I dialoghi annoiano?

Dialoghi-Fiacchi Snoopy

Dipende.
Spesso, prima di acquistare – o prendere a prestito – un libro che non conosco, uno di cui non sapevo nulla prima di vederlo su uno scaffale in libreria – o in biblioteca -, lo sfoglio. Prima la quarta di copertina e i risvolti, ovvio, ma il passo successivo è sfogliare il volume. A cosa serve questa operazione? A rendermi conto del ‘peso’ del testo: se le pagine sono fitte, senza a capo che dividono i paragrafi, e il respiro, e senza la diluizione dei dialoghi che arieggiano la pagina, sono tentata di non leggere il libro. Tentata ho detto, che poi dipende anche dal libro e da chi l’ha scritto.
Però, quello che voglio dire, è che il testo arieggiato ha più presa sulla mia immaginazione. I dialoghi servono, ci vogliono. Continua a leggere

La famiglia perbene – un racconto

 

Il dottore mi scruta in silenzio; lui pensa che io stia dormendo perché me ne sto ferma e tengo le ciglia abbassate. Ha l’aria seria e concentrata e un modo di fissarmi che non capisco bene.
Dottor Guerrina, si chiama: c’è scritto sulla targhetta che ha sul camice e poi l’ha detto anche l’infermiera: “Sei stata fortunata. Il dottor Guerrina è bravissimo, uno dei cardiologi migliori dell’ospedale. Non fa mai servizio al Pronto Soccorso ma stasera ha fatto un favore a un amico. Se non c’era lui…”.
Potevo morire, questo l’ho capito. Ho avuto una specie di arresto cardiaco, così mi pare di avere sentito, ma il dottor Guerrina mi ha rianimata e mi ha impedito di morire. Anche se mi ha salvata, non credo di essergli simpatica, lo capisco da come mi guarda.
“Stanno arrivando i tuoi genitori” dice Guerrina di fianco al mio letto.
“Poi mi lascerà andare a casa?” chiedo con una voce che non sembra la mia. Lui mi guarda in viso, guarda il mio corpo coperto dal lenzuolo bianco con la scritta “Ospedali riuniti Spa – Manutencoop” in azzurro e poi ritorna al mio viso. So cosa pensa di me, una tredicenne in reggiseno, minigonna e stivali bianchi a tacco alto, in giro da sola di notte. Ma non c’è solo questo. È il resto che mi preoccupa. Continua a leggere

Ogni scarrafone è bello ad autore sojo

Wichbabe

Mi convinco sempre più della benevolenza con la quale ci leggiamo, leggiamo i nostri testi.
Se mi guardo in giro, proprio da qui, dallo schermo del mio compagno, mi accorgo che in giro c’è molta (molta, molta. come dite voi molta?) fuffa.
Trovo testi zoppicanti sia nell’ortografia sia nel tessuto della storia.
Trovo testi che mi affatica leggere e che spesso mollo dopo le prime righe, tanto la loro lettura mi risulta ostica.
Eppure, poco dopo, trovo quegli stessi testi, o i loro fratelli, pubblicati da un editore.
Mi chiedo come sia possibile che qualcuno abbia trovato degno di lettura una storia raffazzonata alla meglio e piena di banalità.

Poi apro un mio file e lo rileggo: qualcosa sto sbagliando e voglio capire cosa. Continua a leggere

Cosa c’è di buono oggi

Intanto questo post nel blog di Paolo Zardi (molto lungo, ma vi consiglio di prendervi sette caffè, che una sola pausa non basta e il post merita. se il caffè vi agita, mangiate sette cioccolatini: ne beneficerà anche il vostro umore, ma non la vostra bilancia. la vita, purtroppo, è fatta di scelte):

Il buon lettore, l’eccellente lettore – una chiacchierata con Gianfranco Franchi. Continua a leggere

La mia esperienza da self-publisher

Ci penso da un po’ e qualcuno mi ha pure chiesto se avevo qualcosa da dire, se consiglierei l’esperienza, come mi sono trovata con Narcissus eccetera.
Così mi sono decisa e tenterò di scrivere qualcosa sul self-publishing del dopo.
Del prima scrissi qui. E del romanzo La centesima finestra, che ho [auto]pubblicato ho scritto qui.

Intanto, come sta andando il self-publishing dopo un anno? Ce ne parla Antonio Tombolini in questa intervista su Affari Italiani.

Come sono andate, invece, le cose per me? Continua a leggere

Le buone notizie

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Non sono tanto buone a ben pensarci.
Ho riletto tutti i miei sedici racconti (sedici racconti per un totale di 76 pagine) e non ho trovato nulla da aggiungere. Da togliere men che meno. E ci mancherebbe! Già sono ridotti all’osso.
Niente da aggiungere, e pochissimo da modificare: due virgole e un aggettivo forse. Continua a leggere

Alcune farfalle

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Mi svolazzano in testa da stamani quando sono uscita sul terrazzino a osservare i danni che la grandine di ieri ha arrecato alle mie petunie.
Ho spazzato, raccolto i fiori e i petali caduti (questi dei gerani) e ho pensato una frase. Ma non è una frase ‘da racconto’, sembra più una frase da poesia che naturalmente non è roba per me e quindi vedremo.

