La mia esperienza da self-publisher

Ci penso da un po’ e qualcuno mi ha pure chiesto se avevo qualcosa da dire, se consiglierei l’esperienza, come mi sono trovata con Narcissus eccetera.
Così mi sono decisa e tenterò di scrivere qualcosa sul self-publishing del dopo.
Del prima scrissi qui. E del romanzo La centesima finestra, che ho [auto]pubblicato ho scritto qui.

Intanto, come sta andando il self-publishing dopo un anno? Ce ne parla Antonio Tombolini in questa intervista su Affari Italiani.

Come sono andate, invece, le cose per me? Continua a leggere

10 buone ragioni per uscire con un uomo che non scrive

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I primo è stato un articolo in inglese, il cui titolo suona pressappoco così: “10 ottime ragioni per uscire con uomini che leggono”. A ruota sono seguiti articoli similari (uno è questo), fino all’otto marzo, data in cui è uscito un post (leggibile solo se sei registrato sul sito, ma io ne ho letto alcuni brani, su facebook mi pare) speculare su Lìberos, comunità di lettori con sede in Sardegna: Dieci buoni motivi per uscire con una donna che legge.

Leggendo questi post, in cui qualcuno auspicava un articolo “10 motivi per uscire con un uomo che NON legge”, eventualità non così peregrina visto che in pochi leggono e tanti scrivono, mi sono chiesta come sarebbe uscire con un uomo che NON scrive, persona assai più rara e difficile da trovare.
Vediamo se sono dieci i motivi o sono meno: Continua a leggere

Lettera aperta a chi scrive agli esordienti

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Sono tutti pieni di consigli per gli esordienti.
Io leggo e faccio tesoro di tutto: magari in mezzo ce n’è uno buono. Di consigli, dico.
Tutti hanno qualcosa da dire per contribuire alla consapevolezza di questi poveri scrittori che non sanno nulla e arrancano in un territorio pieno di buche.
Ad esempio, leggo qui e scopro che “gli autori esordienti che si propongono a noi non sono poi disposti a investire il loro denaro nell’acquistare un libro di un esordiente (un loro pari, quindi) e spendere poi il loro tempo a leggerlo”.
Io, per anni, ho comprato, letto e recensito libri di autori poco noti pubblicati da case editrici di cui non avevo conoscenza fino a un attimo prima. Continua a leggere

Esiste ancora l’etica? La scrittura e il web vanno troppo d’accordo

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Esiste il senso di certi valori?
È giusto sollecitare, richiedere un parere positivo, un ‘voto’? Non parlo di politica, anche se credo che ogni discorso che tocchi etica e morale, sia anche un discorso politico.
Parlo di comportamenti collegati a un certo uso del web.
È giusto mandare messaggi a tutti i contatti di twitter, o di facebook, o di altri social, senza distinguo, senza preoccuparsi di invadere la ‘testa’ altrui e di spingere a fare cose di cui non si ha la minima voglia?

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Incertezza

Vorrei postare la pag 69 del mio romanzo, come suggerito da Wish aka Max in questo post, e secondo le indicazioni di  Marshall McLuhan: per decidere se comprare o meno un libro, un metodo infallibile è quello di aprirlo e leggerlo a pagina 69. Se quella pagina piace, molto probabilmente piacerà anche il resto del libro.
Ma vorrei anche scrivere un post intelligente, finire il romanzo da 800 e più pagine (ne mancano una ventina), correggere una cosa che ho scritto. Continua a leggere

La migliore offerta

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Non conoscevo l’opera di Tornatore: ho sempre pensato realizzasse film noiosi. Non so dire il motivo, ma avevo questa idea.
Questo film, però, mi ispirava. Mi attirava.
La storia è bella, realizzata bene, con quel filo di mistero che la percorre fino a un quarto d’ora dal finale. Continua a leggere

Nel dubbio, taglia!

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Scrivere è facile, si pensa prima di iniziare.
Si pensa a una cosa, a una storia e si batte sui tasti.Una cosa tipo essere al bar e raccontare agli amici, una cosa come farebbe il Gianni.
Ma scrivere non è: “Si alzò di cattivo umore, si trascinò in bagno, pisciò senza badare a dove bagnava ed evitò di guardarsi allo specchio. Andò in cucina e bevve il caffè, imprecò perché era freddo e giurò di farla pagare a Clara, quella moglie inutile che si trovava appresso. Il giornale non era sul tavolo e il bar era chiuso. si domandò cosa avrebbe fatto di quel martedì”.
E via per trecento pagine, tanto per fare cumulo. Continua a leggere

Un regalo per voi – la Befana di tanti anni fa si trasforma in un giveaway

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All’inizio non era Gesù Bambino che portava i regali, ma la Befana. Babbo Natale era di là da venire – mai sentito nominare – e il Natale era una vera festa, religiosa e familiare.
La cara vecchietta era colei che scendeva dal camino – e come facesse a scendere per il tubo di una stufa nelle case in cui non esisteva camino erano misteri che impegnavano le menti dei bambini, ma d’altronde si sa, alla magia bisogna crederci e basta, senza interrogarsi sulle modalità in cui viene espletata.

