura di un libro.
Ci sono molte possibili soluzioni, modi di approcciarsi a questo libro che vive nella nostra testa.
Per prima cosa io direi: raccogli il materiale.
Che significa? Continua a leggere

Lettera aperta a chi scrive agli esordienti

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Sono tutti pieni di consigli per gli esordienti.
Io leggo e faccio tesoro di tutto: magari in mezzo ce n’è uno buono. Di consigli, dico.
Tutti hanno qualcosa da dire per contribuire alla consapevolezza di questi poveri scrittori che non sanno nulla e arrancano in un territorio pieno di buche.
Ad esempio, leggo qui e scopro che “gli autori esordienti che si propongono a noi non sono poi disposti a investire il loro denaro nell’acquistare un libro di un esordiente (un loro pari, quindi) e spendere poi il loro tempo a leggerlo”.
Io, per anni, ho comprato, letto e recensito libri di autori poco noti pubblicati da case editrici di cui non avevo conoscenza fino a un attimo prima. Continua a leggere

Una riflessione sul mio romanzo “La centesima finestra”

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A seguito dell’ultima recensione pubblicata in rete, questa a opera di Stravagaria, che vi segnalo perché mi sembra molto onesta e attenta, ho continuato le riflessioni su ciò che ho scritto.
Scrivo “ho continuato” perché le ho iniziate quando ho avuto il primo riscontro.
Io ascolto tutto e ci medito. Magari non arriverò a niente, ma io spero sempre di capire qualcosa in più, qualcosa che finora mi è sfuggito. E spero che questo mi serva per i prossimi romanzi. Continua a leggere

Esiste ancora l’etica? La scrittura e il web vanno troppo d’accordo

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Esiste il senso di certi valori?
È giusto sollecitare, richiedere un parere positivo, un ‘voto’? Non parlo di politica, anche se credo che ogni discorso che tocchi etica e morale, sia anche un discorso politico.
Parlo di comportamenti collegati a un certo uso del web.
È giusto mandare messaggi a tutti i contatti di twitter, o di facebook, o di altri social, senza distinguo, senza preoccuparsi di invadere la ‘testa’ altrui e di spingere a fare cose di cui non si ha la minima voglia?

Continua a leggere