Intanto, complice il racconto di ieri sul blog di Freccero, mi sono ricordata che mesi fa anche Paolo Zardi ospitò un mio racconto nel suo blog e siccome qui non ne vedo traccia, presto provvederò a inserirlo anche nel blog. Così per tenere accanto le mie persone. Continua a leggere

La macchia – racconto

Oggi un mio racconto (nuovo, mai pubblicato prima: mi pare si dica inedito) è ospite nel blog di Marco Freccero. Lui mi ha regalato qualche giorno fa La gioia che ci hanno tolto e io ho ricambiato, spero degnamente.
Il racconto si intitola La macchia e qui potete leggere la prima parte.
È il racconto di cui ho parlato qualche giorno fa, quello che Continua a leggere

In territorio nemico – la mia lettura

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In territorio nemico

Scrittura industriale collettiva

pag. 308 – Minimum fax, 2013

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Di questo romanzo si sta parlando molto: la scrittura collettiva, i 115 autori, il metodo usato, sono tutte cose che generano curiosità e suscitano interesse.
Ma sotto la copertina c’è una storia, una bella storia. Non voglio sbrodolare troppo vista la mia (piccola) partecipazione al progetto: infatti ho chiamato ‘lettura’ questo post, anziché ‘recensione’, ma qualcosa devo pur dirlo.
Dal sito di Minimum fax, copio la sinossi:

“Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l’Italia devastata dalla guerra. Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l’altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di In territorio nemico, tre giovani separati dalla guerra che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cercano ritrovarsi in un paese in preda al caos. Nei venti mesi terribili dell’occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell’isolamento, dell’amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare mentre la morte li minaccia a ogni passo. In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della seconda guerra mondiale italiana.”

Una storia di Resistenza, quindi, un romanzo storico che tratta uno dei temi più forti e più sentiti. Continua a leggere

La gioia che ci hanno tolto – un racconto di Marco Freccero

Mesi fa, ho avuto il piacere di leggere un gruppo di racconti di Marco Freccero. Sono racconti che fanno parte di un insieme omogeneo e coeso (è bene dire che un libro di racconti dovrebbe avere un filo conduttore o, almeno, uno stile ben definito, per essere considerati ‘un libro di racconti’ e non una cosa fatta a caso, con i primi racconti che ci vengono in mente); in questa raccolta Freccero ci vuole mostrare qualcosa di ben definito, qualcosa che lui ha visto e sulla quale ci sta facendo puntare gli occhi.
Lo stile è semplice, non punta alla spettacolarizzazione; le frasi sono costruite ad arte per seguire il ritmo che l’autore ha nella testa.
Il tema che credo di avere individuato è nella descrizione di una società contemporanea che ci mostra le sue malattie, i dubbi che attraversano la sua onestà e minano la dignità delle persone.
Freccero ci racconta della vita quotidiana di operai (ma anche imprenditori che se non se la passano bene), disoccupati e lavoratori al nero, al limite delle loro forze e dei loro soldi, e lo fa senza compiacimento e senza pruderie; si intuisce una ricerca di verità nelle parole che usa e nelle storie che racconta.
Questo è uno dei racconti che lessi, uno breve: spesso Marco Freccero scrive racconti di 30 pagine (roba che io ci farei un romanzo breve ;) ), ma è pur sempre un racconto che nel blog risulta ‘lungo’ e quindi non commerciale. Ma questo blog non è commerciale e quindi ci sta.
Prendetevi il tempo per leggerlo.

*****

La gioia che ci hanno tolto

Si è alzato da letto un paio di ore fa e se ne sta disteso sul divano, a guardare la televisione. C’è una trasmissione che pubblicizza la vendita di stufe a pellet. Dura una quindicina di minuti, poi un breve stacco pubblicitario e ricomincia. È uno di quei canali che mandano in onda solo questo genere di cose.
Gli dico:
- Non ne usciremo più.
Lui fa una specie di grugnito. Dopo qualche minuto di silenzio sbadiglia. E dice:
- Se tutto quello che hai da dire è questo. Continua a leggere

Tramare non è tutto

Navetta_mette_trama

Non volevo scrivere nulla oggi. Sto ultimando la preparazione per domani (vedasi qui) e non avevo voglia di concentrarmi su un post.
Ma a volte le cose arrivano e si impongono.
Ho letto una cosa su facebook e incuriosita ho cliccato sul link, che è questo e che rimanda a un post nel blog di Gaia Conventi.
Non riassumerò cosa c’è scritto, vi lascerò divertire da soli. Continua a leggere

L’emozione della musica

concerto Lucio Dalla Bologna 2013

Questo è un pensiero che feci anche anni fa, non ricordo in che occasione, ma l’ho fatto più di una volta.
Ed è il pensiero che ho ripreso assistendo (da casa) al concertone in onore di Lucio Dalla, svoltosi nella nostra bellissima Piazza Maggiore, quella che lui chiamava “Piazza Grande”.
La letteratura è una grande Arte, è vero, un’arte che sa avvincere ed emozionare. Ma la letteratura non porta la gente in piazza (non così tanta e non così avvinta dalle parole) e non unisce nel modo intimo e profondo come fa la musica. Avete mai visto migliaia di persone attorno a un palco che ripetono parole mandate a memoria scritte da altri in un libro? Continua a leggere