Ho deciso, perciò, di dare il mio regalo proprio il giorno della Befana. Continua a leggere

È già Natale

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Quest’anno ho faticato per creare la pagina natalizia: cambio di computer e relativo cambio di programmi. Dopo undici anni di frontpage mi sto adattando all’uso di un programma che vuole fare di sua testa e che non accetta le mie richieste.
È stata dura, ma infine ce l’ho fatta ed ecco la nostra pagina natalizia 2012.

Ringrazio tutti per il contributo e per la fiducia con cui mi seguite da tanti anni.
Ringrazio anche calorosamente le new entry: Carla, Lely, Patrizia e Semprevento che ci hanno mandato le loro creazioni, di testo e non. Continua a leggere

Argo

Il film racconta fatti realmente accaduti, a Teheran nel 1979.
All’inizio c’è una parte in bianco e nero con una voce fuori campo che racconta l’antefatto, il clima che c’era a Teheran in quei giorni, dopo la fuga dello scià Reza Pahlavi, e io ho scoperto che non sapevo nulla – o non ricordavo nulla, che è la stessa cosa – di questa rivolta sociale e dell’incursione nell’ambasciata e degli ostaggi tenuti prigionieri per più di un anno.
Il film è incentrato sui sei impiegati che sono riusciti a fuggire e che si sono rifugiati in casa dell’ambasciatore canadese che li ha nascosti. Continua a leggere

I misteri del web e delle sue classifiche

Questo è uno screenshot della classifica di oggi di Blogbabel.
Come si nota, sono al terzo posto dopo i Wu Ming (mica bubbole!) e La poesia e lo spirito (uno dei più grandi blog collettivi di scrittura).

Mi scappa anche da ridere: mi immagino i Wu Ming e i responsabili di La poesia e lo spirito che si chiedono “Ma questa, chi cavolo è?”. Continua a leggere

Il gioco è bello finché è corto

I social sono belli, sono fighi, sono il modo più moderno di mantenersi in contatto con gli amici.
E io che credevo fosse il telefono il modo per mantenersi in contatto con gli altri. E poi, cos’ha la vecchia mail che non va? Non è più immediato (intimo, personale, gradevole) scrivere una mail all’amico in questione e dire direttamente ciò che sentiamo, proviamo, desideriamo?
A quanto pare, non è così.
E poi vogliamo mettere la fascinazione di queste piazze virtuali in cui possiamo dire quando e in che misura sentiamo caldo, freddo, sonno, fame?
Ma la cosa più importante è che se non sei lì, non sei da nessuna parte. Se non sei su facebook o su twitter non esisti per il mondo. Continua a leggere

Accendo racconti come faceva mia nonna – intervista a Michela Murgia

Accendo racconti come faceva mia nonna

“Scrivo per scaldare gli altri” dice Michela Murgia. Che nel nuovo romanzo parla di feste, processioni, piccole rivalità. E di infanzie avventurose. Che non ci sono più

di Anna Maria Speroni, foto di Nicola De Luigi

Sono cresciuta nella convinzione che la Sardegna fosse il centro del mondo, e Cabras il suo piercing. Non ho mai avuto voglia di andare via. Ma una comunità coesa è luogo di contraddizioni: la sbarra che ti sorregge è la stessa che ti rinchiude».
Tre anni fa, con Accabadora, Michela Murgia aveva ammaliato i lettori con una storia ambientata in una comunità «interagente e solidale anche nei segreti». L’incontro (Einaudi), in questi giorni in libreria, di una realtà simile mette in luce le contraddizioni. Lo spunto è autobiografico: «L’incontro è una festa diffusa in tutta la Sardegna: il giorno di Pasqua le statue di Gesù e della madonna vengono portate in due processioni distinte che si riuniscono in un luogo stabilito. Ma una volta, a Cabras, un’inimicizia tra parrocchie complicò l’evento. Io racconto la storia dal punto di vista di un bambino. Il quale, in un’estate che segnerà la sua crescita, capisce che non esiste solo il “noi”: a volte ci vuole anche l’“io”. Quando tutti pensano la stessa cosa, vuol dire che qualcuno non sta pensando. Il romanzo si svolge negli anni ’80, ma il tema della comunità e dei suoi confini è attuale. Continua a leggere